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Conoscete la Ciaramicola?

Scuola del Cioccolato PeruginaScuola del Cioccolato PeruginaLa Scuola del Cioccolato Perugina insieme al suo maestro Alberto Farinelli celebrano con Bake off Italia un ingrediente per cui tutti conoscono la città di Perugia: il cioccolato. Proprio a Perugia, nel 1907, nasceva infatti Perugina con il suo cioccolato. A Perugia è presente anche la Casa del Cioccolato Perugina, al cui interno trova spazio la celebre Scuola del Cioccolato Perugina luogo d’eccellenza e dalla grande expertise. 

Ed è proprio la Scuola del Cioccolato Perugina, insieme al Maestro cioccolatiere Alberto Farinelli, ad aver ospitato nella propria città il programma più goloso della tv: Bake Off – Dolci in forno, il cooking show targato BBC, prodotto da Banijay Italia per Discovery Italia, in onda ogni venerdì alle 21:10 su Real Time (canale 31). Gli aspiranti pasticceri e due dei tre giudici – Ernst Knam e Damiano Carrara -- insieme alla conduttrice Benedetta Parodi, si sono recati, in occasione della quinta puntata, a Perugia.

I concorrenti a PerugiaI concorrenti a Perugia

Le tre prove previste nel programma – prova tecnica, prova creativa e prova a sorpresa – sono state tutte a base di cioccolato. Dopo la prima parte creativa, in cui i pasticceri sono stati valutati per la rivisitazione del famoso tris di Ernst Knam (una leggera mousse ai tre cioccolati), i concorrenti si sono sottoposti a Perugia alla prova tecnica: la realizzazione della Ciaramicola, dolce tradizionale perugino,  che però non prevede il cioccolato.

La Ciaramicola è infatti una ciambella bianca e rossa, i colori di Perugia, coperta da cinque pinnacoli di meringa bianca, che ricordano i cinque rioni della città, e decorata con dei confettini colorati. Si prepara soprattutto nel periodo pasquale ma si fa notare tutto l’anno nelle vetrine di ogni pasticceria. concorrente con tortaconcorrente con torta

Gli aspiranti pasticceri sono stati messi alla prova non con la classica Ciaramicola ma con la rivisitazione al cioccolato di Ernst Knam, la Ciaramicolen. L’impasto della ciambella non viene in questa versione modificato ma a esso viene aggiunto il cioccolato in pezzi e una bagna all’alchermes dopo la cottura, oltre a una crema al cioccolato in cottura. La torta è poi glassata bianca in onore del colore originale (la meringa bianca) e decorata con una coulis di lamponi.

Scuola del Cioccolato PeruginaScuola del Cioccolato Perugina

Una volta conclusa anche la seconda prova i concorrenti hanno affrontato la sfida a sorpresa preparata da Clelia: la realizzazione di dolci al cioccolato su stecco.
In tutte e tre le prove gli aspiranti pasticceri hanno utilizzato un ingrediente speciale per la realizzazione dei propri dolci: Perugina Granblocco, disponibile in tre varianti: GranBlocco Cioccolato Latte 30% Cacao, dal gusto morbido, GranBlocco Fondente Extra 50% Cacao, dal gusto intenso e GranBlocco Fondente Extra 70% Cacao, dal gusto extra intenso.

 

Conoscete le Pruneaux d'Agen IGP?

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Praticamente conclusa la stagione della raccolta delle pregiate Pruneaux d’Agen IGP, vera e propria prelibatezza proveniente  dai rigogliosi frutteti di susine Ente du Lot et Garonne, nel Sud-Ovest della Francia dove l'influenza del Mediterraneo e dell'Oceano conferisce al frutto un equilibrio particolare tra dolce e acidulo, che è all'origine delle sue qualità peculiari. Note e apprezzate per la polpa sottile, morbida e saporita, queste prugne sono  garantite dalla qualità europea certificata. 

L'andamento climatico 2021 è stato caratterizzato da un forte episodio di gelo in primavera, periodo in cui le piante erano ancora in fiore, provocando un impatto significativo sulla produzione. Il raccolto 2021 sarà quindi meno ricco rispetto agli anni precedenti; tuttavia, i produttori assicurano che le scorte accumulate consentiranno di soddisfare la domanda fino alla prossima stagione. Pruneaux d'Agen Pruneaux d'Agen

Per ottenere le Pruneaux d’Agen, chiamate anche "oro nero dell'Aquitania" i frutti vengono raccolti ed essiccati secondo rigidi disciplinari. 

 

 

Dopo la raccolta i frutti vengono rapidamente trasportati in una stazione di essiccazione dove vengono lavati e smistati in base alla dimensione. Successivamente vengono disposti su dei graticci e fatti essiccare per 20-24 ore all’interno di un tunnel di essiccazione. È proprio l’accuratezza con cui viene realizzato questo procedimento tche ha permesso alle Pruneaux d’Agen di ottenere nel 2002 l'Indicazione Geografica Protetta (IGP) offrendo così ai consumatori la qualità europea del marchio.

METODO DI PRODUZIONE
L'albero dell'Ente viene preparato alla produzione per ben tre anni e i primi frutti si possono raccogliere solo dal settimo anno in avanti. Le susine vengono raccolte tra il 25 agosto e il 25 settembre. Si utilizzano macchine che scuotono gli alberi e, contemporaneamente, raccolgono i frutti. Ne occorrono circa tre chili e mezzo per ottenere un chilo di prugne secche. Solo le migliori vengono lavate e sistemate su vassoi fatti con assicelle di legno o canne intrecciate. Poi le prugne vengono disidratate a temperatura controllata (55-60°C), in speciali forni, che le mantengono intere e consistenti, con la pelle corrugata ma senza fessure. Al termine del processo, che dura alcune ore, le prugne secche vengono suddivise per calibro, quindi reidratate immergendole per poco in acqua a 80 °C. Le Pruneaux d'Agen mi-cuit sono semisecche, vengono ottenute arrestando l'essiccazione quando il tenore di umidità del frutto è sceso tra il 30 e il 35 %. Le Pruneaux d'Agen IGP sono di colore nero brillante, hanno una consistenza morbida e la polpa di colore che va dal giallo all'ambra, il sapore è gustoso e dolce. La conservazione non prevede zuccheraggio.

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Sono straordinariamente versatili e possono essere trasformate in crema di prugne, utilizzate anche per riempire le tipiche pruneux fourrés (prugne farcite), o in confettura. Vengono prodotti anche cioccolatini alla prugna, prugne allo sciroppo, al vino e all'Armagnac, praline, bon bon di prugne e acquavite.

pruneaux fourrés à la créme de pruneauxpruneaux fourrés à la créme de pruneaux

STORIA
La varietà a cui appartengono le Pruneaux d'Agen e le Pruneaux d'Agen mi-cuit IGP deriva probabilmente da una prugna-dattero, tonda e gustosa, venuta dalla Siria, i cui semi furono portati in occidente dai Crociati. La sua coltivazione conobbe una grande fortuna nel Medioevo: verso la metà del XIV secolo i monaci dell'abbazia di Clairac scoprirono che la prugna essiccata al sole acquistava un sapore molto gustoso, trasformandosi in un ottimo alimento conservabile. Il nome del prodotto è dovuto al fatto che, un tempo, il loro trasporto verso l'Inghilterra avveniva soprattutto per via fluviale, partendo dal porto di Agen.

Il Bureau national Interprofessionnel du Pruneau riunisce e rappresenta tutti i produttori francesi di pruneaux d'Agen e i lavoratori della filiera.

Enologo dell'anno 2022

Daniele Cernilli premia l'enologo dell'anno 2022Daniele Cernilli premia l'enologo dell'anno 2022Enologo dell'anno 2022. Il prestigioso riconoscimento è stato assegnato durante la cerimonia che si è svolta sabato 2 ottobre 2021 all’Hotel Principe di Savoia di Milano. A consegnare il premio a Luca D'Attoma è stato Daniele Cernilli, il Doctor Wine ideatore della Guida essenziale dei vini d’Italia. Luca D’Attoma da trent’ anni è enologo consulente. Nel 1999 ha fondato la Wine Evolution Consulting. Pioniere della viticoltura biologica in Italia, nel 2000 ha fondato insieme ad Elena Celli, l’azienda Duemani di Riparbella, sulla Costa Toscana. www.lucadattoma.com

Conoscete lo speciality coffee? Imperator e Bloom lo raccontano

ImperatorImperator

In occasione della Giornata Mondiale del Caffè, il 1 ottobre 2021, Imperator e Bloom Coffee School organizzano a Trieste una serie di eventi  per avvicinare il grande pubblico allo speciality coffee.qbquantobasta era presente perché #ociseioseguiqb

Coffee Boom evento diffuso di SCA Italy. Coffe Boom evento esplosivo sullo specialty coffee

 

 

Per un giorno in tutta Italia, le porte dei centri di formazione SCA, delle caffetterie, delle torrefazioni e delle aziende associate, saranno aperte per accogliere il grande pubblico e la stampa con attività formative e divulgative mirate a far conoscere il prodotto speciality ai consumatori italiani. A Trieste l’evento si svolgerà in un Premier Training Campusriconosciuto da SCA, la Bloom Coffee School, spazio formativo di Imperator, azienda storica che da più di cinquant’anni e da tre generazioni è leader nell’importazione e commercializzazione di caffè verde. 

Verrà presentato anche High Value Coffee, un progetto che intende applicare tecniche avanzate di biologia molecolare e di analisi sensoriale sul caffè, per correlare le informazioni genetiche delle varietà utilizzate dai torrefattori con il loro gusto attraverso un approccio innovativo ed integrato che coinvolge la ricerca, gli importatori e la logistica.
Assieme agli altri marchi del gruppo, Bloom Coffee School e Bloom Specialty Coffee, ci sarà spazio per la divulgazione dello specialty coffee ai professionisti del settore e al grande pubblico.

Ho partecipato alla master class del mattino per la stampa con interessanti coinvolgimenti interattivi, sulla tostatura e sulla lavorazione della materia prima, sul taster degli aromi, sul fantastico slow coffee.  Un mondo da scoprire. Il tutto seguito da una visita guidata al Deposito magazzino in Porto nuovo durante la quale sono state illustrate in sintesi le principali attività svolte da Imperator. 

Nel pomeriggio, sempre negli spazi della Bloom Coffee School, in programma una seconda masterclass dedicata agli studenti delle scuole professionali e alberghiere, con dimostrazioni tecniche per imparare sul campo i "trucchi del mestiere".

La sera, dalle 18.30 nel Caffè Antico Ponterosso in via Genova 10/A a Trieste l'Aperitivo Coffee aperto al pubblico: un evento per dimostra la versatilità dell'ingrediente caffè  all’interno del settore della mixology. 

Visita guidata in Porto Nuovo con Donelli Group e Fabrizio Polojaz della Imperator Visita guidata in Porto Nuovo con Donelli Group e Fabrizio Polojaz della Imperator

 

IMPERATOR da 40 anni leader nel mercato del caffè a 360°

Lorenzo PolojazLorenzo Polojaz

La storia di Imperator nasce negli anni Cinquanta con Gioachino Polojac, già attivo nel mercato del caffè crudo. Nel 1980 nasce  la Imperator Srl per volontà di Alessandro Polojac, figlio di Gioachino. Il nome Imperator è un talismano di buon auspicio: richiama il periodo asburgico che ha segnato l’inizio dell’intensa attività commerciale del Porto di Trieste e indica la volontà di di affrontare con slancio e ottimismo una nuova epoca. We care about originsè il payoff che si è aggiunto dal 2005 al logo principale di Imperator.

Bloom CoffeE School, la formazione sul mondo del caffè

Una scuola del caffè nata 4 anni fa e impegnata nell’insegnamento dei corsi della Specialty Coffee Association, ma non solo. Caffè verde, tostatura, analisi sensoriale, abilità del barista, latte art e brewing sono alcuni dei moduli approfonditi presso la scuola di Campo del Belvedere 6 rivolti ad aziende e professionisti del settore, amanti del caffè o semplici curiosi.
La scuola è inoltre un luogo di ritrovo dove l’azienda condivide l’esperienza maturata in questi 40 anni di attività nel settore.

Bloom Specialty Coffee marchio di caffè di alta gamma 

Dal 2020 Imperator si è concentrata maggiormente sull’online. Durante il periodo del primo lockdown è nato il marchio Bloom Specialty Coffee per la propria linea di caffè di alta gamma.
Tre parole che racchiudono l’essenza dell’E-Shop dedicato alla linea di caffè speciali tostati e alle attrezzature per i professionisti: la nuova offerta di Imperator che permette di educare anche il palato al mondo dei caffè specialtyimperator Bloom specialty coffeeimperator Bloom specialty coffee

Red Moon® Conoscete le mele a polpa rossa?

Red moon tagliataRed moon tagliata

Red Moon®. I risultati del recente studio del Centro di Sperimentazione Laimburg aprono la strada al possibile riconoscimento delle mele a polpa rossa come functional food. Negli areali italiani è iniziata a metà settembre la raccolta di Red Moon®, in particolare della cultivar più precoce RS-1, a cui seguirà tra poche settimane quella della cultivar più tardiva RM-1.

Per la mela a polpa rossa e ticchiolatura resistente, coltivata e commercializzata in Italia da Clementi (BZ) e per la produzione biologica e biodinamica da Bio Meran (BZ), si prevede un raccolto di 2.500 tonnellate, quindi una disponibilità per la campagna 2021/22 in aumento, nonostante qualche perdita causata dalle gelate primaverili.

Il favore dei consumatori di Germania e Nord Europa per questa mela dalla colorazione interna sorprendente e dal gusto piacevolmente acidulo ha portato  all’avvio di test produttivi nella zona del lago di Costanza. Un altro test si sta svolgendo in Serbia, dove la produzione già da qualche anno è avviata verso l’Est, Russia inclusa, con risultati di vendita molto soddisfacenti.

Red Moon® Lago di CostanzaRed Moon® Lago di Costanza

Il favore di pubblico verso la Red Moon® è previsto in crescita, visto il diffuso trend salutistico. Decisivi in tale senso saranno anche i risultati della ricerca condotta dal Centro di Sperimentazione Laimburg insieme all’Università di Trento e alla Fondazione Edmund Mach sulla relazione tra i polifenoli nella polpa e gli antiossidanti nella buccia delle mele.

Lo studio comparativo tra 22 varietà, tra convenzionali in commercio, antiche e nuove a polpa rossa, evidenzia innanzitutto che i frutti dovrebbero essere mangiati con la buccia, in cui si trova la concentrazione maggiore di antociani, e che le varietà di mele a polpa rossa – tra cui allo studio la Red Moon® - potrebbero eventualmente essere utilizzate come cosiddetto “alimento funzionale”. Red Moon® raccoltaRed Moon® raccolta
Luis Clementi, responsabile tecnico dell’omonima ditta licenziataria e socia proprietaria del brand e della Red Moon srl, dichiara «Stanno aumentando i volumi, l’esperienza e la qualità delle nostre mele red-flesh. Ogni anno i volumi crescono per effetto in parte di nuove superfici, ma soprattutto per l’entrata in piena produzione dei primi impianti. Puntiamo ad una qualità top, dal campo sino allo scaffale, adottando tutte le soluzioni per sorprendere i clienti rispettando al contempo l’ambiente e i coltivatori.»

 

 

Polpetti alla luciana: perché si chiamano così

Giorgio Sommer (1834 1914) Napoli, S. Lucia e Hotel de Rome (1865 circa)Giorgio Sommer (1834 1914) Napoli, S. Lucia e Hotel de Rome (1865 circa)

Ma chi è la Luciana che ha creato i polpetti così famosi nella cucina napoletana? Leggete con attenzione: il titolo alla luciana è scritto in minuscolo, quindi nessuna cuoca Luciana da ringraziare in questo caso, ma la tradizione dell'antico borgo di Santa Lucia, abitato prevelentemente da pescatori e tutti gli abitanti del borgo sono comunemente detti luciani.  Qui nasce la ricetta con pomodori, peperoncino ed erbe aromatiche.  Nel corso degli anni l’originario condimento a base di aglio, pomodoro, prezzemolo e peperoncino, usato per cuocere polpi di taglia più grossa, è stato arricchito con l’aggiunta di olive e capperi, diventando così un ottimo sugo per condire un piatto di pasta o per un secondo sostanzioso

Polpetti alla luciana. L'esecuzione della ricetta invece è rimasta quella di una volta, così come tramandata nel tempo. Una ricetta antica che, grazie alla cottura lenta e prolungata, lascia i polpetti morbidi e pieni di sapore. L’uso del tegame di terracotta prescritto per la cottura risale all’antica tecnica di pesca con l'anfora. Di notte sui fondali del mare di Santa Lucia venivano collocati anfore e vasi di terracotta pieni di pietre bianche, in cui i molluschi cefalopodi, attratti dal colore chiaro, venivano trovati il mattino seguente, pronti per essere cucinati a pezzi e senza eccessive manipolazioni, ma soprattutto senza alcuna aggiunta di acqua.

Da questa peculiarità della ricetta deriva il detto napoletano o purp’ se coce rint’ all’acqua soja, ossia “il polpo si deve cuocere nella sua acqua”, inteso nel senso di lasciare che una situazione complessa si risolva e rientri da sola senza intervenire, o che una persona che non vuole consigli faccia esperienza a proprie spese. Presto o tardi, i fatti vi daranno ragione.

Consiglio: per preparare i polpetti alla luciana affogati nel pomodoro vi consiglio di scegliere la varietà dei moscardini, così chiamati per il caratteristico odore di muschio che emanano
appena pescati e che si distinguono dai polpi veraci per una colorazione più chiara, dimensioni più piccole e un’unica fila di ventose su ciascun tentacolo.

 

Scopri QUI la ricetta 

Vi piacerebbe un sandwich di anguria?

sandwich di anguria  ricetta e foto di @nonnapaperina.itsandwich di anguria ricetta e foto di @nonnapaperina.it

L'estate continua con questa proposta di Sandwich all'anguria, farcito di un delizioso spalmabile, di olive e di lattughino. Una proposta fresca e colorata per la vostra tavola.

 

Ingredienti per 4 persone

 

  • 4 fette di anguria
  • 200 g Spalmabile Exquisa Fresco Cremoso di Capra
  • 12 olive nere denocciolate
  • 150 g di lattughino
  • 1 pomodoro
  • 1 cipollotto
  • qualche fogliolina di basilico
  • mezzo spicchio di aglio
  • 4 cucchiai di olio extravergine di oliva
  •  aceto bianco e sale q.b.


Preparazione


Affettate il cipollotto e conditelo con sale e aceto bianco.

Ricavate otto quadrati dalle fette di anguria, facendo in modo che abbiano la misura delle fette di pancarré.

Su una metà della fetta spalmate il Fresco Cremoso e disponete il cipollotto, qualche foglia di lattughino, qualche oliva denocciolata e qualche fogliolina di basilico.

Ponetevi sopra un’altra fetta di anguria e farcite la superfice come la precedente; ripetete l’operazione fino alla terza fetta.

La quarta fetta chiuderà la composizione che - per ottenere l'effetto sandwich - sarà tenuta insieme anche grazie a uno stuzzicadenti.

Infine realizzate un trito con il pomodoro, l’aglio schiacciato, un po’ di sale e poche gocce di aceto. Condite con due cucchiai di olio e un pizzico di peperoncino.

Usate il composto per farcire sull’ultima fetta ogni sandwich e guarnite con le olive e a piacere con i germogli di cipolla e una foglia di basilico.

 

EXQUISA

Exquisa appartiene al Gruppo Karwendel, fondato in Baviera nel 1909: da oltre 100 anni impegnato nella trasformazione del latte. Presente in Italia dal 2005 con sede a Bolzano, Exquisa è stata la prima azienda a lanciare il formaggio fresco spalmabile Senza Lattosio sul mercato italiano.

Sagra di Godia: premio per la patata più pesante

sagra di Godiasagra di Godia

Domenica 5 settembre 2021 si è chiusa una 45ma edizione della Sagra di Godia, davvero degna di nota soprattutto per la partecipazione del pubblico. Tra gli eventi della giornata la premiazione del concorso “La patata più pesante”: ad aggiudicarsi il primo premio è stata Alda Viola (nella foto in alto, con il vicepresidente della Pro Loco Giorgio Mansutti), con una patata di 496 grammi. Seconda Daniela Tosolini (438 grammi), terzo Federico Passone (420 grammi).

Godia patata più pesanteGodia patata più pesante

A chiusura della giornata l'estrazione della lotteria: la lista completa dei numeri vincitori è pubblicata sulla pagina Facebook della Sagra.

Ulteriori informazioni qui 

Gazpacho verde con insalata Lusia IGP

gazpacho verde lusiagazpacho verde lusia

Non tutte le insalate sono uguali. Lo sapevate che c'è anche un'insalata IGP? Scopritene con noi la storia e anche una golosa ricetta diversa dal solito.  L'insalata Lusia IGP, che cresce in un terreno ricco di sali minerali, possiede un buon contenuto di fibre (1.2 g su 80 g) ed è ricca di potassio e calcio. È particolarmente sapida, pertanto, può non serve ’aggiungere sale alimentare come condimento.

La campagna europea a favore della frutta e della verdura DOP e IGP mira a promuovere i marchi europei di qualità che garantiscono origine, tracciabilità ed eccellenza.

L’Insalata di Lusia IGP si presta a essere consumata in molti modi: come contorno o insieme ad altri ingredienti, si abbina a quasi tutto. Tra le attività di comunicazione online della campagna europea è stata avviata una partnership con la food blogger e appassionata di cucina, Monica Bergomi, che ha reinterpretato, in una veste innovativa, proprio questa insalata.

Di seguito la sua squisita ricetta!

Gazpacho con Insalata di Lusia IGP e mela verde

 

Ingredienti (x 4 porzioni)


• 300 g insalata di Lusia IGP Cappuccia
• 150 g mela verde Granny smith
• 1 cipollotto
• basilico fresco
• 120 ml di latte di cocco
• sale grosso marino integrale
• 2 cucchiaidi olio extravergine di oliva
• 250 ml acqua naturale ben fredda
• 4 pomodorini

 

Procedimento


Lavare le foglie di insalata e asciugarle con una centrifuga asciuga-insalata. Sbucciare la mela e tagliarla a pezzi.

Versare tutti gli ingredienti, a eccezione dei pomodorini, nel robot da cucina o nel bicchiere di un frullatore a immersione.

Unire qualche foglia di basilico, poco sale, il latte di cocco e l’olio extravergine di oliva.

Frullare il tutto fino a ottenere una crema densa e omogenea. Fare riposare la zuppa in frigorifero per 1 ora.

Trasferire il gazpacho verde nei singoli piatti di servizio e terminare la preparazione con qualche fogliolina di insalata, i pomodorini e qualche goccia di latte di cocco.

insalata lusia IGPinsalata lusia IGP

L’orticoltura a Lusia è iniziata nei primi anni del 1900, come attività per consumo familiare. Lusia e i comuni che la circondano sono caratterizzati da terreni con strati di sabbia molto spessi, trasportati dalle piene dell’Adige nei secoli passati. La tipologia del terreno molto leggero e con una forte componente di sabbia non permetteva la coltivazione delle colture tradizionali (grano e mais).  Per saperne di più 

Alcuni quaderni manoscritti (datati 1930) menzionano l’insalata, termine generico er indicare sia le lattughe sia le indivie. Ma già nel 1933 in quei quaderni compariva la dicitura latuga o salata che a quell’epoca come accade ancora tra alcuni produttori d’oggi era intesa come Lattuga Cappuccia.
Tuttavia la seconda guerra mondiale, che vide la distruzione di buona parte del paese di Lusia, rallentò il processo di sviluppo dell’orticoltura e mise in ginocchio l’intera zona. Con la fine della guerra, e la disponibilità d’alcuni mezzi di trasporto (recuperati dal passaggio degli eserciti) alcuni produttori si improvvisarono commercianti. Prodotto cardine per gli orticoltori divenne l’insalata (Lattuga Cappuccia). Risale agli anni '50 la fondazione della Centrale Ortofrutticola di Lusia. 

Okonomiyaki: pizza frittata o frittella?

okonomiakyokonomiakyOkonomiyaki

MAIDO A ROMA. L’okonomiyaki, il cibo di strada giapponese, tipico di Osaka, che abbiamo sicuramente conosciuto nei cartoni animati, è arrivato da giugno 2021 nel quartiere Monti.  “Ciao! Benvenuto! Grazie!” è questo all'incirca il significato della parola Maido

Okonomiyaki significa letteralmente "Come piace a te” ed è il termine usato per indicare una frittella di grano salata e gustosa, che viene tradizionalmente preparata – sotto gli occhi dei clienti – alla piastra (teppan) e abilmente lavorata grazie all’aiuto di spatole metalliche (kote). Nato negli anni '30 del secolo scorso a Osaka, l’Okonomiyaki diviene popolarissimo durante la seconda guerra mondiale, quando la scarsità di risorse fece il successo di questo piatto – realizzabile con poco ma buono e nutriente – a cui si possono aggiungere molti e diversi ingredienti: dalla carne al pesce, dalle verdure alle uova.

Il piatto di Maido viene rifinito con una speciale salsa okonomi, maionese giapponese, fiocchi di alghe verdi e katsuobushi, sottilissime scaglie di bonito.Si può gustare nelle versioni Veggie, Spicy e altre varianti.Ci sono poi gli Onigiri, le popolari polpette di riso ripiene, conosciuti come il cibo dell’amore, che appaiono spessissimo negli Anime nipponici e che da Maido si possono trovare conditi con soia e olio di sesamo, saltati sulla piastra, o ripieni di salmone, tonno e cream cheese, gamberi, avocado e umeboshi (prugne salate).

Da provare anche: 

il Sakana, il trancio di salmone speziato scottato su teppan con salsa teriyaki, avocado, spinacino e sesamo nero;

il Takoyaki, le polpette di polpo fritto servite con scaglie di tonno essiccato, maionese e salsa otafuku;

il Katsu Sandwich il tipico panino giapponese ripieno di maiale impanato e fritto, maionese giapponese e cavolo cappuccio.

Decisamente invitanti le Bowl a base di riso o soba croccante disponibili con carne, pesce e tofu come anche gli Yakisoba, gli Yakiudon presenti in menù.

Immancabili i Ramen da degustare nella versione Vegan, Vegetarian e Chashu con lonza a fette, porro, aglio, cipollotto, uovo marinato in soia, sake, mirin e zenzero, alga nori.

E naturalmente ci sono i mitici Doroyaki, i dolcetti giapponesi presenti nei cartoni animati che ricordano i pancake e che vengono farciti di anko, la marmellata di azuki; non mancano i Mochi, i popolarissimi dolcetti a base di pasta di riso colorati e gommosi. Da bere, oltre al sakè e al tè verde c'è anche il Ramune, tradizionale bibita giapponese. 

Orario Maido
Aperto tutti i giorni dalle 12.00 alle 23.00
Roma- Via Urbana, 122.

Vi siete mai chiesti che cosa preparasse il padre di Licia, detto anche Marrabbio, dietro al suo bancone in compagnia del gatto Giuliano? La risposta è Okonomiyaki!

ingredienti Per la pastella


1 kg di farina 00
1,50 lt di acqua
32 g di lievito
70 g di mirin
70 g di dashi

Per una porzione


100 g di pastella
100 g di cavolo verza
1 uovo
10 g di cipollotto

Per guarnire

Maionese giapponese q. b.

Salsa Okonomi q. b.

Scaglie di bonito 1 manciata

 

Preparazione


Per la pastella versare in un unico contenitore farina, acqua, lievito, mirin, dashi e mescolare fino a ottenere un impasto omogeneo.

Una volta che la pastella sarà pronta aggiungere la verza, tagliata prima a listarelle, 1 uovo e il cipollotto.

Mescolare di nuovo il tutto fino a ottenere di nuovo un impasto omogeneo.

Versare poi un filo d’olio sul teppan (o in padella) e posizionare un mestolo di impasto cercando di conferire una forma circolare.

Dopo circa 5 minuti, girare il tutto come fosse una frittata, aiutandosi con una piccola spatola e lasciare cuocere per altri 5 minuti.

Quando la pizza/frittella dell’okonomiyaki sarà pronta, impiattare e guarnire con la speciale salsa okonomi, a base di frutta e verdura fermentata e la maionese giapponese.

Trattandosi di una sorta di pizza si possono aggiungerevari ingredienti: pancetta, gamberi, spinaci, formaggio e altro a piacere.

Spollichini: chi sono costoro? #persapernequantobasta

fagioli spollichinifagioli spollichini

Vi sfagiolano gli spollichini? Gli spollichini sono quei fagioli bianchi estivi che si consumano freschi e che devono il loro nome al verbo spullecchiare che in napoletano significa sgranare. Spullecà indica l'azione di sbaccellare (fave e/o piselli e/o fagioli), ma anche cercare minutamente o piluccare. 

La zuppa di spollichini è una ricetta tradizionale napoletana che vi riproponiamo

 

 

Sfagiolare dunque. Un termine che non si ritrova più nei dizionari moderni. La derivazione è dal toscano fagiolare o fagiuolare, che persiste ancora come termine geografico (per es. Colle Fagiolare). Fagiolare significa andare a genio, piacere, garbare; Sfagiolare, come spullecà, rappresenta l’azione di togliere i fagioli freschi, gli spollichini, o meglio, ‘e spullicarielle, dal baccello.

E gli zolfini? E i toscanelli li conoscete? E i fagioli del Purgatorio? E le trenta varietà autoctone di fagioli censite in Carnia? La biodiversità si esprime anche con le parole. #parolegolose. Una rubrica nata durante la quarantina (quarantena) Covid-19, ma covata a lungo, in attesa di esprimersi ed esplodere. Una rubrica che racconta di parole. E che nasce dal successo dell'altra nostra sezione Chiedilo a qb.

Domande e curiosità che attirano e coinvolgono i nostri lettori. Parole e frasi che raccontano l'etimologia e le origini dei piatti, le trasmigrazioni di ingredienti e di vitigni, storie fascinose di come sono nati i modi di dire, ma anche le consuetudini alimentari. Senza troppe pretese, con la nostra consueta leggerezza. Per saperne quanto basta, appunto. Dal 2021 la rubrica si è arricchita con le #ricettedaleggere.

Entrambe le rubriche #parolegolose e #ricettedaleggere sono aperte alle vostre collaborazioni.

Segnalateci una parola golosa, indicateci un racconto culinario. Scrivete a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

L'indirizzo è Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Rospa & Ramparino: chi sono?

Il melone protagonista delle natura morte del '600, qui è presente anche un "melone rospa"Il melone protagonista delle natura morte del '600, qui è presente anche un "melone rospa"

Gli antichi meloni reggiani

La coltivazione di meloni ha una lunga tradizione nelle valli tra Novellara, Guastalla e Santa Vittoria. Il lavoro di riscoperta portato avanti dall’Istituto superiore Zanelli ha consentito di recuperarne  quattro, quasi scomparse, ognuna diversa dall’altra per caratteristiche e sapore. melone rospamelone rospa

Il “melone rospa” è uno dei più antichi in assoluto in Italia - spiega il professor Marconi -. Ha un aspetto simile a una zucca e deve il suo nome alle verruche sulla superficie». Particolare anche il gusto, non molto dolce, sapido e leggermente piccante, caratteristiche che lo rendono eccellente cotto al forno con cioccolato e amaretti, come si fa con le pesche.

Conoscete l'halloumi?

halloumi ph shutterstockhalloumi ph shutterstock

La feta greca è entrata ormai a fare parte degli ingredienti della nostra cucina; il tzatziki spopola sulle nostre tavole soprattutto nei mesi estivi. L'halloumi (χαλλούμι) invece da noi è praticamente sconosciuto, anche se l'abbiamo trovato in vendita alla coop, all'Esselunga e finanche alla Lidl. È un formaggio prodotto da secoli: nel  1554 Florio Bustron citava pecore e capre dell'isola di Cipro e un formaggio denominato Halloumi (in italiano Calumi).

Conoscete le donne del bosco?

Arte in naturaArte in natura

“Arte in Natura” nel Rojale con le Donne del Bosco.  Opere d'arte all’aperto, installazioni nella natura, con materiali raccolti sul posto. È questo il percorso che stanno portando avanti le “Donne del Bosco”, un gruppo di artiste ispirate dal movimento Art in Nature, nato in Nord Europa negli anni '80. Dopo la loro presenza a Ovaro, dove hanno appena concluso le opere "Riflessi" ora in esposizione ai laghetti di Aplis, saranno presenti dal 28 giugno al 3 luglio 2021 anche a Reana del Rojale.
Le opere realizzate sono effimere, destinate a dissolversi nella natura stessa in cui sono create. La creatività di ogni artista è sempre tesa a dare un messaggio legato al rispetto dell'ambiente e a farci notare la poesia di ciò che ci circonda. I visitatori, così, possono mettere alla prova le proprie capacità interpretative, oppure lasciarsi sorprendere da un'installazione, da uno scorcio che non avevano notato. A Reana del Rojale l'Assessorato alla Cultura in sinergia con la Commissione Cultura ha scelto di ospitare l'evento presso la pista ciclabile delle Rogge, per valorizzare il nuovo tratto di Zompitta, inaugurato proprio due anni fa, lungo l'antica Rosta Ferracina e vicino al torrente Torre
Tra le artiste due sono  rojalesi: Maria Grazia Collini e Adriana Ghiraldo, entrambe scultrici conosciute, che lavoreranno in sinergia con le altre artiste Silvia Braida, Luisa Cimenti, Laura Piovesan e Vera Paoletti, per molti anni insegnante di educazione artistica proprio a Reana del Rojale. Chi lo desidera potrà vederle al lavoro dal 28 giugno al 3 luglio, giorno dell'inaugurazione del percorso Rojale LandArt, previsto per le 18.30.
Le opere saranno poi visitabili tutta l'estate, così i tanti visitatori della ciclabile delle Rogge avranno uno stimolo in più per percorrere questo bel tratto di pista, nella natura e nell'arte.

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Conoscete Stolvizza? Benvenuti in Val Resia

StolvizzaStolvizza

Stolvizza è un piccolo paese dell'alto Friuli che molto si è impegnato, in questi ultimi anni ma soprattutto in questi lunghissimi mesi di chiusura,  grazie anche all'associazione ViviStolvizza per rendere sempre più attrattivi questi territori. Il programma estivo è molto fitto: 

Conosci la pinza senza lattosio?

pinza senza lattosiopinza senza lattosio

Ultima creazione di Eppinger caffè: la pinza senza lattosio studiata e realizzata da SebastianoScaggiante. Risponde alle esigenze di chi è golosodi cose buone, ma soffre di intolleranze alimentari. Sempre attento alle esigenze della clientela, Scaggianteha creato un prodotto che ha conquistato anche chi intollerante non è! Una pinza lievitata, con l'olio extravergine del territorio al posto del burro e con un ingrediente speciale: l’acqua desalinizzata del mare di Canovella deZoppoli. L'acqua del Golfo di Trieste viene prelevata, su concessione della Regione edell’Agenzia delle Dogane, a 1,3 miglia dalla costa e a 6 metri di profondità. Successivamente,viene trattata nell’impianto a sei stadi di Lignano per la rimozione delle componenti organiche e del Boro e sterilizzata in un altro impianto a ultravioletti. L’idea e il progetto sono della Colmi seconda, dei fratelli Doz. Come in tutte le ricette speciali, racconta Scaggiante, c’è anche un ingrediente segreto, che rende la pinza soffice e morbida.

pinza e shop pinza e shop

Ideale, come la vera pinza triestina, non solo per le colazioni dolci, ma anche da abbinare in ogni occasione con prosciutto cotto caldo, come si usa fare a Pasqua o anche della coppa suina riscaldata e aggiunta di finocchietto del Carso. Potete acquistarla direttamente anche dall' e-shop! un'immagine di qualche anno fa, quando con qb da Eppinger abbiamo organizzato l'evento prepasquale pinza e cotto un'immagine di qualche anno fa, quando con qb da Eppinger abbiamo organizzato l'evento prepasquale pinza e cotto

Che ci fa il pianista fuori posto in una piazza di Polcenigo?

 

Pianista fuori postoPianista fuori posto

"UN FIUME DI NOTE” 2021, rassegna musicale itinerante site-specific con eventi in tutta la regione FVG, domenica 13 giugno 2021 ospiata a Polcenigo (PN) il concerto del “pianista fuori posto” - nome d’arte del padovano Paolo Zanarella - interprete di un concerto nel segno di “Ripartire è l’unica speranza”. Appuntamento alle 18.00 in piazza del Plebiscito per un’inedita esibizione organizzata con PianoFVG e Mazzini 47, Paolo Zanarella che da oltre 10 anni con il suo pianoforte a coda raggiunge le piazze e le strade delle città per regalare ai passanti la magia di un concerto inaspettato. 

pianista fuori postopianista fuori posto

Certificazione SQNPI. Il logo dell'ape per la qualità del vino

vigneti sqnpivigneti sqnpiCertificazione SQNPI. Tecniche agronomiche rispettose della salute dell’ambiente e dell’uomo da un lato. Trasformazione digitale dall’altro. È il doppio beneficio del protocollo di certificazione SQNPI con cui la Cantina Produttori di Valdobbiadene, una delle realtà più rappresentative del Prosecco Superiore DOCG, sta accompagnando i 600 soci viticoltori dalla vendemmia 2019. Un lungo, impegnativo percorso che con la prossima vendemmia 2021 consentirà di arrivare a un ambizioso traguardo: avere tutti i 1000 ettari di vigneto dei soci certificati con il logo dell’ape, che apparirà gradualmente su tutte le etichette.

Sede Cantina Produttori ValdobbiadeneSede Cantina Produttori Valdobbiadene

OBIETTIVO: 1000 ETTARI PER LA CERTIFICAZIONE SQNPI - Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata

 

 

Il processo di certificazione ha richiesto anche la completa digitalizzazione dei quaderni di vigna in cui si registrano tutte le operazioni effettuate dai soci agricoltori, con un importante travaso di competenze intergenerazionale: i giovani trasferiscono ai padri le competenze tecnologiche, i padri e i nonni condividono l’esperienza in vigna. Proprio in queste settimane in Cantina si imbottigliano i primi Valdobbiadene DOCG con il simbolo dell’ape. Tra questi, l’Uvaggio Storico, un prodotto più unico che raro, frutto di un progetto di tutela dei vitigni autoctoni Verdiso, Perera e Bianchetta Trevigiana che la Cantina porta avanti da alcuni anni con sei soci per conservare un patrimonio del territorio che rischiava di scomparire. Per fare rivivere un Prosecco "dal gusto antico". 

uvaggio storicouvaggio storico
“In queste ultime settimane – spiega Alessandro Vella, Direttore Generale della Cantina – abbiamo iniziato a imbottigliare le prima etichette della DOCG Valdobbiadene che potranno fregiarsi della certificazione. Partiremo dal nostro Uvaggio Storico, che ha in sé un valore importante di territorio.  Un lavoro enorme ed estremamente impegnativo, che parte da un sistema di autocontrollo aziendale con verifica dei requisiti di conformità ai disciplinari di produzione per ogni singola attività svolta, in vigna come in ufficio: dalle operazioni colturali al tracciamento dell’acquisto e utilizzo dei prodotti fitosanitari, dalle analisi del suolo alla taratura delle macchine irroratrici. 

Il Gruppo Cantina Produttori di Valdobbiadene – Val D’Oca è la prima società cooperativa del settore vitivinicolo del Veneto a essersi dotata di un Bilancio di Sostenibilità applicando la metodologia internazionale GRI Standard – Global Reporting Initiativeai fini dell'attuazione dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals) sanciti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.  Per fare ciò la società investe nel riconoscere incentivi ai soci che applicano le tecniche di produzione biologica e integrata, valorizzando l’impegno di famiglie di agricoltori che da generazioni con il loro lavoro quotidiano contribuiscono a custodire un territorio che per le sue peculiarità è stato riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità.

Conoscete la Tasting Academy del Colli Orientali?

La sala della Tasting Academy La sala della Tasting Academy

#TastingAcademy Il 2020 è stato l’anno del 50° anniversario della Doc Friuli Colli Orientali e del Consorzio; erano in programma diverse attività ed eventi per festeggiare tale ricorrenza tracciando un segno per il futuro della denominazione. Lo stop imposto dalla pandemia non ha comunque frenato le attività tecniche e di promozione che si sono adattate alle esigenze, ci spiega Matteo Bellotto. Per dare un segno concreto di continuità e di speranza è stata inaugurata recentemente  la Friuli Colli Orientali e Ramandolo Tasting Academy. Un luogo, dedicato alla formazione di alto livello dei professionisti, aperto tutti i giorni su prenotazione, con 32 postazioni dispenser per degustare in autonomia vini provenienti da tutta la denominazione con specifici focus periodici.

Grazie ai tecnici del Consorzioche da oltre 13 anni raccolgono i dati stagionali nella relazione tecnica “Le Stagioni e le Uve”, si potrà essere introdotti, degustando, alla comprensione dei sentori specifici di ogni angolo della denominazione. L’obiettivo è che la Tasting Academy diventi un’opportunità per fare diventare ristoratori, enotecari, sommelier, giornalisti e winelovers degli ambassador dei Colli Orientali del Friuli.

Il grande schermo della postazione multimediale consente di potersi collegare on line e di organizzare degustazioni a distanza in tutto il mondo e possibili visiti multimediali virtuali. Un luogo unico, negli spazi di Villa Nachini Cabassi di Corno di Rosazzo,  capace di trasformare la promozione in risorsa per tutti condividendo le conoscenze e le professionalità del Consorzio.

Conoscete la Polacca aversana? In versione rustica?

Polacca rustica di Biagio MartinelliPolacca rustica di Biagio Martinelli

La Polacca, regina indiscussa della tradizione pasticciera di Aversa, è un dolce di pasta brioche e ripieno di crema pasticciera e amarene; ne esistono due versioni: a fagotto, ideale per la colazione, e a torta, più adatta come dolce domenicale. Alla Pasticceria Biagio Martinelli c'è anche la Polacca aversana in versione rustica con provolone e salsiccia. 

polacca aversana dolcepolacca aversana dolce

Ma che ci fa un dolce che si chiama polacca in provincia di Caserta? L’origine del dolce risalirebbe agli anni ’20 del secolo scorso, quando una suora polacca donò a un pasticcere la ricetta di una torta che preparava per le consorelle del convento. Con il passare del tempo Nicola Mungiguerra, il pasticciere in questione, rivisitò la ricetta affinché potesse incontrare il gusto dei suoi compaesani. Da quel momento nacque questa leccornìa, il cui nome rende omaggio alla suora polacca. Nel 1926 Nicola aprì una pasticceria intitolata come il famoso dolce che divenne il suo maggior vanto. Si racconta che per circa mezzo secolo, ogni domenica, Il pasticciere si sia recato al convento per far assaggiare alle suore una polacca aversana in segno di gratitudine.

Biagio Martinelli, giovane pasticciere figlio d’arte che nel 2017 ha aperto una pasticceria che porta il suo nome, oltre a realizzare squisitie polacche tradizionali, ha creato prima una Polacca alla Mela Annurca, divenuta ben presto patrimonio comune di tutte le pasticcerie del territorio e in seguito anche una versione salata. Nella Polacca rustica l’impasto con parmigiano e pepe nero avvolge una crema pasticciera salata al parmigiano arricchita da dadini di provolone del monaco Dop e salame di suino nero campano. Del resto Martinelli punta a una pasticceria contemporanea in cui alla proposta dolce viene affiancata una produzione di pasticceria salata e una cocktail list con drink alcolici e analcolici.

Pasticceria Biagio Martinelli via Paolo Riverso, 101, Aversa (Ce)

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