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cibo, vino e quantobasta per essere felici

Conosci il Ruchè? Scoprilo quando è in festa!

"Il Ruchè è un vino eccellente, è un prodotto non solo di qualità ma che si lega fortemente a un territorio che gli dona l’unicità. La Regione crede in queste eccellenze e le sosterrà anche nel nuovo PSR". Con queste parole il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha aperto la 13° edizione della Festa del Ruchè di Castagnole Monferrato, che si svolge nei giorni 7 e 8 maggio 2022 nelle sale de la Mercantile di Castagnole Monferrato.inaugurazione ruchè 2022inaugurazione ruchè 2022

Un vino, il Ruchè, che, come ricordato dal presidente dell’Associazione Produttori del Ruchè Luca Ferraris, si dimostra in piena salute, la produzione in costante crescita ha sfiorato 1.010.000 bottiglie nel 2021. 

Un prodotto che entusiasma anche il consumatore straniero. La propensione internazionale che è stata confermata dal premio Vindivino, consegnato da Sergio Bruno quest’anno alla giornalista americana Marisa Finetti, autrice di un articolo uscito su Wine Enthusiast.

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ruche del parrocoruche del parroco

La Festa del Ruchè, organizzata in collaborazione con GoWine e in collaborazione con il Consorzio Tutela Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, è aperta al pubblico dalle 11 alle 23. Sarà un’ottima occasione per conoscere questo straordinario esempio di successo italiano, grazie alla partecipazione in presenza di 15 produttori, ospitati nelle splendide sale affrescate la Mercantile, e alle specialità delle ProLoco dei Comuni della denominazione. 

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Nizza Monferrato: Appuntamento con Nizza è Barbera

NIZZA è BARBERANIZZA è BARBERA

Ma Nizza è Barbera? Certo che sì! IL 7 E 8 MAGGIO 2022 a Nizza Monferrato (Asti) torna il Barbera Forum con 64 produttori e 300 etichette in degustazione. Tour dei vigneti in bici, notte bianca e masterclass di sei macroaree del Nizza docg. Ospiti il formaggio Roccaverano dop e il Salame Cotto Monferrato.

La novità dell’edizione 2022: il Barbera Forum, al Foro Boario, apre sabato mattina e si entra esclusivamente per fasce orarie e su prenotazione

NIZZA è BARBERANIZZA è BARBERA

Pranzo e cena con banco d'assaggio dei vini dei produttori di Nizza è Barbera all’Osteria Vineria La Signora in Rosso. Notte bianca con negozi aperti e proposte gastronomiche nel centro cittadino, dove saranno allestiti tre Wine Point – in piazza Garibaldi, in via Pio Corsi e in piazza XX Settembre - con una selezione di etichette di Barbera d’Asti docg e Nizza docg in degustazione. In collaborazione con i sommelier AIS. Domenica in bici nelle vigne del Nizza, raduno automobilistico di Ferrari e arrivo del treno storico, che viaggia per i paesaggi di Langhe, Monferrato e Roero con carrozze degli anni '30 “centoporte”. Alle 17, nell’ex chiesa Santissima Trinità, ci sarà una Masterclass di sei macroaree della zona di produzione del Nizza docg con sei diversi produttori. La degustazione è guidata dall’Associazione Produttori del Nizza, con l’intervento del presidente Stefano Chiarlo e dei produttori.

Nizza è Barbera è organizzata dal Comune di Nizza Monferrato e dall’Enoteca Regionale di Nizza con il supporto di Consorzio della Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, Associazione Produttori del Nizza e Astesana Strada del Vino. La manifestazione ha il patrocinio della Regione Piemonte, Provincia di Asti e Camera di Commercio di Asti.


 

SABATO 7 MAGGIO. Inizio alle 9,30 con il brindisi d’apertura al Foro Boario di piazza Garibaldi. Dalle 10 alle 20,30 sarà Barbera Forum con ingresso a turni: 64 produttori presentano le etichette di Nizza docg e Barbera d’Asti docg. Si entra per fasce orarie: 10 – 13 / 14 – 17 / 17,30 – 20,30. Assaggi a cura del Consorzio di tutela della Robiola di Roccaverano Dop e dell’Associazione produttori Salame Cotto Monferrato. Costo d'ingresso al Barbera Forum: 20 euro. Dalle 12 alle 20 pranzo e cena al ristorante vineria La Signora in Rosso con banco assaggio di Barbera d’Asti: si potranno degustare le etichette presenti al Barbera Forum in abbinamento ai piatti proposti dalla vineria. Prenotazione necessaria - posti limitati: 0141 793350, 329 7137204. Dalle 19 nelle vie e piazze del centro storico di Nizza, gastronomia, musica e negozi aperti. Dalle 20 WinePoint sotto il Campanon, la bella torre del municipio: in assaggio Barbera d’Asti docg e Nizz docg a cura dei sommelier Ais. In piazza XX Settembre, street food: cibi e cucine di strada e proposte gastronomiche del territorio dei locali nicesi; animazione musicale di Menericorderox, gruppo di ballo hip hop di Nizza Monferrato e musiche di Consolato Marateia. Il tutto a cura dell’Associazione Commercianti Nicesi “Nizza con il Cuore”.

DOMENICA 8 MAGGIO. Dalle 10 alle 20,30 prosegue il Barbera Forum nel Foro Boario con ingresso a turni: si entra per fasce orarie: 10 – 13 / 14 – 17 / 17,30 – 20,30. Partenza da piazza Garibaldi di “In bici nelle vigne del Nizza”, tour guidato in bicicletta alla scoperta dei cru del Nizza docg a cura dell’Associazione Produttori del Nizza, in collaborazione con E-Biking, Mon Bike Tour ed Experience 4U. Sono tre i tour: 10-12,30, 13-15,30 e 16-18,30. Info e prenotazioni: cell.3357199927 email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Costo: 5 euro solo escursione + 20 euro affitto e-bike. Dalle 11 prosegue il WinePoint con i sommelier Ais. Dalle 10 Mercatino del Gusto nel centro storico. Alle 10,30 la Barbera d’Asti incontra le Ferrari, raduno automobilistico di Ferrari a cura del Red Passion Owner’s di Torino. Alle 11,30 arrivo del treno storico, che viaggia per i paesaggi di Langhe, Monferrato e Roero con carrozze degli anni 30 “centoporte”. Info su: www.trenolmr.com. Si pranza e si cena alla Vineria La Signora in Rosso con il banco assaggio della Barbera. Prenotazione necessaria - posti limitati: 0141 793350, 329 7137204. Dalle 11 alle 20 pranzo e cena anche nel centro storico e in piazza XX Settembre con street food. Al mattino animazione a cura di Orange Gym; nel pomeriggio spettacoli circensi e alla sera animazione musicale di scuola di ballo Universal Dance. Il tutto a cura dell’Associazione Commercianti Nicesi “Nizza con il Cuore”. Alle 17 nell’ex chiesa Santissima Trinità, Masterclass di sei macroaree della zona di produzione del Nizza docg con sei diversi produttori. A cura dell’Associazione Produttori del Nizza, con l’intervento del presidente Stefano Chiarlo e dei produttori. Prenotazione necessaria - euro 25 - posti limitati. Orario: dalle 17 alle 19. Info: 320.1414335 mail. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Giornate altoatesine del Pinot nero. Quali sono i migliori?

pinot nero 3 vincitoripinot nero 3 vincitoriSono stati proclamati i 10 migliori Pinot Nero annata 2019, dal Consorzio nazionale del Pinot nero. Tutto pronto per l’evento che si terrà dal 29 aprile al 2 maggio 2022 in Alto Adige. La classifica, frutto di un’attenza selezione che si è tenuta a metà marzo, premia Anrar della Cantina Andriano, Baltasius della Tenuta Schloss Englar e Sanct Valentin della Cantina San Michele Appiano come i tre migliori Pinot Neri italiani 2019. 
“Già solo la varietà di vini iscritti al concorso mostra quanto, con il tempo, le Giornate del Pinot Nero dell’Alto Adige siano diventate importanti quale palcoscenico per questo particolare vitigno”, spiega Ines Giovanett, presidente del comitato organizzativo. A impressionare è stato anche il livello qualitativo dei vini presenti al concorso. “Soprattutto nella TOP10 la qualità dei vini è eccezionale. Ciò conferma il fatto che il 2019, per il Pinot Nero, sia stata un’annata assolutamente straordinaria”, afferma Marc Pfitscher, vicepresidente del comitato organizzativo e responsabile del concorso nazionale. Sono riusciti a raggiungere la finale i Pinot Neri di quattro regioni italiane, mentre nella TOP10 figurano vini prodotti in tre diverse regioni.

pinot neropinot nero
Nelle quattro giornate gli ospiti potranno prendere parte a una ricercata degustazione tecnica su prenotazione, potranno degustare al tavolo i migliori Pinot Nero di oltre 85 produttori di vino provenienti da 9 aree vinicole, tra cui Trentino, Alto Adige, Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana e Abruzzo.

 

classifica pinot neroclassifica pinot nero
A raggiungere la finale sono stati anche i Pinot Neri dei seguenti produttori (in ordine alfabetico):
Alto Adige: Gottardi, von Blumen, Erste + Neue, Klosterhof, Sallegg, Colterenzio, Stroblhof, Tiefenbrunner – Schloßkellerei Turmhof
Friuli: Jermann
Trentino: Cantina Sociale di Avio, Nosio

Programma, informazioni e prenotazioni QUI
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Manuale di cucina per indecisi. Vi presentiamo l'autrice

annalisa sandriannalisa sandri

Manca poco. Manca poco. Sta per uscire un nuovo libro di qubì editore, che pubblica anche il mensile cartaceo qbquantobasta. 

Il titolo del libro è Manca il sale? Manuale di cucina per indecisi e inaugura la nuova collana qubETTI 100e + grammi di cultura.

PREORDINA SUBITO LA TUA COPIA AUTOGRAFATA! 

 

manca il sale ultima di copertina manca il sale ultima di copertina

CHI È ANNALISA SANDRI. Udinese per nascita, avvocato per professione, food blogger per passione. Annalisa Sandri gestisce dal 2014 Manca il Sale – blog di cucina per indecisi ed è un volto noto delle emittenti regionali FVG, dove ha anche condotto per alcuni anni uno spazio settimanale dedicato alla cucina. L'autrice è Annalisa Sandri. Ve la presentiamo con le parole tratte dal volume, un imperdibile compendio di ricette facili veloci e sperimentate. 

Ha partecipato in qualità di giudice e coach alle ultime quattro edizioni di The best sandwich in onda su Telefriuli. Ha tenuto corsi di cucina e vinto alcuni contest dedicati. È consultore della delegazione di Udine dell’Accademia Italiana della Cucina. È stata ambasciatrice della città di Udine nella trasmissione di RaiUno Linea Verde va in città e scrive sul mensile  qb quanto basta.
Manca il sale?  Manuale di cucina per indecisi è il suo primo libro.

Conosci l'ostrica di Chioggia?

Ostrica di ClòOstrica di ClòSi chiama Clò ed è il risultato di anni di ricerca e sperimentazione. Proviene dalle acque di Chioggia, un frutto bivalve vivo legato al territorio.

Conosci il Timorasso? Scoprilo con Derthona Due. Zero

 Vigna di Timorasso a Sarezzano ph PiemontecucinaVigna di Timorasso a Sarezzano ph Piemontecucina

Derthona Due.Zero. Il Timorasso, storico vitigno autoctono dei Colli Tortonesi, si presenta. Un grande banco di assaggio con l’anteprima delle annate 2020 di Timorasso, due Masterclass e un convegno dedicato alla sostenibilità. Appuntamento a Tortona l’1 e 2 aprile 2022 nella storica sede del Museo Orsi.  “Siamo entusiasti di poter tornare ad incontrare appassionati, operatori del settore ed esponenti della stampa, finalmente dal vivo – commenta Gian Paolo Repetto, presidente del Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi.

Quasi scomparso dalla mappa della viticoltura italiana, il Timorasso, vitigno autoctono a bacca bianca coltivato sin dal Medioevo nel comprensorio del tortonese, al crocevia di quattro regioni Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna, a fine anni ’80 viene riscoperto grazie all'impegno e alla tenacia di un gruppo di giovani vignaioli locali, a partire dai primi pionieri come Walter Massa, Andrea Mutti e Paolo Poggio, che ne riscoprono l’antica tradizione e intraprendono la strada del rilancio. Se nel 2009 la superficie vitata a Timorasso all’interno della denominazione era di soli 25 ettari, oggi questo prezioso vitigno ne occupa più di 200.

 “Nel 2020 è stata presentata la nuova futura sottozona Derthona, antico appellativo della città di Tortona – conclude Gian Paolo Repetto –. Un solo nome, per identificare tutti i vini prodotti con il Timorasso, con l’obiettivo di unire il territorio, il vino e il vitigno che è diventato il simbolo del Rinascimento dei Colli Tortonesi. Contemplerà tre tipologie e consentirà di valorizzare la grande capacità che si porta in dote il Timorasso, vale a dire quella di donare il meglio di sé con il trascorrere del tempo. Si tratta di un progetto molto importante per tutta la denominazione, in attesa di completare il suo iter per poter essere inserita definitivamente all’interno del disciplinare di produzione”.

Ingresso banco d’assaggio 2 aprile: 15,00 euro appassionati, 10 euro soci di associazioni di sommellerie

Convegno: accesso gratuito ma su prenotazione al seguente link: https://collitortonesi.com/registrazioni

Masterclass: 25,00 euro su prenotazione  

Chapati di primavera

Chapati di primavera con pecorinoChapati di primavera con pecorino

Il chapati è un tipo di pane basso tipico della cucina indiana. Costituisce un cibo di base per molte regioni dell'Asia meridionale e non solo. L'impasto viene schiacciato e poi cotto su una piastra asciutta e molto calda. Si può usare anche la farina di miglio o di mais al posto di quella di grano. Viene servito in genere con zuppa di lenticchie, con vedure speziate e curry, e viene usato per ripulire il piatto di ogni avanzo di cibo. Le dimensioni del chapati variano a seconda della regione,  un chapati indiano è di 15 cm di diametro, mentre quello pakistano è più piccolo, circa 5–10 cm di diametro.

Chapati di primavera

 

Ingredienti per 4 persone

400 g Farina 00; 200 g Acqua; 10 g Sale; 300 g Pomodori rossi maturi; 1 Melanzana media violetta; 200 g Pecorino Romano DOP; 6 foglie di Basilico; 60g Olio evo; Sale q.b.

Procedimento

In una planetaria unire farina, acqua e sale; impastare fino a ottenere una massa omogenea. Coprire con pellicola e lasciare riposare per 10 minuti.

In abbondante acqua salata, sbollentare per 30 secondi i pomodori. Raffreddare in acqua e ghiaccio, spellare togliere i semi e tagliare a pezzetti.

In un tegame cuocere i pomodori a fuoco basso per 20 minuti con un cucchiaio di olio.

Tagliare la melanzana a tocchetti, passarla nella farina e cuocerla in padella con olio evo a fuoco alto, metterla quindi su carta assorbente e salarla.

Per il chapati di circa 80-100 grammi: Formare un disco molto sottile prima con mani, poi stenderlo con un matterello.

Cuocere il chapati in padella antiaderente calda 30 secondi per lato a fuoco molto alto, appena tolto dal fuoco cospargerlo di Pecorino Romano DOP.

Finitura e presentazione: Posizionare il chapati ancora caldo su un tagliere e tagliarlo in spicchi un piatto da portata.

Condire ogni spicchio con la crema di pomodori, le melanzane, i fiocchi di Pecorino Romano DOP e il basilico

 Ricetta ideata da Michela Starita chef APCI (Associazione professionale chef italiani),

 

Conosci la crescionda? Cioccolato, amaretti e...

Crescionda di SpoletoCrescionda di Spoleto

Conosci la crescionda? Mentre preparo un articolo per il numero di marzo di qb (spoiler: riguarda la gastronomia longobarda) mi imbatto in un dolce che non solo non ho mai assaggiato (urge provvedere) ma del quale non avevo neppure mai sentito il nome (gravissimo per chi si occupa di cibo e vorrebbe conoscerne tutto il conoscibile). La crescionda dunque. Un  dolce di Carnevale, uno dei tanti che punteggiano le nostre regioni. Arriva dalla zona compresa tra Spoleto, Castel Ritaldi, Campello e la media Valnerina.

Come fare il teokguk coreano?

TEOKGUK gnocchi di riso in brodo caldoTEOKGUK gnocchi di riso in brodo caldoIl Gainn Rome, unico ristorante coreano in Italia menzionato dalla Guida Michelin, ci regala la ricetta di questo piatto tipoco, che viene preparato anche per la ricorrenza del capodanno lunare. Per saperne di più sulle tradizoni culturali e culinarie del capodanno coreano leggi il nostro articolo.

Teokguk, gnocchi di riso in brodo caldo 

 

Ingredienti (2-3 persone)

450 g di gnocchi di riso
7 tazze di acqua
200 g di manzo 
3 - 4 spicchi d'aglio
3 cipolle verdi
2 cucchiaini di olio vegetale
2 uova
1 cucchiaio di salsa di soia
1 cucchiaino di olio di sesamo tostato
½ cucchiaino di pepe nero macinato
1 foglio di carta di alghe essiccate (gim aka nori)
1 peperone rosso (facoltativo) tritato
sale q. b

 

PROCEDIMENTO


Tagliare la carne di manzo in fettine sottili e tritare gli spicchi d’aglio.
Portare l'acqua a ebollizione in una pentola capiente a fuoco alto; aggiungere la carne di manzo e l'aglio e cuocere per 5 minuti.
Abbassare il fuoco, coprire e cuocere per 20-25 minuti finché la carne sarà tenera e avrà infuso l'acqua con il sapore.
Arrostire entrambi i lati di una sfoglia di alga fino a quando diventa verde brillante e molto croccante.

Metterla in un sacchetto di plastica, schiacciarla a mano e lasciarla da parte.
Separare i tuorli dagli albumi delle uova, mettendo tuorli e albumi in ciotole separate.

Aggiungere un pizzico di sale a ciascun a ciotola e mescolare con una forchetta. Eliminare la calaza filante dai tuorli.
Aggiungere l'olio da cucina in una padella antiaderente riscaldata.

Agitare l'olio in modo che copra la padella, quindi rimuovere l'eccesso con un canovaccio, lasciando un sottile strato di olio sulla padella.
Spegnere il fuoco. Versare il composto dei tuorli nella padella e inclinarla in modo che si diffonda in modo uniforme e sottile.

Far cuocere sulla padella calda per circa 1 minuto.

Rovesciare e far riposare sulla padella per un altro minuto, affettare la frittata a listarelle sottili e metterla da parte.
Aggiungere gli gnocchi di riso alla zuppa bollente insieme alla salsa di soia e al pizzico di sale. Mescolare con un mestolo.

Coprire e lasciare cuocere per 7-8 minuti fino a quando tutti gli gnocchi di riso saranno saliti a galla e e si saranno ammorbiditi.

Versare gli albumi a poco a poco nella zuppa e cuocere per 30 secondi.
Aggiungere l'olio di sesamo, il pepe nero macinato e la cipolla verde tritata finemente. Mescolare.

Togliere dal fuoco e versare la zuppa in ciotole individuali.
Guarnire con strisce di uova, alghe tritate e peperoncino se lo si desidera.
Servire subito, con kimchi e altri contorni.
N.b. Se si aspetta troppo a lungo, gli gnocchi di riso diventeranno molli.

CONTATTI: GAINN ROME  Via dei Mille, 18 Roma

Conosci Briosa la mortadella con meno grassi e meno sale?

La Briosa La BriosaVeroni Salumi lancia la Briosa la mortadella preparata con prosciutto e guanciale. Da sempre conosciuta per la produzione di mortadella di alta qualità, l’azienda emiliana amplia l’offerta con una variante che contiene il -40% di grassi e il -30% di sale e calorie.   Il salumificio si è da sempre contraddistinto per la produzione di mortadelle di alta qualità, una passione trasmessa da generazioni all’interno della famiglia Veroni. 

“Ci siamo concentrati sul salume che più ci rappresenta per proporre al mercato una variante innovativa, frutto del connubio tra la nostra esperienza quasi centenaria e la costante attività di ricerca e sviluppo”, spiega Emanuela Bigi, marketing manager di Veroni. “Il risultato è una mortadella che incontra le esigenze alimentari del consumatore di oggi, sempre più consapevole di quello che porta in tavola”.

La parte magra della nuova mortadella Veroni è realizzata con carne di prosciutto, mentre per i lardelli è utilizzato il guanciale. Ingredienti a filiera tracciata. Insaporita da una miscela di spezie selezionate, la Briosa garantisce un alto contenuto di proteine a fronte di un minore apporto di calorie, grassi e sale. Il nome scelto da Veroni gioca con l’aspetto emozionale della mortadella, un salume associato all’allegria.

Sin dalla sua fondazione nel 1925, il salumificio emiliano ha fatto della mortadella il suo punto di forza. Già negli anni Trenta è stato il primo a produrre in Italia le mortadelle di grandi dimensioni e nel 1996 ha ottenuto il Guinness dei primati. La lenta cottura nei tradizionali forni di mattoni ne assicura il gusto delicato e la morbidezza tipica della mortadella.

 

Conoscete il principe rosso?

radicchio di chioggiaradicchio di chioggia

Il principe rosso è il nome con cui viene identificato il radicchio di Chioggia, che gode del riconoscimento IGP dal 2008. Ne esistono due diverse tipologie: “precoce”, con raccolta dal 1° aprile al 15 luglio, e “tardivo”, con raccolta dal 1° settembre al 31 marzo.

La zona di produzione del Radicchio di Chioggia IGP tipologia Precoce comprende l’intero territorio dei comuni di Chioggia (VE) e di Rosolina (RO). 
La zona della tipologia Tardiva comprende i comuni di Chioggia, Cona e Cavarzere in provincia di Venezia, di Codevigo e Correzzola, in provincia
di Padova, e di Rosolina, Ariano Polesine, Taglio di Po, Porto Viro e Loreo in provincia di Rovigo. Tutte le località si trovano nella regione Veneto.

radicchio di Chioggiaradicchio di ChioggiaCespo tondeggiante, consistenza piuttosto croccante, il Radicchio di Chioggia IGP si consuma soprattutto crudo, da solo o in insalate miste; molto adatto anche a essere grigliato con altre verdure. Grazie al caratteristico sapore gradevolmente amarognolo, si presta alla preparazione di risotti lasagne pasticciate, involtini con pancetta. 

Qui sotto la ricetta di Sonia Peronaci per farlo in polpette.
Ingredienti per circa 30 polpette. * 500 g di radicchio di Chioggia * 370 g di ricotta vaccina * 2 uova * 200 g di mollica del pane * 100 g di formaggio grattugiato * 50 g di olio evo * pangrattato q. b. * sale e pepe q. b.
Come procedere. Lava e asciuga il radicchio, elimina la parte più dura, taglialo a metà e poi a striscioline fini (i francesi direbbero a chiffonade).
Fai scaldare l’olio evo in una padella dal fondo largo, aggiungi il radicchio e cuocilo fino a che perde tutta l’acqua; aggiusta di sale e pepe, quindi
lascialo raffreddare. Una volta freddo mettilo in una ciotola e unisci il resto degli ingredienti. Amalgama il tutto e forma delle polpettine di 30 g l’una.
Puoi friggerle in olio di arachidi a 170 °C, cuocerle in umido con del sugo di pomodoro. Vuoi un consiglio? Prova a lessarle  in un buon brodo caldo!

Animali da bassa corte: quali sono?

 ©Photo R.M.N.  R.G. Ojéda ©Photo R.M.N. R.G. Ojéda

Animali da bassa corte. Definizioni antiche di quando c’erano ancora le corti… Parole che insieme a rigaglie, fittavolo, mezzadro parlano di relazioni sociali ben diverse da oggi. Gli animali di bassa corte sono (erano) quelli che vivono nell’aia della casa colonica: in primis galli e galline, ma anche tacchini, papere, conigli, colombi.

Angelo Maria Crivelli Animaux de basse courAngelo Maria Crivelli Animaux de basse cour

Mel Medioevo, o meglio a partire dal Medioevo, oltre ai cavalli, preziosissimi per la vita di corte e quindi a essa riservati, spettava esclusivamente ai nobili la selvaggina stanziale di maggior pregio, lepri, fagiani, starne. Il dizionario Treccani ci ricorda che l’espressione è nata come calco del francese basse-cour, che indicava il cortile di servizio dei castelli in contrapposizione con la cour d’honneur, il cortile di rappresentanza.

Rigaglie è un vocabolo che per assonanza e non solo ci porta a regalìe, cioè a tutte le cose che spettavano al re. Successivamente le regalìe (polli, ecc.) per contratto erano destinate ai proprietari dei terreni, che, con gesto magnanimo, distribuivano le interiora (rigaglie) tra la servitù o le davano al mezzadro. Anche il fegato era una rigaglia e forse questo spiega l’abbondanza di paté di fegato di tutti i tipi di animali che si trovava nelle nostre campagne.

volaille de Bressevolaille de Bresse

Approfitto di questo spazio dedicato anche ai polli per celebrare il mitico Volaille de Bresse AOP(genere Gallus, di razza Gauloise o Bresse, varietà Blanche), distribuito in Italia da Longino con anello dell’allevatore e sigillo.

Piumaggio bianco, cresta rossa, zampe blu: la grandeur francese si rivela anche nei dettagli.

 

Qual è il canto natalizio più famoso al mondo?

Stille nachtStille nacht

Fu composto 203 anni fa e viene ancora oggi cantato in oltre trecento lingue nel mondo. Per noi in Italia è Astro del ciel, nell'originale è Stille Nacht! Heilige Nacht!. Il sacerdote salisburghese Joseph Mohr e il maestro di scuola dell’Alta Austria Franz Xaver Gruber eseguirono per la prima volta il canto nella chiesa di St.Nikola a Oberndorf, vicino a Salisburgo. Joseph Mohr è l'autore del testo poetico, mentre la melodia è stata composta da Franz Xaver Gruber. Pochi anni più tardi alcune famiglie di cantori della Zillertal portarono il canto natalizio dall’Austria in Europa e poi nel mondo.  

Conoscete il Friulano occidentale?

 

opera anastaticaopera anastaticaGli studi linguistici del maestro Riccardo Castellani, figura di spicco per la cultura casarsese e di tutto il Friuli del Novecento, saranno al centro di una serata di approfondimento mercoledì 15 dicembre 2021 alle 20.30, nella sala consiliare del palazzo municipale Burovich de Zmajevich, con la presentazione della nuova edizione anastatica della sua opera "Il Friulano occidentale-Lineamenti storico-linguistici delle componenti dialettali di Riccardo Castellani" (già pubblicato nel 1980 dalla casa editrice Del Bianco).

Riccardo CastellaniRiccardo Castellani

Un'importante iniziativa di recupero culturale promossa dal Comune di Casarsa della Delizia e pubblicata dalla Società Filologica Friulana. Interverranno Federico Vicario, presidente della Società Filologica Friulana e direttore della collana “Biblioteca di studi linguistici e filologici” e Franco Colussi, vicepresidente per il Friuli Occidentale della Società Filologica Friulana. Suggestioni musicali su composizioni del maestro Castellani, che si dedicava anche alla musica, a cura di Nicola Milan. Ingresso gratuito previa esibizione di Green Pass. Posti limitati, prenotazione consigliata contattando la biblioteca civica (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., 0434-873981).

Chi sono i vincitori di Spirito di Vino 2021?

Edda Felluga Daniela Bernardi Valerio MariniEdda Felluga Daniela Bernardi Valerio Marini

Il concorso internazionale Spirito di Vino, dedicato a illustrazioni satiriche sul tema del vino e giunto alla ventiduesima edizione ha i suoi vincitori, proclamati il giorno 11 dicembre 2021 a Cividale del Friuli. 

I Vincitori

Vincitori dell’edizione 2021, premiati con una selezione delle migliori etichette delle cantine associate, sono stati per la sezione under 35 l’italiano Stefano Dorigo con “RED Pass” (primo classificato), Malika Romanova con “Ispirazione diVina” (seconda classificata) e la russa Anya Kuzai con “Divine Moment” (terza classificata).

La sezione over 35 ha visto trionfare lo spagnolo Manuel Arriaga con “Grande riserva” (primo classificato), seguito dall’italiano Franco Iacumin con “Abbiamo sete” (secondo classificato) e dal polacco Sławomir Makal con “A glass of wine and something else”.

Fino al 9 gennaio 2022 (sabato, domenica e festivi – escluso il 25/12 e la mattina del 01/01 – dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 17.30) è possibile visitare con ingresso gratuito la mostra della 22° edizione di Spirito di Vinocon le vignette e le illustrazioni satiriche nella chiesa di Santa Maria dei Battuti di Cividale.

LA GIURIA

 

Le vignette in gara sono state valutate da una giuria d’eccezione. Con il presidente in carica Alfio Krancic e il presidente onorario Giorgio Forattini ehanno valutato le opere Emilio Giannelli (vignettista), Valerio Marini (vignettista), Gianluigi Colin (art and cover editor La Lettura Corriere della Sera), Franz Botré ed Enzo Rizzo (direttore e vicedirettore della rivista Spirito DiVino), Carlo Cambi (giornalista enogastronomico), Paolo Marchi (giornalista, Identità Golose), Aldo Colonetti (filosofo), Fede & Tinto (conduttori Decanter – RadioRai), Francesco Salvi (attore), Elda Felluga (Presidente del Movimento Turismo del Vino FVG).

Si ringraziano gli sponsor e i partner tecnici del concorso: PromoTurimoFVG, Comune di Cividale del Friuli, CiviBank Spa, Ceccarelli Group, Juliagraf, Dolomia e e qbquantobasta.

 

Come fare i dolci senza aspettare la temperatura ambiente?

Breville HeatSoftBreville HeatSoftConsigli per gli acquisti. Desideri preparare ricette da forno ma vti secca dovere aspettare che gli ingredienti raggiungano la temperatura ambiente?  Lo sbattitore elettrico manuale Breville è stato progettato per risolvere anche questo piccolo problema. Grazie alla tecnologia HeatSoft utilizza infatti una quantità moderata di calore per portare gli ingredienti freddi come il burro a temperatura ambiente durante la preparazione. 

Ammorbidisce e miscela in un unico passaggio: e il burro diventa 12 volte più morbido rispetto alle lavorazioni normali!

7 velocità regolabili più pulsante boost che consente di aumentare la velocità (utile negli impasti più densi); pulsante di espulsione che permette di rilasciare separatamente le fruste, i ganci da impasto o lo sbattitore. Il mixer è dotato di 2 fruste e di 2 ganci per impasto utili per impastare pizza e pane, ma anche altri impasti più consistenti. Infine, la frusta è utile per eliminare l’aria da miscele come albumi, tuorli o panna.
Tutti gli accessori sono lavabili in lavastoviglie e grazie all’ugello con beccuccio magnetico possono essere cambiati con estrema velocità. L’ugello può essere rimosso per una pulizia più precisa. A fine lavoro, il mixer e tutti i suoi accessori possono essere ordinatamente riposti all’interno della pratica custodia. 

Prezzo al pubblico fino al 5 dicembre 2021 sul sito Breville: 49,90 euro invece di 79,90 euro

Conoscete El Cassettin?

Osteria El cassettinOsteria El cassettinOsteria El Cassettin. L'inaugurazione di questo nuovo locale in via della Ginnastica 27-  Trieste si è svolta il 12 novembre 2021. Al timone il giovane imprenditore David Cresi già proprietario anche del Bar Rosmini e che molti conoscono anche per la gestione estiva del Cral Ferroviario di Trieste a Miramare.

osteria el cassettinosteria el cassettin

"Abbiamo aperto questa piccola osteria proprio per dare una continuità al lavoro del Cral Ferroviario dove abbiamo un'ottima clientela durante l'estate perchè sanno che da noi trovano pesce fresco, abbinato a vini ricercati e cucinato in maniera davvero notevole dalla nostra Chef Erika spiega David. Il piatto forte della chef è la pasta con pescespada e melanzane. 

Osteria El cassettinOsteria El cassettin

Anche qui all'Osteria El Cassettin troverete pesce sempre fresco e quasi tutti i giorni delle piccole aragostelle presenti anche nella  pasta allo scoglio.
Altri piatti ricercati sono la burrata con gamberoni, paprika dolce e scaglie di sale nero.

"Il vino che trovate all'Osteria El cassettin, continua David, è del territorio, bottiglie più importanti le facciamo arrivare dalla Francicompreso lo Champagne: con le aragostelle è perfetto. I dolci sono tutti fatti in casa dalla nostra Chef e vengono serviti con dell'ottimo caffè Excelsior.

caffè excelsiorcaffè excelsior

orari: Cena tutti i giorni (tranne il martedì) dalle 19 alle 23.00. A pranzo apertura: ven sab dom 12-15

Per prenotazioni: 3401842798

Pagina FB 

Chi è il vincitore della Prima Design Challenge?

Qing Yan ha creato Cillio straordinario set per formaggiQing Yan ha creato Cillio straordinario set per formaggiCreatività, innovazione e artigianalità sono i valori che hanno ispirato la prima edizione della Design Challenge organizzata negli USA dal Consorzio Parmigiano Reggiano in collaborazione con Kartell e ALESSI. Il contest ha offerto a studenti e designer professionisti l’opportunità di presentare concept di prodotto basate sul tema dell’Autenticità.

Premio Best of Show Award a Qing Yan per Cillio:un set di coltelli da formaggi ispirato dalle forme delle foglie degli alberi.

 

 

 

Qing è una studentessa cinese che sta seguendo studi di design presso l’Art Center di Pasadena (California). Se la serata è stata all’insegna del design, il protagonista dal punto di vista gastronomico è stato Parmigiano Reggiano con la cena a cura dello chef Michele Casadei Massari, Brand Ambassador del Consorzio negli Stati Uniti, oltre che co-fondatore ed Executive Chef del ristorante Lucciola di NYC.
Una vetrina completa delle proposte vincitrici accompagnata dalle informazioni relative ai designer sarà disponibile a breve sul sito web americano 

 

 

 

 

 

5 cose da sapere sul Giorno del Ringraziamento

thanksgiving courtesy The Telegraph.co.ukthanksgiving courtesy The Telegraph.co.ukTacchino: è il Thanksgiving day. Giovedì 25 novembre 2021 è il giorno del 400esimo anniversario di una festa che per la sua importanza negli Usa equivale al Natale italiano.

Bianco, forme rotonde, rotoli pronunciati, chi è?

affiche del 1904affiche del 1904

L’Omino Michelin è stato lo specchio di un’epoca. È  del 1898 il manifesto Nunc est Bibendum firmato da Marius Rossillon O’ Galop, un'immagine evergreen, se si pensa che nel 2000 è stato riconosciuto come miglior logo di tutti i tempi da una giuria di esperti del Financial Times.

Chi è il nuovo presidente delle Città del Vino?

Angelo RadicaAngelo Radica

Nominato oggi a Barolo il nuovo presidente delle Città del Vino, contestualmente al passaggio di testimone che ha indicato in Duino Aurisina la Città del Vino 2022. Dal 2022 sarà Angelo Radica, sindaco di Tollo (Chieti) a guidare l'associazione per tre anni, nelle nuove sfide dei 460 Comuni a vocazione vitivinicola; per lo sviluppo enoturistico del Belpaese, delle buone pratiche di gestione ambientale, della sostenibilità e della transizione digitale. 

Rinnoviamo i complimenti di qb alla prestigiosa nomina di Duino Aurisina 

Il Presidente uscente Floriano Zambon passa alla guida del comitato tecnico scientifico.

“Ringrazio le Città del Vino e il Presidente Floriano Zambon che ha fatto in questi anni un eccezionale lavoro di recupero della presenza delle Città del Vino sui tavoli istituzionali e ha favorito nuove importanti iniziative – ha dichiarato il neo presidente Angelo Radica - come il Patto di Spello, la vendemmia enoturistica, la difesa dei suoli agricoli dalle aggressioni di piani sconsiderati sulle pale eoliche e il fotovoltaico. È stato protagonista di una riorganizzazione interna e della capacità d’intercettare risorse, per esempio sui progetti Erasmus e sulla candidatura del paesaggio vitato del Sannio a Patrimonio Unesco. Intendo continuare su questa strada – ha sottolineato Radica - rafforzando le iniziative storiche come i Piani Regolatori delle Città del Vino, Calici di Stelle, il concorso enologico, ma anche potenziare la nostra organizzazione sui territori e la presenza sui tavoli istituzionali. Città del Vino sarà sempre più un sindacato dei Comuni e dei territori del vino”.

La nuova fase di Città del Vino prevede la formazione di un nuovo gruppo dirigente all’interno del comitato tecnico scientifico che sarà guidato da Floriano Zambon, un mix di esperienza con innesti importanti di giovani amministratori e amministratrici dei Comuni e dei territori. Saranno individuate altresì alcune aree di lavoro (es. energie alternative, territorio, promozione, ricerca) affidate ad alcuni consiglieri nazionali, che si raccorderanno con la dirigenza di Città del Vino, con i coordinamenti regionali e con la rete degli Ambasciatori delle Città del Vino, di cui è diventato Presidente il trentino Carlo Rossi, ex sindaco di Isera (Tn).

Che ne dite di un calendario dell'Avvento birroso?

 

 Beery Christmas 2021Beery Christmas 2021

BEERY CHRISTMAS 2021. 25 birre per 24 giorni.  Dal 2013 (anno della prima edizione del Beery Christmas) ad oggi, oltre 400.000 consumatori in tutta Europa hanno degustato la selezione di birre del Calendario dell’Avvento birroso.  Aspettando il 1° dicembre, HOPT anticipa 4 birre del suo calendario, una è italiana. 
Da Borgorose in provincia di Rieti: Trap Yeast del birrificio Birra del Borgo
Una birra intensa, ispirata alla terra, che nasce tra note floreali, di biscotto, caramello e fragranze di fiocchi d’avena.

Dall’Estonia: Rukkiväli del birrificio Pōhjala (in estone: Regno del Nord)
Una birra torrefatta con un tocco di segale croccante per un dolce sapore natalizio.

Dal Regno Unito: Toucan Tropic del birrificio Vocation
Una IPA fruttata e succosa prodotta con luppolo sperimentale HBC.

Dalla Francia: Passion Gingembre del birrificio Effet Papillon
Una Berliner Weisse con la combinazione acidula di frutto della passione e zenzero.

Questo è solo un (pre)assaggio dei sapori unici del Beery Christmas 2021, rappresentativi di ben 26 birrifici da tutto il mondo (di cui 7 sono stati inseriti nella Top 100 mondiale di Ratebeer), capaci di raccontare la tradizione millenaria che caratterizza l’arte brassicola e la sua continua evoluzione, in un intreccio tra metodi di produzione classici e innovativi pensati dalla sapiente passione dei mastri birrai. Maggiori informazioni QUI 
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HOPT: Fondata a Lille, in Francia, nel 2007, HOPT è uno dei key player europei nella vendita di birra online. L’azienda è attiva in 8 Paesi europei (Francia, Italia, Germania, Olanda, Belgio, Spagna, Svezia e Danimarca) e l’Italia rappresenta un mercato di grande interesse e in continua crescita. Il portfolio include oltre 500 referenze provenienti dai birrifici più rappresentativi di tutto il mondo, spillatori PerfectDraft e articoli da regalo. 

Campionato Nazionale Pizza DOC: Chi l'ha vinto?

Il vincitore Danny Aiezza con il presidente Antonio GiaccoliIl vincitore Danny Aiezza con il presidente Antonio GiaccoliVincitore assoluto della settima edizione del Campionato Nazionale Pizza DOC, svoltosi a Pontecagnano Faiano negli spazi del Parco acquatico Costa sud (Salerno), è il trentunenne Danny Aiezza, casertano di Vitulazio trasferitosi in Svizzera, a Lugano, dove è titolare della pizzeria take away Diametro 31. "Fare il pizzaiolo è la mia isola felice, l’unico posto dove mi trovo in armonia con me stesso" ha commentato Aiezza.

Alessandro Capozzi, che vive e lavora in Irlanda si è aggiudicato il premio “Pizza Doc in the World - Miglior pizzaiolo italiano all’estero”. Una vittoria ottenuta su oltre 300 concorrenti provenienti da tutte le regioni d’Italia ma anche dal resto d’Europa, dal Sud America, dallo Sri-Lanka e dalle Hawaii.

Danny Aiezza e Alessandro CapozziDanny Aiezza e Alessandro Capozzi

Organizzazione dell' “Accademia Nazionale Pizza Doc”  presieduta da Antonio Giaccoli. i del parco acquatico Isola Verde della Costa Sud di Salerno.

Novità assoluta il Pizza Doc Awards, nato dall'idea di premiare le eccellenze del mondo pizza dal punto di vista imprenditoriale e artigianale, ma anche comunicativo e tecnologico.

Conoscete la Bundt cake?

Bundt cake bicolore alla zucca di Madame GateauBundt cake bicolore alla zucca di Madame Gateau

La storia della Bundt cake, o meglio del suo stampo, è abbastanza nota e rappresenta un esempio di quanti modi ci siano per realizzare il sogno americano di successo. Ma qui vogliamo raccontarvi solo una ricetta, in questa fantastica preparazione di stagione della bravissima blogger Madame Gateau. La zucca viene utilizzata cotta e ridotta in purea, un’impasto molto ricco cda suddividere in due porzioni, uno alla zucca aromatizzato alla cannella e uno al cacao aromatizzato alla vaniglia. Ovviamente fondamentale è lo stampo.Ma estrarre il dolce nel modo giusto è la parte più impegnativa se si usa uno stampo con tante scanalature come questo. La  fase più importante da non sottovalutare è l'estrazione: quindi prima di metterlo in forno imburrare lo stampo per bene, cospargerlo di farina e scuoterlo per farne cadere l’eccesso.

 

Ingredienti 

 

250 g di burro morbidissimo

300 g di zucchero semolato

4 uova medie a temperatura ambiente

300 g di zucca cotta ridotta in purea

280 g di farina 00

8 g di lievito per dolci

65 g di cacao amaro in polvere

150 g di yogurt naturale

1 pizzico di sale

2 cucchiaini di cannella in polvere

1 cucchiaino di estratto di vaniglia

 

PREPARAZIONE 

Per scoprire tutti i passaggi clicca QUI 

Degustazioni di sedano nero di Trevi, c'è anche la birra al sedano

sedano nero di Trevisedano nero di TreviVoi lo conoscete il sedano nero? Quello maestoso e speciale che cresce nella zona di Trevi e che è diventato Presidio Slow Food? Domenica 7 Novembre 2021 sarà protagonista di una specaile  degustazione nel Complesso Museale di San Francesco di Trevi.

Il Sedano Nero di Trevi è una varietà autoctona che si pianta il giorno del Venerdì Santo e raggiunge la sua maturazione a ottobre, quando presenta le costole di colore scuro.

Per saperne di più cliccate QUI 

sedano nero locandina dell'evento 2021sedano nero locandina dell'evento 2021

Si inizierà alle 11 con una visita guidata all'interno del Museo e al termine i visitatori saranno guidati alla scoperta dei sapori tipici del territorio con una degustazione di sedano trevano.
Il miglior modo per assaporare il gusto di questo pregiato prodotto è al naturale, a crudo, immergendolo in una miscela di olio d'oliva, sale e pepe, un semplice ma goloso pinzimonio. Verranno proposti anche accostamenti mirati con formaggi e anche una particolare birra che ha il seano nero fra gli ingedienti. 

Vi piacerebbe diventare apicoltori?

ph Fausto Delegàph Fausto Delegà

BIOEST Circolo Istria APILAND propongono a Trieste un corso di avviamento all’APICOLTURA con pratica in apiario. Obiettivo del corso è quello di far acquisire le competenze di base ai partecipanti per iniziare ad allevare le api con piacere e soddisfazione. Il corso, pur avendo una base teorica, è strutturato essenzialmente sugli aspetti pratici dell’allevamento. Il confronto con docenti esperti del settore sarà alla base dell’apprendimento.

Sabato 30 ottobre 2021 Le api nel susseguirsi delle stagioni - Il calendario dei lavori in apicoltura.

Sabato 30 ottobre 2021 I prodotti dell’alveare e le attrezzature Introduzione alle patologie delle api.

Sabato 6 novembre 2021 controllo arnia e legislazione apistica

Lezioni pratiche in apiario dalle 11 alle 13 su prenotazione al 3287908116 con Danilo Ritossa, Livio Dorigo e Tiziana Cimolino

 

Conosci la Nas-cëtta DOC del Comune di Novello?

un grappolo di nas-cettaun grappolo di nas-cetta

12 produttori di Nas-cëtta di Novello, uno dei Comuni simbolo della produzione del Barolo, hanno deciso di conservare e reintrodurre la Nas-cëtta, una  varietà autoctona che era a rischio di estinzione, dedicandole alcuni ettari sacrificando il Nebbiolo. 

Conosci bene il culatello?

Culatello SquisitoCulatello SquisitoA Modena per la degustazione degli Champagne, con 121 maison e oltre 600 etichette, non mi sono perso la lezione su un'altra eccellenza come il culatello. L'incontro era curato dal maestro norcino Angelo Capasso dell'azienda Squisito di Soragna (PR) dal 2020 in partnership con la Greci industria alimentare

Quanto ne sapete in tema di alimentazione?

courtesy ph  greenMe.itcourtesy ph greenMe.it

Sempre più italiani sono disinformati in ambito alimentare, consumano pasti in pochi minuti e cercano di “recuperare” con cibi molto elaborati. Sebbene 6 su 10 affermino di essere esperti di cibo, il 46% ancora confonde le calorie con i grassi e solo un italiano su 3 (31%) conosce la differenza tra i diversi tipi di acqua. È quanto emerge da uno studio di In a Bottle condotto in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 1.200 italiani – uomini e donni tra i 20 e i 55 anni – attraverso un monitoraggio sui principali social network, blog, forum e community e coinvolgendo un pool di 30 esperti tra nutrizionisti e dietologi per indicare gli errori da evitare e le regole da seguire per un corretto regime alimentare.

Quasi la metà degli intervistati (48%) confessa di consumare alcuni pasti frettolosamente durante la giornata, mentre addirittura il 24% ammette di saltare la prima colazione. Inoltre, soltanto il 17% conosce la giusta composizione dei nutrienti necessari per un pasto corretto e solo il 22% ammette di sapere che bere acqua durante i pasti favorisce la digestione.

Dagli esperti arrivano le 10 regole per mangiare in maniera sana ed equilibrata.I nutrizionisti concordano nell’affermare che la conta delle calorie rappresenti il modo più sbagliato per perdere peso. Ciò che importa è, infatti, l’analisi qualitativa dell’alimento e, dunque, la lettura dell’etichetta per verificare la presenza e la relativa quantità di tutte le sostanze che compongono quel prodotto.

Una spia della scarsa cultura alimentare si ha a partire dalla terminologia. Per esempio i carboidrati per un 25% sono unicamente la pasta mentre per il 19% sono i dolci. E il metabolismo? Per il 37% è “qualcosa che ti spinge a ingrassare”. A questo si aggiunge la conoscenza scarsa del concetto di dieta: per il 68% vuol dire semplicemente ridurre la quantità di cibo, mentre solo il 26% ritiene che sia un regime alimentare che va variato e abbinato a uno stile di vita sano e corretto.

Dieta vuole dire riorganizzazione alimentare

 

 

Che cosa si fa quando si vuole perdere peso? Il 24% degli italiani intervistati in quest'ultimo studio indagine di cui scriviamo confessa di rinunciare alla colazione per dimagrire, mentre altri preferiscono mangiare poco a pranzo (21%). Niente di più sbagliato: infatti saltare i pasti non agevola il dimagrimento ma incide negativamente sulla concentrazione di zuccheri ed energia nel corpo. Altro errore che si commette è quello di consumare durante il giorno cibi molto elaborati (29%) per recuperare i pasti saltati; vanno preferiti invece alimenti semplici come frutta, verdura, legumi, pasta, pane, carne pesce.

Oltre la metà (51%) sceglie l’acqua giusta da bere in base al prezzo, mentre solo il 32% lo fa leggendo l’etichetta per scoprire alcune voci essenziali come residuo fisso, pH e presenza di minerali. Stando all’acqua, in linea generale vige solo l’idea sommaria che “c’è quella minerale e quella di rubinetto (51%), mentre solo un italiano su 3 (31%) conosce la differenza tra acqua minerale e oligominerale. Parlando di residuo fisso, il 38% ignora cosa sia e il 26% ritiene si tratti di sostanze nocive da evitare.
Quando bere acqua? La maggioranza (59%) beve solo quando avverte lo stimolo della sete, mentre il 34% ammette di idratarsi costantemente durante la giornata per raggiungere la dose giornaliera consigliata di circa 2 litri al giorno. Un altro errore riguarda il consumare bevande zuccherate quando si ha sete (42%). E bere durante i pasti si può? Slo il 22% lo fa, mentre quasi la metà (41%) preferisce bere prima di cominciare il pasto per sentirsi sazi e quindi mangiare meno. “Molti ritengono sia un errore bere acqua durante i pasti, ma ciò non è vero – puntualizza il dottor Fiocca - la maggior parte delle reazioni del nostro organismo stomaco avvengono in acqua. Avere la giusta quantità di acqua nello stomaco favorisce la produzione di acido cloridrico e di conseguenza una buona digestione”.

Ecco per voi 10 suggerimenti da seguire
1. Quantità: scegli quantità adeguate (porzioni) di alimenti appartenenti a tutti i diversi gruppi.
2. Varietà: consuma, all’interno dello stesso gruppo e/o sottogruppo, tutte le diverse tipologie di alimenti, alternandoli durante i vari pasti della giornata.
3. Tempo: evita di stare a digiuno a lungo. Quando passa troppo tempo tra un pasto e l’altro, anche se non ce ne accorgiamo, si abbassa molto l’attenzione e la capacità di concentrazione. È consigliato spezzare il digiuno anche mediante piccoli spuntini non impegnativi.
4. Velocità: evita la fretta, per esempio non mangiare sulla scrivania davanti al pc. Approfitta per fare una pausa vera. Mangiare velocemente induce a consumare di più nel corso della giornata, aumentando il rischio di eccesso di peso. Invece chi mangia a tavola o in un posto dedicato ha più coscienza degli alimenti che ha mangiato.
5. Più verdura e meno carne: aumenta la varietà e la quantità degli alimenti di origine vegetale. Abituati a consumare anche più tipi di verdura e frutta nello stesso pasto. 
6. Bere acqua: l’acqua è un'alleata preziosa per il nostro organismo e aiuta a mantenere le cellule idratate, permettendole di svolgere le funzioni vitali. È consigliata l'assunzione di almeno 2 litri di acqua al giorno. Inoltre, bere acqua durante i pasti favorisce il metabolismo.
7. Fuori casa: fai attenzione alle quantità consumate quando mangi fuori casa.
8. Prima colazione: fai tutti i giorni un’adeguata prima colazione.
9. Cena: per riposare adeguatamente la notte è importante la sera non esagerare con porzioni, sughi e condimenti. Inoltre, se hai consumato carboidrati a pranzo è il caso di evitarli a cena.
10. Diversificazione: diversifica le scelte alimentari. La monotonia nella selezione di cibi può comportare anche il rischio di ingerire ripetutamente sostanze indesiderate.
Twitter: @inabottle_mag

 

Premiati i vincitori del Premio Internazionale Rilke

Premio Internazionale Rilke Duino Aurisina. Gruppo finalisti e vincitoriPremio Internazionale Rilke Duino Aurisina. Gruppo finalisti e vincitori

Cerimonia di Premiazione del I Premio Internazionale “Rainer Maria Rilke” il 16 ottobre 2921 al Castello di Duino. Iniziativa del Gruppo Ermada Flavio Vidonis, nell'ambito del festival Duino&Book. Al bando della prima edizione hanno partecipato 179 poeti. La Giuria era composta da Elisabeth Faller, Christian Sinicco e Mary Barbara Tolusso.  Tra le opere finaliste della sezione dedicata alle poesie singole ha vinto il testo Sono interamente qui del bolognese Massimiliano Marrani. 

Conoscete le Donne del Cibo?

 

Donne del cibo 2021Donne del cibo 2021Il progetto DONNE del Cibo – Racconti di cultura alimentare è stato protagonista di un incontro a Pordenone, nell’ambito del festival enogastronomico PORDENONE ARTANDFOOD. Giuliana Masutti, Virginia Zanni,  Alessandra Disnan, Francesca De Vecchi e Maria Teresa Gasparet (abbiamo messo i nomi e cognomi nell'ordine in cui appaiono nella foto sopra n.d.r.) hanno animato il convegno dal titolo “Il cibo raccontato dalle donne: cultura, territorio, sostenibilità” organizzato dal Comune di Pordenone e da Concentro – CCIAA Pordenone-Udine. 
I temi sviluppati durante l’incontro verranno riproposti attraverso delle dirette on line il mercoledì alle 16.30 sulla pagina Facebook di DONNE del Cibo
20 ottobre Elena Consonni intervista Giuliana Masutti
3 novembre Tamara Gaiatto intervista Francesca De Vecchi
17 novembre Elena Consonni intervista Alessandra Disnan
1 dicembre Tamara Gaiatto intervista Maria Teresa Gasparet

DONNE del Cibo

Racconti di cultura alimentare è un progetto nato online durante il periodo più critico della pandemia. Un gruppo di professioniste, ognuna con competenze specifiche in ambito cibo e vino ha deciso di dare vita a una serie di iniziative per comunicare il valore che la filiera agroalimentare italiana esprime.

Tiramisu World Cup i vincitori

 

Tiramisù creativo campione del mondo con prosciutto e meloneTiramisù creativo campione del mondo con prosciutto e melone

Tiramisu. Duecento pastry chef provenienti da ogni parte del mondo, nel tentativo di conquistare il titolo con le loro personalissime versioni del dolce al cucchiaio più famoso al mondo. I vicnitori sono Stefano Serafini (62 anni, gioielliere, originario di Venezia) residente a Bassano del Grappa (Vicenza), che ha concorso per la “ricetta originale” del dolce (uova, zucchero, mascarpone, savoiardi, caffè e cacao) ed Elena Bonali (52 anni, originaria di Milano, insegnante di nuoto) residente a Brasschaat (Anversa, Belgio) nella “ricetta creativa” (possibilità di aggiungere fino a tre ingredienti e sostituire il biscotto) con una ricetta con prosciutto e melone.

Tiramisù classicoTiramisù classico

«E’ un risultato frutto dell’amore e lo dedico a mia moglie Elena, la mia coach invisibile che mi supporta fin dall’inizio di questa avventura», ha commentato Serafini.

«Amo sperimentare e questa volta sono stata premiata. E’ una ricetta che nasce dall’estate italiana, con il prosciutto crudo tostato, il melone e i Pavesini»., ha  - ha raccontato Bonali. Stefano Serafini ed Elena BonaliStefano Serafini ed Elena Bonali

È tempo di sugoli!

sugoli dal ricettario bimbysugoli dal ricettario bimby

Valentina Gallimberti con le sue belle foto e il suo pezzo "i miei primi sugoli" ce li ha fatti venire in mente anche quest'anno che li avevamo dimenticati: parliamo dei sugoli, una delle prime ricette pubblicate su questo quotidiano alimentare che Antonella Varotto ci ha regalato nel 2010 (sic), ricetta che poi abbiamo ripubblicato, ampliata, sotto il titolo "il più squisito dei budini". 

Conoscete la Ciaramicola?

Scuola del Cioccolato PeruginaScuola del Cioccolato PeruginaLa Scuola del Cioccolato Perugina insieme al suo maestro Alberto Farinelli celebrano con Bake off Italia un ingrediente per cui tutti conoscono la città di Perugia: il cioccolato. Proprio a Perugia, nel 1907, nasceva infatti Perugina con il suo cioccolato. A Perugia è presente anche la Casa del Cioccolato Perugina, al cui interno trova spazio la celebre Scuola del Cioccolato Perugina luogo d’eccellenza e dalla grande expertise. 

Ed è proprio la Scuola del Cioccolato Perugina, insieme al Maestro cioccolatiere Alberto Farinelli, ad aver ospitato nella propria città il programma più goloso della tv: Bake Off – Dolci in forno, il cooking show targato BBC, prodotto da Banijay Italia per Discovery Italia, in onda ogni venerdì alle 21:10 su Real Time (canale 31). Gli aspiranti pasticceri e due dei tre giudici – Ernst Knam e Damiano Carrara -- insieme alla conduttrice Benedetta Parodi, si sono recati, in occasione della quinta puntata, a Perugia.

I concorrenti a PerugiaI concorrenti a Perugia

Le tre prove previste nel programma – prova tecnica, prova creativa e prova a sorpresa – sono state tutte a base di cioccolato. Dopo la prima parte creativa, in cui i pasticceri sono stati valutati per la rivisitazione del famoso tris di Ernst Knam (una leggera mousse ai tre cioccolati), i concorrenti si sono sottoposti a Perugia alla prova tecnica: la realizzazione della Ciaramicola, dolce tradizionale perugino,  che però non prevede il cioccolato.

La Ciaramicola è infatti una ciambella bianca e rossa, i colori di Perugia, coperta da cinque pinnacoli di meringa bianca, che ricordano i cinque rioni della città, e decorata con dei confettini colorati. Si prepara soprattutto nel periodo pasquale ma si fa notare tutto l’anno nelle vetrine di ogni pasticceria. concorrente con tortaconcorrente con torta

Gli aspiranti pasticceri sono stati messi alla prova non con la classica Ciaramicola ma con la rivisitazione al cioccolato di Ernst Knam, la Ciaramicolen. L’impasto della ciambella non viene in questa versione modificato ma a esso viene aggiunto il cioccolato in pezzi e una bagna all’alchermes dopo la cottura, oltre a una crema al cioccolato in cottura. La torta è poi glassata bianca in onore del colore originale (la meringa bianca) e decorata con una coulis di lamponi.

Scuola del Cioccolato PeruginaScuola del Cioccolato Perugina

Una volta conclusa anche la seconda prova i concorrenti hanno affrontato la sfida a sorpresa preparata da Clelia: la realizzazione di dolci al cioccolato su stecco.
In tutte e tre le prove gli aspiranti pasticceri hanno utilizzato un ingrediente speciale per la realizzazione dei propri dolci: Perugina Granblocco, disponibile in tre varianti: GranBlocco Cioccolato Latte 30% Cacao, dal gusto morbido, GranBlocco Fondente Extra 50% Cacao, dal gusto intenso e GranBlocco Fondente Extra 70% Cacao, dal gusto extra intenso.

 

Conoscete le Pruneaux d'Agen IGP?

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Praticamente conclusa la stagione della raccolta delle pregiate Pruneaux d’Agen IGP, vera e propria prelibatezza proveniente  dai rigogliosi frutteti di susine Ente du Lot et Garonne, nel Sud-Ovest della Francia dove l'influenza del Mediterraneo e dell'Oceano conferisce al frutto un equilibrio particolare tra dolce e acidulo, che è all'origine delle sue qualità peculiari. Note e apprezzate per la polpa sottile, morbida e saporita, queste prugne sono  garantite dalla qualità europea certificata. 

L'andamento climatico 2021 è stato caratterizzato da un forte episodio di gelo in primavera, periodo in cui le piante erano ancora in fiore, provocando un impatto significativo sulla produzione. Il raccolto 2021 sarà quindi meno ricco rispetto agli anni precedenti; tuttavia, i produttori assicurano che le scorte accumulate consentiranno di soddisfare la domanda fino alla prossima stagione. Pruneaux d'Agen Pruneaux d'Agen

Per ottenere le Pruneaux d’Agen, chiamate anche "oro nero dell'Aquitania" i frutti vengono raccolti ed essiccati secondo rigidi disciplinari. 

 

 

Dopo la raccolta i frutti vengono rapidamente trasportati in una stazione di essiccazione dove vengono lavati e smistati in base alla dimensione. Successivamente vengono disposti su dei graticci e fatti essiccare per 20-24 ore all’interno di un tunnel di essiccazione. È proprio l’accuratezza con cui viene realizzato questo procedimento tche ha permesso alle Pruneaux d’Agen di ottenere nel 2002 l'Indicazione Geografica Protetta (IGP) offrendo così ai consumatori la qualità europea del marchio.

METODO DI PRODUZIONE
L'albero dell'Ente viene preparato alla produzione per ben tre anni e i primi frutti si possono raccogliere solo dal settimo anno in avanti. Le susine vengono raccolte tra il 25 agosto e il 25 settembre. Si utilizzano macchine che scuotono gli alberi e, contemporaneamente, raccolgono i frutti. Ne occorrono circa tre chili e mezzo per ottenere un chilo di prugne secche. Solo le migliori vengono lavate e sistemate su vassoi fatti con assicelle di legno o canne intrecciate. Poi le prugne vengono disidratate a temperatura controllata (55-60°C), in speciali forni, che le mantengono intere e consistenti, con la pelle corrugata ma senza fessure. Al termine del processo, che dura alcune ore, le prugne secche vengono suddivise per calibro, quindi reidratate immergendole per poco in acqua a 80 °C. Le Pruneaux d'Agen mi-cuit sono semisecche, vengono ottenute arrestando l'essiccazione quando il tenore di umidità del frutto è sceso tra il 30 e il 35 %. Le Pruneaux d'Agen IGP sono di colore nero brillante, hanno una consistenza morbida e la polpa di colore che va dal giallo all'ambra, il sapore è gustoso e dolce. La conservazione non prevede zuccheraggio.

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Sono straordinariamente versatili e possono essere trasformate in crema di prugne, utilizzate anche per riempire le tipiche pruneux fourrés (prugne farcite), o in confettura. Vengono prodotti anche cioccolatini alla prugna, prugne allo sciroppo, al vino e all'Armagnac, praline, bon bon di prugne e acquavite.

pruneaux fourrés à la créme de pruneauxpruneaux fourrés à la créme de pruneaux

STORIA
La varietà a cui appartengono le Pruneaux d'Agen e le Pruneaux d'Agen mi-cuit IGP deriva probabilmente da una prugna-dattero, tonda e gustosa, venuta dalla Siria, i cui semi furono portati in occidente dai Crociati. La sua coltivazione conobbe una grande fortuna nel Medioevo: verso la metà del XIV secolo i monaci dell'abbazia di Clairac scoprirono che la prugna essiccata al sole acquistava un sapore molto gustoso, trasformandosi in un ottimo alimento conservabile. Il nome del prodotto è dovuto al fatto che, un tempo, il loro trasporto verso l'Inghilterra avveniva soprattutto per via fluviale, partendo dal porto di Agen.

Il Bureau national Interprofessionnel du Pruneau riunisce e rappresenta tutti i produttori francesi di pruneaux d'Agen e i lavoratori della filiera.

Enologo dell'anno 2022

Daniele Cernilli premia l'enologo dell'anno 2022Daniele Cernilli premia l'enologo dell'anno 2022Enologo dell'anno 2022. Il prestigioso riconoscimento è stato assegnato durante la cerimonia che si è svolta sabato 2 ottobre 2021 all’Hotel Principe di Savoia di Milano. A consegnare il premio a Luca D'Attoma è stato Daniele Cernilli, il Doctor Wine ideatore della Guida essenziale dei vini d’Italia. Luca D’Attoma da trent’ anni è enologo consulente. Nel 1999 ha fondato la Wine Evolution Consulting. Pioniere della viticoltura biologica in Italia, nel 2000 ha fondato insieme ad Elena Celli, l’azienda Duemani di Riparbella, sulla Costa Toscana. www.lucadattoma.com

Conoscete lo speciality coffee? Imperator e Bloom lo raccontano

ImperatorImperator

In occasione della Giornata Mondiale del Caffè, il 1 ottobre 2021, Imperator e Bloom Coffee School organizzano a Trieste una serie di eventi  per avvicinare il grande pubblico allo speciality coffee.qbquantobasta era presente perché #ociseioseguiqb

Coffee Boom evento diffuso di SCA Italy. Coffe Boom evento esplosivo sullo speciality coffee

 

 

Per un giorno in tutta Italia, le porte dei centri di formazione SCA, delle caffetterie, delle torrefazioni e delle aziende associate, saranno aperte per accogliere il grande pubblico e la stampa con attività formative e divulgative mirate a far conoscere il prodotto speciality ai consumatori italiani. A Trieste l’evento si svolgerà in un Premier Training Campusriconosciuto da SCA, la Bloom Coffee School, spazio formativo di Imperator, azienda storica che da più di cinquant’anni e da tre generazioni è leader nell’importazione e commercializzazione di caffè verde. 

Verrà presentato anche High Value Coffee, un progetto che intende applicare tecniche avanzate di biologia molecolare e di analisi sensoriale sul caffè, per correlare le informazioni genetiche delle varietà utilizzate dai torrefattori con il loro gusto attraverso un approccio innovativo ed integrato che coinvolge la ricerca, gli importatori e la logistica.
Assieme agli altri marchi del gruppo, Bloom Coffee School e Bloom Specialty Coffee, ci sarà spazio per la divulgazione dello specialty coffee ai professionisti del settore e al grande pubblico.

Ho partecipato alla master class del mattino per la stampa con interessanti coinvolgimenti interattivi, sulla tostatura e sulla lavorazione della materia prima, sul taster degli aromi, sul fantastico slow coffee.  Un mondo da scoprire. Il tutto seguito da una visita guidata al Deposito magazzino in Porto nuovo durante la quale sono state illustrate in sintesi le principali attività svolte da Imperator. 

Nel pomeriggio, sempre negli spazi della Bloom Coffee School, in programma una seconda masterclass dedicata agli studenti delle scuole professionali e alberghiere, con dimostrazioni tecniche per imparare sul campo i "trucchi del mestiere".

La sera, dalle 18.30 nel Caffè Antico Ponterosso in via Genova 10/A a Trieste l'Aperitivo Coffee aperto al pubblico: un evento per dimostra la versatilità dell'ingrediente caffè  all’interno del settore della mixology. 

Visita guidata in Porto Nuovo con Donelli Group e Fabrizio Polojaz della Imperator Visita guidata in Porto Nuovo con Donelli Group e Fabrizio Polojaz della Imperator

 

IMPERATOR da 40 anni leader nel mercato del caffè a 360°

Lorenzo PolojazLorenzo Polojaz

La storia di Imperator nasce negli anni Cinquanta con Gioachino Polojac, già attivo nel mercato del caffè crudo. Nel 1980 nasce  la Imperator Srl per volontà di Alessandro Polojac, figlio di Gioachino. Il nome Imperator è un talismano di buon auspicio: richiama il periodo asburgico che ha segnato l’inizio dell’intensa attività commerciale del Porto di Trieste e indica la volontà di di affrontare con slancio e ottimismo una nuova epoca. We care about originsè il payoff che si è aggiunto dal 2005 al logo principale di Imperator.

Bloom CoffeE School, la formazione sul mondo del caffè

Una scuola del caffè nata 4 anni fa e impegnata nell’insegnamento dei corsi della Specialty Coffee Association, ma non solo. Caffè verde, tostatura, analisi sensoriale, abilità del barista, latte art e brewing sono alcuni dei moduli approfonditi presso la scuola di Campo del Belvedere 6 rivolti ad aziende e professionisti del settore, amanti del caffè o semplici curiosi.
La scuola è inoltre un luogo di ritrovo dove l’azienda condivide l’esperienza maturata in questi 40 anni di attività nel settore.

Bloom Specialty Coffee marchio di caffè di alta gamma 

Dal 2020 Imperator si è concentrata maggiormente sull’online. Durante il periodo del primo lockdown è nato il marchio Bloom Specialty Coffee per la propria linea di caffè di alta gamma.
Tre parole che racchiudono l’essenza dell’E-Shop dedicato alla linea di caffè speciali tostati e alle attrezzature per i professionisti: la nuova offerta di Imperator che permette di educare anche il palato al mondo dei caffè specialtyimperator Bloom specialty coffeeimperator Bloom specialty coffee

Red Moon® Conoscete le mele a polpa rossa?

Red moon tagliataRed moon tagliata

Red Moon®. I risultati del recente studio del Centro di Sperimentazione Laimburg aprono la strada al possibile riconoscimento delle mele a polpa rossa come functional food. Negli areali italiani è iniziata a metà settembre la raccolta di Red Moon®, in particolare della cultivar più precoce RS-1, a cui seguirà tra poche settimane quella della cultivar più tardiva RM-1.

Per la mela a polpa rossa e ticchiolatura resistente, coltivata e commercializzata in Italia da Clementi (BZ) e per la produzione biologica e biodinamica da Bio Meran (BZ), si prevede un raccolto di 2.500 tonnellate, quindi una disponibilità per la campagna 2021/22 in aumento, nonostante qualche perdita causata dalle gelate primaverili.

Il favore dei consumatori di Germania e Nord Europa per questa mela dalla colorazione interna sorprendente e dal gusto piacevolmente acidulo ha portato  all’avvio di test produttivi nella zona del lago di Costanza. Un altro test si sta svolgendo in Serbia, dove la produzione già da qualche anno è avviata verso l’Est, Russia inclusa, con risultati di vendita molto soddisfacenti.

Red Moon® Lago di CostanzaRed Moon® Lago di Costanza

Il favore di pubblico verso la Red Moon® è previsto in crescita, visto il diffuso trend salutistico. Decisivi in tale senso saranno anche i risultati della ricerca condotta dal Centro di Sperimentazione Laimburg insieme all’Università di Trento e alla Fondazione Edmund Mach sulla relazione tra i polifenoli nella polpa e gli antiossidanti nella buccia delle mele.

Lo studio comparativo tra 22 varietà, tra convenzionali in commercio, antiche e nuove a polpa rossa, evidenzia innanzitutto che i frutti dovrebbero essere mangiati con la buccia, in cui si trova la concentrazione maggiore di antociani, e che le varietà di mele a polpa rossa – tra cui allo studio la Red Moon® - potrebbero eventualmente essere utilizzate come cosiddetto “alimento funzionale”. Red Moon® raccoltaRed Moon® raccolta
Luis Clementi, responsabile tecnico dell’omonima ditta licenziataria e socia proprietaria del brand e della Red Moon srl, dichiara «Stanno aumentando i volumi, l’esperienza e la qualità delle nostre mele red-flesh. Ogni anno i volumi crescono per effetto in parte di nuove superfici, ma soprattutto per l’entrata in piena produzione dei primi impianti. Puntiamo ad una qualità top, dal campo sino allo scaffale, adottando tutte le soluzioni per sorprendere i clienti rispettando al contempo l’ambiente e i coltivatori.»

 

 

Polpetti alla luciana: perché si chiamano così

Giorgio Sommer (1834 1914) Napoli, S. Lucia e Hotel de Rome (1865 circa)Giorgio Sommer (1834 1914) Napoli, S. Lucia e Hotel de Rome (1865 circa)

Ma chi è la Luciana che ha creato i polpetti così famosi nella cucina napoletana? Leggete con attenzione: il titolo alla luciana è scritto in minuscolo, quindi nessuna cuoca Luciana da ringraziare in questo caso, ma la tradizione dell'antico borgo di Santa Lucia, abitato prevelentemente da pescatori e tutti gli abitanti del borgo sono comunemente detti luciani.  Qui nasce la ricetta con pomodori, peperoncino ed erbe aromatiche.  Nel corso degli anni l’originario condimento a base di aglio, pomodoro, prezzemolo e peperoncino, usato per cuocere polpi di taglia più grossa, è stato arricchito con l’aggiunta di olive e capperi, diventando così un ottimo sugo per condire un piatto di pasta o per un secondo sostanzioso

Polpetti alla luciana. L'esecuzione della ricetta invece è rimasta quella di una volta, così come tramandata nel tempo. Una ricetta antica che, grazie alla cottura lenta e prolungata, lascia i polpetti morbidi e pieni di sapore. L’uso del tegame di terracotta prescritto per la cottura risale all’antica tecnica di pesca con l'anfora. Di notte sui fondali del mare di Santa Lucia venivano collocati anfore e vasi di terracotta pieni di pietre bianche, in cui i molluschi cefalopodi, attratti dal colore chiaro, venivano trovati il mattino seguente, pronti per essere cucinati a pezzi e senza eccessive manipolazioni, ma soprattutto senza alcuna aggiunta di acqua.

Da questa peculiarità della ricetta deriva il detto napoletano o purp’ se coce rint’ all’acqua soja, ossia “il polpo si deve cuocere nella sua acqua”, inteso nel senso di lasciare che una situazione complessa si risolva e rientri da sola senza intervenire, o che una persona che non vuole consigli faccia esperienza a proprie spese. Presto o tardi, i fatti vi daranno ragione.

Consiglio: per preparare i polpetti alla luciana affogati nel pomodoro vi consiglio di scegliere la varietà dei moscardini, così chiamati per il caratteristico odore di muschio che emanano
appena pescati e che si distinguono dai polpi veraci per una colorazione più chiara, dimensioni più piccole e un’unica fila di ventose su ciascun tentacolo.

 

Scopri QUI la ricetta 

Vi piacerebbe un sandwich di anguria?

sandwich di anguria  ricetta e foto di @nonnapaperina.itsandwich di anguria ricetta e foto di @nonnapaperina.it

L'estate continua con questa proposta di Sandwich all'anguria, farcito di un delizioso spalmabile, di olive e di lattughino. Una proposta fresca e colorata per la vostra tavola.

 

Ingredienti per 4 persone

 

  • 4 fette di anguria
  • 200 g Spalmabile Exquisa Fresco Cremoso di Capra
  • 12 olive nere denocciolate
  • 150 g di lattughino
  • 1 pomodoro
  • 1 cipollotto
  • qualche fogliolina di basilico
  • mezzo spicchio di aglio
  • 4 cucchiai di olio extravergine di oliva
  •  aceto bianco e sale q.b.


Preparazione


Affettate il cipollotto e conditelo con sale e aceto bianco.

Ricavate otto quadrati dalle fette di anguria, facendo in modo che abbiano la misura delle fette di pancarré.

Su una metà della fetta spalmate il Fresco Cremoso e disponete il cipollotto, qualche foglia di lattughino, qualche oliva denocciolata e qualche fogliolina di basilico.

Ponetevi sopra un’altra fetta di anguria e farcite la superfice come la precedente; ripetete l’operazione fino alla terza fetta.

La quarta fetta chiuderà la composizione che - per ottenere l'effetto sandwich - sarà tenuta insieme anche grazie a uno stuzzicadenti.

Infine realizzate un trito con il pomodoro, l’aglio schiacciato, un po’ di sale e poche gocce di aceto. Condite con due cucchiai di olio e un pizzico di peperoncino.

Usate il composto per farcire sull’ultima fetta ogni sandwich e guarnite con le olive e a piacere con i germogli di cipolla e una foglia di basilico.

 

EXQUISA

Exquisa appartiene al Gruppo Karwendel, fondato in Baviera nel 1909: da oltre 100 anni impegnato nella trasformazione del latte. Presente in Italia dal 2005 con sede a Bolzano, Exquisa è stata la prima azienda a lanciare il formaggio fresco spalmabile Senza Lattosio sul mercato italiano.

Sagra di Godia: premio per la patata più pesante

sagra di Godiasagra di Godia

Domenica 5 settembre 2021 si è chiusa una 45ma edizione della Sagra di Godia, davvero degna di nota soprattutto per la partecipazione del pubblico. Tra gli eventi della giornata la premiazione del concorso “La patata più pesante”: ad aggiudicarsi il primo premio è stata Alda Viola (nella foto in alto, con il vicepresidente della Pro Loco Giorgio Mansutti), con una patata di 496 grammi. Seconda Daniela Tosolini (438 grammi), terzo Federico Passone (420 grammi).

Godia patata più pesanteGodia patata più pesante

A chiusura della giornata l'estrazione della lotteria: la lista completa dei numeri vincitori è pubblicata sulla pagina Facebook della Sagra.

Ulteriori informazioni qui 

Gazpacho verde con insalata Lusia IGP

gazpacho verde lusiagazpacho verde lusia

Non tutte le insalate sono uguali. Lo sapevate che c'è anche un'insalata IGP? Scopritene con noi la storia e anche una golosa ricetta diversa dal solito.  L'insalata Lusia IGP, che cresce in un terreno ricco di sali minerali, possiede un buon contenuto di fibre (1.2 g su 80 g) ed è ricca di potassio e calcio. È particolarmente sapida, pertanto, può non serve ’aggiungere sale alimentare come condimento.

La campagna europea a favore della frutta e della verdura DOP e IGP mira a promuovere i marchi europei di qualità che garantiscono origine, tracciabilità ed eccellenza.

L’Insalata di Lusia IGP si presta a essere consumata in molti modi: come contorno o insieme ad altri ingredienti, si abbina a quasi tutto. Tra le attività di comunicazione online della campagna europea è stata avviata una partnership con la food blogger e appassionata di cucina, Monica Bergomi, che ha reinterpretato, in una veste innovativa, proprio questa insalata.

Di seguito la sua squisita ricetta!

Gazpacho con Insalata di Lusia IGP e mela verde

 

Ingredienti (x 4 porzioni)


• 300 g insalata di Lusia IGP Cappuccia
• 150 g mela verde Granny smith
• 1 cipollotto
• basilico fresco
• 120 ml di latte di cocco
• sale grosso marino integrale
• 2 cucchiaidi olio extravergine di oliva
• 250 ml acqua naturale ben fredda
• 4 pomodorini

 

Procedimento


Lavare le foglie di insalata e asciugarle con una centrifuga asciuga-insalata. Sbucciare la mela e tagliarla a pezzi.

Versare tutti gli ingredienti, a eccezione dei pomodorini, nel robot da cucina o nel bicchiere di un frullatore a immersione.

Unire qualche foglia di basilico, poco sale, il latte di cocco e l’olio extravergine di oliva.

Frullare il tutto fino a ottenere una crema densa e omogenea. Fare riposare la zuppa in frigorifero per 1 ora.

Trasferire il gazpacho verde nei singoli piatti di servizio e terminare la preparazione con qualche fogliolina di insalata, i pomodorini e qualche goccia di latte di cocco.

insalata lusia IGPinsalata lusia IGP

L’orticoltura a Lusia è iniziata nei primi anni del 1900, come attività per consumo familiare. Lusia e i comuni che la circondano sono caratterizzati da terreni con strati di sabbia molto spessi, trasportati dalle piene dell’Adige nei secoli passati. La tipologia del terreno molto leggero e con una forte componente di sabbia non permetteva la coltivazione delle colture tradizionali (grano e mais).  Per saperne di più 

Alcuni quaderni manoscritti (datati 1930) menzionano l’insalata, termine generico er indicare sia le lattughe sia le indivie. Ma già nel 1933 in quei quaderni compariva la dicitura latuga o salata che a quell’epoca come accade ancora tra alcuni produttori d’oggi era intesa come Lattuga Cappuccia.
Tuttavia la seconda guerra mondiale, che vide la distruzione di buona parte del paese di Lusia, rallentò il processo di sviluppo dell’orticoltura e mise in ginocchio l’intera zona. Con la fine della guerra, e la disponibilità d’alcuni mezzi di trasporto (recuperati dal passaggio degli eserciti) alcuni produttori si improvvisarono commercianti. Prodotto cardine per gli orticoltori divenne l’insalata (Lattuga Cappuccia). Risale agli anni '50 la fondazione della Centrale Ortofrutticola di Lusia. 

Okonomiyaki: pizza frittata o frittella?

okonomiakyokonomiakyOkonomiyaki

MAIDO A ROMA. L’okonomiyaki, il cibo di strada giapponese, tipico di Osaka, che abbiamo sicuramente conosciuto nei cartoni animati, è arrivato da giugno 2021 nel quartiere Monti.  “Ciao! Benvenuto! Grazie!” è questo all'incirca il significato della parola Maido

Okonomiyaki significa letteralmente "Come piace a te” ed è il termine usato per indicare una frittella di grano salata e gustosa, che viene tradizionalmente preparata – sotto gli occhi dei clienti – alla piastra (teppan) e abilmente lavorata grazie all’aiuto di spatole metalliche (kote). Nato negli anni '30 del secolo scorso a Osaka, l’Okonomiyaki diviene popolarissimo durante la seconda guerra mondiale, quando la scarsità di risorse fece il successo di questo piatto – realizzabile con poco ma buono e nutriente – a cui si possono aggiungere molti e diversi ingredienti: dalla carne al pesce, dalle verdure alle uova.

Il piatto di Maido viene rifinito con una speciale salsa okonomi, maionese giapponese, fiocchi di alghe verdi e katsuobushi, sottilissime scaglie di bonito.Si può gustare nelle versioni Veggie, Spicy e altre varianti.Ci sono poi gli Onigiri, le popolari polpette di riso ripiene, conosciuti come il cibo dell’amore, che appaiono spessissimo negli Anime nipponici e che da Maido si possono trovare conditi con soia e olio di sesamo, saltati sulla piastra, o ripieni di salmone, tonno e cream cheese, gamberi, avocado e umeboshi (prugne salate).

Da provare anche: 

il Sakana, il trancio di salmone speziato scottato su teppan con salsa teriyaki, avocado, spinacino e sesamo nero;

il Takoyaki, le polpette di polpo fritto servite con scaglie di tonno essiccato, maionese e salsa otafuku;

il Katsu Sandwich il tipico panino giapponese ripieno di maiale impanato e fritto, maionese giapponese e cavolo cappuccio.

Decisamente invitanti le Bowl a base di riso o soba croccante disponibili con carne, pesce e tofu come anche gli Yakisoba, gli Yakiudon presenti in menù.

Immancabili i Ramen da degustare nella versione Vegan, Vegetarian e Chashu con lonza a fette, porro, aglio, cipollotto, uovo marinato in soia, sake, mirin e zenzero, alga nori.

E naturalmente ci sono i mitici Doroyaki, i dolcetti giapponesi presenti nei cartoni animati che ricordano i pancake e che vengono farciti di anko, la marmellata di azuki; non mancano i Mochi, i popolarissimi dolcetti a base di pasta di riso colorati e gommosi. Da bere, oltre al sakè e al tè verde c'è anche il Ramune, tradizionale bibita giapponese. 

Orario Maido
Aperto tutti i giorni dalle 12.00 alle 23.00
Roma- Via Urbana, 122.

Vi siete mai chiesti che cosa preparasse il padre di Licia, detto anche Marrabbio, dietro al suo bancone in compagnia del gatto Giuliano? La risposta è Okonomiyaki!

ingredienti Per la pastella


1 kg di farina 00
1,50 lt di acqua
32 g di lievito
70 g di mirin
70 g di dashi

Per una porzione


100 g di pastella
100 g di cavolo verza
1 uovo
10 g di cipollotto

Per guarnire

Maionese giapponese q. b.

Salsa Okonomi q. b.

Scaglie di bonito 1 manciata

 

Preparazione


Per la pastella versare in un unico contenitore farina, acqua, lievito, mirin, dashi e mescolare fino a ottenere un impasto omogeneo.

Una volta che la pastella sarà pronta aggiungere la verza, tagliata prima a listarelle, 1 uovo e il cipollotto.

Mescolare di nuovo il tutto fino a ottenere di nuovo un impasto omogeneo.

Versare poi un filo d’olio sul teppan (o in padella) e posizionare un mestolo di impasto cercando di conferire una forma circolare.

Dopo circa 5 minuti, girare il tutto come fosse una frittata, aiutandosi con una piccola spatola e lasciare cuocere per altri 5 minuti.

Quando la pizza/frittella dell’okonomiyaki sarà pronta, impiattare e guarnire con la speciale salsa okonomi, a base di frutta e verdura fermentata e la maionese giapponese.

Trattandosi di una sorta di pizza si possono aggiungerevari ingredienti: pancetta, gamberi, spinaci, formaggio e altro a piacere.

Spollichini: chi sono costoro? #persapernequantobasta

fagioli spollichinifagioli spollichini

Vi sfagiolano gli spollichini? Gli spollichini sono quei fagioli bianchi estivi che si consumano freschi e che devono il loro nome al verbo spullecchiare che in napoletano significa sgranare. Spullecà indica l'azione di sbaccellare (fave e/o piselli e/o fagioli), ma anche cercare minutamente o piluccare. 

La zuppa di spollichini è una ricetta tradizionale napoletana che vi riproponiamo

 

 

Sfagiolare dunque. Un termine che non si ritrova più nei dizionari moderni. La derivazione è dal toscano fagiolare o fagiuolare, che persiste ancora come termine geografico (per es. Colle Fagiolare). Fagiolare significa andare a genio, piacere, garbare; Sfagiolare, come spullecà, rappresenta l’azione di togliere i fagioli freschi, gli spollichini, o meglio, ‘e spullicarielle, dal baccello.

E gli zolfini? E i toscanelli li conoscete? E i fagioli del Purgatorio? E le trenta varietà autoctone di fagioli censite in Carnia? La biodiversità si esprime anche con le parole. #parolegolose. Una rubrica nata durante la quarantina (quarantena) Covid-19, ma covata a lungo, in attesa di esprimersi ed esplodere. Una rubrica che racconta di parole. E che nasce dal successo dell'altra nostra sezione Chiedilo a qb.

Domande e curiosità che attirano e coinvolgono i nostri lettori. Parole e frasi che raccontano l'etimologia e le origini dei piatti, le trasmigrazioni di ingredienti e di vitigni, storie fascinose di come sono nati i modi di dire, ma anche le consuetudini alimentari. Senza troppe pretese, con la nostra consueta leggerezza. Per saperne quanto basta, appunto. Dal 2021 la rubrica si è arricchita con le #ricettedaleggere.

Entrambe le rubriche #parolegolose e #ricettedaleggere sono aperte alle vostre collaborazioni.

Segnalateci una parola golosa, indicateci un racconto culinario. Scrivete a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

L'indirizzo è Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Rospa & Ramparino: chi sono?

Il melone protagonista delle natura morte del '600, qui è presente anche un "melone rospa"Il melone protagonista delle natura morte del '600, qui è presente anche un "melone rospa"

Gli antichi meloni reggiani

La coltivazione di meloni ha una lunga tradizione nelle valli tra Novellara, Guastalla e Santa Vittoria. Il lavoro di riscoperta portato avanti dall’Istituto superiore Zanelli ha consentito di recuperarne  quattro, quasi scomparse, ognuna diversa dall’altra per caratteristiche e sapore. melone rospamelone rospa

Il “melone rospa” è uno dei più antichi in assoluto in Italia - spiega il professor Marconi -. Ha un aspetto simile a una zucca e deve il suo nome alle verruche sulla superficie». Particolare anche il gusto, non molto dolce, sapido e leggermente piccante, caratteristiche che lo rendono eccellente cotto al forno con cioccolato e amaretti, come si fa con le pesche.

Conoscete l'halloumi?

halloumi ph shutterstockhalloumi ph shutterstock

La feta greca è entrata ormai a fare parte degli ingredienti della nostra cucina; il tzatziki spopola sulle nostre tavole soprattutto nei mesi estivi. L'halloumi (χαλλούμι) invece da noi è praticamente sconosciuto, anche se l'abbiamo trovato in vendita alla coop, all'Esselunga e finanche alla Lidl. È un formaggio prodotto da secoli: nel  1554 Florio Bustron citava pecore e capre dell'isola di Cipro e un formaggio denominato Halloumi (in italiano Calumi).

Conoscete le donne del bosco?

Arte in naturaArte in natura

“Arte in Natura” nel Rojale con le Donne del Bosco.  Opere d'arte all’aperto, installazioni nella natura, con materiali raccolti sul posto. È questo il percorso che stanno portando avanti le “Donne del Bosco”, un gruppo di artiste ispirate dal movimento Art in Nature, nato in Nord Europa negli anni '80. Dopo la loro presenza a Ovaro, dove hanno appena concluso le opere "Riflessi" ora in esposizione ai laghetti di Aplis, saranno presenti dal 28 giugno al 3 luglio 2021 anche a Reana del Rojale.
Le opere realizzate sono effimere, destinate a dissolversi nella natura stessa in cui sono create. La creatività di ogni artista è sempre tesa a dare un messaggio legato al rispetto dell'ambiente e a farci notare la poesia di ciò che ci circonda. I visitatori, così, possono mettere alla prova le proprie capacità interpretative, oppure lasciarsi sorprendere da un'installazione, da uno scorcio che non avevano notato. A Reana del Rojale l'Assessorato alla Cultura in sinergia con la Commissione Cultura ha scelto di ospitare l'evento presso la pista ciclabile delle Rogge, per valorizzare il nuovo tratto di Zompitta, inaugurato proprio due anni fa, lungo l'antica Rosta Ferracina e vicino al torrente Torre
Tra le artiste due sono  rojalesi: Maria Grazia Collini e Adriana Ghiraldo, entrambe scultrici conosciute, che lavoreranno in sinergia con le altre artiste Silvia Braida, Luisa Cimenti, Laura Piovesan e Vera Paoletti, per molti anni insegnante di educazione artistica proprio a Reana del Rojale. Chi lo desidera potrà vederle al lavoro dal 28 giugno al 3 luglio, giorno dell'inaugurazione del percorso Rojale LandArt, previsto per le 18.30.
Le opere saranno poi visitabili tutta l'estate, così i tanti visitatori della ciclabile delle Rogge avranno uno stimolo in più per percorrere questo bel tratto di pista, nella natura e nell'arte.

Per conoscere l'intero calendario di "Intrecci CultuRojali" cliccare QUI 

Conoscete Stolvizza? Benvenuti in Val Resia

StolvizzaStolvizza

Stolvizza è un piccolo paese dell'alto Friuli che molto si è impegnato, in questi ultimi anni ma soprattutto in questi lunghissimi mesi di chiusura,  grazie anche all'associazione ViviStolvizza per rendere sempre più attrattivi questi territori. Il programma estivo è molto fitto: 

Conosci la pinza senza lattosio?

pinza senza lattosiopinza senza lattosio

Ultima creazione di Eppinger caffè: la pinza senza lattosio studiata e realizzata da SebastianoScaggiante. Risponde alle esigenze di chi è golosodi cose buone, ma soffre di intolleranze alimentari. Sempre attento alle esigenze della clientela, Scaggianteha creato un prodotto che ha conquistato anche chi intollerante non è! Una pinza lievitata, con l'olio extravergine del territorio al posto del burro e con un ingrediente speciale: l’acqua desalinizzata del mare di Canovella deZoppoli. L'acqua del Golfo di Trieste viene prelevata, su concessione della Regione edell’Agenzia delle Dogane, a 1,3 miglia dalla costa e a 6 metri di profondità. Successivamente,viene trattata nell’impianto a sei stadi di Lignano per la rimozione delle componenti organiche e del Boro e sterilizzata in un altro impianto a ultravioletti. L’idea e il progetto sono della Colmi seconda, dei fratelli Doz. Come in tutte le ricette speciali, racconta Scaggiante, c’è anche un ingrediente segreto, che rende la pinza soffice e morbida.

pinza e shop pinza e shop

Ideale, come la vera pinza triestina, non solo per le colazioni dolci, ma anche da abbinare in ogni occasione con prosciutto cotto caldo, come si usa fare a Pasqua o anche della coppa suina riscaldata e aggiunta di finocchietto del Carso. Potete acquistarla direttamente anche dall' e-shop! un'immagine di qualche anno fa, quando con qb da Eppinger abbiamo organizzato l'evento prepasquale pinza e cotto un'immagine di qualche anno fa, quando con qb da Eppinger abbiamo organizzato l'evento prepasquale pinza e cotto

Che ci fa il pianista fuori posto in una piazza di Polcenigo?

 

Pianista fuori postoPianista fuori posto

"UN FIUME DI NOTE” 2021, rassegna musicale itinerante site-specific con eventi in tutta la regione FVG, domenica 13 giugno 2021 ospiata a Polcenigo (PN) il concerto del “pianista fuori posto” - nome d’arte del padovano Paolo Zanarella - interprete di un concerto nel segno di “Ripartire è l’unica speranza”. Appuntamento alle 18.00 in piazza del Plebiscito per un’inedita esibizione organizzata con PianoFVG e Mazzini 47, Paolo Zanarella che da oltre 10 anni con il suo pianoforte a coda raggiunge le piazze e le strade delle città per regalare ai passanti la magia di un concerto inaspettato. 

pianista fuori postopianista fuori posto

Certificazione SQNPI. Il logo dell'ape per la qualità del vino

vigneti sqnpivigneti sqnpiCertificazione SQNPI. Tecniche agronomiche rispettose della salute dell’ambiente e dell’uomo da un lato. Trasformazione digitale dall’altro. È il doppio beneficio del protocollo di certificazione SQNPI con cui la Cantina Produttori di Valdobbiadene, una delle realtà più rappresentative del Prosecco Superiore DOCG, sta accompagnando i 600 soci viticoltori dalla vendemmia 2019. Un lungo, impegnativo percorso che con la prossima vendemmia 2021 consentirà di arrivare a un ambizioso traguardo: avere tutti i 1000 ettari di vigneto dei soci certificati con il logo dell’ape, che apparirà gradualmente su tutte le etichette.

Sede Cantina Produttori ValdobbiadeneSede Cantina Produttori Valdobbiadene

OBIETTIVO: 1000 ETTARI PER LA CERTIFICAZIONE SQNPI - Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata

 

 

Il processo di certificazione ha richiesto anche la completa digitalizzazione dei quaderni di vigna in cui si registrano tutte le operazioni effettuate dai soci agricoltori, con un importante travaso di competenze intergenerazionale: i giovani trasferiscono ai padri le competenze tecnologiche, i padri e i nonni condividono l’esperienza in vigna. Proprio in queste settimane in Cantina si imbottigliano i primi Valdobbiadene DOCG con il simbolo dell’ape. Tra questi, l’Uvaggio Storico, un prodotto più unico che raro, frutto di un progetto di tutela dei vitigni autoctoni Verdiso, Perera e Bianchetta Trevigiana che la Cantina porta avanti da alcuni anni con sei soci per conservare un patrimonio del territorio che rischiava di scomparire. Per fare rivivere un Prosecco "dal gusto antico". 

uvaggio storicouvaggio storico
“In queste ultime settimane – spiega Alessandro Vella, Direttore Generale della Cantina – abbiamo iniziato a imbottigliare le prima etichette della DOCG Valdobbiadene che potranno fregiarsi della certificazione. Partiremo dal nostro Uvaggio Storico, che ha in sé un valore importante di territorio.  Un lavoro enorme ed estremamente impegnativo, che parte da un sistema di autocontrollo aziendale con verifica dei requisiti di conformità ai disciplinari di produzione per ogni singola attività svolta, in vigna come in ufficio: dalle operazioni colturali al tracciamento dell’acquisto e utilizzo dei prodotti fitosanitari, dalle analisi del suolo alla taratura delle macchine irroratrici. 

Il Gruppo Cantina Produttori di Valdobbiadene – Val D’Oca è la prima società cooperativa del settore vitivinicolo del Veneto a essersi dotata di un Bilancio di Sostenibilità applicando la metodologia internazionale GRI Standard – Global Reporting Initiativeai fini dell'attuazione dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals) sanciti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.  Per fare ciò la società investe nel riconoscere incentivi ai soci che applicano le tecniche di produzione biologica e integrata, valorizzando l’impegno di famiglie di agricoltori che da generazioni con il loro lavoro quotidiano contribuiscono a custodire un territorio che per le sue peculiarità è stato riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità.

Conoscete la Tasting Academy del Colli Orientali?

La sala della Tasting Academy La sala della Tasting Academy

#TastingAcademy Il 2020 è stato l’anno del 50° anniversario della Doc Friuli Colli Orientali e del Consorzio; erano in programma diverse attività ed eventi per festeggiare tale ricorrenza tracciando un segno per il futuro della denominazione. Lo stop imposto dalla pandemia non ha comunque frenato le attività tecniche e di promozione che si sono adattate alle esigenze, ci spiega Matteo Bellotto. Per dare un segno concreto di continuità e di speranza è stata inaugurata recentemente  la Friuli Colli Orientali e Ramandolo Tasting Academy. Un luogo, dedicato alla formazione di alto livello dei professionisti, aperto tutti i giorni su prenotazione, con 32 postazioni dispenser per degustare in autonomia vini provenienti da tutta la denominazione con specifici focus periodici.

Grazie ai tecnici del Consorzioche da oltre 13 anni raccolgono i dati stagionali nella relazione tecnica “Le Stagioni e le Uve”, si potrà essere introdotti, degustando, alla comprensione dei sentori specifici di ogni angolo della denominazione. L’obiettivo è che la Tasting Academy diventi un’opportunità per fare diventare ristoratori, enotecari, sommelier, giornalisti e winelovers degli ambassador dei Colli Orientali del Friuli.

Il grande schermo della postazione multimediale consente di potersi collegare on line e di organizzare degustazioni a distanza in tutto il mondo e possibili visiti multimediali virtuali. Un luogo unico, negli spazi di Villa Nachini Cabassi di Corno di Rosazzo,  capace di trasformare la promozione in risorsa per tutti condividendo le conoscenze e le professionalità del Consorzio.

Conoscete la Polacca aversana? In versione rustica?

Polacca rustica di Biagio MartinelliPolacca rustica di Biagio Martinelli

La Polacca, regina indiscussa della tradizione pasticciera di Aversa, è un dolce di pasta brioche e ripieno di crema pasticciera e amarene; ne esistono due versioni: a fagotto, ideale per la colazione, e a torta, più adatta come dolce domenicale. Alla Pasticceria Biagio Martinelli c'è anche la Polacca aversana in versione rustica con provolone e salsiccia. 

polacca aversana dolcepolacca aversana dolce

Ma che ci fa un dolce che si chiama polacca in provincia di Caserta? L’origine del dolce risalirebbe agli anni ’20 del secolo scorso, quando una suora polacca donò a un pasticcere la ricetta di una torta che preparava per le consorelle del convento. Con il passare del tempo Nicola Mungiguerra, il pasticciere in questione, rivisitò la ricetta affinché potesse incontrare il gusto dei suoi compaesani. Da quel momento nacque questa leccornìa, il cui nome rende omaggio alla suora polacca. Nel 1926 Nicola aprì una pasticceria intitolata come il famoso dolce che divenne il suo maggior vanto. Si racconta che per circa mezzo secolo, ogni domenica, Il pasticciere si sia recato al convento per far assaggiare alle suore una polacca aversana in segno di gratitudine.

Biagio Martinelli, giovane pasticciere figlio d’arte che nel 2017 ha aperto una pasticceria che porta il suo nome, oltre a realizzare squisitie polacche tradizionali, ha creato prima una Polacca alla Mela Annurca, divenuta ben presto patrimonio comune di tutte le pasticcerie del territorio e in seguito anche una versione salata. Nella Polacca rustica l’impasto con parmigiano e pepe nero avvolge una crema pasticciera salata al parmigiano arricchita da dadini di provolone del monaco Dop e salame di suino nero campano. Del resto Martinelli punta a una pasticceria contemporanea in cui alla proposta dolce viene affiancata una produzione di pasticceria salata e una cocktail list con drink alcolici e analcolici.

Pasticceria Biagio Martinelli via Paolo Riverso, 101, Aversa (Ce)

Conoscete i girini? Un primo piatto stellato de la Subida

girini briciole di pasta buttata condite dallorto La Subidagirini briciole di pasta buttata condite dallorto La Subida

Una ricetta semplice, essenziale e perfetta, che riprende un piatto della tradizione e lo rielabora in modo impercettibile ma tale da farlo sembrare un'altra preparazione. Le briciole di pasta buttata sono anni in menù nel ristorante stellato La Subida.  

Conoscete il bulgur? Qui una gustosa proposta

 

 

 bulgur e bio dado allo zafferano bulgur e bio dado allo zafferano

Conoscete il bulgur? È grano spezzato, costituito da grano duro integrale germogliato, che subisce un particolare processo di lavorazione. I chicchi vengono cotti al vapore e fatti essiccare, poi vengono macinati e ridotti in piccoli pezzetti. È molto diffuso in Turchia, Tunisia e in altri paesi del Medio Oriente; il suo nome deriva dal turco bulgur, che significa "orzo bollito". Vi sono diverse forme di bulgur a seconda della grandezza dei granelli: le pezzature più grandi sono utilizzate per preparare minestre, quelle più fini per piatti freddi e insalate. Esiste anche il bulgur crudo, non germogliato e non precotto. Si ottiene spezzando direttamente il grano duro selezionato, fino a ottenere una granulometria che permette la cottura in 10-15 minuti. Questo tipo di bulgur, non avendo subito i processi di germogliazione, essiccazione e precottura, mantiene tutte le caratteristiche e i benefici del cereale integrale: i granelli di grano duro infatti sono avvolti dalla loro crusca e provvisti del germe, conservando così le proprietà e il colore vivo del grano duro, inoltre dopo la cottura i granelli rimangono più consistenti. Il bulgur precotto deve essere messo in ammollo in acqua per 20-30 minuti per farlo reidratare, poi viene messo a cuocere in una quantità d'acqua pari al doppio del suo volume per 10 minuti circa; successivamente lo si lascia nell'acqua di cottura per altri dieci minuti per un'ulteriore crescita di volume. Si può servire caldo come pilaf o freddo come tabbouleh.

Bulgur con cipolla, gamberetti, briciole croccanti e dado allo zenzero Bio Bauer 

 

INGREDIENTI

 

320 g di Bulgur

2 cipolle rosse fresche

250 g di gamberetti sgusciati (anche surgelati)

4-5 fette di pane (anche raffermo)

1 o 2 dadi allo zenzero bio Bauer 

olio extravergine d’oliva q.b.

sale q. b.

 

Preparazione 

 

In un padellino antiaderente versate due cucchiai di olio extravergine d’oliva e lasciatelo scaldare.

Aggiungete il pane sbriciolato e lasciatelo cuocere circa 5 minuti a fiamma moderata, il tempo necessario per far diventare croccanti le briciole. Tenete da parte.

Versate in una pentola 1 litro di acqua, mettete all’interno il dado allo Zenzero, lasciate sciogliere e portate a bollore.

Nel frattempo, in una padella capiente antiaderente versate un filo d’olio extravergine d’oliva, unite le cipolle tagliate a fettine sottili e i gamberetti sgusciati.

Lasciate soffriggere per un paio di minuti; unite quindi il bulgur, lasciatelo tostare e aggiungete il brodo fino a completa cottura.

Suddividete il bulgur nei piatti, aggiungete in superficie le briciole croccanti e servite.

La ricetta è del blog elviradolciecucina.it

Fassoneria riapre. E voi conoscete la Fassona?

Fassoneria: ripartenzaFassoneria: ripartenza

#ripartenzaRiapre la Fassoneria di piazza Emanuele Filiberto 4 a Torino, e lo fa con un progetto di rinnovamento, affidato a due nuovi giovani gestori, Daniele e Serena, che hanno preso in mano lo storico punto vendita del Quadrilatero, là dove nacque la Fassoneria nel 2013.  “L'idea è  quella di seguire il percorso che la Fassoneria ha intrapreso negli ultimi anni, trasformandosi da semplice hamburgeria gourmet in ristorante monoprodotto, con piatti di carne 100% di Fassone di Razza Piemontese”. Il menu è stato quindi ampliato  ed è stata aggiunta una proposta a scaffale con prodotti del territorio: “vogliamo che la nostra Fassoneria diventi una vetrina di piemontesità”, spiegano. 

Per la riapertura, fissata per sabato 8 maggio, hanno pensato a una battuta condita con una spuma di mozzarella di bufala, pomodorini secchi e foglie di basilico fritte, un piatto che con i suoi colori ricordi la "rinascita", in questo caso la riapertura dell'Italia.

Gli orari:  lunedì: chiuso, martedì-venerdì: dalle 19:00 alle 22:00 (come da attuali disposizioni) o 23:00  sabato-domenica: dalle 12:00 alle 15:00 e dalle 19: alle 22:00 (o 23:00)

Il progetto Fassoneria, nato nel 2013 da un'idea del giovane imprenditore torinese Fabrizio Bocca, ha l'obiettivo di rafforzare l'identità della carne Fassona e divulgarne la cultura in tutta Italia. A incontrarsi nel marchio Fassoneria sono infatti Compral, una cooperativa agricola di allevatori della provincia di Cuneoe Coalvi, Consorzio di Tutela della Razza Piemontese,primo organismo in Italia ad aver messo a punto un disciplinare di etichettatura volontaria sviluppato esclusivamente per la Razza Piemontese, attivo dal 1984.

battuta al coltellobattuta al coltello

La Fassona. Il termine Fassone, o Fassona, è entrato in uso nel vocabolario commerciale per indicare il bovino di Razza piemontese. Questo termine è il risultato di una traduzione letterale e puramente fonetica del sostantivo “fasson”: è probabile che l’utilizzo del termine, con il significato di vitello di Razza Piemontese di pregio, si sia consolidato sui mercati zootecnici del Piemonte raccogliendo un’espressione usata dai commercianti francesi i quali commentavano i vitelli migliori dicendo che erano “de bonne façon”.

 

 

 

 

La Razza bovina Piemontese può vantarecaratteristiche di alto pregio sia a livello organolettico sia di resa al macello. La particolarità che la rende immediatamente riconoscibile è  l'ipertrofia muscolare o groppa doppia, dovuta a una mutazione naturale comparsa probabilmente a inizio del Novecento. Si tratta di una razza a spiccata attitudine alla produzione di una carne di eccellente qualità, poco grassa e molto tenera.

 

 

 

 

Conoscete i carducci? E il Moretto di Brisighella?

carciofo moretto in cestacarciofo moretto in cesta

Nome scientifico: Cynara Scolymus. Terreno preferito: siliceo-argilloso,, tipico dei calanchi, ben esposto al sole. È il carciofo, il  bocciolo dell’infiorescenza che si raccoglie immatura, cioè prima che sbocci, nel mese di maggio. Nel caso del Moretto di Brisighella, carciofo dal colore viola con riflessi dorati,  i petali terminano con acute spine di colore giallo. È una varietà rustica, sulla quale non sono stati fatti interventi genetici, diversamente da altre, largamente coltivate nel bacino del Mediterraneo, e ciò ha consentito di mantenere inalterate nel tempo le caratteristiche e gli aromi originari. È protetto da un disciplinare di produzione della D. O. C.  che delimita fra l'altro l'area di produzione  delimitata a Nord-Est con il comune di Faenza, a Est con il comune di Castrocaro, a Sud-Est con il comune di Modigliana, a Sud con il comune di Marradi, a Ovest con il comune di Palazzuolo, a Nord-Ovest con il comune di Casola Valsenio e a Nord con il comune di Riolo Terme.

carciofo moretto carciofaia ph fabio liveranicarciofo moretto carciofaia ph fabio liverani

La pianta si presenta come un cespuglio che può raggiungere un’altezza di 150 centimetri, il fusto è eretto con getti basali chiamati “carducci”, che vengono usati per la riproduzione. Le foglie, verdi-grigiastre, sono grandi e spinose, pendenti all’infuori. Il Disciplinare prevede che l’impianto sia effettuato per via vegetativa prelevando da piante madri di carciofo un numero variabile, max 20, getti vegetativi (carducci).

carciofo moretto primo piano ph fabio liveranicarciofo moretto primo piano ph fabio liverani

Il “Moretto” si mangia crudo e leggermente lessato, condito con sale e olio, preferibilmente con il Brisighello”, con il quale si sposa molto bene, in quanto i due prodotti hanno una base aromatica comune. Nel “Brisighello” infatti, il consumatore avverte con chiarezza, fra i vari sentori, i profumi e i gusti del carciofo verde. Piacciono del Moretto la leggera sensazione di amaro carciofo-cardato tipica dei carciofi non selezionati e la freschezza sellerina (sedano). 

Lo sapevate? Le  foglie del carciofo sono la base per la produzione di tutti gli amari, tanto che un tempo, fino agli anni Trenta del secolo scorso, venivano tagliate dopo il raccolto, fatte essiccare, imballate e spedite in Germania per la produzione di amari.

 Una ricetta speciale ddel ristorante Gigiolèdi Brisighella (ora ceduto dalla famiglia Raccagni ad altra proprietà) 

MOSTARDA DI CARCIOFI MORETTI ALLA SENAPE PER ACCOMPAGNARE FRITTI DI GAMBERI

 Pulire circa 20 carciofi moretti, tagliarli grossolanamente e immergerli in una soluzione di ¼ aceto bianco, 200 g di zucchero semolato, ¼ di vino bianco secco. Lasciarli a marinare una notte intera.
L’indomani porre i carciofi con la marinata in una casseruola e far bollire a fuoco lentissimo per alcune ore affinchè il liquido diventi sciropposo come il miele.

Aggiungere, fuori dal fuoco, alcune gocce (in verità pochissimo) di estratto di senape che troverete in erboristeria.

Mescolare e sistemare in barattolini di vetro a chiusura sigillata questa mostarda che, se ben fatta, può durare anche un anno.
N.B.: si sposa bene anche con altri tipi di fritto che non sia solo pesce.

 

Conoscete l'Iris fritta?

iris frittairis fritta

Siamo a Palermo nel 1901. I melomani sono in grande fermento per il debutto della nuova opera di Pietro Mascagni: “Iris”. Il pasticciere Antonio Lo Verso, sull’onda dell’entusiasmo generale,
prepara una sorta di ciambella priva di buco, da consumare calda, appena fritta, farcita di ricotta fredda mantecata con lo zucchero, con cioccolato fuso e a pezzetti. È apoteosi!

Da quel momento la pasticceria di Lo Verso divenne talmente famosa che cambiò presto il nome in Pasticceria Iris, oggi purtroppo scomparsa. Dell’Iris esistono versioni differenti: a esempio l’Iris fritta catanese è farcita con crema pasticciera gialla o al cioccolato.

iris fritta by blog siciliairis fritta by blog sicilia

Nonostante sia un dolce, i siciliani annoverano l’Iris tra le proposte di street food tradizionali palermitane. Del resto è figlia di una creazione precedente molto famosa a Palermo e ancora oggi ben conosciuta: la ravazzata. Una brioche cotta al forno con dello zucchero nell’impasto, ma farcita internamente con ragù di carne e piselli. Ne esiste anche una variante identica per impasto e ripieno che però viene fritta e che prende il nome di rizzuola. E ovviamente ci sono ravazzate e rizzuole diversamente declinate. A Castelvetrano la farcitura di questi due capolavori culinari è con carne tritata, prosciuttocotto e mozzarella vaccina. Ad Alcamo con il termine ravazzata si indica un dolcetto composto da un involucro di pastafrolla ripieno di ricotta e gocce di cioccolato.

rizzuola by fornelli di siciliarizzuola by fornelli di sicilia

Nel Dizionario Siciliano-Italiano pubblicato a Palermo nel 1840 “ravazzata” è tradotto semplicemente con “specie di torta”, senza alcun riferimento alla farcitura di carne e piselli, mentre con il diminutivo “ravazzatina” si intende una “specie di pagnotta piena”. Oltre alla versione classica con il sugo e il macinato, nelle abitazioni palermitane è diffusa anche la ravazzata con gli spinaci e la ricotta di pecora, una ricetta delicatissima più adatta alla stagione estiva. Tipicamente invernale, invece, la variante con cimette di cavolfiore lesse, salsiccia, formaggio primo sale e olive nere, riportata dalla gastronoma Alba Allotta nel volume “La cucina siciliana in 1000 ricette tradizionali”.

rizzuola by sicilia fanrizzuola by sicilia fan
È proprio dalla ravazzata che forse si deve partire per ritrovare un’origine all’Iris fritta che a questo punto abbiamo compreso essere un’imitazione con pasta lievitata anziché frolla della ravazzata alcamese. Effettuando le dovute ricerche emerge che, come spesso accade, la ricetta deriverebbe dalle mani delle monache di clausura: nelle loro interminabili giornate di meditazione occupavano parte del tempo nel confezionare dolci che venivano poi venduti portando così piccoli proventi al convento. Le ricette poi sarebbero passate nelle mani dei pasticcieri locali che le avrebbero ulteriormente elaborate.
In sostanza quello che nel 1901 fece Antonio Lo Verso dando alla rizzuola (la ravazzata fritta per capirci) un ripieno dolce. Creando la mitica Iris. Nella ricetta antica si usavano dei panini simili alle rosette, da cui veniva raschiata la crosta, venivano svuotati dalla mollica, e bagnati con latte dolcificato, poi riempiti di ricotta, con una leggera panatura e fritti.

Conoscete la cabossa? Nuovo sorbetto al frutto del cacao

gelato cabossa ph RenataVeselygelato cabossa ph RenataVesely

Avete mai assaggiato il frutto del cacao? Difficile, ma ora possibile grazie alla CHOCOLATE ACADEMY, che, con il Choco gelato chef Ciro Fraddannoin collaborazione con ROGELFRUT,azienda che lavora frutta surgelata e purea di frutta,  propone un nuovissimo sorbetto al gusto tropicale del frutto del cacao. 

gelato cabossagelato cabossa

Per secoli, il frutto del cacao è stato raccolto solo per i suoi semi e nel tempo si è persa l'associazione con il frutto. Tuttavia, proprio come una mela o un'arancia, il cacao ha il suo gusto fruttato tipico. I suoi alberi crescono nelle regioni tropicali intorno all'equatore. Cresciuto sul tronco e sui rami dell'albero, il frutto del cacao chiamato cabossa, è costituito dalla buccia, la polpa e i semi (fave). I semi vengono lavorati per fare il cioccolato e rappresentano solo il 30% circa della composizione del frutto. Una volta mature, le cabosse colorate vengono accolte a mano, pulite e aperte per eliminare i semi e la polpa bianca e fresca. Solo una parte di questo frutto viene usato per consentire alle fave di fermentare

gelato cabossa biancogelato cabossa bianco

Oggi grazie allo studio di Cabosse Naturals, brand del gruppo Barry Callebaut, è possibile usare l’intero frutto del cacao e godere delle sue straordinarie qualità.

Il prodotto destinato al mercato della gelateria artigianale e realizzato in collaborazione con RogelFrut, contiene  il 40% di polpa del frutto del cacao ed è facile da usare perché pronto all’uso. Ciro Fraddanno cconsiglia di abbinare al sorbetto il gruè di cacao per dare croccantezza e un'esperienza di gusto dell’intero frutto: come ritrovarsi in una piantagione di cacao!

gelato cabossagelato cabossa

Chocolate Academy – è la scuola professionale dedicata al cioccolato fondata nel 2017 da Barry Callebaut, azienda leader mondiale nella produzione di cacao e di cioccolato. Il maître chocolatier Alberto Simionato è il direttore della Chocolate Academy™ di  Milano (centro internazionale del gelato al cioccolato artigianale).

Come fare pinza titole presnitz e putizze?

 promo libro Com'è dolce Trieste promo libro Com'è dolce Trieste

Promozione dolce all'insegna della #pasquatriestina per i componenti della nostra community qubista (a proposito vi siete ricordati di controllare l'iscrizione alla newsletter?) Fino al 4 aprile 2021, giorno di Pasqua compreso,

E gli studenti delle scuole alberghiere in pandemia?

ristorazione ospitalità evento on line 2 aprileristorazione ospitalità evento on line 2 aprileRistorazione & ospitalità: parole chiave della crisi economica e sociale dovuta alle restrizioni per la pandemia. E gli studenti della scuole alberghiere, i futuri cuochi o il futuro personale di sala come vivono questo periodo? Ne parleremo venerdì 2 aprile 2021

Come fare un arrosto perfetto?

arrosto al fornoarrosto al forno

Succulento e profumato, è il secondo piatto classico del pranzo della domenica, per la tavola delle feste e per ogni occasione speciale. È ancora più buono se servito insieme a un contorno di croccanti patate. Per portare in tavola un ARROSTO davvero PERFETTO eccovi pochi semplici suggerimenti:

1) Al momento di acquistare la carne scegliete pezzi di primo taglio come lo scamone, la noce o il magatello (girello). Queste sono infatti le parti più povere di collagene, che, per restare tenere, non richiedono tempi di cottura molto prolungati.

2. Prima di mettere l’arrosto sul fuoco, tenete la carne a temperatura ambiente per almeno un’ora, tamponatela bene con carta assorbente da cucina e massaggiatela a lungo con olio extravergine di oliva (l’olio facilita la trasmissione del calore alla carne) e con un trito di aglio ed erbe aromatiche.  Accendete il forno in modalità statica e portate la temperatura a
200 °C;  poi, in una casseruola di ghisa, scaldate l’olio e rosolate la carne a fiamma alta per circa tre minuti per lato, così da sigillarla e ottenere un sugo più saporito.

3. Terminata la rosolatura, sfumate con un bicchiere di vino bianco, lasciate evaporare e passate l’arrosto in forno, per circa 40 minuti, girandolo soltanto una volta.

4. Al termine della cottura, estraete la teglia dal forno, regolate di sale, avvolgete l'arrosto in un foglio di carta stagnola e lasciatelo riposare almeno 15 minuti, in modo che i succhi si possano distribuire in modo omogeneo all’interno della polpa.

5. ntanto riscaldate il fondo di cottura sul fornello, regolate di sale, aggiungete un po' di acqua e, servendovi di un cucchiaio di legno, staccate gli eventuali residui di carne, per preparare il sugo di accompagnamento dell’arrosto.

6. Se preferite continuare la cottura dell’arrosto in una teglia, prima di porvi la carne non dimenticatevi di riscaldare la teglia stessa: in questo modo, infatti, la parte inferiore e quella superiore dell’arrosto continueranno a cuocere nello stesso momento.

Il segreto finale. Passato il tempo di riposo, versate sulla carne un po’ di olio extravergine e infornate per qualche minuto a 200 °C, per ottenere l’esterno croccante. Successo assicurato! 

arrostoarrosto

Ma che ne dite di questa domanda? L’arrosto è maschio e Il bollito è femmina?

Cucinare, nel senso di cuocere, ha generato l’abitudine a mangiare insieme in un posto e in momento prestabiliti, rendendo l’uomo più sociale e socievole. Cucinare, per il solo piacere di farlo, significa poter scegliere di dedicare una parte del nostro tempo a un’attività che sa gratificarci. La trasformazione dal crudo al cotto, avvenuta con la scoperta del fuoco, ha segnato l’evoluzione umana e ha coinvolto le civiltà nel corso dei millenni, anche se la differenza tra le cotture è rimasta sostanzialmente quella tra gli alimenti esposti al fuoco e quelli cotti nell’olio, nel burro o nell’acqua. La differenza tra il crudo e il cotto ha fondato il passaggio definitivo dalla natura alla “cultura”, proprio attraverso la cottura del cibo. 


Si deve a Lévi-Strauss la distinzione tra la cottura fatta direttamente sul fuoco e quella fatta in un recipiente con del liquido.

 

 

 

Arrosto e bollito sono quindi due diversi modi di cottura, dai quali si è giunti all’antinomia tra maschile e femminile, che riconduce l’arrosto - praticato un tempo all’aria aperta, anche frettolosamente durante la caccia - al genere maschile e il bollito, contraddistinto da una cottura al chiuso, lunga e paziente, a quello femminile. La suddivisione tra lo spiedo e la pentola ha rafforzato nei secoli, la netta divisione dei ruoli nella famiglia. 

Che diranno le femminsite di oggi? 

Conoscete la Frittedda?

la ricetta della frittedda pubblicata sul mensile qb nel gennaio 2020la ricetta della frittedda pubblicata sul mensile qb nel gennaio 2020

Il termine Frittedda probabilmente ci evoca qualcosa di fritto, forse una frittata; in realtà è un tipico piatto palermitano composto da fave, piselli e carciofi che vengono cucinati in umido.
È un contorno, ma può essere servito anche come antipasto ed è gustoso sia tiepido sia freddo.  Di seguito la mia personale ricetta.

 Frittedda

 

Ingredienti per 6 persone


*500 g di fave (anche surgelate)
* 500 g di piselli (anche surgelati)
* 6 carciofi
* 2 cipollotti
* un mazzetto di finocchietti selvatici
* olio extravergine d'oliva
* sale q.b. e pepe nero in grani


PREPARAZIONE

  1.  Pulire i carciofi, eliminare le foglie esterne e ricavarne i cuori, affettarli a fette sottili e metterli a bagno in acqua acidulata con limone.
  2. In una padella versare l'olio evo e i cipollotti mondati e affettati; rosolare, aggiungere i carciofi e rosolare il tutto ancora per cinque minuti.
  3. Aggiungere le fave, i piselli e poco meno di mezzo bicchiere di acqua. Coprire e cuocere e a fiamma dolce per circa quindici minuti.
  4. Aggiustare di sale, aggiungere il finocchietto selvatico spezzettato e cuocere per altri cinque minuti.
  5. A fine cottura macinare a piacere pepe nero in grani.

Conoscete il Tagliamento?

tagliamentotagliamento

Giornata Mondiale dell'Acqua 2021. il Consorzio del Prosciutto di San Daniele omaggia il fiume Tagliamento, uno degli ultimi corsi d’acqua europei a conservare le condizioni idrologiche naturali e la morfologia originaria, a canali intrecciati, che cambia a seconda delle condizioni meteorologiche e del volume d’acqua trasportato. Definito il “re dei fiumi alpini”, il Tagliamento scorre per 170 chilometri, attraversando il Friuli-Venezia Giulia dal Passo della Mauria fino al Mare Adriatico e costeggiando la città di San Daniele. 

tagliamentotagliamento Risalendo il corso del fiume, le brezze salmastre adriatiche incontrano quelle fredde provenienti dalle Alpi Carniche, generando condizioni ambientali uniche. Sono proprio questi fattori a influire sul livello di umidità e sulla naturale regolazione della temperatura, conferendo unicità al peculiare microclima delle colline di San Daniele. 

Basta un piatto di minestra

Minestra riso patate e grisol (Silene Vulgaris) Minestra riso patate e grisol (Silene Vulgaris)

#Ricetta semplice e appetitosa proposta da Daniela Doretto su FB. Appassire uno scalogno, unire il grisol* crudo, fare insaporire e aggiungere i cubetti di patate, abbassare la fiamma al minimo e lasciare andare coperto per 8-10 minuti.

Alzare il fuoco e unire il riso, farlo intridere per poco tempo e poi coprire con brodo vegetale oppure acqua e sale; portare a cottura. Non deve essere troppo asciutto, ma neanche troppo brodoso, alla veneziana insomma. 

Silene vulgarisSilene vulgaris

*grisòl., scjopetin, sclopìt, strigoli, tanti nomi per la Silene Vulgaris, una delle piante spontanee più attese dai raccoglitori gourmet in queste settimane che anticipano la primavera. 

 

Conosci il Cammino di San Francesco Caracciolo?

cammino caracciolinocammino caracciolino

#torneremoaviaggiare. #scoprirelitalia. Il Cammino di San Francesco Caracciolo (protettore dei cuochi) attraversa Marche, Abruzzo, Molise e Campania, riscoprendo borghi, tradizioni e leggende, che da Loreto ci accompagnano a Napoli, correndo indietro nel tempo, tra il 1500 e il 1600.

Un percorso che non è solo religioso: un cammino che si snoda attraverso luoghi minori della #bellitalia. Chieti, Roccamontepiano, Montebello sul Sangro, Montelapiano, Villa Santa Maria, Roio, Rosello, Agnone sono le prime, tappe di un itinerario di oltre 500 chilometri (di cui oggi mappati 50) che offrono un’esperienza entusiasmante di scoperta storica, religiosa, paesaggistica e gastronomica.

“Lungo il Cammino di San Francesco Caracciolo intendiamo far camminare non solo le persone-turisti ma anche far circolare idee, esperienze, competenze che possano contribuire allo sviluppo integrale di meravigliose aree interne trascurate spesso dai grandi progetti", sottolinea Nicola Caracciolo di San Vito, ideatore, promotore e coordinatore del progetto:

 

CHI ERA SAN FRANCESCO CARACCIOLO


Nasce nel feudo paterno di Villa Santa Maria (Chieti) il 13 ottobre 1563, l’anno in cui si chiude il Concilio di Trento. Terzo rampollo di uno dei numerosi rami della potentissima famiglia dei principi Caracciolo, egli conduce la vita spensierata che il suo rango gli consente fino all’età di venti anni, quando contrae una grave malattia contagiosa.
Allora decide di farsi isolare in un sottoscala del palazzo di famiglia; ma proprio qui avviene la sua conversione del cuore, che lo porta a decidere, qualora fosse guarito, di consacrarsi a Dio e dedicarsi ai più bisognosi. La guarigione avviene miracolosamente ed egli lascia il piccolo borgo natìo per recarsi a Napoli, dove inizia a prestare servizio presso la Compagnia dei Bianchi di Giustizia a favore di poveri, malati e condannati a morte. Qui incontra casualmente il ricco e nobile genovese Agostino Adorno che lo coinvolge, insieme al consanguineo Fabrizio Caracciolo, a creare un nuovo ordine religioso: i Chierici Regolari Minori.
Il loro obiettivo era che questo Ordine mettesse insieme quanto di più bello la cristianità aveva prodotto fin dalle origini della Chiesa. Non ancora trentenne, Ascanio si trova a dover guidare da solo la nuova famiglia religiosa da lui fondata, essendo morto nel frattempo Agostino Adorno. Per tre volte nell’arco di venti anni si reca in Spagna, dove tra mille difficoltà fonda le prime comunità del nuovo Ordine.
Muore in odore di santità il 4 giugno 1608 ad Agnone, sulla via del ritorno a Napoli da un pellegrinaggio a Loreto. Viene canonizzato nel 1807 e proclamato nel 1840 compatrono di Napoli, città che è stata la culla del suo Ordine. Nel 1996 viene proclamato Patrono dei Cuochi.

 

Chi è Daphne blagayana? Un fiore raro della Val Tramontina  

 

daphne blagayana  Tramonti di Sopradaphne blagayana Tramonti di Sopra

E' stato scoperto nel 1989 dal naturalista Adrano Bruna e dal botanico prof. Livio Poldini che l'ha scientificamente certificata.  Trattasi di un fiore davvero raro. È la Daphne blagayana,  conosciuto in valle con il nome di rododendri blanc. Fiore appartenente alla famiglia delle Thymeleaceae e inserito nella lista rossa dei fiori protetti questo fiore in Italia cresce nel territorio di Tramonti di Sopra. Al di fuori dei confini nazionali si trova in alcune zone della Slovenia e in Bosnia.

Ringraziamo Roberto Zanette, un appassionato che ci ha scritto per correggere alcune imprecisioni che avevamo pubblicato in precedenza. 

Gli scopritori della Daphne Blagayana, il prof Soldini la indica con un bastoncino Gli scopritori della Daphne Blagayana, il prof Soldini la indica con un bastoncino

Conoscete il rati? Sapori solo per uomini forti?

rati rati

Alcuni dei nostri lettori ricorderanno sicuramente una radice invernale dal colore nero che si consumava durante il verno. Era di prammatica servirla sul desco il primo giorno di Quaresima come accompagnamento alla renghe(aringa). Sapori forti per uomini forti. Il suo nome furlano, al maschile singolare era rati, mentre il nome scientifico è Raphanus sativus niger. Abbiamo usato il tempo passato per la denominazione furlana perché questo ortaggio è quasi sparito dagli orti (i furlani, ormai, danno la preferenza alle orticole estive), ma anche dalle bancarelle degli erbivendoli più attaccati alla tradizione. Non abbiamo grandi documentazioni storiche sul rati.

Possiamo solo dire che nel catalogo di sementi divulgato dallo Stabilimento agro-orticolo di Udine nel 1864 si trova un "Ravanello nero tondo d'inverno" che sicuramente è il nostro. Nel Vocabolario botanico friulano del 1871 Giulio Andrea Pirona gli dedica questo breve lemma: "Si coltiva per mangiarne la radice, ch'è grossa, nera e di sapore leggermente piccante". Gli fa eco il Vocabolario friulano detto Nuovo Pirona del 1935: "Si mangia in insalata la grossa e tonda radice, di sapore piccante". Non è il piccante del peperoncino, è quel sapore "forte", non a tutti gradito, che caratterizza tante piante appartenenti alla famiglia delle Crocifere, dette anche Brassicacee (senape, rapa, ravanello, cavoli vari, cren, ecc.).
Forte e acre, tanto che rati era sinonimo di persona aspra, pungente, stizzosa, irosa. Quello di pensare subito alla suocera è uno stolido luogo comune. 

ratirati

Noi ricordiamo che veniva mangiato crudo, previo passaggio nel grat, condito con olio, pepe e sale. C'era chi lo mescolava alla brovada, pure essa cruda: nella miscela entrava nella percentuale di circa il 25%, ma i veri uomini potevano superare questa percentuale.Qualcuno preferiva mangiarlo cotto (lessato), sempre grattugiato e condito come sopra.

La sua coltivazione era diffusa, ma non tra i cargnelli (ora però i fratelli Marzona a Verzegnis lo hanno recuperato), perché nella Flora friulana dei Gortani (1906) si legge che è coltivato in Friuli fino alla regione submontana. Nel 1962 compare nel catalogo di sementi e piante della ditta F.lli Rizzardi che aveva sede in via Treppo 5 a Udine (lì dal Vescul); siamo, così, informati che "si semina a dimora in agosto-settembre, diradando poi se la nascita risultasse eccessivamente fitta". La varietà Nero rotondo d'inverno ha la buccia nera, rugosa e polpa bianca.
In triestino questa pianta se ciama rato, che pare proprio una triestinizzazione di rati, e comunque al plurale anche a Trieste fa rati.
Quanto alla origine linguistica si potrebbe pensare al tedesco Rettich, che vuol dire proprio rati.
Tutte notizie inutili, visto che il rati è scomparso dagli orti, dalle mense e dal primo giorno di Quaresima. Forse si trova in qualche centro commerciale, non so, quelli son luoghi che non frequento. Ho scritto queste righe come piccola rosta al diluvio di ricette che sommerge ormai ogni rivista.

Come fare le scarolelle 'mbuttunate

scarolelle legatescarolelle legate

Le scarolelle ‘mbuttunate, cioè imbottite, sono un delizioso piatto della tradizione contadina campana, ancora oggi servito come antipasto o contorno, soprattutto in occasione delle Festività. Un involtino dal ripieno saporito che, appena liberato dallo spago da cucina, sprigiona un profumo intenso e indimenticabile. È questo il momento in cui si gusta per davvero il buon odore del Natale, che per noi napoletani, a tavola, è sempre l’appuntamento con un sogno.

 scarole 'mbuttunatescarole 'mbuttunate


Ingredienti per 4 persone


8 cespi piccoli di scarola
* 6 cucchiai di pane grattugiato
* 100 g di olive nere
* 50 g di capperi dissalati
* 8 filetti di acciughe sott’olio
* 30 g di uva passa
* 30 g di pinoli
* 1 spicchio di aglio
* 6 cucchiai di olio extravergine di oliva
* pepe q.b.


Preparazione

  • Mondate le scarole eliminando le foglie esterne, lavatele bene sotto l’acqua corrente, eliminando poi l’acqua in eccesso.
  • Snocciolate le olive, mettete l’uvetta in ammollo in acqua tiepida e sciacquate i capperi per eliminare il sale in eccesso.
  • Lessate le scarole in poca acqua bollente per alcuni minuti, solo per renderle più tenere.
  • Con una schiumarola mettetele a sgocciolare nel colapasta e lasciatele raffreddare.
  • In una padella soffriggete uno spicchio di aglio con tre cucchiai di olio, aggiungete quattro cucchiai di pangrattato e fate rosolare, mescolando.
  • Preparate un trito con i capperi, le olive e le acciughe, unitelo al pangrattato, aggiungete l’uva passa ammorbidita, ovviamente senza il liquido, e i pinoli.
  • Cuocete ancora per qualche minuto; regolate di pepe e fate raffreddare.
  • A questo punto aprite con delicatezza le scarole, farcitele con il ripieno e chiudetele con lo spago da cucina.
  • In una padella scaldate tre cucchiai di olio, aggiungete le verdure, (le scarole sono sostanzialmente indivia), cospargete con il resto del pangrattato. 
  • Cuocete a fiamma bassa per circa 15 minuti, mescolando con delicatezza, fino a quando saranno leggermente rosolate.
  • Togliete lo spago da cucina e servite subito.

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  • È una ricetta che si presta a diverse varianti sia per le modalità di cottura (alcuni preferiscono non lessarle, altri scelgono la cottura in forno), sia nella scelta degli ingredienti; quelli che ho usato sono gli stessi che utilizzo per la preparazione della scarola in padella; qui, riuniti tutti insieme, danno vita a un piatto prelibato dal sapore intenso.
  • La ricetta è stata pubblicata nel numero di dicembre 2020 del mensile qbquantobasta. 

qbquantobasta dicembre  2020qbquantobasta dicembre 2020

E tu le sai fare le stelline dolci di Natale?

Biscotti di Natale PeruginaBiscotti di Natale Perugina

I biscotti natalizi sono il dolce ideale da condividere in famiglia, Le Stelline di Natale sono biscotti al burro preparati con il metodo classico, unendo farina, uova, zucchero, burro fuso, lievito e vaniglia. Grazie agli li stampini appositi prenderanno la forma di piccole stelle ma a renderli speciali è l’inconfondibile gusto intenso del Perugina GranBlocco fondente extra 50%, che con la sua facilità di scioglimento e lavorazione è perfetto a fine cottura per guarnire i biscotti. Tutte le ricette Perugina nascono e prendono vita alla Scuola del Cioccolato Perugina, a Perugia, dove i Maestri Cioccolatieri con passione, ogni giorno, offrono tutta la loro creatività ed esperienza nel mondo del Cioccolato. Il Maestro Cioccolatiere Alberto Farinelli svela la preparazione dei biscottti perfetti.

BISCOTTI NATALIZI AL CIOCCOLATO

Ingredienti


• 250 g farina
• 120 g zucchero
• ½ bustina lievito per dolci
• una bacca di vaniglia
• un uovo
• 120 g burro
• 90 g Perugina® GranBlocco Fondente Extra 50%

 

Procedimento

Versate in una ciotola capiente la farina, lo zucchero, il lievito, i semi della bacca di vaniglia, l’uovo e infine il burro.

Amalgamate bene tutti gli ingredienti fino a ottenere un impasto omogeneo. 

Formate un panetto, copritelo con la pellicola e lasciatelo raffreddare in frigorifero per almeno 30’. 

Riprendete l’impasto dal frigorifero, ponetelo su una spianatoia infarinata e con il matterello tirate la pasta a uno spessore di 3-4 millimetri. 

Create dei biscotti con degli stampini o tagliapasta della forma che preferite, in questo caso a froma di stellina, e posizionateli sulla teglia ricoperta di carta da forno. 

Ponete in forno già caldo a 175 °C per 8-10 minuti o fino a quando i bordi dei biscotti saranno leggermente dorati quindi lasciateli raffreddare fuori dal forno.

 

Decorazione 

Sciogliete a bagnomaria o al microonde 90 g di Perugina® GranBlocco Fondente Extra 50%.

Fate raffreddare il cioccolato mescolando fino a raggiungere circa 31 °C. 

Riempite una piccola sac à poche con punta fine e decorate i biscotti.

 

I blocchi di cioccolato Perugina GranBlocco nascono per essere protagonisti di creazioni che sanno distinguersi per qualità e gusto. Perugina GranBlocco è un cioccolato dall’alta versatilità: eccellente da gustare da solo, perfetto per essere utilizzato in più modi: dalle scaglie al fuso, facile da spezzare e con ottime capacità di sciogliersi e amalgamarsi con altri ingredienti.

Sai preparare la minestra maritata?

minestra. maritataminestra. maritata

La minestra maritata, detta anche pignato grasso, è il piatto tradizionale che a Napoli si prepara per le festività, tanto da essere stata definita una pietanza di gala della cucina partenopea.Grazie alla ricchezza delle sue carni e al sapore amarotico e un po’ acidulo delle verdure è un piatto davvero saporito, dal gusto semplice e ricco.
L’antica ricetta,  che si chiamava "minestra di foglie alla napoletana", prevedeva tra gli ingredienti anche altre parti del maiale tra cui i piedini o zampetti, le cotiche, le orecchie, il mascariello ossia il guanciale e la nnoglia (doglia), una salsiccia secca e affumicata, tipica delle zone dell’entroterra campano, ottenuta dalla lavorazione delle parti di scarto e interiora, nota anche con il nome di salame pezzente. Con il tempo questi ingredienti sono stati eliminati e sostituiti dalle spuntature (costine) di maiale.

Ingredienti

 

per il brodo di carne

  • 500 g di corazza di manzo (taglio di seconda scelta ricavata dai muscoli che coprono le prime vertebre dorsali, posto sopra al biancostato di reale)
  • 500 g di muscolo di manzo
  • 300 g di spuntature di maiale (costine)
  • un osso o gambetto di prosciutto crudo
  • 2 carote * un cuore di sedano * una cipolla * un ciuffo di prezzemolo
  • grani di pepe nero * chiodi di garofano * sale * olio evo q.b.

per il brodo di gallina

  • mezza gallina tagliata a pezzi
  • 2 carote * un cuore di sedano * una cipolla * un ciuffo di prezzemolo  
  • sale e olio evo q. b.

Minestra maritata


Verdure da mondare  e lessare separatamente

  • 800 g di scarola liscia
  • 800 g di cicorino selvatico o cicoria
  • 400 di broccoli di Natale o a foglia
  • 800 g di torzelle (cavolo riccio locale) o cavolo greco
  • 500 g di borragine.

Potete sostituire le verdure a piacere con spinaci, catalogna, cavolo nero, verza o bietole mantenendo inalterate le proporzioni, che si intendono al netto degli scarti.

 la minestra maritatala minestra maritata

Preparazione 

Per i brodi 

Ponete a cuocere separatamente in due pentole alte le carni e la gallina a pezzi insieme alle verdure tagliate, le cipolle intere steccate con i chiodi di garofano, i grani di pepe e un giro di olio.
Coprite con acqua fredda e fate bollire a fiamma bassa per almeno un paio di ore, schiumando di tanto in tanto il brodo dal grasso e dalle impurità.
Trascorso il tempo indicato, togliete le carni, spolpate la gallina e filtrate i brodi con un colino a maglie strette.
Lasciateli raffreddare, versateli in un contenitore e poneteli in frigorifero. Quando saranno ben freddi eliminate il grasso che è affiorato in superficie con una paletta forata.

In una capace casseruola scaldate abbondante olio extravergine di oliva, aggiungete le carni, i pezzi di gallina, le verdure lessate, strizzate e tagliate, qualche crosta di parmigiano.
Coprite con due parti di brodo di carne e una parte di brodo di gallina e fate sobbollire lentamente per circa un’ora.
Servite la minestra ben calda con abbondante parmigiano grattugiato e pepe nero macinato.

La ricetta è stata pubblicata sul numero di dicembre 2020 del mensile qbquantobasta. 

Per altre ricette della tradizione seguitemi su lacuocagalante.com

Come si fa il salame di cioccolato?

salame di cioccolatosalame di cioccolato

I Maestri della Scuola del Cioccolato Perugina ci insegnano come creare pausa piena di gusto. con la ricetta del Salame al Cioccolato Fondente e Cacao, facile da porzionare e con una buona conservazione. Una ricetta smart de La Scuola del Cioccolato Perugina, grazie all’expertise del Maestro Alberto Farinelli. Un  giusto mix di Perugina® GranBlocco Fondente Extra 50% e Perugina® Cacao Extra Dark, biscotti e nocciole tostate. In soli trenta minuti il dolce sarà pronto e non si dovrà neanche accendere il forno per la preparazione! 

Salame al cioccolato fondente e cacao 

 

Ingredienti

 

• 250 g biscotti secchi
• 100 g burro
• 70 g zucchero a velo
• 250 g Perugina® GranBlocco Fondente Extra 50%
• 80 g nocciole tostate
• 20 g Perugina® Cacao Extra Dark

 

 Preparazione 

 

Sciogliete a bagnomaria o al microonde il cioccolato Perugina® GranBlocco Fondente, insieme al burro tagliato a dadini, aggiungete lo zucchero e il Perugina® Cacao Extra Dark.

Amalgamate bene il tutto.

Spezzettate grossolanamente i biscotti con le mani e sminuzzate le nocciole con il coltello, aggiungeteli al composto e amalgamate bene.

Versate il tutto sopra un foglio di carta da forno, e con le mani compattate il composto dando la forma di un salame.

Arrotolate la carta molto stretta fino ad avvolgerlo completamente.

Ripiegate i lati del foglio in modo da chiudere bene il salame e posizionatelo su un vassoio in frigorifero per qualche ora prima di servire.

Conosci le origini e la storia dei tortellini?

Tortellini ph. Angelo Muratore by wikipediaTortellini ph. Angelo Muratore by wikipedia

Appena alla fine dell’800 si chiuse la secolare disputa riguardo l'origine dei tortellini: Bologna o Modena? Fu indicata come patria del tortellino Castelfranco Emilia: si trovava in provincia di Modena, ma apparteneva alla diocesi di Bologna! Un'idea creativamente  balzana, nata per mettere pace fra i gastronomi, ma ovviamente senza alcuna documentazione storica. Meglio affidarsi allora allo storico Massimo Montanari che attesta l'origine medievale del tortello, come variazione delle torte farcite. 

Torta - tortello - torteletto - tortellino - turtlén a Bologna - turtléin a Modena

 

 

 

In una pergamena del XII secolo si legge: Tertia pars turtellorum monachorum est.Nel Trecento e nel Quattrocento i torteletti – diretti antenati del tortellino – erano presenti sulle tavole delle famiglie più abbienti, ovviamente con preparazioni abbastanza diverse dalle attuali.  Era il 1708 quando il menu del pranzo natalizio dei monaci di San Michele in Bosco (Bologna) cita una minestra di tortellini.

Ma il ripieno? Per tutto l'800 e fino ai primi decenni del '900 era obbligatorio inserire il midollo di bue (in base a una ricetta settecentesca del cuoco del vescovo di Imola). Ma che dice l'Artusi? Egli così stabilisce il ripieno dei tortellini (sarebbe "la ricetta definitiva", come si legge oggi sui blog): 30 grammi di prosciutto crudo, 20 grammi di mortadella, 60 grammi di midollo di bue, 60 grammi di parmigiano, un uovo, odore di noce moscata. "Con questa dose ne farete poco meno di trecento e ci vorrà una sfoglia di tre uova" afferma.  Nel 1974 la ricetta originale dei tortellini in brodo da parte della Dotta Confraternita del Tortellino e dell'Accademia Italiana della Cucina viene  depositata in Camera di Commercio di Bologna.

Diciamo subito che in mancanza di carne per brodo e del cappone natalizio, si possono cuocere anche in brodo di dado, MAI semplicemente in acqua, perchè si diluisce e quindi si perde buona parte del gusto del ripieno.  N.B La chiusura del tortellino è fatta intorno all’indice a Modena, e attorno al mignolo a Bologna.

Bevr'in vin. Nella bassa mantovana i tortellini vengono anche cotti in brodo di gallina o cappone e serviti in una scodella dove viene aggiunto del Lambrusco. 

bevr in vinbevr in vin

Ci sono le versioni di misura più grande, diventano allorra tortelloni o capppelletti; quelli con gli spinaci usati per colorare di verde la pasta sfoglia a Bologna sono chiamati Balanzoni.

La versione di dimensioni maggiori del cappelletto si chiama anche cappellaccio o tortello, può avere ripieno a base di ricotta, di ricotta con zucca, di ricotta con amaretto.

Gli anolini, tipici delle provincie dell'Emilia occidentale, non vengono ripiegati.
Per il ripieno numerose sono le ricette: ovviamente la sfoglia va sempre rigorosamente preparata a mano e tirata con il matterello.

Ma qui dobbiamo raccontarvi del brodo: 

A Modena il brodo è di gallina, preparato la mattina per essere consumato la sera.
A Bologna il brodo è di cappone e manzo, dove non deve mancare l’osso!   per saperne di più Breve storia del cappone natalizio

tortellini in brodotortellini in brodo

Nella foto il piatto della Trattoria del Borgo, di Monteveglio: Tortellini nel brodo buono (dalla prima bollitura di carni e verdure si ottiene il brodo buono, poi si rifà la pignatta con la stessa carne e le verdure fresche e si ottiene, più leggero, il cosiddetto brodo matto). 

Come fare la casetta in pan di zenzero

casetta di natalecasetta di nataleGià in età medievale era diffusa una preparazione dolce a base di pasta frolla e spezie: i Lebkuchen, tipici biscotti speziati tedeschi, sono citati nel 1296 a Ulma e nel 1395 a Norimberga. 
Nei secoli questi dolci assunsero diverse forme e si diffusero in tutta l’Europa del nord e anche in Inghilterra. La moda di costruire nel periodo natalizio queste dolci casette nacque in Germania nel 1800 ispirandosi alla fiaba di Hansel e Gretel dei Fratelli Grimm. La Gingerbread House diventò il modo migliore per sbizzarrire la fantasia in cucina utilizzando, appunto, glassa colorata, caramelle e zuccherini.

 

  • Ingredienti
  • 300 g di farina di segale
  • 350 g di farina 00
  • 150 g di burro
  • 175 g di zucchero di canna tipo Muscovado
  • 150 g di miele di castagno o melassa
  • 2 cucchiai di spezie per pan di zenzero (o un mix di noce moscata, cardamomo in polvere e cannella)
  • 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
  • 2 uova
  • un pizzico di sale
  • Per la ghiaccia reale:
  • 150 g di zucchero a velo
  • 1 cucchiaino di succo di limone
  • 30 g di albume a temperatura ambiente.
  • cartamodello casettacartamodello casetta
  • PREPARAZIONE

  • Servendovi di una fotocopiatrice, ingrandite e stampate, possibilmente su un cartoncino, il cartamodello in formato A3. Ritagliatelo e usatelo come stampo.
  • Mescolate a crema il burro a temperatura ambiente assieme allo zucchero di canna, il miele (o la melassa), le spezie e il sale.
  • Aggiungete le uova e sbattete bene il tutto con fruste.
  • Unite la farina di segale precedentemente mescolata alla farina 00 e al bicarbonato di sodio. Formate una palla d’impasto, riponetela in frigorifero a rassodare per un’ora.
  • Scaldate il forno a 175 °C in modalità ventilato. Rivestite con la carta forno due grandi teglie.
  • Dividete a metà l’impasto. Stendete una parte con un matterello e ritagliate con un coltello affilato le due facciate.
  • Con la restante parte ben stesa, realizzate i due muri laterali e le due sagome per il tetto.
  • Salvate un po’ di pasta per intagliare dei semicerchi per tegole, cuori, porte, finestre o comignoli. Disponete le forme sulle teglie.
  • Cuocete in forno caldo una teglia per volta per almeno 15 minuti. Fate poi raffreddare.
  • Per la ghiaccia reale.
  • Mescolate l’albume al succo di limone. Fate schiumare con le fruste e aggiungete gradualmente lo zucchero a velo.
  • Trasferite la glassa in una sac à poche munita di bocchetta sottile.
    Iniziate a montare la casetta partendo dalle pareti utilizzando la ghiaccia reale come collante. Proseguite poi con il tetto, le tegole e infine le decorazioni che preferite.
  • Potete utilizzare solo ghiaccia reale in stile nordico tutta bianca, oppure colorarla con colori alimentari e utilizzare caramelle colorate.

Qual è il miglior Prosecco of the year

 

The Champagne & Sparkling Wine World Championships 2020 premia come Miglior Prosecco 2020 il Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G. Extra Dry 2019 Follador. Questo risultato è arrivato grazie a un grande lavoro di squadra che ha coinvolto tutta la nostra famiglia e rende omaggio alla tradizione storica che rappresentiamo - spiega Cristina Follador – sulla base di un sapere centenario abbiamo sperimentato tecniche di vinificazione innovative per esaltare ancor più la qualità dei nostri vini  secondo il nostro esclusivo Metodo Gianfranco Follador®.

 

Conoscete i biscotti letterari? Scopriteli da Eppinger!

biscotti letterari by Stagni- Eppingerbiscotti letterari by Stagni- Eppinger

Saba a colazione col caffelatte.  Svevo con il the del pomeriggio. Joyce dopocena con un vino da meditazione. Non sono i propositi di un lettore appassionato che vuole conoscere da vicino i grandi della letteratura triestina e quindi mondiale. Sono invece i propositi di chi ha ricevuto in dono o ha scoperto in pasticceria – Pasticceria triestina per eccellenza, cioè Eppinger - una
scatola di biscotti. Biscotti unici. Biscotti letterari. Frollin fragranti di ppochi e semplicci ingredienti, farina zucchero, burro e bacche di vaniglia. Un prodotto assolutamente originale, cioè nuovo come idea e format di prodotto, ma anche originale in quanto ogni biscotto, artigianalmente realizzato dal titolare Sebastiano Scaggiante, è diverso dall’altro. Ancora più originale e unico, se possibile, lo stampo in argento, le matrici, che il maestro orafo Maurizio Stagni ha ideato, per innserire il volto di Saba, Svevo e Joyce sul frollino.

 

Vi piacerebbe imparare a fare la Dobos o la Rigojanci, la Linzertorte e la pinza? Nel libro di qubì editore, oltre trenta ricette della pasticceria triestina e mitteleuropea fotografate e spiegate passo passo! Vai subito allo shop. 

 

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Conoscete la Christmas Fruit Cake? Il dolce della dodicesima notte

Christmas fruit cakeChristmas fruit cake

Christmas Fruit Cake.  Un  dolce della tradizione inglese che deve maturare e che va quindi preparato in anticipo (la data fatidica di inizio è in genere il 1 dicembre). E come matura? Anche bevendo del buon brandy!  Un tempo veniva preparata per la Twelfth Night, la Dodicesima Notte, cioè la notte precedente il giorno dell’Epifania (fra il 5 e il 6 gennaio). In epoca medievale e fino al regno dei Tudor, la Dodicesima Notte chiudeva le festività invernali che iniziavano con la notte di Halloween (All Hallows eve).Ognuno ddei commensali doveva mangiare un pezzettino di fruit cake. Oltre a diversi tipi di frutta candita nell’impasto venivano inseriti un fagiolo e un pisello secco. L’uomo che trovava  il fagiolo sarebbe stato per quella sera il re della festa, la donna che avesse trovato il pisello sarebbe stata la sua regina. Successivamente al posto dei legumi si introdussero piccoli portafortuna e in seguito anche una monetina da un penny. Le varianti sono moltissime e quindi anche gli ingredienti posono  mutare. Importantissime sono le uvette: Uvetta di Corinto (Currants: piccola piccola e molto scura), Uvetta comune (Raisins), Uvetta Sultanina (Sultanas: quella bianca).  Un tempo un po' ovunque e anche in tutte le regioni italiane si credeva che i 12 giorni che vanno da Natale al 6 gennaio, fossero magici. Nella dodicesima notte, per chi crede nel potere della tradizione, possono accadere prodigi e meraviglie: non esitate quindi a preparare questo dolce simbolico.

Il brandy (o whisky o rum ) è ingrediente essenziale perché la torta deve essere nutrita a intervalli regolari. 

 

Traditional Christmas fruit cakeTraditional Christmas fruit cake 

Al link ingredienti e procedimento https://qbquantobasta.it/ricette/in-cucina-con-giulia/christmas-cake-per-un-natale-very-british

Ci beviamo un Chinotto? O lo preferite candito?

Chinotto di SavonaChinotto di Savona

Il chinotto. Il piccolo e prezioso agrume conosciuto come Chinotto di Savona – presidio Slow Food dal 2004 – sarebbe, secondo la maggioranza delle opinioni, una pianta originaria della Cina, portata in Riviera attorno al 1500 da un navigatore savonese. Secondo alcuni ricercatori invece il Citrus myrtifolia, comunemente detto chinotto,  agrume del genere Citrus (famiglia Rutaceae), sarebbe originario del Mar Mediterraneo, e si sarebbe sviluppato a seguito di una mutazione gemmaria dell'arancio amaro. In questo caso il nome potrebbe significare soltanto che si tratta di un frutto "di tipo cinese". Attualmente, però, non ci sono notizie su alcun tipo di coltivazione del chinotto nei paesi asiatici.

In tutti i casi a Finale Ligure il chinotto ha trovato il proprio ambiente ideale. 
I frutti che si ottengono da questa pianta sempreverde, alta poco più di due metri, crescono in grappoli e sono poco più grandi di un’albicocca, hanno una buccia di colore giallo-arancio, sottile e intensamente profumata. La polpa è di colore giallo, non molto succosa e amarognola. Nel periodo del raccolto, tra settembre e novembre, si legge sul sito di Fondazione Slow food, è possibile scorgere tra le foglie grappoli di chinotti, di piccole dimensioni e dal colore verde brillante che, col tempo, vira all’arancio. 

Il primo laboratorio di canditura in Liguria risale al 1877, quando la Silvestre-Allemand si trasferisce a Savona da Apt, nel sud-est della Francia, dove era attiva  dal 1780. In pochi anni nacquero molti stabilimenti locali che, impiegando le tecniche introdotte dai francesi, affinarono l’arte della canditura, ponendo le basi di un’importante tradizione pasticciera. Verso la fine del 1800 a Savona fu fondata la “Società Cooperativa dei chinotti” che, sull’esempio delle Camere Agrumarie del sud Italia, provvedeva sia alla coltivazione che alla trasformazione e alla vendita dei frutti. 
La  conservazione dei frutti comincia con un’immersione in salamoia – un tempo si utilizzava l’acqua di mare – che si prolunga per tre settimane circa. Gli agrumi vengono quindi torniti a mano per togliere un sottile strato di buccia contenente gli estratti e gli aromi più amari, e rimessi poi in salamoia. Dopo questi passaggi i chinotti sono pronti per essere conciati con bolliture successive in sciroppi dolci a concentrazione crescente e infine posti nel liquore, preferibilmente Maraschino, oppure canditi.

Lo sapevate? Intorno al XIX secolo questi piccoli agrumi, colti ancora verdi, erano utilizzati com edecorazione d'arredo in molti caffè italiani e francesi; venivano posizionati sul banco di vendita all’interno di un vaso con cucchiaino di maiolica e immersi nel Maraschino. Erano ritenuti un ottimo digestivo. 

 

 

 

Ancora oggi, nel territorio di Finale Ligure si trovano selezionate coltivazioni di chinotto, rinomate a livello mondiale. Con la lavorazione dei frutti si realizzano deliziose marmellate, canditi, liquori, birre e persino profumi. I chinotti al maraschino dell'azienda Parodi vengono prima canditi e poi immersi nel liquore.  E cos'è il chinoro? Un olio aromatizzato realizzato con olive taggiasche accuratamente selezionate e Chinotto di Savona, ideale su carne e pesce sia crudi che leggermente scottati, ortaggi, pinzimoni, insalate e formaggi freschi. 
Azienda Agricola Parodi Alessandro  Via Aquila, 15 Finale Ligure (SV) Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Conoscete Carla, la mela finarina?

mela Carlamela Carla

Conoscete la mela Carla?  Una varietà antica definita dai padri della frutticoltura italiana,“una delle mele più saporite, con un sapore che ricorda viola e ananas” e “la regina delle mele croccanti”.  Originaria del territorio di Finale Ligure, si raccoglie a fine settembre e si conserva sino alla primavera, sviluppando nei diversi gradi di maturazione qualità differenti che la rendono sempre speciale. Il frutto è piccolo e irregolare, ha una buccia liscia giallo-paglierina screziata di rosa e una polpa dolcissima, succosa e color bianco-crema. Particolarmente delicata, ha un aspetto elegante e si conserva meno delle altre varietà. Si mangia appena raccolta, cruda ma anche cotta.

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In Ottobre è di un verdastro giallognolo, coperta da un lato di un bel rosso di rosa, a polpa croccante, piena di sugo e di un sapore forte. Essa sviluppa in Novembre una fragranza che assomiglia un poco a quella dell’Ananasso, e la sua polpa prende un sapor più gentile. In seguito il color verdastro si volta in un bel giallo cereo, e si cuopre sovente di qualche macchia di ruggine pallida: il rosso diviene allora meno vivo, o si perde, e l’odore svanisce o resta appena sensibile: la polpa diventa morbida senza cessare di essere fina, e non perde del suo sapore che al ritorno della primavera.

A Finalborgo, la bottega artigianale Sensu la utilizza per la preparazione di molti prodotti: la crema extra mela Carla, da gustare in ogni momento della giornata; la marmellata di mela Carla e chinotto; la beer de malum, birra dal colore leggermente torbido, soffice al palato prodotta con la mela Carla che le conferisce un gusto unico.

Bottega Artigianale Sensu via Nicotera, 16 – Finalborgo (SV)

Esiste anche la mela Carla piemontese, diffusa prevalentemente in Val Borbera

 

Conoscete il pernambucco?

arance pernambuccoarance pernambucco

 

Il pernambucco è una profumatissima, succosa e dolcissima varietà di arancia che arriva da lontano, dallo stato brasiliano di Pernambucco, a cui deve il suo nome, probabilmente importata durante uno degli scambi commerciali tra Genova e l’allora colonia portoghese.

L’arancia pernambucco è un clone locale appartenente alla Washington Navel, che matura da fine ottobre in poi e che nella Riviera ligure,in particolare a Finale Ligure, ha trovato il suo habitat naturale grazie al terreno e al microclima ideale.

Già nel 1800 Giorgio Gallesio, avvocato e botanico finalese, parlava di questa particolare varietà di arancia sia nella Pomona Italiana che nel monumentale Traité du Citrus, rivendicando ai liguri l’introduzione delle arance in Italia. La coltivazione e l’esportazione di questi frutti preziosi era particolarmente importante per la Repubblica di Genova, che li commerciava con il nord Europa. Gli agrumi, raccolti ancora acerbi, erano cotti in una sorta di melassa ottenuta da zucchero, spezie e dal loro stesso succo, quindi stipati in barili di legno e conservati nelle stive.

Il pernambucco o pernambuco o fernambuco è un’arancia dolce, a polpa bionda di dimensioni medio-grandi ed è caratterizzata da una buccia abbastanza spessa e vescicolata, di colore arancione intenso. Il frutto è particolare, perché presenta all’interno un tipico frutto gemello (che ricorda l’ombelico, che in lingua inglese si dice appunto navel), localizzato al polo opposto rispetto al picciolo.

La coltivazione è oggi una produzione quasi esclusivamente familiare, ma in grado di regalare al palato un sapore unico e utilizzato anche per la realizzazione di deliziose marmellate di agrumi, dolci, liquori, ecc.

La famiglia Fernandez seleziona e lavora materie prime provenienti dai terreni di Perti, Gorra, Monte di Pia e Finalpia, località finalesi storicamente votate alla coltivazione, rispettando tempi e metodi di produzione che consentono di mantenere colori e profumi senza ricorrere a conservanti, additivi, addensanti, antiossidanti.

 

Azienda Agricola Fernandez, Via Calice, 160 - Finale Ligure (SV)

Per informazioni e orari di apertura al pubblico: tel. 334 9209933 email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Che ne dite di questo drink irlandese piemontese?

drink di Jonathan Bergamasco bar manager di Portico 4 Cafè Lounge Bar di Vercellidrink di Jonathan Bergamasco bar manager di Portico 4 Cafè Lounge Bar di Vercelli

L'IRLANDESE PIEMONTESE, drink  che si ispira al capolavoro di Martin Scorsese 'Quei bravi ragazzi', un film che suggella, come farà anni dopo, sempre Scorsese, in The Departed, l’unione di due culture e territori come l’Irlanda e l’Italia. Jonathan Bergamasco, già finalista al Premio Strega Mixology e bar manager di Portico 4 Cafè & Lounge Bar, novità dell'estate 2020 post-lockdown a Vercelli, utilizza il Teeling Small Batch Irish Whiskey che, grazie al suo invecchiamento in botti di rum, sprigiona note di vaniglia e legno e si sposa perfettamente con l’aromaticità del liquore alle nocciole piemontesi. Il risultato è un mix dolcemente morbido, ma di grande carattere, che viene bilanciato dal tannico e acido del vino Barbera, reso meno pungente in uno sciroppo 1:1.

 

INGREDIENTI


45 ml Teeling Whiskey
15 ml liquore alle nocciole piemontesi
20 ml sciroppo di Barbera del Monferrato
q.b. albume
4 drops bitter al cioccolato

 

PREPARAZIONE


Versare tutti gli ingredienti in un Boston shaker, effettuare un Dry shake, una shakerata senza ghiaccio per creare volume, grazie all’albume.

Riempire di ghiaccio e shakerare energicamente, quindi filtrare il tutto in una coppetta da champagne precedentemente ghiacciata.

Completare con 4 gocce di bitter al cioccolato in superficie.

Crew del Portico 4 di VercelliCrew del Portico 4 di Vercelli

 

Confettura di cachi

confettura di cachiconfettura di cachi

Ricetta facile e stagionale, che dura nel tempo: ringraziamo Daniela Doretto che ce l'ha suggerita.  Precisiamo subito:  si chiama confettura di cachi e non marmellata (termine che vale solo per quando si conservano gli agrumi!).  Aggiungiamo anche che il nome kaki deriva direttamente dal giapponese. 

Conoscete i maccheroncini di Campofilone?

I maccheroncini di Campofilone ph. Maurizio ParadisiI maccheroncini di Campofilone ph. Maurizio Paradisi#LeMarcheintavola. Continuiamo con i nostri suggerimenti per i pranzi delle Festività e della Vigilia. Il 24 dicembre, come da tradizione, sulla tavola non possono mancare i Maccheroncini di Campofilone. La vera prelibatezza è proprio la pasta: tipicamente marchigiani,  insigniti della denominazione di indicazione geografica protetta IGP e quindi prodotti solo a Campofilone – i maccheroncini si presentano come spaghettini finissimi, lunghi fino a 60 cm e fatti solo con farina o semola di grano duro e uova. Una varietà di pasta all'uovo con sfoglia sottilissima  (0,3-0,7 mm) e del taglio (da 0,8 a 1,2 mm) Il disciplinare prevede l'utilizzo delle sole uova fresche nell'impasto, senza alcuna aggiunta di altri liquidi.  Sono talmente sottili che spesso non vengono nemmeno lessati nell'acqua, ma cotti direttamente nel condimento. Talmente buoni da essere eccellenti anche con un semplice sugo di pomodoro. Qui ve li proponiamo in una versione informale: sicuramente dovrete esercitarvi un po' per riuscire a preparali da soli. Se volete essere sicuri del risultato vi conviene acquistarli pronti! 

#maccheroncinidiCampofilone. Qui sotto vi proponiamo i maccheroncini con il ragù di carne di Alfredo alla Scrofa, Roma. Maccheroncini di Campofilone al ragù di carneMaccheroncini di Campofilone al ragù di carne

Monti Sibillini, conoscete la mela rosa?

Mele rosa di MontenoveMele rosa di MontenoveSibillini in rosa. Con il Grand Tour delle Marche alla scoperta di un presidio Slow Food dell’alto Ascolano. La montagna che non vuol morire si ripropone, anche con le tecnologie digitali, attraverso un prodotto che è simbolo di salute e benessere.

 

La mela rosa dei Monti Sibillini, un frutto antico diventato Presidio Slow food. Usata anche in cucina, nei cocktail, nella pasticceria gourmet. 

 

 

Montedinove è una delle capitali storiche della mela rosa.  In questo 2020 non si svolgerà il consueto Festival dedicato al prezioso frutto ma, a partire dal 31 ottobre e per tutto il periodo autunnale, sarà possibile apprezzare gli incanti della mela rosa e del territorio in tutta sicurezza.

MONTEDINOVEMONTEDINOVE

All’ingresso del centro storico sarà allestito un invitante Emporio dei Sibillini, che sabato 31 ottobre e domenica 1° novembre2020 darà la possibilità di acquistare, oltre alla mela, le squisitezze “di alta quota”: dai marroni di Montemonaco alla patata dei Sibillini.  

Sibillini in Rosa- La mela Rosa di MontedinoveSibillini in Rosa- La mela Rosa di Montedinove

Una mostraintrodurrà i più curiosi a un’inedita versione del pregiato pomo “immortalato” in altrettante opere d’arte, e nei due ristoranti del paese (ristorante dell’Hotel Del Duca e “La conchiglia”) sarà possibile assaggiare menù a tema, piatti che sono ormai entrati nelle abitudini e nelle “carte” dei locali.

Domenica primo novembre alle 18:00, in digitale direttamente dall’Accademia di Tipicità, lo chef Enrico Mazzaroni offrirà un coinvolgente “show cooking on-line” dal titolo “La mela rosa dà spettacolo in cucina”, per apprezzarne le innumerevoli sfaccettature e doti nel piatto, ma anche per apprendere tante curiosità dalla viva voce di accademici ed esperti. Sibillini in Rosa- La mela Rosa di MontedinoveSibillini in Rosa- La mela Rosa di Montedinove

Ci sarà anche un contest fotografico: i migliori scatti che immortalano la mela rosa saranno omaggiati di una “super porzione”. Infatti, una delle caratteristiche salienti che caratterizzano questo pregiato dono della natura è proprio la lunga conservabilità, che la rende ottima, fragrante e profumata per l’intera stagione invernale.

TUTTE LE INO QUI.

Chi sono i vincitori del festival della Canzone friulana 2020

Festival CF 2020 da sx a dx Stefanutti Cargnelutti Gismano - FotoimpronteFestival CF 2020 da sx a dx Stefanutti Cargnelutti Gismano - FotoimpronteChi sono i vincitori del Festival della Canzone friulana 2020? Al primo posto Megan Stefanutti con I vues di Diu (Le ossa di Dio). La cantante si aggiudica anche il premio della critica (brano scritto e musicato da Aldo Giavitto su arrangiamenti di Valter Sivilotti). Al secondo posto Giordana Gismano con Lûs (Luce): terza classificata Eliana Cargnelutti con Timp par dismenteâ (Tempo per dimenticare). Festival presentato dalla giornalista Martina Riva.

Conoscete il teff, cereale miracoloso?

Teff il cereale con il chicco più piccolo al mondoTeff il cereale con il chicco più piccolo al mondo

In occasione di Sana Restart 2020, Free From Hub ha creato dei momenti di approfondimento dedicati al mercato e ai prodotti free from. Grazie alla partecipazione e alla collaborazione dell’azienda P&T Consulting, la prima società di consulenza integrata specializzata nei settori free from, gluten free e bio, è stato organizzato un convegno dedicato al teff, l’antico cereale originario dell'Etiopia e dell’Eritrea.

Il convegno si è concluso con la degustazione di una carbonara vegetale, realizzata dallo chef Maurizio Ferrarini con paccheri di teff Nativa Food e conditi con crema di mais alla senape e miele, pomodorini secchi al forno con paprika affumicata dolce, cipolla borettana, mela, origano selvatico di montagna disidratato e pepe rosa. 

 ricetta con il teff dello chef Ferrarini ricetta con il teff dello chef Ferrarini

Le principali caratteristiche del teff

Il teff è un cereale integrale: le dimensioni estremamente ridotte del seme non permettono la separazione della cariosside né dal germe né della parte cruscale. Per questo il seme viene mantenuto intero durante la molitura permettendo di conservare un elevatissimo contenuto di fibre.

Il teff è naturalmente privo di glutine e tra le sue peculiarità, spicca il fatto che sia un cereale a basso indice glicemico.  Facilmente digeribile, controlla lo stimolo della fame, regola i livelli di zucchero nel sangue e stimola la regolarità intestinale. teff: slide con le proprietà nutritiveteff: slide con le proprietà nutritive

Le fave in Friuli? In montagna? Certo che sì!

Sauris foto Elena ValentSauris foto Elena ValentSul numero di ottobre 2020 di qb abbiamo ripreso un pezzo già pubblicato nel 2014 sul nostro mensile a firma del prof Enos Costantini sulla presenza storica delle fave in Friuli. Sempre sul numero di ottobre  Lucia Protto dell’Etnomuseo di Sauris ci racconta affascinanti episodi storici sulle fave, con risvolti che riguardano anche le parole e la loro storia. Assolutamente da leggere! La versione digitale la potete scaricare QUI Pubblichiamo alcuni stralci dell’interessante descrizione-resoconto di Elena Valent sulle ricerche effettuate in proposito dall’ERSA FVG nell’ambito di un progetto speciale con tre anni di prove in campo che hanno consentito di individuare le tecniche agronomiche migliori sviluppate in passato. Una parte di testo che, per motivi di spazio non abbiamo potutto pubblicare sul cartaceo. 

piante di fave a Saurispiante di fave a Sauris

(...) Nelle aree montane, come intuitivo, le fave non si seminano seguendo gli stessi calendari adottati nelle regioni del sud d’Italia. Qui a nord est, la semina avviene generalmente tra la fine di aprile e maggio, neve permettendo. Gli agricoltori locali tradizionalmente seminano a ‘postarella’ mettendo a dimora da tre a cinque semi per foro a una distanza di 25 cm sulla fila e 60-80 tra le file; la sperimentazione ha evidenziato che è preferibile usare un seme per foro ogni 15 cm. Sebbene la pianta non abbia grandi esigenze nutrizionali, è possibile effettuare una concimazione con letame maturo impiegando 200-400 kg/100 mq, oppure del concime chimico (per esempio circa 3 kg di concime complesso, con titolo 8.24.24, per 100 mq alla preparazione del terreno). L’uso del telo pacciamante è consigliabile per il controllo delle erbe infestanti. In fase di crescita la pianta necessità di sostegni (a partire da un’altezza di 50 cm).

fave di montagna- Saurisfave di montagna- Sauris

Da sempre a Sauris si utilizza un impianto particolare, caratterizzato da due pali di sostegno e una doppia rete esterna  alta circa 1,20 m. La raccolta del prodotto fresco è scalare e generalmente ha inizio a tre mesi dalla semina. La raccolta dei baccelli a completa maturazione comporta la perdita del sapore delicato del seme che talvolta acquista una nota amara.

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Il prodotto fresco si conserva per 15 giorni alla temperatura di 7-9 °C e alta umidità. Un consiglio: se volete surgelare le fave fresche, prima di porle in congelatore è meglio scottare i semi in acqua a 98 °C per 90 secondi. Per una conservazione ottimale del seme secco è opportuno decorticarlo. L’essicazione avviene in un locale buio e arieggiato, dove le fave vengono poste su una grata e vi rimangono fino a essicazione completa. Il semi vengono poi conservati in contenitori di vetro.fave semefave seme

E’ fondamentale in primis preservare e riprodurre questi semi, testimoni di biodiversità agricola, ma anche capirne l’origine. In sintesi è come cercare di comprendere il linguaggio di una iscrizione sulle pareti in qualche tempio antico. L’attività di miglioramento genetico delle fave, per  esempio, ha portato l’agricoltore a selezionare piante con semi grandi, per una maggiore resa produttiva, e di taglia più contenuta per facilitare le operazioni in campo.

Il seme di fava di Sauris  è un ecotipo strettamente collegato nelle sue caratteristiche all’ambiente ecologico in cui vive.

fave sgranatefave sgranate

2016: INIZIO DEL PROGETTO

A partire dal 2016 con la registrazione delle fave di Sauris nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali è iniziata una stretta collaborazione tra Ersa, la Comunità Saurana, l’amministrazione comunale di Sauris e alcune aziende agricole della zona. Le prime attività che sono state avviate hanno riguardato il mantenimento e la produzione del seme dell’ecotipo e un confronto in campo con alcune varietà commerciali più diffuse (Aguadulce, Super Aguadulce, Lunga delle Cascine e Sciabola Verde) al fine di valutare le differenze morfologiche, la diversa capacità di adattamento e produttiva. fave nel setacciofave nel setaccio

L’ecotipo di Sauris presenta un migliore apparato radicale rispetto alle varietà commerciali a confronto, di buon volume e di sviluppo fascicolato. Questo indica che la pianta ha ottime capacità di assorbimento delle sostanze nutritive e quindi necessita potenzialmente di minori concimazioni e interventi da parte dell’agricoltore. Altro elemento distintivo è il colore del fiore che è bianco nelle varietà commerciali, mentre il tipo locale presenta una particolare colorazione violacea delle venature; la sfumatura diventa ancora più intensa all’abbassarsi delle temperature. Le condizioni climatiche della montagna, caratterizzate da forti sbalzi termici, influiscono positivamente sulla qualità delle produzioni e sulle tonalità di colore, in particolare la colorazione più intensa rispetto a quanto si nota per gli stessi materiali in pianura (del fiore ma anche dei frutti e dei semi) è un elemento distintivo di diversi ecotipi montani.

Altra curiosità: la fava di Sauris presenta un baccello molto corto rispetto alle varietà commerciali e si sviluppa mantenendo sul fusto un portamento assurgente con l’apice verso l’alto.

Tanti e piccoli. I baccelli nelle fave di Sauris sono distribuiti lungo tutto il fusto:  questo fatto, associato a una vigoria e fogliosità contenute, determina un maggiore arieggiamento con un migliore stato sanitario complessivo. Confrontare le dimensioni dei baccelli della fava di Sauris rispetto ai commerciali è un insulto per la laboriosa pianta: diciamo che il suo principio è… ‘tanti e piccoli’, del resto se non si ammala e richiede poche cure, che cosa si può chiederle di più?

 fave di Sauris - il fiore dalle sfumature violaceefave di Sauris - il fiore dalle sfumature violacee

2017: PRODUZIONE IN PUREZZA

Nel 2017 è continuato il lavoro di produzione di seme in purezza. A tal fine le piante sono state coltivate a distanza da altre colture affini per evitare incroci accidentali, non infrequenti su questa specie. A questo fine, con la collaborazione dell’azienda agricola Naturpreiths, è stata scelta la località Preiths a Sauris di Sopra, un luogo dal panorama mozzafiato con un bosco che avvolge l’azienda agricola e limita quindi i flussi di polline estraneo.

 

 

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Conoscete il sedano nero di Trevi?



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sedano nero di Trevisedano nero di Trevi

A Trevi è tempo di Sedano Nero. Venerdì 9 ottobre 2020 è la data ufficiale per l’inizio della campagna di raccolta  del Sedano Nero di Trevi, Presidio Slow Food. Gli agricoltori che fanno parte dell'Associazione Produttori di Sedano Nero di Trevi hanno deciso di iniziare la raccolta tutti insieme.  “Per la prima volta quest'anno abbiamo deciso di raccogliere tutti insieme in un giorno prestabilito – commenta Michele Spellucci, Presidente dell'Associazione Produttori di Sedano Nero di Trevi. Vorremmo diventasse una tradizione, cosi che il consumatore sappoa che da quella data in poi potrà acquistare il vero Sedano Nero di Trevi. È una ulteriore occasione per fare festa e celebrare questo prodotto unico”.

Sono solo cinque i produttori che, custodendo gelosamente i semi autoprodotti di Sedano Nero tramandati per generazioni, coltivano oggi questo ortaggio nella zona detta delle “Canapine”, nella pianura appena sotto il borgo medievale di Trevi, proprio sulle sponde del fiume Clitunno.

Prodotto principe del territorio e Presidio Slow Food, il Sedano Nero di Trevi è un vegetale maestoso, con coste di colore verde scuro dall’internodo alto almeno 30 cm, privo di filamenti, ha un cuore bianco, è profumatissimo ed ha un sapore particolarmente intenso.

I produttori che hanno deciso di investire nella biodiversità, impegnandosi nella coltivazione del Sedano Nero, per rendere ancora più riconoscibile il loro prodotto e differenziarlo dal più comune sedano, per la prima volta in questa stagione, venderanno il loro Sedano Nero con una etichetta che ne certifichi l’identità, richiamando l’Associazione dei Produttori di Sedano Nero di Trevi così come riconosciuta dal disciplinare di produzione.

Come ogni ottobre, ormai da 56 anni, il Sedano Nero di Trevi verrà celebrato con la Mostra Mercato del Sedano Nero, che questo anno si terrà in Piazza Mazzini a Trevi, nei due fine settimana del 10-11 e 17-18 ottobre.

 

 

Come fare la focaccia di Recco

focaccia di Reccofocaccia di Recco

E' una focaccia golosa a cui non serve lievitazione. A fugassa de Réccu, di cui si trovano tracce storiche in letteratura fin dal XIX secolo, è tutelata dal 2011 dal marchio IGP. Nella ricetta originale si compone di due strati sottilissimi di pasta a base di farina e olio di oliva, farciti internamente con lo stracchino, che ha ormai quasi totalmente sostituito l'originaria prescinsêua.Vi proponiamo di scoprire la ricetta di Erika Cartabia cliccando QUI direttamente al link .

Conosci il Tuscanio Bulichella? Scoprilo alle Notti del Vermentino

 notti di vermentinonotti di vermentinobulichellabulichella

Notti di Vermentino. Il 24 e 25 luglio 2020 si mette in moto la nuova rete di imprese Suvereto Wine. Bulichella è tra le dodici cantine presenti per promuovere il borgo e le sue eccellenze. Il Tuscanio Bulichella è un vermentino Igt nato da vecchie vigne, capace di esprimere al meglio le caratteristiche della varietà della Costa Toscana. L'unico vitigno a bacca bianca Bulichella regala un vino biologico che trasmette il forte legame della tenuta di Hideyuki Miyakawa con il territorio di Suvereto e l'identità stessa di questo angolo della provincia di Livorno. Le degustazioni guidate e su prenotazione prenderanno il via alle 19.00 i tra il Chiostro di San Francesco e Piazza D'Annunzio, proseguendo all'interno dei ristoranti di Suvereto, con proposte culinarie abbinate ai vini bianchi delle realtà partecipanti.
A Notti di Vermentino, oltre a Bulichella, saranno presenti: Gualdo del Re, Incontri, Macchion dei Lupi, Petricci e Del Pianta, Tenuta Casadei, Bruscello, La Fralluca, Petra, Terradonnà, Tua Rita, Tenuta Casadei.

 

Conoscere da vicino il cous cous

Couscous sellers a TunisiCouscous sellers a Tunisi

Un alimento tipico del Nordafrica, costituito da agglomerati, cioè granelli di semola cotti a vapore (del diametro di un millimetro prima della cottura) è diventato ormai molto comune anche nelle nostre cucine. Le scatole di precotto vanno alla grande in tutti i super. E' la globalizzazione, bellezza! Può essere interessante dunque conoscerne la storia. 

La préparation du couscousLa préparation du couscous

Uno dei primi riferimenti scritti al cuscus utilizzato in una ricetta viene dall'anonimo autore di un libro di cucina dell'al-Andalus, la Spagna musulmana del XIII secolo, il Kitāb al-tabīkh fī al-Maghrib wa l-Andalus. In lingua catalana appare nel romanzo Tirant lo Blanch (1464) con il nome de "cuscusó". Uno dei primi riferimenti al cuscus in Europa settentrionale è in Bretagna, in una lettera datata 12 gennaio 1699. Ma già decenni prima esso aveva fatto la sua comparsa in Provenza, dove il viaggiatore Jean Jacques Bouchard scrive di averlo mangiato a Tolone nel 1630. Vi sono indizi del fatto che il processo di cottura tipico del cuscus, in particolare la cottura a vapore dei grani sul bordo di una pentola in terracotta, potrebbe avere avuto origine prima del X secolo in un'area dell'Africa Occidentale dove oggi si trovano Niger, Mali, Mauritania, Ghana e Burkina Faso.

Per saperne di più in dettaglio cliccate questo link Sicuri di conoscere il cous cous? cous cous con tentacoli di polpo tiepido al limonecous cous con tentacoli di polpo tiepido al limone

 

Conoscete il pisco? Distillato peruviano di tendenza

 

piscopisco

Il pisco è il distillato simbolo del Perù ed è il primo distillato a essere stato prodotto nelle Americhe tra il 1500 e il 1600 distillando il mosto ricavato dall'uva. Oggi è garantito da un disciplinare che prevede l'uso di solo otto varietà di uva diverse, raccolte in aree geografiche ben precise, con una Denominazione di origine riconosciuta anche a livello europeo.

Destileria y Hacienda La CaravedoDestileria y Hacienda La CaravedoIn una di queste zone, Ica, opera la Destileria y Hacienda La Caravedo fondata nel 1848. 

Hacienda La CaravedoHacienda La CaravedoIl suo Pisco Portón ha riconoscibilità internazionale grazie al talento del suo master distiller, Johnny Schuler, forse il volto più noto in Perù quando si parla di pisco, e grazie anche ai numerosi premi ottenuti nei più prestigiosi concorsi del mondo.

Johnny Schuler master distillerJohnny Schuler master distiller

Pisco Puro - Acholado - Mosto Verde

Di pisco si deve parlare al plurale per processo di produzione ma soprattutto per profumi, gusto, intensità. Così se il Pisco Puro è ottenuto da una singola varietà d’uva, l’Acholado è un blend di uve o di “single pisco” realizzato dal master distiller; il Mosto Verde è un pisco la cui fermentazione è volutamente interrotta in anticipo per mantenere un tenore zuccherino più elevato. Pur essendo un distillato di vino, non appartiene alla famiglia dei brandy perché non subisce invecchiamento.Dell'azienda La Caravedo potete gustare in Italia Il Pisco Mosto Verde di singole varietà d’uva come Torontel, Quebranta, Italia e Negra Criolla e l’eccezionale Pisco Mosto Verde Acholado dalle note floreali e di frutta matura.

Ogni pisco ha il suo utilizzo nel mondo dei cocktail: da quelli più famosi e di lunga tradizione come il Pisco Sour, il Pisco Punch e il Chilcano a quelli nati dall’inarrestabile creatività dei barman di tutto il mondo. Alla linea Pisco Portón, Inebria Srls, l'azienda importatrice, affianca gli altri brand della Destileria y Hacienda La Caravedo come il Pisco Puro Quebranta La Caravedo e la linea Pago de Los Frailles, un trittico di pisco premium in formato da mezzo litro.

chilcanochilcano

Dalla capitale del Perù, Lima, si snoda un interessante itinerario enoturistico  fino ai confini con il Cile: è la cosiddetta Ruta del Pisco. 

LA RICETTA del COCKTAIL BACK TO THE PISCO

cocktail Back to the Piscococktail Back to the Pisco

La ricetta del cocktail con Pisco Portòn è firmata da Riccardo Rossi, bar manager di Freni e Frizioni di Roma, nominato nella Top Ten degli “high volume” cocktail bar del mondo secondo la Tales of the Cocktail Foundation.

  • Portón Acholado 60ml
  • Fake Lime (soluzione di acidi che sostituisce il lime)
  • 20ml sciroppo di zucchero
  • 15ml infuso di tè all’acqua di cocco

Per maggiori info: piscoportonitalia.com

 

Marinature: le risposte dello chef ai vostri dubbi

Come marinare? Quando marinare? Quanto a lungo marinare? Sono davvero tante le opzioni possibili. Potete per prima cosa consultare le nostre #parolegolose Nuova rubrica: chiedilo a qb! Marinare cosa? Marinare come? Per le vostre domande scrivete a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

I consigli dello chef per le marinatureI consigli dello chef per le marinature

Ma cominciamo subito a rispondere alle vostre domande. 

1) ALESSANDRO G. ci chiede una buona marinatura per il pollo.

Risponde Andrea Fantin. Le marinature per il pollo variano a seconda del tipo di cottura. La marinatura che preferisco per il pollo alla griglia è quella classica: aglio e un mazzetto aromatico di salvia, timo, rosmarino e maggiorana a riposo per una notte in frigo. Molto interessante è la marinatura per il pollo fritto. Ecco le dosi: per 7 cosce o sovracosce di pollo grandi private di ossi e di pelle, si prepara una marinata mescolando il succo di 1 limone, 1 grande cipolla (o 2 piccole) pelata e tagliata a pezzi, 1 litro di latte intero, 3 friggitelli
tritati grossolanamente, sale, tabasco e salsa Worcestershire a piacimento. Si lascia riposare per una notte in frigo. L'indomani si eliminano i pezzi più grossolani della marinatura, si infarina il pollo e lo si frigge in olio bollente.

fried chicken pollo frittofried chicken pollo fritto

2) ALESSIA ci domanda il segreto per rendere deliziose le costicine bbq.

Risponde Andrea Fantini. Le tipologie di marinature sono due: quella con un mix di spezie essiccate che viene massaggiato "a secco" sulla carne oppure un'altra metodologia che vi suggerisco e che lascia la carne tenera e gustosa. Spuntate 1 kg di costine eliminando i filamenti e immergetele in una marinata preparata con 1 litro di acqua, 15 g sale fino, 15 g di

zucchero. Lasciatele in ammollo in questa salamoia per 3 giorni in un contenitore chiuso. Si cucinano poi alla griglia o al forno, spennellandole di tanto in tanto con la salsa bbq.

ribs costineribs costine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3) MANUELA C. ci chiede per quanto tempo possano durare le alici marinate.

Risponde Andrea Fantini. Io le alici marinate le preparo così: 250 g di aceto di vino bianco, 1litro di acqua, 50 g di sale. Si porta il tutto a ebollizione e si fa raffreddare. Si preparano i profumi: buccia di arancio, buccia di limone, finocchietto, peperoncino, foglia di sedano cuore, melissa, menta, erba cipollina, aglio, pomodoro secco. SI puliscono le alici (precedentemente abbattute!) eliminando le interiora e la testa e lasciando uniti i due filetti dalla coda. Lavare bene e asciugare con carta da cucina il pesce. Stenderle tutte alla pari su una placca, sommergerle con il liquido e con i profumi, coprire con pellicola. Si lascia marinare per 4 ore, poi si scolare e si conservare sott’olio d’oliva. Da consumare entro 5 - 6 giorni.

alici marinatealici marinate

 

 

Nuova rubrica: chiedilo a qb! Marinare cosa? Marinare come?

Andrea FantiniAndrea Fantini

Abbiamo appena concluso l'appuntamento settimanale con Le domande al pastry chefAlessandro Giudici, ma, per rispondere alle vostre richieste, ricominciamo subito con le marinature. Sarà lo chef Andrea Fantini del ristorante Elliot di Manzano a rispondere alle vostre domande, qui on line Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o sulla nostra pagina instagram. Intanto vi consigliamo di leggere il nostro pezzo sulle marinature della rubrica #parolegoloseMarinature o marinate?

Venerdì le risposte alle vostre domande sarnno pubblicate sul sito. marinature #chiediloaqbmarinature #chiediloaqb

Avete festeggiato il pasticciotto day?

pasticciotto salentinopasticciotto salentino

#parolegolose #ripartenza. Pasticciotto day. Non sapete che cos'è il pasticciotto? Ora ve lo racconto. Trattasi di un dolce salentino. Un guscio di frolla farcito di crema pasticcera, cotto in forno e da gustare con il tradizionale caffè in ghiaccio.

Il primo Pasticciotto day è stato indetto il 1 giugno 2020 per festeggiare la fine del lockdown. Bar e pasticcerie leccesi lo hanno venduto a 60 centesimi! 

Narra la leggenda che l'invenzione fu di Andrea Ascalone, pasticcere di Galatina del XVIII secolo. Infornando crema pasticcera e impasto avanzato di una torta avrebbe creatoun dolce secondo lui poco armonico, un “pasticcio”. Un  pasticciotto che invece piacque moltissimo. In realtà esistono fonti molto più antiche e comunque va segnalato che il pasticciotto nella zona di Martina Franca si chiama Bocconotto. La massima diffusione di questo dolce a livello artigianale si ebbe nel secolo scorso nelle zone di Lecce e Galatina, dove fu commercializzato, nella tipica forma ovale e nella versione con lo strutto, dal maestro pasticcere Luigi Sabella (1930).

Se il pasticciotto prende la forma di una torta rotonda, è molto simile alla torta basca (pastel vasco o gâteau basque). Nella versione napoletana, oltre alla crema pasticcera all'interno è presente la marmellata di amarena. 

 

Derivato del pasticciotto è il fruttone: la di pasta frolla è ripiena di pasta di mandorle fresca e marmellata (di mele cotogne nella versione classica), il tutto ricoperto da uno strato di cioccolato fondente. A differenza del pasticciotto, il fruttone va servito freddo. Anche del fruttone esiste la versione a torta.

Cenni storici da Wikipedia. 

La più antica attestazione del termine ‘pasticciotto’ di cui si ha notizia risale al 1538 e si trova nel carteggio del letterato marchigiano Annibal Caro (1507-1566). In particolare, alla fine di una lettera (30 aprile 1538) indirizzata a Silvestro da Prato scrive: «Fatela distendere al nostro Comico, perché sia a ordine alla nostra tornata. Intanto, venendo egli a Roma prima di noi, buttagliene in canna qualche pasticciotto, come solete, per rintuzzarlo quando vi dà la baja della vostra Tita. Di Velletri, alli 30. d’Aprile. 1538.»

La prima fonte documentale che testimonia dell'esistenza del pasticciotto nella forma corrente risale al 1707, come si scopre nell'archivio della Curia Vescovile di Nardò, nell'inventario redatto il 27 luglio 1707 in occasione della morte del vescovo Orazio Fortunato. Tra le altre masserizie compaiono: «barchiglie di rame da far pasticciotto numero otto». Tuttavia si tratta di una testimonianza che mette in relazione il nome con la forma del pasticciotto, ma non dice nulla circa la sua composizione.

Alcuni studi hanno individuato le tappe salienti del percorso evolutivo sia del nome, spesso associato a un'incredibile varietà di ricette salate oltre che dolci, sia delle componenti del pasticciotto salentino, attraverso le fonti letterarie più attendibili sull'argomento: i ricettari gastronomici, partendo dalla ricetta antica (1570) di Bartolomeo Scappi, mettendo in rilievo le testimonianze dei ricettari di Vittorio Lancellotti da Camerino (Lo Scalco Prattico, Roma, 1627), Giovan Battista Crisci (Lucerna de Corteggiani, Napoli, 1634), Antonio Latini (Lo Scalco alla Moderna, Napoli, 1694), e analizzando infine i suggerimenti contenuti nei ricettari di Vincenzo Corrado (Il Cuoco Galante, Napoli, 1778) e di Ippolito Cavalcanti (Cucina teorico-pratica, Napoli, 1837).

Sarà vero?

Una leggenda leccese attribuisce invece l'invenzione del pasticciotto a Francesco Alvino, circostanziando l’episodio al 1911, come si legge nel libro di ricette di Rossella Barletta, la quale nel suo racconto associa la forma del pasticciotto alle decorazioni presenti nella facciata del Sedile e a destra della facciata della chiesa di Santa Croce, rispetto alle quali l’Alvino si sarebbe ispirato per inventare questo prodotto.

Riconoscimenti
Il pasticciotto è riconosciuto come dolce tipico delle città di Lecce e Galatina. È presente nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali della Regione Puglia, redatto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (ai sensi dell'art. 8 del D.Lgs. 30 aprile 1998, n. 173), con Decreto 22 luglio 2004 - Quarta revisione dell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali (GU Serie Generale n.193 del 18-08-2004 - Suppl. Ordinario n. 144).

 

Prossimo appuntamento con il pasticciotto a Lecce dal 7 all’11novembre 2020. 

Le domande al pastry chef

Tartelletta di Alessandro GiudiciTartelletta di Alessandro Giudici

Con la fine di maggio siamo giunti all'ultimo appuntamento (per ora) della nostra rubrica Chiedilo a qb con il pastry chef Alessandro Giudici. Potete comunque sempre scrivergli per dubbi e consigli alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   Non temete: da giugno la nostra rubrica chiedilo a qb avrà un nuovo protagonista, lo chef Andrea Fantini che risponderà alle vostre domande su marinature e salse per rendere più golose i nostri piatti estivi. e non solo. 

 

Ecco dunque con Giulia C. che chiede come realizzare una buona mousse senza uova. 

Alessandro Giudici: Buongiorno Giulia, ecco una ricetta di una buonissima mousse leggera al cioccolato fondente 68% Felchlin senza uova, una delle mie mousse preferite realizzate con un cioccolato Bolivia 68%. 

latte intero: 200 g

Cioccolato Bolivia 68% Felchlin: 200 g

panna semi-montata: 400 g

Ecco come procedere: Portare il latte a 45 °C e mescolarlo al cioccolato fuso a 40 °C. Emulsionare con un mixer a immersione, raffreddare di qualche grado e aggiungere la panna semimontata (attenzione alle temperature della mousse)

il sapore ricco e armonioso di questa tipologia di cacao si integra con l’aroma fresco del limone e a quello fruttato del pompelmo e grazie al metodo tradizonale di concaggio del cioccolato si rivelano delle squisite note di ciliegia e vaniglia. 

pastry chef Alessandro Giudici rispondepastry chef Alessandro Giudici risponde

Paola ci chiede la differenza tra le varie tipologie di panna che si trovano in commercio e qual è più consigliata da utilizzare in pasticceria. 

Alessandro Giudici: Cara Paola, buongiorno e bella domanda.  In commercio si trovano varie tipologie di panne:

crema o panna da caffetteria con 10% di materia grassa (abbreviazione m.g.): utilizzo in caffetteria

crema o panna da cucina con 20% m.g.: utilizzo in cucina cucina

crema o panna da montare 35%- 38% m.g.: utilizzo in pasticceria e dolci di vario genere. E' la più consigliata da utilizzare in pasticceria. 

crema o panna 38% m.g.: panna da montare con l’aggiunta di mascarpone cremoso tramite trattamento (per i professionisti)

crema o panna doppia: 48% m.g. usata spesso in sostituzione del burro

crema o panna con percentuale di grasso oscillante tra il 20%-30% m.g. utilizzata soprattutto per creare il mascarpone.

crema per burrificazione continua con 80% m.g.

crema o panna spray di solito in confezione bomboletta, costituita da panna 30% m.g., aggiunta di zuccheri, latte magro , stabilizzanti e aromi naturali. Deve essere consumata entro 3-4gg dall'apertura del sigillo di sicurezza della bomboletta.

crema o panna acida: è una panna da affioramento con aggiunta di fermenti lattici. Viene detta anche sauer cream; è ampiamente utilizzata nell’ Europa Centrale e Orientale e fa parte della tradizione gastronomica russa. 

Un  caro saluto a tutti voi della community di qb! Ci risentiamo presto per nuove avventure golose! 

Che bei fiorellini, che pianta è?

fiori di grano saracenofiori di grano saraceno

Abbiamo appena scoperto da Fb, gruppo Erbe Spontanee Mangerecce che questi fiorellini hanno molto a che fare con certi piatti che ci piacciono molto, per esempio con la polenta taragna e con i pizzoccheri. Ebbene sì, parliamo di grano saraceno. Questa è la piantina che produce i semi, non è un cereale ma una poligonacea, ci spiega Angela Gioia. 

Qui vi riproponiamo una deliziosa ricetta Timballino di grano saraceno zucca e zenzero  creata da Tiziana Colombo, alias Nonna Paperina. 

timballo di grano saraceno con zenzerotimballo di grano saraceno con zenzero

Ragoût per ravvivare il gusto

Ragu fatto in casa foto di Erika Trioschi via WikipediaRagu fatto in casa foto di Erika Trioschi via Wikipedia

#parolegolose. Un ragoût (dal 1990 ragout) è una preparazione culinaria francese definita come "una miscela di stufato di carne cotta a fuoco lento in una salsa". Così Wikipedia. 

Il nome deriva da goût «gusto» e dall'antico francese ragoûter con il significato di "far rivivere il gusto". o anche di "stuzzicare l'appetito".  Dal ragoût francese deriva già dall'età del Rinascimento il ragù della cucina italiana. 

 La semplificazione con l’accento tonico finale su “ragù”, per assicurarne la pronuncia alla francese, risale al secondo dopoguerra e ai successivi anni '50 e '60 del secolo scorso.  «Nessuno che sia venuto al mondo quando ragù si scriveva ancora ragoût può sostenere di essere giovane» scrive Beppe Severgnini in "Italiani si diventa”.  Durante il Ventennio,  con l'autarchia linguistica, il nome dal francese fu italianizzato in “ragutto” però con scarsi risultati nell'uso popolare. 

Altri ragù. In Canada viene preparato il ragoût de boulettes de pattes de cochon(Ragù di polpette e di zampini di maiale); in Svizzera il ragù di montone (ragoût de moutons). Equivale al tedesco Schweinepfeffer, al belga waterzooï all'ungherese pörkölt.

Poi c'è o' rraù napoletano, ma a quello dedichiamo un post a parte. 

#parolegolose. Suggerisci una parola golosa. Aiutaci ad arricchire questa rubrica. Scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.



Sac à poche tasca del pasticcere

sac à poche o pastry bag - oksaysac à poche o pastry bag - oksay

#parolegolose. Sac à poche Recipiente di tela a forma di imbuto che, riempito di creme, salse, mousse, viene usato da pasticcieri e cuochi per decorare vivande dolci o salate oppure per dare una particolare forma a determinate preparazioni.

Barba di frate, senape dei monaci, lischi, roscani: insomma cosa sono gli agretti?

agrettiagretti

Gli agretti, noti con nomi diversi nelle varie regioni italiane, sono le tenere piantine della Salsola soda e sprigionano a tavola tutta l’energia della primavera, ricchissimi di sali minerali, di proprietà depurative e utilissimi ad attivare il metabolismo durante il cambio di stagione.
Dal sapore leggermente acidulo e dalle foglie che ricordano quasi quelle dell’erba cipollina, gli agretti rivelano dopo la cottura, il loro caratteristico sapore e sono ideali, per essere inseriti nell'alimentazione detox e a basso conenuto calorico. Diuretici e depurativi, tonici e rinfrescanti, se consumati ogni giorno, per almeno un mese, aiutano a ridurre i livelli di trigliceridi e colesterolo nel sangue facilitando l’eliminazione delle tossine.
Ma sapete come scegliere e cucinare gli agretti?

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