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Birra e birre dell'anno a Rimini

Sx Giovanni Faenza Ritual Lab dx Luciano Landolfi di Eastside Brewing Sx Giovanni Faenza Ritual Lab dx Luciano Landolfi di Eastside Brewing

Cento giudici hanno valutato le 1.994 birre in gara a Rimini, presentate da 327 produttori italiani e divise in 41 categorie, per ciascuna delle quali sono state scelte le tre migliori proposte brassicole in concorso. È il marchigiano Mukkeller il miglior birrificio d'Italia, ma a trionfare sul palco della Fiera di Rimini sono stati anche tre produttori artigianali laziali, che hanno ricevuto riconoscimenti per le loro originali creazioni birrarie. Sul gradino più alto del podio nella categoria delle birre scure ad alta fermentazione di ispirazione angloamericana, è salita la Black Viking del birrificio romano Rebel's Brewey. Nella categoria delle fruit beer, realizzate con l'utilizzo di frutta, ha primeggiato Eastside Brewing, birrificio di Latina, con la sua Sour Side Sour Cherry. Medaglia d'oro anche per Ritual Lab, birrificio di Formello (RM) con la Nerd Choice nella categoria delle birre ad alta fermentazione, luppolate e di ispirazione angloamericana. Il birrificio pontino ha conquistato anche una medaglia d'argento con la sua La Boch, una creazione di ispirazione tedesca, caratterizzata da una bassa fermentazione e da un alto grado alcolico.

“Le proposte dei nostri birrifici artigianali sono sempre più apprezzate dentro e fuori i confini nazionali”, ha spiegato Vittorio Ferraris, presidente di Unionbirrai, a margine della premiazione. “Questo concorso – ha proseguito - vuole premiare le eccellenze di un comparto in crescita, da Nord a Sud del Paese. La straordinaria ricchezza delle tradizioni agroalimentari italiane si riflette anche nelle nostre birre, realizzate spesso con prodotti tipici del territorio interpretati con la creatività e la maestria tipiche del nostro Paese”.

I NUOVI TREND DELLA BIRRA ARTIGIANALE. Se all’estero domina l’esagerazione a tutti i costi – dalle birre con marshmallows a quelle fluorescenti o glitterate – i trend emersi a “Birra dell'Anno” confermano che in Italia resta il primato delle American Pale Ale (APA) e delle India Pale Ale (IPA) in tutte le loro declinazioni. Che siano d’ispirazione anglosassone o americana, leggere come le Session IPA o dalla gradazione alcolica importante e con l'aggiunta di aromi intensi come le Imperial IPA, chiare e fruttate come le White IPA, o scure con sentori di caffè e pane tostato come le Black IPA, le birre luppolate sono ancora la passione di produttori e consumatori. Vera rivelazione del concorso, quest'anno, sono le le Brut Ipa, che rispetto alle scorse edizioni hanno registrato un boom di iscrizioni; sono birre caratterizzate da una particolare secchezza che è valsa loro il soprannome di “birre-champagne”. Restano protagoniste, inoltre, le birre con ingredienti a km 0 - cereali, miele, castagne e tanta frutta del territorio di appartenenza dei birrifici – e quelle “invecchiate” nelle botti in legno (Barley Wine). Spazio anche al primo stile autoctono italiano, le IGA (Italian Grape Ale), che prevedono l’aggiunta di vino, mosto o uva nel processo di lavorazione. Suddivise in red e white Grape Ale, a seconda dell'uva utilizzata, sono ormai un must del nostro panorama birrario sempre più apprezzato (e imitato) anche all’estero.

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