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La birra conquista l'Italia

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«Italiani dilettanti» potrebbe dire al pub un ceco, 134 litri di birra all’anno pro capite. Il cultore nostrano di “bionde”, dal basso dei suoi 28,6 litri medi, avrebbe però gioco facile a ribattere: «Pochi boccali, ma di qualità e per tutti. Mondo femminile compreso». AssoBirra, l’associazione degli industriali della birra e del malto, nel rapporto annuale 2010, dà infatti il benvenuto a 7 milioni di nuovi estimatori, pattuglia che porta a 36 milioni il totale dei consumatori italiani, di cui ben 16 (44,4%)sono donne. Iconsumi “Chi beve birra campa cent’anni” è slogan datato 1929, quando i birrai italiani, penalizzati da un’imposta straordinaria e dalla battaglia del grano del regime fascista, lanciarono la prima campagna pubblicitaria collettiva. In 80 anni la produzione è decuplicatamai consumi restano bassi a confronto con l’Europa.

Per ogni litro di birra bevuto in Italia, se ne contano cinque in Repubblica Ceca, che stacca pure Germania (107,4 litri annui pro capite), Austria (106) e Irlanda (90). L’Italia è il fanalino di coda: il suo 28,6 litri vale meno della metà della media comunitaria (69,9,manel 2007 si toccavano gli 80). Eppure AssoBirra esulta. Perché i consumi sono aumentati rispetto al 2009 (28 litri pro capite) e soprattutto allargati. Stando a una ricerca realizzata in collaborazione con Ispo, il 72,4% degli italiani maggiorenni dichiara di bere birra più o meno frequentemente, nel 90% dei casi a pasto.

Di più: la birra è la bevanda alcolica preferita degli under 44 e, al ristorante, ha messo la freccia per superare il vino (39 litri all’anno pro capite). Se infatti 8 anni fa per ogni italiano che ordinava una birra, ce n’erano due che bevevano un calice di vino, oggi la situazione è in equilibrio, con un leggero vantaggio per la bionda nel fine settimana (42,6% contro 41,9%) e nei giorni feriali (21,8% contro 19,6%). In casa, invece, il vino rimane indiscusso padrone con un consumo di quasi 5 volte superiore rispetto alla birra. Ilconvegno Numeri che sono stati llustrati a Udine al convegno “Produzione, distribuzione e consumo di birra in Italia” organizzato dal dipartimento di Scienze degli alimenti dell’Università friulana.

A coordinare i lavori Stefano Buiatti, docente di Tecnologia della birra, che riferirà pure della presenza da primato in regione delle attività artigianali, i microbirrifici. Ce ne sono ben 17 in Fvg (375 sul territorio nazionale, 200mila ettolitri all’anno), il dato più alto in rapporto agli abitanti. Contano gli influssi della cultura mitteleuropea, sottolinea Buiatti ricordando che a Trieste la Dreher, nel 1875, è stata l’industria che per prima in Italia e per seconda in Europa ha installato una macchina frigorifera, allungando così la produzione anche ai mesi caldi, mentre Udine fino agli anni ’80 ha ospitato in zona centro, quasi da città tedesca, due fabbriche, la Moretti e la Dormisch.

Dopo due anni difficili, il 2010 ha segnato un’inversione di tendenza. Gli impianti italiani hanno prodotto 12,8 milioni di ettolitri (+0,3% rispetto al 2009, ma 650mila ettolitri in meno del 2007), di cui 1,8 (+50%sul 2005, +7,1% sul 2009) viene esportato. Per il 54% la birra made in Italy finisce nel RegnoUnito, la Nastro Azzurro è notissima, mentre la quota degli Usa è il 9,4%. Numeri che ci collocano al nono posto in Europa (davanti ad Austria, Danimarca e Irlanda) e coprono il 63,5% del fabbisogno interno. Quello che resta (6,3 milioni di ettolitri) viene importato, il 53% dalla Germania.

E c’è una propensione per la qualità: quasi il 43% degli acquisti appartiene ai segmenti Specialità (10,2%) ePremium(32,7%). Vivala“chiara” La tipologia preferita? Secondo una ricerca Makno/AssoBirra, quando decidono di bere birra, gli italiani la scelgono “chiara” 9 volte su 10 e 3 volte su 4 preferiscono la versione in bottiglia. Il il 15% viene invece spillata dai fusti con la classica spina e il 10% versata dalla lattina in alluminio. Fatto sta che beviamo oltre 15 milioni di ettolitri di birra chiara all’anno, più di 25 litri a testa.


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