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Verticale qbista da Ferlat con la Grame

Una piccola cantina, quella scelta per questa visita del gruppo di winelover qbisti, precisamente l’azienda di Silvano Ferlat (via Savaian 1, Cormons GO). E’ il figlio enologo Moreno ad accoglierci assieme a Federica Tabacchi, socia da alcuni anni in azienda, che si occupa dell’aspetto commerciale della cantina, incrementando le vendite all’estero. La famiglia Ferlat rappresenta la tipica realtà contadina che fino agli anni ‘90 si era dedicata all’allevamento di mucche, animali da cortile, ai seminativi e alla vendita di vino sfuso; una realtà come tante altre, nate nel dopoguerra in Friuli.

Negli anni successivi vengono dismesse la stalla e la coltivazione, dedicandosi solo al vino, riconvertendo i campi in vigneto. Nel Duemila avviene la divisione delle proprietà di famiglia e il papà Silvano dà inizio a un diverso percorso enologico con l'imbottigliamento di una parte del vino sfuso arrivando alle attuali 25 mila bottiglie. L'obiettivo di Moreno è di acquisire altri vigneti da aggiungere agli 8 ettari attuali (5 di proprietà e 3 in affitto) per arrivare in breve tempo alle 35 mila bottiglie, e con l'ampliamento della cantina, raggiungere un potenziale di 50 mila bottiglie.

 

Il biologico. "Non avevamo mai pensato di ottenere la certificazione “bio”, ci sembrava superfluo, spiega Moreno, perché abbiamo lavorato da sempre in modo naturale, ma la forte richiesta del mercato, soprattutto estero, ha determinato la scelta che è stata vincente per la crescita aziendale, così siamo certificati dal 2017.  La gestione bio comprende il non diserbo, quindi il solo sfalcio dell’erba e della pacciamatura, l’uso di solo rame e zolfo, ogni tipo di prodotto di sintesi è escluso. La coltivazione in biologico richiede un controllo continuo del vigneto. Gli interventi devono essere fatti, a seconda della necessità, nella sua immediatezza. I prodotti che utilizziamo, racconta Moreno, non vanno ad agire sulla pianta in modo retroattivo come i convenzionali che hanno la possibilità di bloccare patologie funghicide già in atto da 2-3 giorni, ma solo in copertura, formando uno schermo a protezione delle foglie e del grappolo. L’intervento in vigneto quindi, deve essere preciso e rapido, ogni ritardo potrebbe compromettere il raccolto. Nel caso di maltempo bisogna intervenire in anticipo sulle piogge anche più volte se queste sono ravvicinate. Nella gestione bio c’è un limite max di quantità di utilizzo di rame che, da poco è stato ridotto da 6 kg/ha a soli 4, mentre non c’è limite per lo zolfo che non è un metallo pesante, ma un minerale che viene assorbito e rielaborato dal terreno.  Per fare un esempio: solo nel 2014 si è superato, seppur di poco, la soglia limite per il Rame, mentre nell’ultima annata, la ‘18, abbiamo usato appena 2,5 kg/ha.  Un lavoro in vigna che comporta un maggior impegno, dove non si conoscono giorni di festa, ma è la natura che comanda! 

LA VERTICALE. La visita entra nel vivo con la degustazione del “GRAME” (Malvasia Istriana) di 5 annate: 2017, 2016, 2015, 2011 e 2006. Il nome deriva dal toponimo del vigneto, che significa Gramigna (pianta infestante) Il vigneto originario è rimasto di proprietà dello zio, ma dalle sue gemme sono state ricavate le barbatelle poi reimpiantate in un nuovo vigneto di proprietà che si trova nella DOC Isonzo (zona Angoris),  terreno argilloso con ciottolo. Il vignaiolo ci ha proposto questa verticale per mostrare la loro evoluzione e la continua ricerca per migliorare il prodotto. All’inizio, ci spiega Moreno, si procedeva con la classica vinificazione in bianco con un breve passaggio in barrique, per poi passare a macerazioni brevi di 1-2 giorni in barrique usate. Dal 2013 siamo passati a macerazioni più lunghe. La fermentazione alcolica e malolattica viene svolta in vasca di cemento con le bucce per circa due settimane, svinatura e passaggio in tonneau, utilizzando un batonage spinto. Dopo un affinamento di un anno avviene l’assemblaggio del vino in acciaio e decantazione di 15 gg per poi essere imbottigliato a dicembre dell’anno successivo alla vendemmia e messo in vendita a primavera.

Partiamo con l’annata più recente la 2017. La bottiglia si veste della nuova etichetta, in grande evidenza il disegno della Gramigna, a rappresentare il cru dell’azienda. Questa è un’anteprima rispetto al Vinitaly dove è stato presentato nel padiglione dell’associazione FIVI di cui Moreno è socio. L’annata ‘17 è stata nel complesso fresca e piovosa sul finire, costringendo a più raccolte per portare in cantina uve il più possibile mature. La Malvasia si presenta profumata con note di spezie dolci e pepe bianco. In bocca una buona freschezza ma, data la sua giovinezza, ancora non è del tutto equilibrato. Un vino elegante che il tempo farà esprimere a pieno il suo carattere.

La 2016 si distingue subito per un bouquet ampio di erba secca, spezie e fiori secchi, spicca la camomilla. Una grande evoluzione di profumi lasciandola nel bicchiere.  In bocca la troviamo morbida con note gliceriche sostenute. Una Malvasia grassa e con bassa acidità, tipicamente figlia di un’annata calda.

Ben altra storia con l’annata 2015! Oltre le note di spezie dolci, pepe bianco, noce moscata, troviamo note di frutta come la pera selvatica, agrumate e balsamiche. Al palato fresco e di media acidità, con un finale lungo e persistente. Il risultato di una stagionalità ideale, né troppo fredda né troppo calda, lo rende un vino complesso, elegante ed equilibrato. La più apprezzata dai presenti.

L’annata 2011. Il clima somiglia al millesimo 2015, ma con profumi e aromi leggermente meno accentuati. Macerazione di una sola notte e fermentazione in acciaio e affinamento di un anno in barrique di 2-3 passaggi. L’acidità, ancora ben presente la sostiene, rendendo la beva molto piacevole.

Stessa tecnica della precedente per la 2006, sentori di riduzione al primo impatto che svaniscono in breve. Al naso risulta stanca, poco profumata. Ma è in bocca che, con gran sorpresa, si rivela ancora molto fresca e di gran struttura intrigante. Complimenti!

 

 

 

 

 

 

 

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