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Verduzzo Trevigiano e biotipo Motta

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Verduzzo biotipo Motta Verduzzo biotipo Motta Ricevo dall'amica e collega sommelier Annie Martin Stefanatto l'invito a  una degustazione:  “Verduzzo Trevigiano e il Biotipo Motta”. Parafrasando il Manzoni mi chiedo: “chi è costui?”. Conoscendo poco le varie declinazioni di questo vitigno, da “enocuriosa” e “qbista “ che si rispetti, non posso perdermi un'occasione di studio e, senza pensarci due volte, accetto con entusiasmo. Si va  alla volta di Motta di Livenza. La sala è gremita, produttori, giornalisti, sommeliers, e anche semplici consumatori curiosi di saperne di più. E' Giampiero Rorato, studioso e giornalista enogastronomico, a introdurci nella storia e a farci ripercorrere quelle che sono le origini di questo vitigno. Non ci sono documentazioni scritte al riguardo, e la tradizione orale narra che a metà dell'800 fu la famiglia Ancillotto, in località Villanova di Motta di Livenza, a impiantare questo vitigno proveniente dalla Sardegna, a cui venne subito dato il nome di Verduzzo Motta (verduzzo per il colore degli acini che a maturazione rimangono verdi). Per molto tempo è stato tra i vini più diffusi, per poi essere quasi dimenticato a favore degli internazionali. E' qui che entrano in gioco alcuni produttori che, dieci anni or sono, decisero di salvaguardare il Motta e, supportati dalla Cooperativa Agricola Livenza, suggellarono la collaborazione con l'Istituto Sperimentale Viticoltura di Conegliano per le ricerche sul vitigno e la selezione clonale, e con Veneto Agricoltura per la vinificazione. Otto sono le aziende che fino a ora  hanno aderito al progetto di recupero del Biotipo Motta: Capo di Vigna, VignePiane, Az. Marcuzzo, Az. Rigoni Giuseppe, Az. Rusalen Franco, Az. Furlan Giuliano, Az. Tommasini Daniele, Az. Cescon Giuseppe. Il Motta si distingue dal Verduzzo trevigiano per alcune piccole differenze ampelografiche ma soprattutto per la versatilità a essere vinificato in vari modi. Ed eccoci al momento più atteso, quello della degustazione, rigorosamente alla cieca. Ci vengono versati due spumanti Metodo Classico a base di Verduzzo Trevigiano e quattro versioni di Verduzzo Motta. Molto bene, si comincia.

*Verduzzo Motta Metodo Charmat: criomacerazione pellicolare per estrarre la componente aromatica e due mesi in autoclave. Il colore verdolino mi fa pensare subito a dei profumi freschi, percepisco la salvia, il sambuco, il glicine, la mandorla, la mineralità, ma anche delle note più morbide come il burro e l'avocado. In bocca è morbido, fresco, dal finale fruttato e leggermente ammandorlato. Perfetto con dei formaggi freschi come la Robiola, ma anche per celebrare quello che è il più diffuso saluto tra amici: vientu a bere un ombra? *Verduzzo trevigiano Metodo Classico. 30 mesi sur lie gli hanno conferito un color giallo paglierino ed un bouquet evoluto ed elegante. E' cremoso, frutta matura, vaniglia, erbe aromatiche essicate, affumicato. In bocca è lungo ed il finale mi ricorda una mandorla dolce, dei confetti per l'esattezza. Mi piacerebbe abbinarlo ad una vellutata di funghi e capesante. *Verduzzo Motta 2013: giallo paglierino con riflessi verdolini. Il naso concede la mineralità, erbe aromatiche, note agrumate e la mandolrla. In bocca è morbido e coerente con le note percepite al naso. E' il meno complesso tra i vini degustati ed è piacevole accompagnato a degli involtini di tacchino farciti con verdure a julienne. Verduzzo Motta 2007. La bella tonalità giallo dorato mi incuriosisce e scopro che è stato vinificato in iperossidazione. Il mosto viene sottoposto ad una forte areazione al fine di ossidare alcuni polifenoli che, precipitando, rendono il vino più stabile e longevo. I terreni su cui cresce questo Verduzzo sono pianeggianti e non conferiscono all'uva un bel corredo di aromi primari. Con questa tecnica di vinficazione vengono privilegiati longevità e aromi terziari: fiori essicati,vaniglia, cedro e zenzero canditi, ananas. Il sorso è fresco, leggermente tannico e percepisco la piacevole piccantezza dello zenzero. Ideale in abbinamento a un Montasio semi stagionato.  *E' del 2000 questo Metodo Classico da Verduzzo Trevigiano proveniente da vigneti di 30 anni di età allevati già a Guyot. 20 mesi di barrique nuova lo hanno vestito di un giallo dorato molto brillante e gli hanno conferito complessità. Importanti note burrose, frutta candita, vaniglia. Buona struttura sorretta da alcol e mineralità. Tagliolini fatti in casa con funghi porcini. *Verduzzo Motta passito. La vendemmia è 2013 per questo vino che giace ancora in tonneau e che deve terminare la propria evoluzione. L'uva è sottoposta ad un primo appassimento in pianta a cui è seguito uno in cassette, in cui la Botrytis ha fatto la sua comparsa. E' vestito d'oro antico ed al naso si concede solo a calice fermo: non vuole essere disturbato. E' vinoso con sentori minerali, frutta fresca, timo. In bocca rivela la propria personalità: un'esplosione di erbe aromatiche, pera matura, note balsamiche. Un vino dolce non dolce, dotato di notevole freschezza e che, a fine evoluzione, saprà donare emozioni sia come vino da meditazione che in abbinamento a pasticceria secca o magari a dei formaggi erborinati. Tutti questi vini mi hanno regalato colori, profumi ed emozioni, e mi hanno fatto comprendere la potenzialità evolutiva e la versatilità del Motta, che nella maggior parte delle vinificazioni ha mantenuto la propria identità. Dopotutto siamo ancora in fase sperimentale. A questo punto è d'obbligo un plauso a questi produttori animati da passione ed impegno, all'insegna della salvaguardia e promozione del proprio territorio. Ora posso raccontare di aver conosciuto il Sig. Motta, che sa essere gioviale e alla mano, ma anche anticonformista e, se necessario, sofisticato ed elegante, mantenendo il proprio tratto distintivo. Non è mica cosa da tutti!


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