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La jota dalla Carnia all'Istria

La jota dalla Carnia all'Istria (seconda parte). La jota è, o era, nota da Collina di Forni Avoltri fino a Rijeka / Fiume. Per l'uomo della strada si tratta, ora, di un cibo caratteristico soprattutto della Carnia e di Trieste. In realtà era di tutto il Friuli e di tutta l'Istria: lo si può facilmente evincere dai vocabolari dialettali, dai libri di cucina, dalle guide turistiche.    © 

Nomi simili, per cibi simili, spesso degradati al senso di 'beverone per il maiale', emergono anche in alcune regioni italiane e nella Svizzera ladina. Fra i tanti riferimenti bibliografici in nostro possesso ci piace citare un'altra guida della gloriosa Società alpina friulana, quella di Gorizia con le vallate dell'Isonzo e del Vipacco (Del Bianco, Udine, 1930). In essa Alberto Michelstädter, padre del più celebre Carlo, afferma che "Cibi molto apprezzati sono nelle osterie e in qualche famiglia: il suf (specie di polenta liquida), la jota (fagioli e rape tagliate), il paparot (un misto di farina, fagiuoli e verdura).


A Muggia si parlava friulano e, prima che questo venisse sommerso dall'attuale dialetto triestino, uno studioso di fine Ottocento riuscì a carpire da un indigeno questa definizione di jota: disiòn cussì la mignestra de fasóui e çapùs (Zudini D., Dorsi P., Dizionario del Dialetto muglisano, Casamassima, Udine, 1981).

Il nome jota sembra friulano

A questa lingua il nome jota viene assegnato dal Rosamani nel suo Vocabolario giuliano; ad essa rimanda il Pinguentini nel Nuovo Dizionario del Dialetto triestino. Quest'ultimo, tra l'altro, fa riferimento ad un quattrocentesco documento udinese per la prima attestazione del vocabolo. Anche il Vocabolario della lingua italiana Treccani è chiaro: dal friulano jote.

In effetti ciò è logico se si pensa che a Trieste si parlava friulano fino all'Ottocento, lingua che è stata sommersa poi dal veneto coloniale che aveva funzione di lingua franca: il boom demografico della città si fece con genti provenienti da ogni dove, che per capirsi, avevano bisogno di una lingua comune.

La parola in questione - jota - passò, quindi, dal friulano al veneto e passò pure allo sloveno.

Quanto all'origine del friulano jote tutti gli autori si trovano concordi nel vedervi il latino tardo, o medievale, jutta.  © 

La jutta mediivale

Ecco, sull'origine di questa jutta medievale, che aveva sempre il senso di 'minestra' o simili, c'è chi vi vede l'antico tedesco e chi ipotizza un'origine celtica. Quando si tratta di lingue celtiche bisogna andare assai cauti: di quelle parlate nelle nostre contrade prima dei Romani non si sa praticamente nulla. Qualcosa, ma proprio qualcosa, si sa della lingua gallica che era parlata nelle Gallie, insomma la lingua di Brenno e di Vercingetorige o, se preferite, di Astérix e di Obélix. L'unico repertorio lessicale di tale lingua è il Thesaurus Linguae Gallicae di Pierre-Henri Billy (Olms-Weidmann, Hildesheim, 1993); l'abbiamo consultato e, non senza sorpresa, vi abbiamo trovato la parola iutta che l'autore traduce con 'brodo'. Eureka.

L'origine del nome jota è molto lontana

L'origine della jota, insomma, è molto lontana. È chiaro che la parola celtica è passata al latino ed è continuata nel friulano, in alcuni dialetti italiani (zota nell'Italia settentrionale) e nel francese antico jotte.
Così ora sapete che in quel village peuplé d'irréductibles Gaulois che résiste encore et toujours à l'envahisseur non si mangiavano solo cinghiali.  © 

continua con Tutte le jote sono vere

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