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Quanti metodo classico con vitigni autoctoni

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Premessa. Le tradizionali aree di produzione spumantistica italiana con Metodo Classico sono tre: Oltrepò Pavese, Franciacorta e Trentino. I vitigni utilizzati, come previsto dai vari disciplinari, sono Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco, Pinot Grigio e Pinot Meunier. In questi ultimi 10-15 anni si assiste a un fenomeno interessante: molti produttori, ubicati al di fuori delle tre zone prima citate, si stanno dedicando anche alla produzione di spumanti con metodo classico. La seconda particolarità è rappresentata dai vitigni utilizzati: oltre a quelli sopra citati, cioè gli stessi utilizzati per lo Champagne, si ricorre sempre più spesso ai vitigni autoctoni.

Mi sono chiesto quali siano le motivazioni che hanno portato molti vigneron a percorrere questa nuova strada,
per cui, senza avere la pretesa di condurre un'inchiesta esaustiva, ho voluto approfondire il tema, chiacchierandone
con alcuni amici davanti a un calice delle loro bollicine. La prima motivazione è legata all'ambizione personale:
la maggior parte dei produttori incontrati sono appassionati del Metodo Classico e, soprattutto a chi è anche
enologo, prima o poi nel corso della propria attività viene la voglia di cimentarsi in questo campo, anche perchè
– mi spiegano – fare Metodo Classico dal punto di vista professionale è interessante e anche divertente.

Importanti anche le ragioni economiche: quello degli Spumanti è un mercato in espansione e anche produttori
non specializzati riescono a collocare con una certa facilità quantità di bottiglie non elevatissime. Avere un Metodo Classico permette di completare la propria gamma e oltretutto generalmente i prezzi di vendita sono
assolutamente comparabili con quelli delle tre aree classiche di produzione, se non addirittura superiori, puntando come motivazione all'originalità del prodotto.

Da non trascurare, come mi ha fatto notare l'amico Maurizio Gily, agronomo e direttore di Millevigne, l'aspetto della ricerca, della voglia di scoprire se un vitigno a cui si è "affezionati" per tradizione e territorio, può essere adatto per la spumantizzazione. È anche un metodo per capire se alcune aree collinari magari non più considerate interessanti possano invece riscoprirsi come aree di produzione per uve da spumantizzare: in fondo è quello che è successo in Champagne alcuni secoli fa!

Qui qualche suggerimento per un brindisi decisamente originale per le prossime festività. In  un post successivo
due focus di approfondimento.

  • Baracchi Winery: a Cortona (Arezzo), interessante il Brut Rosè da Sangiovese.
  • Cantina della Volta: a Bomporto (Modena), utilizza il Lambrusco di Sorbara.
  • Cantina Due Palme: a Cellino San Marco (Brindisi), propone due Brut, uno Rosè, da Negroamaro.
  • Grotta del Sole: a Quarto (Napoli), ha un Extra Brut da Asprinio.
  • Pecis: a San Paolo d'Argon (Bergamo), sperimenta il Franconia.
  • Rainoldi: in Valtellina, a Chiuro (Sondrio), con Nebbiolo, Pignola e Rossola.

 


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