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Conegliano Valdobbiadene: brand territoriale

 

Conegliano Valdobbiadene: un brand territoriale

A solo un anno dall’ottenimento della Docg il Conegliano Valdobbiadene si conferma sempre più come un fenomeno unico che può essere assimilato allo Champagne. Infatti questo prosecco superiore è un vero e proprio brand territoriale che nasce in una zona così bella e particolare che ha permesso di avviare il progetto perché diventi patrimonio dell’Unesco.

Il dossier, inviato dal ministero dei beni culturali e da quello dell’agricoltura, è già al vaglio dell’Ente per il formale inserimento nella lista dei candidati italiani. Il territorio valdobbiadenese è infatti caratterizzato da una morfologia collinare che determina un gioco di colori e di microclimi unici nel loro genere. La pendenza dei fianchi di queste colline è così ripida che i vigneti vengono condotti esclusivamente a mano. Qui nasce la tipologia Rive (in dialetto locale significa “alta collina”) introdotta contestualmente alla Docg. Per fregiarsi di questo “titolo” il vino deve provenire da vigneti collocati nello stesso comune o frazione di comune su un’unica Riva.

“Per riconoscere il Conegliano Valdobbiadene – spiega Franco Adami, presidente del consorzio di tutela – bisogna cercare la scritta “Conegliano Valdobbiadene” che nell’etichetta può essere da sola o associata al nome Prosecco per le tipologie ‘frizzante”’e ‘tranquillo’ o Prosecco Superiore per lo spumante”.

Quali sono le caratteristiche che fanno del Prosecco un Conegliano Valdobbiadene?
Le uve devono provenire dai 15 comuni collinari delimitati dalle due capitali produttive di Conegliano e Valdobbiadene. il vino deve essere prodotto con il taglio delle uve del vitigno Glera (nome che sostituisce quello di Prosecco) al minimo dell’85% e della varietà locali Verdisio, Bianchetta, Boschera, Glera Lunga per un massimo del 15%. La resa per ettaro per il Docg rimarrà sempre a 135 quintali per ettaro. La varietà spumante si è arricchita della versione Rive. Il Rive porterà in etichetta il nome del comune o della frazione di origine delle uve. La resa non deve superare i 130 quintali per ettaro con l’obbligo della raccolta manuale e dell’indicazione del millesimo. Il vertice della piramide qualitativa è occupato dal Superiore Cartizze, la cui resa in vigneto rimane di 120 quintali per ettaro e la produzione è unicamente della tipologia spumante. Il Cartizze nasce in unica collina di circa 100 ettari ubicata fra le località di santo Stefano, Saccol e San Pietro di Barbozza. Ogni bottiglia del Conegliano-Valdobbiadene riporta un numero che permette di risalire l’intera filiera.

Quali sono i numeri del Conegliano Valdobbiadene?
La produzione totale è di quasi 61milioni di cui 53milioni nella tipologia spumante e di queste 1,3milioni sono Superiore Cartizze. La tipologia frizzante vanta 7,5milioni di bottiglie mentre il tranquillo di ferma a poco più di 360mila bottiglie. Il valore al consumo è di 380milioni di euro di cui il 30% viene generato all’estero. Il primo paese cliente è la Germania seguita dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna, dalla Svizzera, dal Canada e dal Brasile. La nostra è l’unica denominazione che ha visto una crescita negli ultimi due anni che si è attestata al 6% mentre negli ultimi dieci anni l’incremento è stato del 10%. Anche per il 2010 si prevede un incremento che prevediamo sia intorno alle due cifre. Nella filiera produttiva sono impiegati poco meno di 3mila viticoltori, 454 vinificatori, 166 case spumantistiche, 250 enologi e 1500 addetti vari.

Cosa caratterizza il territorio dove nasce un vino così unico?
Nelle colline dell’area Conegliano Valdobbiadene ci sono condizioni orogeologiche e climatiche uniche e non esportabili. Qui si verifica una situazione che vede esposizione solare, piovosità ed escursioni termiche uniche al mondo. Queste uve, già ottime per basi spumanti, vengono poi lavorate con metodologie e tecniche che sono rimaste immutate da sempre. La scuola enologica di Conegliano nasce infatti nel 1876 quando Carpené porta in questa zona la metodologia piemontese di spumantizzazione. Questa tradizione, unica al mondo, permette di ottenere un prodotto che oggi è diventato un fenomeno unico e irripetibile, un vero e proprio brand.

fonte Alessandra Iannello, www.luxgallery.it

 

Alessandra Iannello

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