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Gravner annata 2007

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gravnergravner7-10-2014. Una data importante. Il giorno della presentazione, ad amici, ristoratori, enotecari, importatori e collaboratori,  dell’annata 2007 di Josko Gravner. Sette. Un numero “magico” per Josko, come magici sono i suoi vini. Parlare di lui non è facile, sono stati scritti fiumi d’inchiostro sulla sua filosofia di vita, su come conduce la sua azienda, su come rispetti e ami la sua terra, su come produce i suoi vini. E’ giovane Josko, giovane perché ha ancora tanti progetti da realizzare e ce li racconta con la gioia di un ventenne che ha voglia di condividere, di donare il suo sapere. E’ giovane ma… diverrà un grande vecchio, perché solo i grandi vecchi ti raccontano rendendoti partecipi dei loro successi ma anche degli sbagli che hanno fatto, ti svelano i loro segreti, ti fanno entrare nella loro vita.

Emozione allo stato puro è stato il sentire il rumore della follatura all’interno delle anfore interrate. Mi sembrava di essere in barca. Lo splash dell’onda sulle pareti e lo stunf del ritorno. Indimenticabile. Emozioni allo stato puro vedere il vigneto, che avevo vistato nel 2009 appena piantato, già in produzione e  assaggiare -  lo ammetto, “avidamente” - dei chicchi d’uva  turgidi, croccanti e dolci assieme a certi altri, già colpiti dalla botrytis cinerea, quasi appassiti e mielosi. Emozioni allo stato puro rivedere lo stagno brulicante di vita, con i piccoli pesciolini gambusia (da me scambiati per girini) che nuotano felici tra una ninfea gialla e una rosa mangiando tutte le larve delle odiate zanzare. Il tutto per creare biodiversità, per permettere alle rane e ranocchi di riprodursi, per dissetare gli innumerevoli animali e uccelli della zona, per aver più api impollinatrici e perché “è bello e io adoro il bello” dice Gravner. Emozioni allo stato pure avere tra le mani il bicchiere voluto da Josko, progettato dall’Arch. Ignazo Vok e realizzato da Massimo Lunardon (mio vicino al tavolo). Un bicchiere largo, senza stelo, con due rientranze dove alloggiano felicemente pollice e indice. Praticamente una coppa. Leggerissimo ma nello stesso tempo resistente. Una bolla di vetro essenziale come solo una bolla può essere. Pronto a raccogliere il nettare e farlo parlare di se, senza furberie, onestamente. “il mio vino non deve essere bevuto freddo, anzi. E se si scalda un pochino è ancora più buono” Parole semplici dette senza prosope “sto imparando a togliere, arrivare all’essenziale. Diminuire la quantità di macchinari, non usare acciaio, non raffreddare le uve.

Usare solo le anfore per la fermentazione, lasciare che i lieviti presenti in cantina facciano il loro lavoro, lavorare sempre di più in vigna, usare in minime quantità la solforosa, senza è impossibile, o almeno io non lo so fare, creare un vino stabile. Non uso concimi chimici, non voglio drogare la mia terra”  Questo ci ha raccontato e di questo parlano i suoi vini. Di pulizia, di rigore, di gioia, di rispetto, di amicizia (“posso lavorare solo con persone serie ed amiche”) di voglia di vivere, di sperimentare, di terreno, di sole, di vento, di pioggia, di calabroni, di muffe nobili, di zuccheri (“sono anni che non faccio le analisi alle uve, se dovessi farle per sapere quando vendemmiare vorrebbe dire che non devo vendemmiare”). Emozioni allo stato puro assaggiare i suoi vini dal colore a me preferito, l’ambra, con sentori di albicocca, miele, castagna, foglie secche, pietra calda. E berli, non degustarli, per poter goderli appieno. Creano un valzer in bocca, con movimenti languidi interrotti da esplosioni di vivacità. Annate diverse dal 2007 al 1989 (si 1989). Diverse ma con lo stesso stile. Emozioni allo stato puro essere stata invitata e aver potuto gioire di tutto questo. Grazie dal profondo del cuore.


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