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Anche l’occhio vuole la sua parte

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Un perfetto allestimento: armonia e simmetria

L’arte di preparare una bella tavola ubbidisce ad alcune regole che non sono soggette al nostro estro individuale bensì appartengono alla sfera generale del buon senso. Sono diventate regole di stile e comportano una discreta dose di senso estetico.

 Spesso le immagini e i suggerimenti di sontuose tavole sfavillanti stimolano la nostra fantasia e creatività, facendoci pregustare il pasto che ne sarà degno sovrano. Alcuni invece ritengono che basti nutrirsi, trascurando il godimento estetico dell’apparato che accompagna il cibo. Anche consumare il pasto quotidiano sul tavolo della cucina correttamente apparecchiato predispone al meglio il nostro spirito a quello che stiamo per mangiare.

Abituarci ad apparecchiare correttamente il tavolo del pasto giornaliero e coinvolgere i figli, di entrambi i sessi, nelle operazioni, ci renderà più sicuri nelle occasioni più formali e impegnative dove non si vuole mancare in buona educazione e raffinatezza. Io, quando attendo ospiti per la cena, predispongo la mise en place fin dal primo pomeriggio e se anche mi faccio aiutare, il mio occhio vigila e non c’è volta che la mia mano aggiusti qualcosa.

Per esempio: la posizione del sottopiatto rispetto al bordo del tavolo (due centimetri) e della sedia (centrata al coperto), l’allineamento dei bicchieri (in diagonale), delle posate (a scalare e non infilate sotto il piatto), dei tovaglioli (tutti alla giusta distanza e piegati in modo uniforme), e così via per tutto quello che so fa “colpo d’occhio”, incluso il centrotavola floreale o, secondo l’occasione, i candelabri. Nel prossimo numero di q.b.quantobastaFVG vi parlerò della mise en place.

 


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