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cibo, vino e quantobasta per essere felici

Massimiliano e Carlotta al Principe di NY

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max e carlottamax e carlottaManca solo il mare. Allora sì i newyorkesi potrebbero dire di trovarsi in una vera osteria triestina. Massimiliano Cortese e Carlotta Paolini, 35 e 36 anni, sono due veri “brave hearts”. Una coppia di impavidi (sposati dal 2012) che ha lasciato la propria città, Trieste, per volare dall’altra parte dell’oceano, a New York. L’Osteria del Principe, flagship store di Principe di San Daniele di proprietà della famiglia triestina Dukcevich, nel cuore di Flatiron district, viaggia a gonfie vele: i prodotti del Principe, uniti a una cucina fatta di kren, cevapcici e goulash hanno colpito al cuore degli americani.
Cucina, che passione. Da quando?
Max: A 14 anni andavo le domeniche a fare il cameriere per potermi comprare il motorino. Ero affascinato dai cuochi e dalla capacità di trasformare le materie prime in piatti gustosi.
Carlotta: Amo la ristorazione a 360 gradi. Mia madre, ottima cuoca, faceva diventare anche il più semplice dei panini una poesia: indimenticabile la ciabattina con la bistecca di cavallo all'aglio, salsa bernese e foglia d’insalata. La zia invece mi portava nei ristoranti, ci facevamo coccolare e servire.
Il primo vero lavoro?
Max: Al Caffe San Marco di Trieste come banconiere, sotto la guida del titolare Franco Filippi.
Carlotta: Nel 2003 ho iniziato a lavorare Al Bagatto, con Gianni Marussi, un grande uomo, un grande ristoratore e un grande amico.
Quando vi siete “incontrati” in cucina?
Max: Cinque anni fa Carlotta ha cominciato a lavorare nel ristorante che avevo a Trieste, L’Antica Trattoria Le Barettine.
Carlotta: Max ed il suo socio Guido avevano deciso di prendere due strade diverse: il nostro amore era già sbocciato così, senza decidere, ci sono capitata.
Come siete finiti nella Grande Mela?
Max e Carlotta: Grazie alla famiglia Dukcevich, proprietaria dell’Osteria “Principe di San Daniele Spa”, che ha creduto in noi affidandoci la conduzione del loro flagship store.
Quali sono i vostri ruoli?
Max: Io cucino. Non ho frequentato la scuola alberghiera, ma con l’esperienza ho “educato” il palato. Mi diverto con i miei cuochi a creare i menu e a sperimentare nuovi piatti.
Carlotta: Io scelgo i vini e mi occupo del personale di sala. E poi c’è l’accoglienza dei clienti, a cui pensiamo entrambi.
Cucina triestina, friulana o italiana?
Vogliamo far rivivere l’esperienza dell’osteria ai newyorkesi. Il menù è semplice, proponiamo piatti della tradizione del nord est Italia con attenzione alla cultura culinaria triestina. Prodotti nostrani, quindi. Importiamo dall’Italia i formaggi, i pomodori pelati, l’olio d’oliva e la pasta. Portiamo a tavola i prodotti Principe, dal prosciutto cotto (tipo Praga) al crudo di San Daniele, dallo speck alla mortadella.
Leggiamo il menù e troviamo…
Il frico, le tartine con cotto senape e kren, il goulash alla triestina con polenta, i cevapcici con ajvar, gnocchetti con speck radicchio e noci.
Che genere di locale è l’Osteria?


Informale e trasversale. Ci troviamo in una zona di banche e assicurazioni, ma nonostante la clientela di target medio/alto, non mancano le richieste più disparate.
Tipo?
Le fettuccine "Alfredo" o la carbonara con l'aggiunta di gamberi... Ma noi facciamo conoscere la vera cucina made in Italy.
Passeranno anche italiani… per sentirsi a casa.
Moltissimi, tanti triestini in visita o alcuni trapiantati a NY.
Guardiamo al futuro: restare o ripartire?
Ora vogliamo consolidare la nostra presenza qui.
Tornate a Trieste…
… più o meno una volta l'anno.
C’è qualcosa che vi manca?
Max: La famiglia, le amicizie e il mare. Le piccole cose: entrare ogni mattina al bar e senza ordinare trovare magicamente il caffè, solo perché ti conoscono da tempo.
Carlotta: Sono molto legata alla mia terra, al mio mare, al mio Carso, alla mia città, alla bora, al capo in B…
Ma per avere successo bisogna scappare dall’Italia.
Max: Fa rabbia pensare che per avere grandi soddisfazioni siamo dovuti andare dall’altra parte dell’oceano.
Carlotta: Viviamo con la triste consapevolezza che per te, nel tuo amato paese, non c'è posto.


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