Primavera delle città del vino

Buon compleanno Città del Vino. Un quarto di secolo è il tempo trascorso dall’Associazione Nazionale delle Città del Vino da quel 21 Marzo del 1987, il giorno della sua costituzione a Siena, nella Sala convegni di Palazzo Patrizi, edificio del 1500 in via di Città.

Avere la possibilità di festeggiare venticinque anni di vita in compagnia di oltre cinquecento città associate è il primo

e più importante dei giudizi che uno può dare, con un rendiconto delle attività pieno di risultati e di successi che onora quanti in tutti questi anni, dai presidenti agli amministratori, dalla direzione ai collaboratori, si sono adoperati nella progettazione, programmazione e realizzazione di iniziative rispondenti agli scopi e alle finalità del Città del Vino.

 

Un traguardo importante per tutti questi protagonisti, e, soprattutto, per il mondo del vino italiano che può, se vuole, esprimere piena gratitudine all’Associazione per aver trovato in essa una fonte inesauribile di energie nel campo della comunicazione del territorio e del suo testimone principe, il vino.

Un testimone magico, straordinario, capace di animare il turismo e di sostenere e promuovere la nostra gastronomia, dando un contributo notevole alla fama che vive oggi in ogni parte del mondo.

Le città del vino, con questa loro specifica attenzione al territorio, cioè all’origine della qualità, hanno dato piena ragione al processo delle Denominazioni di origine avviato nel 1963 con il Dpr 930, che proprio in quegli anni registrava i primi passi della Docg riconosciuta al Brunello di Montalcino e al Barolo, al Vino Nobile di Montepulciano e al Barbaresco.

All’Associazione spetta, inoltre, il merito di aver dato inizio a un percorso che, nel tempo, ha prodotto molti altri esempi, dalle Città dell’Olio a quelle del Tartufo e, poi, altre ancora, con gli amministratori del territorio, i sindaci, i  rappresentanti delle Provincie, delle Comunità Montane e delle Camere di Commercio, grandi protagonisti.

Essa nasce, non a caso, a Siena, la città dell’Ente Mostra Nazionale Vini, costituito cinquant’anni prima, e, dell’Enoteca Italica Permanente, aperta nel 1960, cioè strumenti e strutture nate per la promozione e la valorizzazione dei vini tipici e di qualità.

L’Enoteca, dopo un periodo di grandi sofferenze con rischi di una sua definitiva chiusura, si spoglia della sua primitiva definizione e diventa “italiana”, e riesce, grazie a Mencaraglia e a Margheriti, i due presidenti che hanno lottato per il suo rilancio, a programmare una serie d’iniziative, tra le quali “Alimentazione, Vino e Sport”, in collaborazione con il Coni e la Scuola dello Sport, e“Vino e Turismo”, con il Touring club Italiano.

Un incontro, quest’ultimo, che vede tra gli illustri partecipanti, Elio Archimede, che, nel corso del suo intervento lancia la proposta di un’associazione tra i comuni vitivinicoli Doc e Docg.

L’Enoteca fa propria la proposta di Elio Archimede - da qualche anno impegnato nella realizzazione delle Strade del Vino e delle Enoteche pubbliche nel suo Piemonte - e s’impegna a definirla nei particolari per la sua realizzazione.

Passa un anno esatto di gestazione prima della sua nascita a Siena nel giorno dell’inizio della primavera.

Non a caso, dicevo, Siena, che per i suoi grandi vini e per queste sue iniziative, è, da sempre, capitale riconosciuta del vino italiano, in quanto a qualità e immagine, e, non a caso, L’Enoteca che, forte della sua esperienza, riesce a cogliere le straordinarie potenzialità della vitivinicoltura italiana e a incidere su quel percorso che segna il “Rinascimento" del vino italiano.

La nascita delle Città del Vino rafforza il ruolo proprio dell’Enoteca di vetrina permanente dei grandi vini italiani, in un immenso territorio di mille e mille territori vocati alla qualità ed espressione di bellezze paesaggistiche,  valori storico – culturali e altri legati alle tradizioni, in particolare la cucina.

Per i primi anni Enoteca e Città del Vino camminano insieme, poi ognuna per la propria strada a sviluppare le proprie idee e le proprie finalità, nell’interesse di una realtà e di un mondo che, pur tra alti e bassi, dà ossigeno alla nostra agricoltura, in un momento in cui c’è bisogno di sognare il futuro.

Oggi c’è da applaudire a questa primavera delle Città del Vino e cogliere questa occasione per ringraziarle per il loro prezioso e fondamentale contributo alla crescita della cultura del vino italiano e dei territori che li esprimono, sapendo che quando si sa seminare il buon raccolto arriva.

 

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