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Il vino in bottiglie di carta?

Michele Mastrobuono scorre il Guardian e il servizio pubblicato stamattina dal Corriere della Sera sotto il titolo "Il vino? Preparatevi a trovarlo in bottiglie di carta" e sorride. "Guardi che i contenitori di carta per il vino, i bricks, li abbiamo inventati noi, una trentina d'anni fa, in collaborazione con Tavernello che oggi è il vino (in cartone) più diffuso al mondo, cento milioni di litri". Mastrobuono, è il responsabile delle relazioni istituzionali della controllata italiana di Tetra Pak, il colosso cartotecnico svedese

che sessant'anni fa lanciò il primo contenitore di cartone per il latte (a forma di prisma) e 28 anni fa il brik del vino, sviluppandolo proprio in collaborazione con Caviro Tavernello. L'innovazione dell'azienda inglese Greenbottle sembra avere poco di tecnologico e molto di marketing. "Noi"continua Mastrobuono "facciamo contenitori che non copiano quelli tradizionali; la nostra linea, semmai, è quella di stressare il design industriale e fra poco lo vedete con i nuovi brik del Tavernello e del latte Parmalat in fase di market test. Gli inglesi di Greenbottle hanno voluto copiare una bottiglia bordolese, partendo da un tubo di cartone. Tutto qui". Piccolo particolare: l'area ricerca e sviluppo di Tetra Pak è a Rubiera, Modena, a pochi chilometri dalla Tavernello. Il colosso mondiale della cartotecnica rivendica la primogenitura. L'idea è nata al Centro ricerca di Modena, insieme con il Tavernello (Fonte Tre bicchieri)

Riportiamo anche , sempre dalla preziosa fonte Tre bicchieri, una dichiarazione di Giuseppe Martelli, direttore generale Assoenologi.

“Leggo con una certa stupefazione un lungo servizio del Corriere della Sera che riprende a sua volta un servizio del Guardian sul tema che noi enologi ed esperti di legislazione enologica definiamo "contenitori alternativi" del vino. Vi si annuncia la nascita della bottiglia di vino fatta di carta, ma le cose stanno in maniera leggermente diversa. I contenitori di carta per il vino (più esattamente di cartone poliaccoppiato, vale a dire ricoperto da una serie di strati sottilissimi, film, di plastica e alluminio) esistono da 28 anni, da quando furono messi in commercio da una grande azienda di vini "popular" (mi si consenta l'aggettivo inglese) dopo che il Ministero dell'Agricoltura, nel 1983, li

aveva approvati con un decreto che rompeva il monopolio del vetro (e della terracotta). Dunque, dal punto di vista normativo la carta (in forma di brik, di bag in box o di bottiglia, ma questo conta poco) è utilizzabile. Certo, a precise condizioni e con alcune limitazioni. Alcune legate anche alle caratteristiche del vino. Uno spumante non può stare nel cartone. Un grande vino non può invecchiare nel cartone. Che, invece, può andar bene per i vini da tavola. Certo, l'occhio vuole la sua parte. Una bottiglia (seppure di carta) può spingere a bere più di un bric. (fonte: Tre bicchieri)

 

 

 

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