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È Quaresima, dedichiamoci al tempura

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ricetta e foto di Giulia Godeassiricetta e foto di Giulia Godeassi

Per tradizione si fa risalire il (la) tempura nipponico al secolo XVI, con i primi contatti tra i giapponesi, i marinai portoghesi e i missionari cristiani. I cristiani si astenevano  all'inizio delle quattro stagioni che erano anche quattro diversi periodi dell'anno liturgico, dal cibarsi di carne per tre giorni (mercoledì, venerdì e sabato) mangiando solo verdure e pesce.  Questi quattro periodi ieiunium vernum, aestivum, autumnale et hiemale (digiuno di primavera, d'estate, di autunno e d'inverno) erano chiamati in latino Tempora. La legge dell'astinenza poteva essere applicata a ogni stagione dell'anno. Ai tempi di Leone I, il mercoledì, il venerdì e il sabato erano già giorni di speciale osservanza. Tre di questi periodi erano digiuni preparatori per le tre maggiori festività (Natività, Pasqua e Pentecoste), era pertanto necessario aggiungerne un quarto "per amore della simmetria". Da Tempora deriverebbe il nome tempura, che i giapponesi utilizzano ancora oggi nell'arte culinaria. Secondo altre fonti l'origine del nome risale al vocabolo portoghese tempero, traducibile con "condimento", "spezia".

Nella foto in alto una golosa ricetta di tempura che potete scoprire al link Tempura di polpo gamberoni e chutney ai mirtilli rossi


Ciascuno dei quattro periodi  ha un segno adatto che, quale primizia stagionale, può essere offerto come gesto votivo, ed esattamente: l'olio in inverno; i fiori in primavera; le spighe di grano in estate; i grappoli d'uva in autunno. Ed ecco il nostro numero di qb primaverile ricco di fiori fin dalla copertina. Scarica la versione digitale dallo shop


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