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Alcune idee dal convegno DDV a PortoPiccolo

Dal convegno "Un sommelier per amico" che le Donne del Vino hanno proposto a Portopiccolo (Sistiana) nell'ambito della manifestazione La Vite è donna dell'8 luglio 2017, sono emerse alcune interessanti osservazioni e suggerimenti che vi consigliamo di leggere per intero su http://www.cinellicolombini.it/blog/forum/le-donne-del-vino-vogliono-piu-abbinamenti  

a) Prima di tutto puntare sugli abbinamenti: introdurre gli abbinamenti nei menù accanto ai piatti tipici e proporli in sala con il servizio al bicchiere. b) Il sommelier <<deve essere anche un intrattenitore, saper usare i social media, avere la leadership del suo staff>> ha detto Gerard Basset -Master of Wine e Master Sommelier – intervistato da Alessandra Fedi. c) Le donne scelgono il vino sulla base di due concetti principali “ a cosa serve”, “piacerà alla persona che lo beve?”. << L’aumento di clientela femminile che sceglie il vino al ristorante e del personale femminile che lo propone, consentono di puntare sugli abbinamenti con migliori prospettive di soddisfare i clienti e dare risultati economici ai locali>> ha precisato la delegata delle DDV del Friuli Venezia Giulia Cristiana Cirielli, che ha fortemente voluto il convegno e l'evento. «Le donne sono circa il 30% dei sommelier italiani e continuano ad aumentare nei corsi per chi assaggia e serve il vino così come fra gli studenti delle scuole alberghiere. Tuttavia la presenza femminile fra chi si occupa del vino nelle sale dei ristoranti è ancora scarsa specialmente fra i “main chef sommelier” cioè i manager di strutture grandi, segnala la presidente nazionale Donatella Cinelli Colombini. Le donne – continua la presidente - sono più attente all’abbinamento cibo-vino, regola che potrebbe svilupparsi al ristorante cambiando vino a ogni portata». Il sommelier Gianluca Castellano spiega: «I sommelier italiani sono i più bravi nel costruire gli abbinamenti, sono ricercati in tutto il mondo proprio per questa loro capacità. L’abbinamento non è solo tecnica: è anche emozione. Quindi bisogna concentrarsi soprattutto sugli abbinamenti che sorprendono recuperando anche l’importanza dell’aroma e della contrapposizione per arrivare a toccare anche il cuore». Alessandra Fedi, wine educator sottolinea che il sommelier deve interagire con il cliente e non deve fare la primadonna cioè non deve essere supponente». Una cosa è certa: «I millennials saranno la generazione degli sperimentalisti». Pia Donata Berlucchi ha raccontato la storia di chi serve il vino: un viaggio da Ganimede coppiere degli Dei al Rinascimento quando il vino esce dalle coppe di metallo e entra nel vetro. «La parola sommelier nasce in Francia dalla parola soma, legata agli animali che trasportavano il vino. La figura del sommelier è sempre stata importante nella storia, spesso più di quella del cuoco». Intervenuta da New York la chef Lidia Bastianich: «Le donne sommelier in America si stanno facendo avanti ma la strada è ancora lunga». Eppure le donne possono dare un tocco vincente al lavoro di chi sceglie e serve i vini al ristorante: mettere in campo il loro intuito psicologico, cioè quel colpo d’occhio che aiuta a entrare in empatia con i clienti".  La provocazione di declinare al femminile “sommeliera” arriva da Rossana Bettini Illy. Provocazione decisamente bocciata qui a quantobasta dove la direttrice di testata si firma direttore.

 

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