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Terzo paesaggio: il vigneto naturale

In un mondo afflitto da crisi economiche, il tema della biodiversità passa in secondo piano, ma la ricchezza rappresentata dalla variabilità vegetale (e animale) è un patrimonio inestimabile. Per gli aspetti relativi all’ambiente viticolo si è introdotto un nuovo concetto, quello di connettività o di corridoio ecologico,

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VINOL a St Anton l'11 febbraio

E' con immenso piacere ed onore che ho partecipato, sfidando una bora gelida e cattiva,  al panel di degustazione per designare la miglior Malvasia, il miglior Refosco e il miglior Cipro della manifestazione VINOL che si svolgerà sabato 11 febbraio 2012 a S. Anton, vicino a Bertoki a Capodistria in Slovenia. Un panel  professionale composto da enologi,

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Lo Champagne nato dal freddo

Le déjeuner d'HuitreLe déjeuner d'HuitreIl clima ha dato segnali inequivocabili del suo cambiamento, con evidenti ricadute sulle caratteristiche principali di molti dei vini più importanti del mondo. È il caso dello Champagne che, secondo la ricostruzione del professor Attilio Scienza, ordinario di viticoltura all’Università di Milano, è quello che siamo abituati a bere, anche grazie ai mutamenti climatici che hanno segnato la sua storia fin dalle origini. Nella Champagne, fino alla fine del XVII secolo si producevano vini rossi fermi, peraltro modesti, ottenuti da Pinot Noir; poi, nell’ultima fase della “piccola glaciazione” che colpì l’Europa, subì gli effetti del clima di allora, e dovette trovare una soluzione. Grazie al miglioramento delle
tecniche di pressatura, iniziò così la produzione dei vini bianchi da uve rosse (“blanchiment”) che, rifermentati in bottiglia con una tecnica nata nel 1662 in Inghilterra, diventavano vini “mousseux” (spumanti). Nasce così lo Champagne, dipinto per la prima volta dal pittore francese François de Troy, nel quadro “Le Déjeuner d’Huitre” del 1735, che raffigura un tappo che vola e, accanto alle ostriche, alcune bottiglie di Champagne.

 

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Doc: opportunità o rischio?

Sarà perché dal 1 gennaio 2012 la procedura per il riconoscimento delle nuove denominazioni è passata a Bruxelles, ma nell’arco di soli 5 anni il numero dei vini italiani a denominazione d’origine o che beneficiano dell’indicazione geografica tipica, sono passati da 350 a 527. Viene da chiedersi se il riconoscimento della Doc sia ancora un punto di partenza

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Enoturisti: sempre più in rete

“Con 5 miliardi di euro l’anno e 3 milioni di turisti, dopo anni di crescita continua l’enoturismo è
pronto per diventare un asset importante della voce turistica italiana. Ma serve coordinamento a livello
centrale tra tutte le forze in campo dell’offerta enoturistica, con strumenti unitari di promozione e di
analisi”. Così Chiara Lungarotti, presidente del Movimento del Turismo del Vino, che,

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Anteprima Amarone (in cronaca)

Grande giornata, sabato 28. Tutta all'insegna del vino. Sin dalla partenza in treno: per risolvere una semplice equazione "tanto sta l'impero di Roma al vino come gli Stati uniti alla Coca Cola" (non l'ho ancora risolta, non ho ancora finito di leggere il libro di Giovanni Negri "Roma Caput vini") per arrivare poi a Verona alla manifestazione Anteprima Amarone, magistralmente promossa dal Consorzio di Tutela dei Vini del Valpolicella. Quest'anno siamo ritornati al Palazzo del Gran Guardia di fronte all'Arena, il cuore di Verona. Si inizia con il congresso. Dopo

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DNA del vino nei calici con il CNR

Da dove viene il nettare versato nei calici? Ce lo dirà “l’analisi del DNA” e non c’è bisogno di chiamare “CSI” o il “RIS”. Se ci mette lo zampino l’hi-tech, sulla tavola i prodotti sono tracciabili, sicuri e sani e il consumatore è informato. Parola del CNR (Centro Nazionale Ricerche), il maggior ente pubblico italiano di ricerca, che mette punta sulla tecnologia per la battaglia alle frodi alimentari. Un esempio?

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Amarone, un vino al di là delle mode

In  attesa di Anteprima Amarone il 28 e 29 gennaio: Amarone, un vino al di là delle mode che cattura l’attenzione nel mondo e figura spesso sulla tavola della Casa Bianca. Ma chi è il consumatore tipo dell'Amarone Valpolicella, il cui successo  non conosce crisi? A tracciarne l’identikit è Francesco Bonfio, presidente dell'associazione Vinarius ,  che riunisce le Enoteche italiane. “Il sondaggio tra i nostri associati da varie parti d'Italia ci fa affermare che l’Amarone Lover è principalmente straniero e uomo,

 

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Quale destino per le aziende vinicole marginali

Caro Tre Bicchieri, da tempo seguo la rubrica del vostro wine economist Edoardo Narduzzi. Giorni fa ho letto le dichiarazioni di Gregory Perrucci (produttore che conosco e stimo ) che non condivide le previsioni di Narduzzi circa il destino di quelle che vengono definite aziende vitivinicole marginali, aziende che corrono il rischio di essere spazzate via dal "credit crunch". L'analisi di Narduzzi è correttissima.
Magnificamente fiera e orgogliosa la posizione di Perrucci ma tanto fiera d'averlo reso, a mio parere, miope sulla reale situazione della viticoltura nazionale. La stretta creditizia, che il sistema bancario sta voracemente

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Carso Chardonnay doc di Edi Kante

Edi Kante racconta i suoi vini al Museo RevoltellaCi è piaciuto questo pezzo di Roberto Bellini su Bibenda.  JFC: is possibly the greatest maker of white burgundy”. Chi abita nel pianeta dello Chardonnay si sarà imbattuto in questa definizione, che termina con un’insolita considerazione: se non sei d’accordo probabilmente significa che non hai mai incontrato il bianco di Coche-Dury.

Nella foto edi Kante racconta i suoi vini al Museo Revoltella

Il 6 gennaio 2012 ho incontrato un vino, vendemmia 2000, alcol 13%, dal nome poco altisonante rispetto all’eno-mago Coche-Dury, si trattava di un Carso Chardonnay Doc prodotto da Edi Kante. Dall’etichetta già si intuiva che ci doveva essere qualcosa di speciale, affinché si potesse concretizzare una corrispondenza tra l’armonia cromatica del disegno e la qualità del vino. Si offriva con veste brillante e tinta giallissima.

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Burocrazia: la nuova peronospora delle viti

riproponiamo integralmente ai nostri lettori l'articolo uscito il 9 gennaio su la repubblica in cui Carlo Petrini analizza gli interminabili iter burocratici che i viticoltori devono percorrere per tappare le loro bottiglie..

Il mondo del vino è giunto al limite della sopportazione. Al calo dei consumi, alla crescita della concorrenza mondiale, agli effetti della crisi economica sulla classe media, i viticoltori italiani devono aggiungere una pressione burocratica che pesa oggi come mai in passato. Paradossalmente, per loro è la burocrazia a ubriacare. Quello del vino è un settore su cui si concentrano controlli e soprattutto adempimenti di varia natura in misura superiore a ogni altro comparto del settore agroalimentare. E questo stato di cose non può più continuare per due ordini di ragioni: primo,

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