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Vini fatti per passione, vini fatti con passione

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Cormons, azienda Ferlat (via Savaian 1, tel. 0481 61367). Una piccola realtà. Una famiglia che in passato si dedicava all'allevamento di mucche e di animali da cortile, ai seminativi e alla vendita di vino sfuso, come tante altre realtà contadine friulane. Circa otto anni fa il figlio Moreno, terminati gli studi di enologia, riorganizza la cantina e la
filosofia di vinificazione, cominciando a mettersi in gioco con una propria etichetta. Oggi l'azienda conta 5 ettari vitati, l'80% a bacca bianca, con la produzione totale di circa 15-17 mila bottiglie. Delle lavorazioni in vigneto si occupa prevalentemente il papà Silvano, mentre la mamma Maurizia si occupa del punto vendita.

Moreno, il giovane enologo, gestisce la cantina, ma solamente nelle pause pranzo, alla sera e nei fine settimana. Questo perché il suo lavoro è in una importante cantina cormonese. Un sacrificio quello del doppio lavoro che viene ricompensato da uno splendido risultato.
Le lavorazioni dell'uva si concentrano su piccole masse per volta, 15hl, un limite dato anche dall'impianto di refrigerazione. Per la varietà più consistente, come quella del Tocai-Friulano (un ettaro), la vendemmia viene fatta in più giorni.Moreno FerlatMoreno Ferlat
L'azienda è associata FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) e ha sempre lavorato in biologico, ma senza preoccuparsi della certificazione, solo sulla base della parola data. Purtroppo al mercato estero la parola data non basta, così siamo al secondo anno di conversione sui tre necessari per il titolo "bio".

Le piante da cui derivano i vini della nostra degustazione non hanno subito stress, in quanto già abituate ai soli trattamenti di rame e zolfo. Tutti ricordiamo come sia stata difficile l'annata 2014: ebbene, rispetto al tradizionale, ci spiega Moreno, il biologico è risultato migliore. Quest'ultimo lavora in copertura sulla vite, mentre il convenzionale lavora in prevenzione, dall'interno del grappolo e vanno intensificati i trattamenti: dai soliti 15 giorni, si è passati nel 2014 a ogni 2-3 giorni, quindi anche con un maggior costo. Con il biologico invece lo scorso anno, sono bastati 5,8 kg di rame rimanendo al di sotto dei 6 consentiti, mentre quest'anno ne sono stati utilizzati appena la metà.
I vini che andremo a degustare hanno avuto una tutti una macerazione da una notte fino a qualche giorno. Non sono stati utilizzati lieviti selezionati, ma solo quelli presenti sulle bucce. Per questo c'è bisogno di una fase
pre-fermentattiva, dove i lieviti naturali aumentano di volume fino alla fermentazione vera e propria, il tutto svolto
in vasca di cemento.
Il primo vino è di gran impatto, un PINOT GRIGIO 2014 dal bel color ramato dovuto ai suoi tre giorni di macerazione sulle bucce. Un vino non banale, come sottolinea Moreno, ricco di aromi, note di fragolina di bosco, una buona struttura, sapido, con leggeri tannini. Solo acciaio, viene fatto un leggero battonage fino a 20 giorni prima dell'imbottigliamento.
SAUVIGNON 2014, ottenuto da due cloni d’oltralpe e da due nostrani, tra cui l'R3; i francesi vengono vendemmiati prima, in quanto i grappoli hanno uno sviluppo precoce e tendono a marcire, per questo si è dovuto fare una selezione forte in vigna. Risultato: un’acidità più elevata e freschezza al vino. Mentre gli altri vengono portati a maturazione, e quindi avremo note più complesse e tropicali. Una notte di macerazione, solo acciaio, un vino di una buona struttura e complessità. A confronto con il '13 risulta con sentori tipici minori, leggermente più
fresco, meno alcolico, decisamente più elegante. Molto apprezzato dai degustatori presenti.
FRIULANO 2014, a differenza delle annate precedenti, qui è stata svolta tutta la malolattica per attenuare l'alta
acidità, abbassando così le note verdi. Il grappolo del tocai è compatto con una buccia fine e quindi soffre l'umidità
nell’annate difficili. Affinato in cemento e poi in barrique vecchie, risulta essere un vino di buona struttura. Una
scelta vincente!
MALVASIA 2013. Ottenuta da grappoli ben maturi, 6 giorni di macerazione, qui la malolattica viene sempre
svolta completamente, il 70% affinato in botti vecchie e il restante in acciaio. Ci troviamo davanti a un vino diverso, pieno, morbido, con note di pesca, scorze di arancia candite, spezie dolci. Un gran bel vino.
Abbiamo assaggiato anche la Malvasia 2011 (non in vendita). Un vino evoluto, con sentori leggeri di pietra
focaia, una grassezza che ti riempie la bocca. Un vino complesso che regala belle emozioni.
Passiamo ai rossi, il restante 20% della produzione.
MERLOT 2012 Doc, da vigne vecchie di 55 anni, diradamento in pianta, affinato per 15 mesi in tonneau di
vent'anni da 7 hl. Al naso profumi di frutta rossa, spicca il mirtillo. In bocca abbastanza morbido ma non rotondissimo, c'è qualche spigolo… ottimo per accompagnare una bella grigliata di carne rossa.
Arriva in tavola una magnum di CABERNET FRANC 2013, solo per praticità… perché deve ancora andare in bottiglia. Affinato in tonneau e poi assemblato in cisterna d'acciaio. Qui i profumi si intensificano, amarena e lampone in primis. L'erbaceo caratteristico di questo vitigno è leggero, non fastidioso. Un vino ben equilibrato
molto apprezzato dalle wine lovers presenti.

Arriviamo al termine con un capolavoro, così oso definirlo questo CABERNET FRANC “SESSANTANNI” annata 2011, il nome per ricordare l'anno dell'impianto. Sessanta sono anche le magnum prodotte (più 400 bottiglie), su di esse una splendida etichetta, un cuore disegnato dall’artista milanese Alessandra Trost.

Tutti vini diversi tra loro, tutti non banali, ognuno esprime la sua tipicità, il territorio. Questa è la filosofia
del giovane Moreno Ferlat. Lui ha le idee ben chiare, sa come ottenere un buon vino e sa dove vuole arrivare: lo abbiamo constatato con mano, oops! con la bocca, in questi vini.

Foto di Luis Walter Bortolotto


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