cibo, vino e quantobasta per essere felici

Vigna Petrussa, la cantina di una donna

0 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1

Vigna Petrussa, la cantina di una donna che ha scommesso su di sè e ha fatto centro: intervista pubblicata sul numero di marzo 2014 del mensile qbquantobasta. "E' la mattina di San Valentino, finalmente la pioggia ci dà tregua; arrivando ai cancelli di Vigna Petrussa addirittura mi accoglie il sole: un bel mattino per una doppia festa – scoprirò parlando con Hilde Petrussa che oggi è anche il suo compleanno. Vedo i primi timidi segnali di una primavera che presto ci raggiungerà. Il verde dell’erba si sta facendo intenso e, seppur dormienti, anche le viti pare vogliano raccontarmi una storia. Hilde subito mi propone un caffè fumante: ci conosciamo da molto, ma la sua storia personale non la conosco bene. Lei mi racconta di quando lavorava in una scuola, un'attività a cui si è dedicata con grande impegno e passione – come in tutte le  fino alla pensione. Per poi ricominciare da capo. Sorridiamo. Da impiegata a vignaiola, un bel salto Hilde! Perché e come è nata questa tua storia tra viti e grappoli?
Erano anni in cui quando ti sposavi ti dedicavi alla famiglia e anch’io in accordo con mio marito decisi che mi sarei dedicata a curare la nostra. Ma l’età di mia madre Giuseppina avanzava. Lei gestiva da sola una cantina qui ad Albana, da quando mio padre Giobatta non c’era più. Erano gli anni ‘60 (conservo ancora le sue bottiglie – mi dice emozionata) e sentivo dentro di me che dovevo preservare tutto questo pur essendo completamente all’oscuro di ciò che significava.
Quindi la spinta che ha fatto nascere tanta passione a 50 anni è stato l’amore per la famiglia?
Certamente. Decisi quasi istintivamente che dovevo prendere in mano l’attività di famiglia, ne vedevo l’aspetto più “bucolico”, mi ci buttai! Stiamo parlando del 1995, quando il mondo del vino in Friuli “galoppava” a pieno ritmo….
È vero e io avevo una mia visione. Cambiai tutta l’impostazione dell’azienda che mia madre gestiva. Già nel 1976 fu completamente rifatto il vigneto nella collina di Santo Spirito, negli anni ‘80 su mio consiglio mia madre piantò davanti all’azienda lo Schioppettino. Quando entrai io, avevo delle belle vigne con cui partire e il passo per arrivare alle bottiglie fu piuttosto
breve. Certamente non è stato semplice. Si trattava di cominciare comunque da zero.
Ma per me fu come ringiovanire. Ripresi tutta l’energia di quando ero ragazza, vissi il momento come una sfida con me stessa e andai avanti. Ancora oggi seguo questa filosofia.
Che ruolo svolgi nella tua cantina?
Mi piace pensare che il mio lavoro sia come quello dell’artigiano. La mia azienda è piccola, pochi ettari che posso coccolare praticamente da sola, mi piace sporcarmi le mani in cantina e a volte anche in vigna. Peccato che il mondo del vino sia fatto anche di molta burocrazia e… di vendite. Non ho competenze specifiche, ma ho imparato tutto sul campo e per passi successivi. Mi affido alla competenza tecnica di qualche professionista, ma la mia mano c’è sempre, perché i miei vini devono rappresentare il mio modo di essere.
E ci sei riuscita a giudicare dai premi che negli anni hai ottenuto...
Si, ne sono molto fiera, perché per me sono la prova che ciò che ho fatto ha prodotto risultati. Quando i clienti ritornano a trovarti più volte all’anno si può dire che l’obiettivo è centrato. A differenza di molte donne che amano di più dedicarsi alle pubbliche relazioni o alla vendita, io ho trovato il mio cammino tra i filari, circondata dai vigneti, qui ad Albana di Prepotto.

Qual è il tuo mercato di riferimento?
Ho impostato i miei vini in modo che possano essere apprezzati da tutti, dai professionisti ma anche dal piccolo consumatore che cerca sapori autentici, legati al territorio.
I miei vini devono rispecchiare la terrà, la loro varietà e la tradizione ed è per questo che credo molto negli autoctoni. Ci credo da sempre, non solo da ora che sono una moda.
E il tuo essere donna come ha influito sul tuo lavoro? In un mercato del vino molto cambiato negli anni…
Sinceramente, se fai bene il tuo lavoro, il riconoscimento arriva anche se sei donna. Semmai è l’approccio che è diverso. Noi donne comunichiamo in modo più empatico, cerchiamo di entrare nel cuore, non ragioniamo solo con i numeri. Ma lo facciamo da sempre. Adesso viviamo in
un’epoca in cui spesso vengono mandate avanti le donne nella vendita, nella promozione, nella comunicazione. È una sorta di attitudine che fa parte del DNA femminile. Ci sono ancora pochi tecnici donna, ma è una nostra scelta credo, non una questione di opportunità mancate o perse.
Parliamo di vino: raccontaci i tuoi vini, quelli che senti più tuoi…
Beh, senza indugi ti dico subito lo Schioppettino e il Refosco tra i rossi e la Richenza tra i bianchi.
A Prepotto si è sempre coltivato lo Schioppettino. Io l’ho voluto per mantenere vivo il legame con la storia. Lo vivo nelle vigne, lo annuso in cantina, lo bevo a tavola e sempre mi emoziona e mi affascina. Con l’annata 2011 ho voluto anche provare la strada del lievito indigeno e il risultato è - oserei dire - spaziale, ma è merito dell’uva che qui a Prepotto si è così ben adattata da non temere concorrenti. (Hilde è una preziosa ambasciatrice dello Schioppettino di Prepotto e dal 2002 al 2006 ha presieduto il gruppo dei produttori che ne volevano la tutela, portando avanti il progetto per il riconoscimento della Sottozona “Schioppettino di Prepotto”, ottenuta nel 2008 nd.a.). Sul Refosco, aggiunge, mi permetto un leggero appassimento e trovo
che questa tecnica lo renda molto intrigante.

Richenza era una principessa longobarda. Un richiamo alla storia locale?
Voglio che i miei vini parlino della loro terra. Anche lo stemma della mia azienda è un richiamo longobardo. È l’elmo del guerriero, attualmente conservato presso il
Museo Archeologico di Cividale. Richenza è un uvaggio di Friulano, Riesling, Malvasia e Picolit, quindi principalmente uve autoctone che ho voluto interpretare insieme. Amo
questo vino, lo sento davvero mio e anche per questo ha un nome di donna!
Vigna Petrussa
Via Albana 47 - Prepotto (UD)
Tel. 0432 713021
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.vignapetrussa.it
La cantina Vigna Petrussa si trova nel cuore di Prepotto, ad Albana.
La sua cantina recentemente rinnovata offre una confortevole
sala degustazione con un maestoso caminetto a cipolla. Hilde
cura in prima persona l’accoglienza in cantina. Cantina e vigneti
sono visitabili previ accordi telefonici o via mail.


Copyright © 2009-2020 QUBI' Editore
Riproduzione riservata

Per poter commentare l'articolo è necessaria la registrazione.

Se sei già registrato devi effettuare l'accesso.