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Terrano il vino della lontananza

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L'edizione 2018 "Teranum e i vini rossi autoctoni del Carso" si è aperta con un assaggio guidato a cura di Emanuele Giannone, Monica Coluccia e Sara Boriosi dal titolo “Il vino della lontananza. Storia di affetto e passione”.


In degustazione sono stati serviti sette terrani del Carso triestino e tre refoschi (come i lettori di qb già sicuramente sanno, il terrano è un vino che va preso per mano: non immediato, ma con delle caratteristiche molto particolari che lo rendono unico. Un vino che parla da sé, riconoscibile soprattutto per la sua freschezza. Noi c'eravamo per qbqantobasta perchè siamo sempre alla ricerca di nuova informazione e formazione.


Baita 2016 Un vino che “riesce a farsi voler bene”. Un terrano con caratteristiche che si allontanano da quelle tradizionali, con lo scopo di renderlo il più possibile affine a palati diversi da quelli “del territorio”. Per diminuire l’acidità è lasciato maturare in vigna sotto il sole dalla fioritura alla vendemmia, con un leggero appassimento in pianta. Vibrante nota di rosa, sensazione vinosa e croccante, il sorso è avvolgente, presenta un buon corpo in cui si inserisce perfettamente la spinta acida, sottolineando la pulizia e la nitidezza.


Milic 2015  Il cuore del Carso è sotto terra tra grotte e fiumi sotterranei. Raccolta manuale, utilizzo di lieviti autoctoni, macerazione quattordici giorni poi maturazione in legno grande per un anno. Naso chiuso e non immediato, dimostra un carattere poco accondiscendente: note di frutta rossa si accompagnano a sentori ferrosi e leggermente vegetali. In bocca irrompe con una nota salmastra ingentilita da un cuore tenero di frutta succosa.
Skerk 2015 Profondo e compatto. Veste rosso rubino con riflessi porpora, l’impatto olfattivo è contenuto: confettura di more e mirtilli, sensazioni di erbe amare, tisana e sottobosco; traspare un’idea di macerazione più piena. In bocca è corrispondente, iniziale morbidezza che poi lascia spazio a netto spessore vegetale.
Čotar 2011 Un’ottima annata. Basta un sorso per capire che le morbidezze non sono state affidate all’alcolicità: il vino infatti presenta solo 11%, ma nel bicchiere si muove lento e in bocca è avvolgente. L’annata 2011 è stata molto soleggiata rendendo l’uva ricca di zuccheri che durante la vinificazione hanno domato l’acidità tipica del vitigno. Al naso riscontriamo una nota affumicata accompagnata da una piacevole speziatura dolce di chiodi di garofano.
Zidarich 2009 Un vino che guarda lontano
Nove anni e non li dimostra: colpisce l’integrità del frutto che mantiene il vitigno nonostante il passare del tempo. Naso accogliente e fruttato, balsamico, quasi cremoso. Gusto pieno, fresco, ma soprattutto elegante, persistente e armonioso. Un vino che lascia il segno.

Skerlj 2007 L’acidità come marchio di riconoscibilità e  valore. Di questa annata ne restano solo una quindicina di bottiglie. Naso aperto che propone al centro un frutto integro e succoso, accompagnato da erbe aromatiche che sconfinano negli oli essenziali. Sbuffi minerali concludono il quadro olfattivo. Il sorso si presenta leggermente tannico, affiancato da un’acidità ben equilibrata che ne esalta lo spessore. 

Rencel 2006 Variazione sul tema. Si distingue dagli altri nel bicchiere: il colore rosso rubino è accompagnato da un’evidente nota granata. Sentori balsamici e ferrosi si contrappongono a note dolci e speziate. Il sorso, molto avvolgente in entrata, vira verso una spiccata acidità.
Con gli ultimi tre produttori ci spostiamo nella zona di San Dorligo e Muggia. Non ci troviamo più in Carso: il terreno è composto da marna arenaria, il clima è più caldo perché mitigato dal mare. In questa zona infatti cresce anche l’ulivo. Qui non si produce il vino terrano, bensì il refosco: la barbatella è la stessa, ma viene coltivata sul flisch e non sulla terra rossa.
Kocjancic 2015 Uvaggio di refosco, merlot e piccola nera. Si avverte un cambiamento al naso, la parte vegetale si amplifica accompagnata da note floreali carnose. Le note fruttate lasciano spazio a una maggiore balsamicità. Assaggio vibrante in cui è percettibile la croccantezza del frutto, astringenza leggermente tannica e pulita. 15 giorni di macerazione e poi legno grande per due anni.


Lenardon 2016 In anteprima: dalla botte alla bottiglia Produttore di vino e di olio, Bruno Lenardon coltiva refosco, malvasia e il preziosissimo moscato rosa. Il vino in degustazione è un uvaggio di refosco: 60% refosco dal peduncolo rosso e 40% refosco dal peduncolo verde (terrano). Abbiamo l’onore di degustarlo in anteprima visto che è stato imbottigliato il giorno precedente.  Colore profondo di inchiostro con accattivanti riflessi violacei. Assaggio goloso e avvolgente non totalmente composto, deve riposare ancora un po’ in bottiglia per dare il meglio di sé. Profumi di frutta croccante e caramella alla mora. Sensazione pulita e leggermente astringente che si smusserà con il tempo, lasciando spazio a sfaccettature fruttate e balsamiche.
Grgic 2013 Un vino composto, fuori dal coro. Refosco più morbido ed elegante. Profumi piacevolmente inusuali di semi di finocchio, pepe rosa e dragoncello. Si evince anche un profilo agrumato: buccia d’arancia rossa. In bocca l’acidità succosa affianca i tannini ben definiti e rispecchia l’olfatto. La bocca segue e amplifica le sensazioni olfattive.


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