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Spumante Pas Dosé 2007 Vigneti Pittaro

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Molte sono le parole che fanno rima con SPUMANTE. Abbagliante, accattivante, altisonante, spumeggiante… Ma non è di questi termini che vi voglio parlare, bensì delle parole che dobbiamo conoscere per capire cosa stiamo ordinando. Pas dosé, Brut de brut, dosaggio zero. Queste le conosciamo. Ma ancora brut nature, bruto natural,  dosage zéro, naturalusis briuts, prìrodne tvrdè, popolnoma suho, pas operé, non dosato, brut estreme, mordace. Sinonimi in varie lingue, che identificano un’unica tipologia di spumante o champagne. Quale? Quella meno dolce o, per dirla correttamente, la più “secca”. Parole che identificano un vino secco nel quale la sensazione di dolcezza non è percepibile, generalmente il residuo zuccherino eventuale è compreso tra 1÷5 g/l. Nel pas dosé (è questo il nome che preferisco) si pensa  non ci sia l’aggiunta del liqueur d’expedition o, per dirla in italiano, sciroppo di dosaggio, ma solo lo stesso vino base. Il liqueur è il rabbocco contenente sciroppo di zucchero, acquavite, vino e altri composti destinato a colmare le bottiglie private di parte del loro contenuto dopo le sboccature. Il liqueur è l’impronta con cui ogni cantina mette la propria “firma” nella bottiglia.  “Da un punto di vista strettamente legislativo invece le cose non stanno esattamente così. Le norme si limitano a vietare l’aggiunta di zucchero di dosaggio ma null’altro.  Per cui in teoria (e in pratica) può essere denominato pas dosé lo spumante in cui  non ci sia aggiunta di zucchero in fase di colmatura; ogni altro liqueur può essere impiegato, purchè nelle analisi non risultino zuccheri residui superiori ai 3 grammi litro”, così Roger Sesto su “Civiltà del Bere”.  Mi sembrava importante spiegare bene queste cose, prima di arrivare al cuore dell’articolo, anche perché un approccio didattico per i non addetti ai lavori fa parte della linea editoriale di qbquantobasta. Per una serie di fortunate coincidenze sono venuta in possesso di una bottiglia di Spumante Pas Dosé 2007 di Vigneti Pittaro. Non è un vino in commercio ma, mi confida l’enologo Stefano Trinco, “non si sa mai, è per allargare gli orizzonti, per sfidarmi. Lo faccio per me e per pochi amici, non più di 100 bottiglie all’anno.” Che liqueur d’expedition usi gli chiedo. “Nessun liquer, assolutamente. Per il rabbocco uso solo il  vino. Pertanto è 100% 2007” Proprio quello che cercavo. Uno spumante metodo classico pas dosé intonso, nudo, che racconta solo la storia delle sue uve, della terra, dell’annata e dei lieviti. Pinot Bianco, Pinot Nero e Chardonnay sono le uve con cui viene prodotto. Siamo nelle Grave, il terreno è alluvionale composto prevalentemente da sassi, sassi e ancora sassi. Sassi chiari che riflettono il sole e raccolgono il calore per poi trasmetterlo alla terra di notte, nel raffreddamento. Un terreno difficile. Ma si sa che le uve prodotte in terreni “magri” (poco ricchi di sostanze nutritive) sono le migliori. Il 2007 è stata un’annata difficile, però i grandi bianchi del FVG di quell’anno si stanno esprimendo ora, dopo7 anni. Dei lieviti so solo che non sono indigeni. E dopo 7 anni sui lieviti, circa un mese fa, è stato sboccato questo metodo classico. La schiuma è bianchissima e molto abbondante ma si dilegua velocissimamente lasciando un mare di piccole bollicine che continuano a danzare nel bicchiere. Il colore è brillante, intenso,  giallo con riflessi dorati ma anche con qualche pagliuzza di verde brillante. Quante storie mi racconta il naso. Mi parla di sassi caldi, di fiori appassiti, un leggero fumé, polvere di caffè, ma anche di fieno, di crostate e di resina fresca. Una grande complessità olfattiva. Che pulizia in bocca! E’ perfettamente secco e ovviamente prevalgono la freschezza e la sapidità, ma è proprio quello che cerco in un pas dosé. La circolarità e la lunghezza sono da manuale.  Se dovesse essere una città? Berlino: non per tutti, ma per chi cerca cultura e innovazione! Leggi anche Ronco vieri, nuova Ribolla gialla brut Pittaro

 




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