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Si potrà indicare la regione sull'etichetta del vino?

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Non si potrá piu indicare la regione di provenienza del vino. I vignaioli indipendenti soci FIVI - Federazione italiana vignaioli indipendenti sono pronti alla disobbedienza civile per difendere il diritto a poter usare nella comunicazione il nome del loro territorio/regione di appartenenza. I vignaioli indipendenti si battono per ottenere la modifica della norma contenuta nel Regolamento Europeo 1308/2014 e accolta dal Testo Unico della vite e del vino che, equiparando l’etichetta ai materiali di comunicazione aziendale, vieta alle imprese del settore vitivinicolo di riportare su questi ultimi la propria regione di appartenenza.

In una nota, Fivi spiega che l’Art. 53 (Titolo III) del Testo Unico della vite e del vino legifera sull’Impiego delle denominazioni geografiche nella comunicazione aziendale. Il 18 giugno scorso nell’audizione alla Commissione agricoltura della Camera dei Deputati FIVI ha ribadito la necessità di distinguere, come non fa il legislatore europeo e di conseguenza quello nazionale, tra etichettatura vera e propria e informazioni equiparate all'etichettatura, per le quali il rischio di creare confusione nei consumatori è molto inferiore. L'interesse a proteggere dalle usurpazioni le DO e le IG non può portare al paradosso per cui, allo stato attuale, un'azienda non può indicare nei propri materiali di comunicazione (siti internet, brochure, cataloghi, etc.) la regione dove ha sede.

«In questo momento - scrive Fivi - sono passibili di sanzioni tutte le aziende che riportano sui loro materiali di comunicazione, dai siti internet alle brochure ai cataloghi dei prodotti ai cartoni personalizzati, il nome della loro regione di appartenenza, se questo coincide con una DO o una iG non prodotta dall'azienda. In Piemonte, per questa ragione, si è già verificato il caso di pesanti sanzioni economiche, che nulla hanno a che fare con la vera tutela delle DO e IG italiane: un produttore di Barolo, quando indica come sede aziendale la regione delle Langhe in Piemonte, non usurpa né Langhe né Piemonte, ma semmai onora queste denominazioni. Non è accettabile che, ancora una volta, la burocrazia imponga assurdi costi alle imprese che lottano ogni giorno per la propria sopravvivenza, a fronte non di un beneficio ma addirittura di un danno».

Eclatante la protesta che porpone Fivi:  «Se da parte delle autorità italiane non saranno intraprese azioni idonee a cambiare lo stato delle cose i vignaioli associati Fivi sono pronti ad autodenunciarsi, agendo concretamente e coscientemente in violazione della legge: dal 1 gennaio 2015 pubblicheranno in grande evidenza sui loro siti aziendali la loro regione di appartenenza. Rischiando quindi le sanzioni».

Per il presidente Fivi, Matilde Poggi  «è un’azione forte, ma sentiamo il dovere di far sentire la nostra voce per tutelare gli interessi di tutti i vignaioli italiani. I nostri vini sono i portavoce delle zone viticole di tutta Italia, sono il frutto del nostro impegno quotidiano a valorizzare, promuovere e custodire il paesaggio, sono messaggi in bottiglia che parlano a tutto il mondo del nostro paese. Insieme a tutti i nostri colleghi produttori del comparto agroalimentare nazionale siamo ambasciatori della nostra terra; come possiamo raccontarla al mondo senza nemmeno poterla citare?».

Insomma quell'Europa che non vuole l'indicazione dell'origine delle materie prime in etichetta, che consente i wine kit e le mozzarelle ’senza latte”, che permette l'import di ortofrutta trattata con agrofarmaci che in Italia non si usano più da 20 anni, ora si ricorda di tutelare - in un modo assurdo e folle - i prodotti a denominazione di origine. Chissà che cosa ne pensano i viticoltori francesi. Nella pagina seguente il testo della lettera inviata al ministro il 27 settembre scorso. (fonte News Age Agro)

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