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Se muore la vite muore anche l'uomo

La diversità biologica della vite coltivata, risultato di migliaia d’ anni di selezione, determinata dalle mutazioni,dalla ricombinazione genica e dalle pressione selettive operate dal clima e dall’uomo, è una eredità che la natura ed i nostri antenati ci hanno lasciato e che non può più essere ricreata: una volta distrutta non potrà più essere ricostruita e sarà persa per sempre. La riduzione della variabilità genetica in viticoltura è fenomeno comune a tutte le viticolture europee ed ha cause diverse: i mutamenti climatici, l’avvento delle malattie americane, l’abbandono di molte zone viticole, i processi di modernizzazione e di delocalizzazione della viticoltura. Per andare alle origini della viticoltura appare fondamentale conoscere come si sono formate le varietà di vite nel corso della storia.
Un recente convegno internazionale in Valdorcia ha portato
un contributo essenziale a questo proposito. In particolare,
si è scoperto che non ci sono rapporti di parentela
genetica tra i vitigni caucasici e quelli europei e quindi
tutte le speculazioni attorno all’ipotesi migratoria si sono
rivelate false. Da dove derivano allora i 7-8.000 vitigni
oggi conosciuti? Il convegno ha evidenziato le relazioni
frequenti tra le viti selvatiche ancora presenti in molti boschi
europei e i vitigni coltivati.

Attilio Scienza è ordinario di Viticolutra all'Univesità statale di Milano

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