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Schioppettino: Cento ettari per dieci anni

Serata di calda atmosfera, nonostante il gelo esterno e la minaccia di bufera di neve in arrivo, nella sala dell’azienda Marinig in Prepotto. Non capita spesso di incontrare, almeno a chi scrive, tutti insieme tanti produttori  (non tutti i 33 associati bien sûr) apparentemente rilassati attorno a un tavolo, con le loro bottiglie e i bicchieri davanti; in realtà appena un filino emozionati per la presentazione del loro vino, lo Schioppettino appunto, a Delphine Veissière, sommelier e degustatrice, che per Gilbert&Gaillard cura una prestigiosa guida di vini quadrilingue (due delle lingue in oggetto sono giapponese e cinese, in vista del mercato globale) e che è arrivata accompagnata da PierPaolo Penco con l’indispensabile gubana di ordinanza.

C’è anche fra i produttori l’agronomo Carlo Petrussi che conosce palmo a palmo queste terre di una valle chiusa, non solo per il clima, ma anche per un'unica matrice dei terreni alluvionali di un unico torrente, lo Judrio. Il valore più vero, afferma  Flavio Basilicata de Le due Terre, è puntare sui vitigni più vecchi. Ma la frase che ha più spesso ribadito e che mi sono diligentemente appuntata è: non diciamo che lo Schioppettino non è un vitigno autoctono, affermiamo solo che questo è il luogo migliore dove può crescere questo vitigno. Fra apprezzamenti per i tannini fini e deleganti, valutazioni sull’acidità del vino, qualche rimando alla difficoltà del rilascio del colore come per il Nebbiolo, ma anche a Col Duron, dal bicchiere uscivano spezie, mora e ciliegie. La frase del titolo “Centro ettari per dieci anni” è stato lo slogan-sintesi della serata.

Per saperne di più: www.schioppettinodiprepotto.it

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