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Pignolo in verticale l'autoctono ritrovato

L’Enoteca Bischoff di Trieste ha dedicato una serata al Pignolo di Ronco delle Betulle, noi di q.b. ovviamente siamo in prima fila per conoscere più da vicino l’avventurosa storia del ritrovamento di questo antico vitigno che profuma di ciliegie e marasche, al palato si presenta solitamente fresco e con tannini grintosi e pronunciati. Il Pignolo è un vitigno autoctono del Friuli Venezia Giulia diffuso prevalentemente nella Doc Colli Orientali del Friuli e nella sottozona di Rosazzo. Le prime notizie risalgono al 1300, ma la sua produzione viene abbandonata nei secoli a causa dell’incostante produzione, delle rese molto basse e della sensibilità all’oidio. Circa quarant’anni fa viene “riscoperto” dalla moderna viticoltura utilizzando i pochissimi ceppi ritrovati nei vigneti dell’Abbazia di Rosazzo.  Tra le aziende friulane che hanno creduto in questo piccolo frutto dal grappolo cilindrico e serrato simile a una pigna c’è Ronco delle Betulle: realtà vitivinicola condotta da Ivana Adami e da suo figlio Simone nel cuore di Rosazzo. Simone ci racconta il suo Pignolo attraverso una verticale di tre  annate: 2010, 2007 e 2004 per poi concludere con il Rosso Narciso , uvaggio storico, annata 1999.

“Il primo vigneto di Pignolo è stato piantato nel 1994 – racconta Simone - ci sono voluti dieci anni perché la pianta entrasse in equilibrio con una produzione di uve a completa maturazione per  potere ottenere un prodotto di qualità.
Le uve vengono raccolte manualmente a ottobre, poi viene fatta una diraspatura soffice e la macerazione per 20-30 giorni in tini aperti a temperatura non controllata. Si segue un percorso naturale con fermentazioni spontanee e malolattica spontanea. A seguire affinamento in botti nuove per 24 mesi circa e 36 mesi in bottiglia.  Non è un vino per tutti perché i suoi tannini non sono certo dolci, delicati e sottili, ma al contrario sono importanti e persistenti segnando il profilo gustativo del vino”.

ANNATE

  • 2010: annata potente, estate non troppo calda, equilibrata, con settembre piovoso. Il Pignolo 2010 ha un animo molto vivace: colore rosso rubino con sfumature violacee. Bouquet di fiori al naso: viola e rosa rossa, cui si aggiungono gradevoli note fresche di rosmarino e peperone, su un fondo scuro di cuoio e confettura di ciliegia. In bocca è succoso, con struttura potente e tannini vibranti. Il finale è caldo e leggermente pepato. “Il Pignolo è una pianta resistente che affronta bene le avversità atmosferiche, anche nelle annate siccitose. È caratterizzato da una buccia spessa, la produzione per ceppo è molto bassa, inoltre ha bisogno di un’ accurata defogliazione, per proteggerlo dal sole diretto sulle uve. Non ama i terreni molto asciutti (come la Ponca), per questo gli abbiamo dedicato il vigneto con l’esposizione migliore (sud-est) con molta ventilazione e sole.”
  • 2007: annata più delicata, vendemmia precoce a inizio settembre quando le uve erano già mature a causa di un inverno e una primavera molto caldi che hanno anticipato la fase di germogliazione. Un’annata che ha prodotto un vino elegante, morbido e più facilmente approcciabile. Conquista l’olfatto con un ventaglio di sensazioni odorose variegate: fiori secchi, sciroppo di amarena, crostata di fragole, accompagnate da sentori freschi di fieno e sottobosco. Il tutto accompagnato da una leggera nota affumicata di speck. All’assaggio ottima struttura ed equilibrio con tannini vivi, ma composti e ben integrati. “Per ottenere un vino con maggiore struttura l’uva ha bisogno di arrivare a piena maturazione, quindi la raccolta deve essere posticipata il più possibile (fino a ottobre solitamente); perché tutto questo accada dev'esserci un microclima che lo permetta. Il territorio di Rosazzo situato nella zona più a nord e meno piovosa dei Colli Orientali consente anche ai vitigni a bacca rossa di raggiungere le condizioni ideali; anche per questo motivo la coltivazione del Pignolo alla fine degli anni Settanta del secolo scorso è ripartita proprio da qui.”
  • 2004 prima annata di Pignolo a essere imbottigliata.  Leggero appassimento delle uve: il 50% dell’uva è stata raccolta a metà settembre e lasciata appassire sui graticci per circa un mese, l’altra metà invece è stata raccolta a fine settembre. Questa tecnica è stata utilizzata solo nelle annate 2004 e 2005 perché rendeva il vino più gentile, morbido e elegante,successivamente abbandonata perché snaturava l’anima del vitigno. Il profumo (a detta di Simone “un po’ ruffiano”) è caratterizzato da sentori dolci di uva sultanina e ciliegie sotto spirito che si alternano a piacevoli note di sottobosco e funghi. All’assaggio stupisce la freschezza balsamica che richiama la menta e la liquirizia, tannini progressivi contribuiscono alla piacevolezza della beva. “Fra i vitigni autoctoni del Friuli il Pignolo è quello dotato di più personalità, ha un carattere deciso e richiede attenzione per la sua irruenza, soprattutto al palato a causa dei tannini bene pronunciati. Per apprezzarlo al meglio è consigliabile berlo accompagnato da piatti importanti a base di carne, selvaggina e formaggi di malga stagionati.”

Concludiamo la serata con il Rosso Narciso 1999. Uvaggio 75% Cabernet Sauvignon, 20% Merlot e 5% di Cabernet Franc. La prima annata di questo vino è il 1994. Rese basse, diraspatura soffice, fermentazione spontanea in tini aperti e affinamento in legno piccolo per 24 mesi. Comparto olfattivo complesso ed elegante. Le sensazioni balsamiche del Cabernet si intrecciano alle note morbide del Merlot. Muschio, peperone, pepe e inchiostro addolciti da richiami di cioccolato fondente, cannella e anice stellato.  Sorso avvolgente ed equilibrato con trama tannica smussata e bene integrata.
Piccola curiosità: il nome Narciso è stato scelto dalla madre Ivana: le piaceva l’idea della figura mitologica che si specchia nell’acqua sentendosi un essere bello e speciale. Questo vino infatti si produce con le uve più belle e mature e non viene fatto in tutte le annate.

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