cibo, vino e quantobasta per essere felici

Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Informazioni sui cookie

Nel rispetto della Direttiva 2009/136/CE, ti informiamo che questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Attraverso i cookie possiamo personalizzare la tua esperienza utente e studiare come viene utilizzato il nostro sito web. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione

Cookie Policy

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

P come Prosecco o P come pesticidi

Questa non è una bella notizia, ma i fatti sono questi. La notizia è ripresa da La stampa.it, l'articolo del 13 agosto 2016, è a firma di Andrea De Polo. "Il punto di non ritorno è stata la processione. Don Antonio, prete «anti pesticidi» di Vidor, 4 mila anime sulle colline trevigiane del Prosecco, ha fermato il Cristo e la croce quando l’elicottero, che doveva irrorare i vigneti più impervi, per colpa del vento ha «spruzzato» la miscela chimica sui fedeli. Una benedizione non richiesta: da quell’episodio a oggi sono passati due anni, l’elicottero dei pesticidi è stato vietato ma i vigneti di Prosecco sulle colline tra Veneto e Friuli si sono moltiplicati (siamo a quota 30 mila ettari, e ormai le viti spuntano anche al mare), assieme alle proteste. Contro l’abuso di prodotti di sintesi chimica in quella che ormai è definita, dai suoi detrattori, una monocoltura «avvelenata».  

In questi mesi fioriscono i comitati: nei soli 15 comuni del Prosecco Conegliano Valdobbiadene oggi operano gruppi con nomi come «Mamme di Revine», «Rive vive ma io arrivo vivo?», «Colli Puri», «Basta Vigneti». Sono migliaia le persone coinvolte, tanto che per mettere ordine è servito fondare un’altra associazione che raggruppasse tutte le altre: «Fare rete». «La situazione è insostenibile», attacca il referente Massimo Ballali. «Qualcuno non esce più di casa per colpa dei pesticidi. La monocoltura ha causato problemi a tutti: l’aria diventa irrespirabile durante i trattamenti alle viti, e non solo per chi abita nelle immediate vicinanze". 

Ovviamente siamo disponibili a pubblicare tutti i commenti e le eventuali controdeduzioni degli interessati.

La foto è un fermo immagine di vigneti fra Veneto e Friuli tratta dal medesimo articolo citato in apertura.

Per poter commentare l'articolo è necessaria la registrazione.

Se sei già registrato devi effettuare l'accesso.