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Malvatea: Malvasia passita e vestita

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Per voi lettori di qbquantobasta. E solo per voi! In anteprima è stata stappata una delle 641 bottiglie di Malvatea 2009. Assaggiarla, degustarla e descriverla è toccato a me. Il vino è prodotto da
due persone deliziose, Lorenzo e Federica di Vignai da Duline.  Che cosa c’entra la dolina a San Giovanni al Natisone? Non si sa, è il toponimo di uno dei loro terreni. Forse perché ha la terra rossa, come la terra del Carso, dove si trovano le depressioni chiamate appunto doline. L’unico punto dove, sopra la roccia, la terra supera i 50 cm. E il Carso è anche il miglior habitat per la produzione della Malvasia. Qui, a San Giovanni, i terreni non hanno mai visto fitofarmaci, né mai sono stati irrigati artificialmente, qui le vigne non sono state trattate con antibatterici. Ci pensano la natura e la pazienza. La pazienza lasciando l’erba in vigna senza nessuna concimazione. La natura utilizzando le api come antibatterico. E le api accompagnano anche il vino. La capsula è in cera d’api, profumata, vera. Questa Malvasia non è stata prodotta “normalmente” ma, vista la splendida annata del 2009, è stata lasciata appassire in vigna. La classica vendemmia tardiva. È stato un esperimento che da allora non si è più ripetuto.

La bottiglia è vestita, riparata, coccolata da un tessuto di canapa organica studiato e prodotto solo per lei dal textile designer Giulio Ridolfo. Non c’è che dire: è una bottiglia di Malvasia amata e fortunata. Con un suo carattere ben delineato. Comincia a esprimersi già quando scivola nel bicchiere. Ha un suono diverso, particolare. Sembra di sentire il rigagnolo laterale
dei ruscelli, quello piccolino, in ombra, con i sassi ricoperti di muschio. La osservo e il colore dice molto. Un giallo dorato ma brillante. Non la muovo nel bicchiere. Voglio che mi racconti tutto di sè senza nessun mio intervento. E mi regala note di uva appassita (ovviamente) e di curry, curcuma, incenso, lavanda, pesca bianca, ma c’è qualche cosa di acido… L’uva spina, ecco cosa è. Lentamente la ruoto e… Malvatea si arrabbia. Vuole essere lasciata in pace. Aspetto un pochino ma non resisto, la devo assaggiare. Come al naso, il suo carattere viene fuori anche in bocca. È dolcemente dolce ma mi fa salivare per la sua freschezza e sapidità, il tannino è presente ma setoso. Che sensazione di piacevolezza! Il suo ricordo rimane indelebile per lunghissimo tempo anche al retro-olfatto corrispondente alle sensazioni nasali. Che dire. Ho assaggiato un vino che ricorderò.


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