cibo, vino e quantobasta per essere felici

il vino è cultura del territorio

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Volevo intitolare questa breve intervista a Renato Paglia, presidente A.I.S. (Associazione Italiana Sommelier) FVG con un provocatorio “olin bevi, tornà a bevi, di chel vin ch’al è tant bon” riprendendo le mitiche parole di una nostra villotta. Ho preferito adottare i toni pacati ma decisi che Paglia ha usato per esprimere una ferma posizione: “Basta con la demonizzazione del vino e di chi lo beve”.

In queste settimane si è parlato a lungo sulla stampa di campagne pubblicitarie più o meno discutibili, sono stati pubblicati i dati delle multe e delle sospensioni di patente. Qui si vorrebbe invitare ad adottare comportamenti propositivi.

“Anche l’A.I.S. aderisce alla campagna sul bere consapevole e responsabile e all’intelligente iniziativa per l’educazione alla conoscenza del vino all’interno delle scuole lanciata dal Ducato dei Vini. Il vino va prima di tutto inteso come prodotto del territorio, esattamente come il lattee il mais, spiega Paglia e il progetto formativo deve diventare un aspetto della più complessiva educazione alimentare. Se vogliamo fare cultura del territorio dobbiamo farne conoscere i prodotti: e il vino è alla base della nostra cultura”.

 In ogni caso, aggiunge Paglia, i dati dimostrano che lo sballo dei giovani non è ricercato tanto tramite vino ma con alcool spesso di pessima qualità e a basso costo”. Non possiamo fare dell’autolesionismo con messaggi negativi, colpendo un settore che è già in crisi. “Basterebbero piccoli accorgimenti, suggerisce il presidente AIS, come organizzare dei taxi con convenzioni e voucher per il rientro a casa dopo le serate al ristorante e per dimostrare che non c’ atteggiamento pregiudizialmente punitivo le auto di pattuglia con l’etilometro invece di nascondersi in luoghi bui potrebbero forse aspettare fuori dai ristoranti e invitare a fare lì la prova e in caso ad attendere.

 


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