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Il Sauvignon stupisce ancora

Ormai dovrebbe essere routine per me, ma il Sauvignon ogni volta riesce a stupirmi. Lo fa dopo ogni sorso, lo fa dopo aver ascoltato la storia del produttore, lo fa ogni volta che leggo passione e consapevolezza nello sguardo di chi lo ha visto nascere. Lo fa tutte le volte che se ne parla. Ospite di ENOPordenone, ho avuto l’onore di parlare di 2 varietà che in Friuli Venezia Giulia trovano il posto ideale per poter esprimere tutte le loro potenzialità, il Sauvignon e il Traminer aromatico.
Due aziende, Quinta della Luna e Tenuta Fernanda Cappello, due Donne del Vino che hanno trasmesso attraverso la loro storia e i loro vini, tutta la passione e l’amore per la loro terra. Una  terra, la loro, caratterizzata dai sassi, confinante con il gretto del Cellina l’una e del Meduna l’altra. Due donne straordinarie, Monica e Fernanda pronte ad accogliere la sfida che la terra ti offre e pronte a vincerla.

Lo scenario è quello di un grande ristorante, come La Torre di Spilimbergo che ai fornelli ha uno chef solido e creativo insieme come Marco Talamini.

Brindisi d’apertura con il Pordenone, blend di alcuni vitigni autoctoni sia bianchi che rossi vinificati in bianco del Friuli Venezia Giulia. Ogni volta cambiano le percentuali, non esiste una regola fissa, dipende dall’annata, da quanto e da che cosa ogni produttore decide di conferire per poter ottenere ogni volta il risultato desiderato. Si tratta di un metodo Charmat che presenta un perlage fine e persistente e un spettro olfattivo talmente ampio ma allo stesso tempo elegante.


Il Sauvignon 2014 di Quinta della Luna accompagna un piatto di un equilibrio straordinario: Pasqualina 2016, un uovo cotto a bassa temperatura per 1h in nido di kataifi, erbe del tagliamento e tartufo nero friulano. Sentori di foglia di pomodoro iniziali lasciano subito il posto alla pesca matura e a note di pompelmo. La freschezza del Sauvignon esalta ogni percezione derivata dal piatto, lasciando successivamente una bocca piacevolmente pulita.


“Il Gnocco”, uno gnocco di patate ripieno di Formadi Frant al cren, fonduta e zafferano friulano incontra invece la giovinezza e l’impulsività del Sauvignon 2015 di Tenuta Fernanda Cappello. Fresco, giovane, carezzevole al palato, con evidenti sentori dovuti alla fermentazione come la banana, subito sostituita dall’ananas e dai fiori di sambuco.
L’abbinamento con “Il Maialino” tocca l’apoteosi. Adagiato su una purea di finocchi, composta di arance alle fave tonka e profumo di liquirizia viene accarezzato da due Sauvignon straordinari, il Sauvignon Selezione 2013 Tenuta Fernanda Cappello e  Bianco ‘Marco Giallo’ 2011 Quinta Della Luna. Non è solo l’annata a sorprendermi, ma la scelta coraggiosa delle due produttrici: affinare in legno un vino che sembrerebbe non essere adatto a questa scelta.

Già nel 2014 durante la conferenza di apertura del Concours Mondial du Sauvignon a Bordeaux, si parlò tanto dei sentori di cui il Sauvignon si arricchisce se passato in legno. Il primo Sauvignon sosta 8 mesi in legno di terzo passaggio, i sentori sono discreti, ma avvolgenti, la freschezza sempre presente. Il secondo Sauvignon sosta invece ben 18 mesi in barriques nuove; la nota speziata è più marcata e sfacciata, ma si armonizza con la struttura del Sauvignon.
Un piatto come questo, dove i sapori si rincorrono e si fondono insieme, dove la liquirizia si scioglie in bocca e arriva al palato poco prima che la speziatura della fava tonka si sprigioni in tutta la sua forza. Due Sauvignon scelti entrambi per un unico piatto perché dove arriva l’uno non arriva l’altro e viceversa, due Sauvginon che si completano a vicenda come se fossero le facce di un’unica moneta. Una dualità che trova piena realizzazione nel piatto.
A chiudere la serata una cheesecake di formaggio Asìno con sorbetto di mele e zenzero accompagnato dal Traminer Aromatico ‘Primo’ 2013 Tenuta Fernanda Cappello. Quasi in punta di piedi il Traminer aromatico vinificato dopo una vendemmia tardiva, arriva sul dessert aprendosi poco alla volta, con la forza di ripulire la bocca dopo le meravigliose sensazioni lasciate dal formaggio e le note irruente dello zenzero. Ogni nota olfattiva, ogni sfumatura riporta ai veri attori della serata: i vini, le aziende e le elaborazioni gastronomiche dello chef e tutto ciò fa da contorno a quanto si vuole comunicare: Territorio.

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