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Doc Pinot Grigio, lettera aperta all'assessore regionale Shaurli

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo: Il Comitato difesa vini friulani è riuscito a riunire tantissimi produttori regionali all’incontro svoltosi presso l’Enoteca di Cormòns. Il portavoce del Comitato, Emilio Rotolo ha ribadito la necessità di salvaguardare il territorio e la netta contrarietà all’avvio della Doc interregionale delle Venezie per il Pinot Grigio. Anche Lorenzo Cesconi, presidente del Consorzio dei Vignaioli del Trentino, invitato alla riunione, ha confermato la coalizione con il Friuli Venezia Giulia contro il Veneto. “Il prodotto dei Vignaioli trentini rappresenta l’eccellenza della vitivinicoltura trentina e lo scopo istituzionale del Consorzio è la rappresentanza e la promozione dei Vignaioli, il vino territoriale, nonché la qualità.” Dopo questa forte testimonianza, Giorgio Badin ha letto la lettera del Comitato indirizzata all’assessore alle risorse agricole e forestali Dott. Cristiano Shaurl, in allegato.  LETTERA APERTA ALL'ASSESSORE PER LE RISORSE AGRICOLE E FORESTALI DEL FRIULI-VENEZIA GIULIA
Egregio Dott. Shaurli,
è da quando è iniziato il Suo mandato pochi mesi fa che La sentiamo difendere con pacata e ferma certezza la costituzione della DOC interregionale Pinot grigio.
Non la prenda come una offesa perché non vuole esserlo, ma se a noi è servita una vita per capire il nostro lavoro (magari ci fossimo riusciti!) ci viene difficile pensare che la Sua convinzione sia maturata da altrettanta esperienza.
Non conosciamo i motivi che hanno radicalizzato in Lei tali certezze, non conosciamo lo stato dell’arte, perché le informazioni che appaiono sulla stampa sono parziali e fumose, ma le decisioni che Vi accingete a prendere incideranno sul nostro lavoro e crediamo di avere diritto ad un approfondimento.
Lei sicuramente è un abile politico e sappiamo benissimo che deve essere l’Assessore all’agricoltura di tutti, per questa volta però provi ad essere anche il nostro Assessore non chiamandoci più “dissidenti”, ma comprendendo le preoccupazioni di chi come noi sta spendendo la propria vita per la viticoltura della nostra regione.
Questa la premessa ad una serie di quesiti che intendiamo sottoporLe, sappiamo, che chiedere è lecito rispondere è cortesia, ma sarebbe una bella cosa se Lei con le sue risposte riuscisse a smontare i nostri dubbi facendoci fare la figura di quelli che non hanno capito nulla. Ne saremmo addirittura contenti!
1) La nostra scelta in termini di politica vitivinicola coincide con una struttura del sistema produttivo friulano così fatta:
a. le DOC storiche al vertice della piramide;
b. una DOC FVG (Friuli Venezia Giulia) che sopperisca alle esigenze di quelle aziende friulane che hanno la necessita di mescolare partite derivanti da più zone senza perdere la denominazione di origine;
c. un IGT Venezia Giulia per le aziende che producono vini di qualità con caratteristiche al di fuori dai disciplinari DOC;
d. un IGT di ricaduta per poter vendere le partite non idonee mantenendo la possibilità di citarle con il nome del vitigno e l’annata;
e. un unico Consorzio delle DOC regionale (massimo due) che si occupi di tutte le denominazioni presenti sul territorio in termini di assistenza tecnica e promozione.
Qual è invece la sua visione in merito?
2) Qualche giorno fa si è finalmente svolta la pubblica audizione per il riconoscimento della DOC FVG, anche se a parole tutti erano d’accordo sull’introduzione di questa denominazione di origine, sono serviti anni per giungere ad un accordo sul disciplinare di produzione, accompagnato da una valutazione attenta di tutti gli aspetti tecnico-burocratici e la conseguente raccolta di firme prevista dalla normativa. La DOC interregionale Pinot grigio invece, sembra avere un corridoio preferenziale, il disciplinare di produzione, per quel che ne sappiamo, è ancora da definire, nessuna firma è stata raccolta. Come fa a dire che gode di un enorme consenso se non sappiamo neanche di che cosa si parla?
3) E’ mai stata fatta un’indagine di mercato approfondita da parte di un istituto di ricerca specializzato nel business del vino tipo l’inglese Wine Intelligence? Uno studio che possa farci veramente capire cosa accadrebbe all’intera filiera vitivinicola friulana non solo al Pinot grigio se il Friuli Venezia Giulia aderisse alla DOC interregionale Pinot grigio. Se non è stato fatto, in base a cosa si è certi dei vantaggi che porterà alla nostra viticoltura in termini di immagine ed economia? Allego un file interessante https://www.vinix.com/myDocDetail.php?ID=8271
4) Mentre all’inizio era previsto la cancellazione totale di tutte le IGT ora sembra che ne resterà una (guarda caso proprio l'IGT delle Venezie) pur considerandolo un atto di buonsenso, non è che il Veneto ha già in mente una strategia d’uscita in caso di poca fiducia da parte del consumatore nei confronti della DOC interregionale Pinot grigio?
5) La cancellazione dell'IGT Venezia Giulia sembra scontata. Lei come Assessore all’agricoltura è cosciente che su questo brand molte aziende in regione hanno investito per decenni e trattandosi di diritti acquisiti la cancellazione è un atto illegittimo e che dovrebbe essere proprio l’Amministrazione regionale a tutelarle?
6) Facendo una proiezione logica i vigneti friulani che verrebbero iscritti a DOC interregionale Pinot grigio potrebbero commercializzare il proprio vino solo con quella appellazione rinunciando alla possibilità di utilizzare altre appellazioni friulane. In caso di declassamento se le IGT venissero abolite, il Pinot grigio potrebbe diventare solo tavola bianco rinunciando al nome ed all’annata. Avete pensato al rischio economico che può provocare ad un azienda una scelta così limitante?
7) Ci dà un valido motivo per rendere meno amara la pillola di dover vedere un secondo Consorzio, dopo quello del Prosecco, amministrare il nostro territorio vitivinicolo da fuori regione? (dal Veneto per essere chiari). Ci sa dire come verranno amministrate, assistenza tecnica, lotta integrata (ora obbligatoria) e promozione? Come verranno gestiti i finanziamenti pubblici destinati a queste nuove denominazioni? Come verranno ripartiti i costi tra Veneto, Friuli e Trentino? Assisteremo ad un ulteriore prosciugamento dei fondi destinati agli operatori friulani?
8) La DOC interregionale Pinot grigio così come pensata è chiaramente una filiera agricolo-industriale friulano-veneta, in una ipotetica graduatoria del PSR un’azienda che intendesse investire nel settore Pinot grigio interregionale avrebbe una posizione di vantaggio rispetto ad un’azienda friulana che per garantire la qualità dei propri prodotti sceglie da sempre una filiera interna alla azienda stessa. Lei ha pensato a questa eventualità?
9) Sicuramente si sarà reso conto che tutelare la Ribolla come varietà esclusiva del Friuli Venezia Giulia è molto complicato in quanto non si tratta di un nome di territorio ma di vitigno. Come è possibile invece pensare di tutelare il Pinot grigio con una DOC interregionale? Non è anche questo semplicemente un vitigno?
10) Secondo Lei, 5 milioni di bottiglie di Pinot grigio IGT delle Venezie venduti in Inghilterra lo scorso anno ad 1,00 euro a bottiglia che prezzo spunteranno il prossimo anno fregiandosi della DOC? Tenuto conto che il vino è lo stesso, l’etichetta è la stessa ed è già inserita a scaffale da anni?
11) Se al Pinot grigio interregionale verrà posta la fascetta a garanzia della qualità, cosa dovranno mettere i vini friulani più blasonati? Una corona d’alloro?
12) Avvertiamo nelle sue uscite pubbliche diverse incoerenze, restando però sul tema in oggetto, può dirci come pensa di coniugare un'agricoltura a basso impatto ambientale evocata proprio nel suo PSR, con una viticoltura da 180 ql/ha già previsti nel disciplinare della DOC interregionale Pinot grigio?
13) È cosa nota che i consorzi come quello che andate a creare per amministrare la DOC interregionale Pinot grigio hanno delle prerogative attribuite per legge, una di queste è il blocco degli impianti se il mercato lo rende necessario. Cosa accadrebbe in Friuli Venezia Giulia alle DOC diverse da quella interregionale in merito a questa prerogativa? Ci può dare assoluta garanzia che un eventuale blocco degli impianti di Pinot grigio deciso dall’eventuale Consorzio interregionale non decreterà uno stop agli impianti anche per chi abbia deciso di non aderire con i sui vigneti al progetto?
14) Si è valutato con attenzione la confusione amministrativa che questo accordo provocherà al nostro sistema Friuli? Ci dite sempre che volete ridurre l’impatto burocratico nelle nostre aziende, non ci pare proprio che si stia andando in questa direzione.
15) La legislatura vitivinicola è molto complessa, anche le virgole contano, cosa accadrebbe se una delle nostre DOC storiche a causa del sovrapporsi della DOC Prosecco già in essere e della futura DOC interregionale Pinot grigio scendesse sotto la soglia del 35% di rivendicazione prevista dal D.L. 8 aprile 2010 n.61 come limite per la soppressione della DOC stessa?
16) Qualcuno tra i maggiori sostenitori della DOC interregionale Pinot grigio ha detto che tutto ciò va fatto per non correre il rischio di fare la fine del triangolo della sedia: secondo lei delocalizzare in Veneto la commercializzazione di un prodotto diventando un semplice bacino di approvvigionamento uve raggiunge lo scopo?
Egregio Dott. Shaurli, come avrà potuto leggere le nostre perplessità sulla Doc interregionale Pinot grigio sono parecchie e non sono neanche tutte riportate.
Non pensi che ci manchi la capacità di comprendere che per molti produttori friulani questa iniziativa rappresenta uno sbocco economico, e di certo non vogliamo una guerra tra produttori, ma la strada intrapresa è a nostro avviso molto pericolosa per l’intero comparto vitivinicolo friulano.
Confusione, enti certificatori che si sovrappongono, mancanza di riferimenti certi, illogicità amministrative e burocratiche, dispersione dei fondi regionali, obbiettivi promozionali complicati da raggiungere, mancanza di identità territoriale: tutto questo accadrà se non si analizza bene cosa comporterà l’introduzione della Doc interregionale Pinot grigio.
C’è comunque una via d’uscita che può accontentare tutti e mettere al riparo il futuro della viticoltura friulana, ovvero introdurre una deroga alla neonata DOC FVG con cui si consente al Pinot grigio iscritto alla DOC FVG di essere “declassato” a DOC interregionale Pinot grigio appena questo venga venduto per essere vinificato e confezionato da quei produttori veneti o friulani che volessero usare questa appellazione, esattamente come si fa ora per l’IGT.
Questa possibilità è consentita dal D.L. 8 aprile 2010 n.61, ed avrebbe i seguenti vantaggi per i produttori friulani:
a) Non sarebbe necessario iscrivere i vigneti a DOC interregionale Pinot grigio con l’evidente vantaggio che ogni produttore manterrebbe aperti tutti gli sbocchi commerciali per il suo prodotto e non sarebbe costretto a scelte capestro.
b) Il produttore friulano che volesse vendere il proprio Pinot grigio come DOC interregionale dovrebbe iscrivere i propri vigneti come DOC FVG e trattandosi anche questa di una denominazione d’origine verrebbe sottoposto a controllo da parte di un ente certificatore esaudendo le richieste degli imbottigliatori veneti. Con un semplice passaggio documentale tra enti di controllo, se questi fossero diversi, il Pinot grigio DOC FVG potrebbe diventare DOC interregionale. Non ci sarebbe bisogno di partecipare alla creazione di nuove denominazioni, a nuovi consorzi extra regionali e se il Veneto creerà veramente questa nuova DOC saremo pronti.
c) E’ estremamente semplice da praticare, il controllo resterebbe in Friuli Venezia Giulia, le attuali DOC storiche non correrebbero nessun rischio di estinzione. La nostra piramide produttiva rispettata.
Così facendo, caro Assessore, la pillola ci sembrerà meno amara.
Certi che ci darà puntuali ed esaustive risposte a questi 16 punti, La salutiamo cordialmente.
Cividale, 23 marzo 2016 Comitato per la difesa del vino friulano

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