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DOC Friuli Venezia Giulia per rafforzare le altre Doc

Riportiamo integralmente il comunicato stampa pervenutoci, certi che possa costituire utile strumento di riflessione e dibattito 

Questa conferenza stampa è stata convocata perché il Comitato promotore qui rappresentato intende, nei prossimi giorni, presentare la richiesta di riconoscimento di una DOC regionale “Friuli” o “Friuli Venezia Giulia”. Inoltre, vuole evidenziare come, nell’impostazione scelta, non vi sia alcun rischio per le Denominazioni attuali bensì, al contrario, sia previsto un loro consolidamento.

Premessa

Da soli non si va da alcuna parte. Denominazioni anche prestigiose, note localmente, spariscono in quel grande mare che è il mercato globale.

In una regione che, a malapena, produce 1 milione d’ettolitri di vino all’anno (appena il 2 % di quella nazionale), è tempo di pensare come far convivere esigenze commerciali con un forte rispetto delle peculiarità territoriali già fotografate nei Disciplinari esistenti.

Poiché le posizioni sulla c.d. DOC Friuli, confermate nelle sedi opportune, non sono sempre state fotografate con precisione ed addirittura è stato posto a nostro carico un atteggiamento di chiusura, la cui paternità va ricercata altrove, i presidenti dei Consorzi Friuli Annia, Aquileia, Colli Orientali e Ramandolo, Grave, Isonzo e Latisana, vogliono approfondire lo stato dell’arte delle DOC in Friuli Venezia Giulia. In particolare, illustrare quella che, a breve, potrebbe divenire l’architettura del settore vinicolo regionale che va ben oltre la DOC “Friuli” come è stata presentata sui mezzi di comunicazione.

Assieme al sistema cooperativo, tutti i Consorzi regionali si sono espressi a favore di questo progetto, tranne il Consorzio Collio-Carso. A nostro parere, proprio questo Consorzio trarrebbe i maggiori giovamenti dall’impostazione che si è voluta dare al Disciplinare di produzione di questa DOC regionale.

Una proposta di Denominazione troppo restrittiva, infatti:

  • avrebbe una partecipazione limitata,
  • non risolverebbe i problemi di chi opera su più Denominazioni,
  • non sarebbe coerente con il concetto di DOC stessa, in quanto non differenzierebbe il territorio in base alle reali caratteristiche pedoclimatiche del terroir ma solamente per una comune appartenenza regionale,
  • si rivolgerebbe allo stesso target delle DOC attuali
  • risulterebbe non solo impossibile da far approvare dalla Comunità Europea secondo i parametri previsti e recepiti dalla l.61/2010, ma sarebbe altresì difficile da spiegare agli stessi consumatori.

Come risultato finale sarebbe semplicemente una DOC in più, difficilmente promuovibile, causando confusione per i nostri mercati, acquirenti e consumatori.

Siamo altresì convinti che non sia un Disciplinare da solo a far vendere il vino, a fare la qualità o a fare promozione ad un territorio, quanto l’impegno dei produttori, la capacità di collaborare e di convogliare l’attenzione degli Enti pubblici, delle Associazioni di categoria, dei media, della distribuzione e dei consumatori finali verso un’idea ed uno stile rappresentativo. A tal fine, il Comitato promotore vuole inserire questa DOC regionale, coerente con il principio del “fare sistema” da sempre invocato da tutti gli attori della filiera, in un più ampio progetto di promozione della vitivinicoltura del Friuli Venezia Giulia che valorizzi tutte le identità.

 Il progetto “DOC Friuli”

Per oltre un anno, i Consorzi che amministrano le 9 DOC e DOCG della nostra regione, seguendo un preciso protocollo d’intesa, hanno lavorato assieme per arrivare ad elaborare un Disciplinare condiviso di una DOC regionale “FRIULI“ o “FRIULI VENEZIA GIULIA” (saranno poi le singole aziende a scegliere quale sinonimo utilizzare).

Tale Denominazione si porrà, nella piramide qualitativa, in mezzo tra le DOC attuali e le produzioni a IGT o da tavola, ma ben al di sotto di queste ultime come rese produttive (senza essere, quindi, una pura Denominazione di ricaduta).

Lontana dall’essere quella DOC “unica”, di cui nessun operatore della filiera ha mai parlato, la DOC “Friuli” è stata pensata come una Denominazione regionale di territorio, creata con precisi obiettivi commerciali e promozionali e finalizzata a trainare, in modo imparziale, le qualità della produzione media regionale. Ciò per farvi confluire una parte della produzione delle attuali DOC, supportando lo sviluppo di Aziende competitive nelle fasce intermedie del mercato, maggiormente interessate ad una produzione anche in volume in grado di diffondere maggiormente il nome “Friuli”, ben senza arrivare alle produzioni “industriali” di altre zone.

Le stesse rese, pari a 150 q.li/ettaro (e non 180!!!), sono di soli 20 q.li più alte di alcune DOC attuali e ben più basse delle IGT (da 190 a 230 q.li/Ha) o di DOC di pura ricaduta esistenti in altre regioni. Da sottolineare che si tratta di massimali di produzione che non molti produttori raggiungono, lasciando libertà di produrre con rese ben più basse a seconda dell’obiettivo enologico aziendale.

I vitigni consentiti saranno quelli più diffusi a livello regionale, ad esclusione di quelli che marcano per motivi storici, ampelografici, pedologici e climatici in modo fortemente caratterizzante alcune zone (ma comunque già presenti nelle IGT!!). In particolare Terrano, Vitovska, Tazzelenghe, Schioppettino, Pignolo o la stessa Ribolla Gialla, che potrà essere prodotta esclusivamente nella tipologia Spumante, secondo parametri improntati alla qualità, lasciando la versione ferma alle DOC di collina.

Gli obiettivi

Una DOC Friuli così definita sarà capace di intercettare molti di quei volumi che, oggi, stanno scivolando sempre più verso l’IGT, controllata e commercializzata prevalentemente da imprenditori extra-regionali a cui va un margine ben superiore rispetto ai produttori d’uva. Ricordiamo come solo 10 anni fa il 70% della produzione regionale venisse imbottigliata a DOC ed il 30% a IGT, percentuale che oggi si è quasi capovolta: il vino regionale a DOC è appena il 40% ed in questo è presente anche il Prosecco!

Le DOC attuali (Collio, Isonzo, Carso, COF...) avranno così lo stimolo per qualificare ancor meglio le proprie produzioni, possibilmente concentrando gli sforzi su alcuni vitigni e tipologie di prodotto che, effettivamente, le differenziano dalle altre, ad iniziare da alcuni vitigni autoctoni.

Per usare un’immagine, la DOC Friuli avrà la stessa funzione che, in un’azienda della moda, ha la produzione per il franchising, mentre le DOC attuali rivestono il ruolo dell’alta moda: pensiamo, ad es., ad Armani con la linea “Emporio Armani” che porta nel mondo il nome dell’azienda, lasciando al pret-à-porter la fascia più alta del mercato, ma tutto sotto il marchio Armani.

Questo doppio binario è stato improntato secondo una valenza tecnica e non politica, finalizzata a dare risposte non ad una parte politica quanto alle esigenze della produzione. Soprattutto, non è la DOC unica omologatrice di cui si è parlato sui giornali.

Altresì il disciplinare è stato volutamente mantenuto elastico, al fine di non dover attendere i 4 o 5 anni per successive modifiche, come previsto dalla nuova normativa comunitaria. Ecco perché, tra i contenitori autorizzati, oltre al vetro potrà esserci anche il bag-in-box (che oggi copre il 50% del mercato di alcuni Paesi, ad es. la Scandinavia ove viene richiesto un prodotto di qualità e non di basso livello, lo stesso che è venduto nella bottiglia di vetro), qualora i produttori che utilizzeranno la DOC Friuli ne vedranno la convenienza economica e le opportunità di mercato che, viceversa, lascerebbero alla concorrenza (molte altre regioni hanno fatto questa scelta, ad iniziare dal Piemonte).

Perché il sistema vitivinicolo regionale funzioni bisogna partire dal principio del reciproco riconoscimento tra una produzione che possiamo definire “commerciale” (in un senso positivo del termine) ed una produzione “artigianale”, nonché dal riconoscimento di entrambe da parte degli organi politici regionali. Questi diversi mondi produttivi convivono nella nostra regione con pari dignità professionale ed economica e sono trasversali alle varie DOC. Dare seguito a questo principio inevitabilmente comporta una riorganizzazione del sistema produttivo regionale, compiuta non per volere esterno ma a seguito di un progetto della filiera.

La promozione

Il principio sopraccitato dovrà valere anche in riguardo all’aspetto promozionale. A parere del Comitato promotore, infatti, in futuro si dovrà mantenere un doppio binario promozionale:

  • uno, più generico, per la DOC Friuli, al fine di dare visibilità al comparto regionale, anche in sinergia con il resto della produzione agroalimentare
  • un secondo binario, più specifico, per le DOC e DOCG di vertice, con le loro identità e le differenze territoriali che non saranno toccate ma, anzi, valorizzate

Questo perché entrambe le produzioni hanno target diversi, messaggi diversi, canali distributivi e promozionali diversi.

Per contribuire a gestire le azioni promozionali i Consorzi stanno raggruppandosi in un’ATI (Associazione Temporanea d’Impresa) che avrà tra gli scopi fondativi anche la presentazione della domanda di riconoscimento della nuova DOC Friuli, secondo quanto prescritto dalle normative europee da pochi mesi in vigore. Tale collaborazione potrà essere anche di stimolo per affrontare in futuro anche un terzo aspetto, ossia la riorganizzazione dei consorzi, cosa ben diversa dalle Denominazioni, le quali sono riconosciute con Decreto del Presidente della Repubblica e, come detto, non verranno toccate come erroneamente tanti pensano.

 Cormons, 13 settembre 2011

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