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Cenatori a vita...in rosso

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Prima o poi si arriverà a eliminare quegli (odiosi) privilegi di cui ancora fruiscono i senatori e i deputati della Repubblica italiana. Ma anche allora, sulla schiena dei “Cenatori (plurale, maschile) a vita”, non correrà alcun brivido. Il loro privilegio di ritrovarsi due volte l’anno, una tradizione ultradecennale, in conviviale ed elevata compagnia, davanti a ottimi piatti e, soprattutto, a una lunga schiera di old wine, infatti, rimarrà in vigore. Si tratta di piacevoli serate tematiche dedicate a conoscere e capire l’evoluzione dei vini friulani (rossi e bianchi) nel tempo: dai dieci anni in su.
L’edizione invernale, dedicata ai vini rossi, si è svolta a Ipplis di Premariacco, presso le Vigne del Leon dove è iniziata l’avventura enoica delle “Vigne di Zamò”. Gli ospiti, dunque, sono stati accolti da Pierluigi Zamò, nella sua casa sulla Rocca Bernarda, con vista mozzafiato sulla sottostante pianura friulana che, a ora di cena, pareva un mare scuro e silenzioso sul quale galleggiavano mille lampare. Una ventina i commensali. Tra di loro, noti produttori viticoli (Loreto Pali, Valneo Livon, Silvio Jermann, Franco Toros, Francesco Serafini), imprenditori (Alessandro Calligaris) e professionisti (l’avvocato Alessandro Beltrame).

L’ordine di servizio dei 17 vini in degustazione è stato predisposto e organizzato da Giulio Colomba e dal suo sodale, Ugo Ongaretto, di Slow Food. Essendo i vini l’oggetto dell’attenzione dei “Cenatori”, non si è badato molto al “corretto” abbinamento con i piatti. Ma non c’è stato problema di sorta, grazie al sorprendente menù, basato su elaborazioni di cervo e capriolo, proposto dal cuoco de “La Subida” di Cormòns, Alessandro Gavagna e dal suo affiatato staff.
Al termine della dotta prolusione declamata dall’avvocato Beltrame, nei calici sono stati versati i primi vini datati 2007 ai quali è seguito tutto un rosario di Refoschi, Pignoli (oggetto di uno speciale approfondimento enoico), Merlot, Schioppettini e Rossi vari, provenienti dalle Doc Friuli Colli Orientali-Ramandolo, Collio e Isonzo. Per la cronaca, la bottiglia più vecchia portava sull’etichetta la data (e la polvere storica) del 1987. E, i “Cenatori”, giù a discutere di gusti e retrogusti, di sentori e sapidità, con competenza e passione, spruzzata da ricordi d’annata. Prima dell’epilogo della serata ci sono stati i confronti, per la prima volta, con tre old wine (sempre rossi) provenienti da fuori regione: un veneto (del 2007), un senese (del 2001) e uno umbro (del 2002) che hanno retto bene la sfida con i friulani.
Per la meditazione finale, Pierluigi Zamò ha fatto stappare alcune bottiglie del suo EN-TU-SIA-SMAN-TE Picolit del 2005: un liquore ambrato da piena bocca! Tutte le cose belle (e brutte, per fortuna), prima o poi finiscono e così, per i “Cenatori a vita”, è venuto il tempo dei saluti o, meglio, dell’arrivederci. L’appuntamento di inizio estate, infatti, con gli old white wine, è già fissato al Castello di Spessa, ospiti di Loreto Pali.



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