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Le antiche viti rivivono a Cannaregio

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brolo di Cannaregiobrolo di CannaregioLe antiche viti della Serenissima rivivono nel brolo di Cannaregio, nell’orto giardino della metà del  Seicento dove sono state fatte rivivere grazie a un lavoro di individuazione, recupero e produzione del materiale genetico delle varietà presenti da centinaia di anni all'interno della laguna di Venezia. Per tutta la durata di Expo, il Consorzio Vini Venezia contribuirà a riaprire le porte dell’antico Brolo di Cannaregio, regalando ai turisti di tutto il mondo la possibilità di vedere uno dei più antichi giardini di Venezia. E’ proprio qui, nell’orto giardino del Convento dei Carmelitani Scalzi, risalente alla metà del Seicento, che il consorzio ha fatto rivivere le antiche viti della Serenissima, in un vigneto ottenuto dal materiale genetico prelevato e riprodotto dalle varietà presenti da centinaia di anni all'interno della laguna di Venezia. Le visite, su prenotazione, proseguiranno per tutta la durata di Expo (per informazioni contattare il Consorzio Vini Venezia al numero 0422 850045 oppure prendere contatto direttamente con il Convento dei Carmelitani Scalzi al 3487728430 -  www.centroscalzi.it).

Dopo aver creato un vigneto nell’isola di Torcello, utilizzando il materiale genetico prelevato dalle vecchie viti di Venezia mappate e studiate all’interno di conventi, broli, giardini e altri luoghi, il Consorzio Vini Venezia ha contribuito a restaurare l'orto giardino del convento dei frati Carmelitani Scalzi, adiacente alla chiesa di Santa Maria di Nazareth, meglio conosciuta come chiesa degli Scalzi, uno dei più mirabili esempi dell’architettura barocca veneziana.

Un progetto, firmato dall’arch. Giorgio Forti, che ha permesso la ristrutturazione e l’apertura al pubblico di uno dei più importanti luoghi di Venezia, situato a pochi metri dalla stazione ferroviaria di Venezia Santa Lucia. Uno scrigno verde a salvaguardia della biodiversità della città lagunare dove sono  state scelte e recuperate tutte le essenze floreali proprie dell’habitat veneziano. Sette aiuole raccoglieranno piante di tipo diverso, dal frutteto all’uliveto,  dal bosco al prato. A ciascuna di esse si accompagnano, lungo il percorso, coltivazioni diverse, tra cui rampicanti (gelsomino, glicine, vite americana, edera, bignomia gialla, plumbago), alberi di noce, passiflora, iris, erbe aromatiche, alberi di alloro, alberi medicinali, melograno, kiwi, kaki, rose, frutti di bosco.

I due vigneti sperimentali, quello di Torcello e quello sorto all’interno dello storico convento, sono stati creati utilizzando le varietà mappate e riprodotte, a partire dal 2010, nell’ambito del progetto storico-scientifico diretto dal prof. Attilio Scienza, in collaborazione con un gruppo di tecnici dell’Università di Padova e Milano, il Centro di Ricerche per la Viticoltura di Conegliano e l’Università di Berlino. Un lavoro che ha interessato esemplari presenti non solo a Venezia ma anche nelle isole della Laguna.

Per scoprire la provenienza, l’identità e l’entità del germoplasma viticolo della laguna diverso dai vitigni già conosciuti, è stata pianificata un’indagine a tappeto su tutto l’areale. Le piante da campionare, in tutto 68, sono state selezionate in base all’assenza di informazioni precise sulla loro identità da parte dei proprietari e al fatto che queste presentassero un aspetto morfologico che non riconducesse con chiarezza ai principali vitigni noti. I campionamenti sono stati effettuati in 11 località comprese tra la laguna nord (isola di Torcello, delle Vignole e di S. Erasmo), Venezia città e la laguna sud (Lido Alberoni, S. Lazzaro degli Armeni e Pellestrina).

L’identificazione varietale della vite è stata affrontata con tecniche moderne di analisi del Dna che hanno consentito di ottenere l’impronta genetica della vite, ovvero il suo profilo molecolare, e di fare un confronto con la banca dati del Centro di Ricerca per la Viticoltura di Conegliano e con i dati di letteratura, portando all’identificazione di quasi tutte le viti campionate. Sono così stati ottenuti 25 profili molecolari, 22 dei quali corrispondono a varietà già identificate. In particolare, si tratta di 20 varietà di Vitis vinifera L., 14 uva da vino e 6 uva da tavola, e di 2 ibridi interspecifici molto noti, il Baconoir ed il Villardblanc. A raccogliere i risultati di questo studio è anche il volume Il vino nella storia di Venezia, tradotto anche in inglese.


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