cibo, vino e quantobasta per essere felici

Acquista la copia digitale!

Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Informazioni sui cookie

Nel rispetto della Direttiva 2009/136/CE, ti informiamo che questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Attraverso i cookie possiamo personalizzare la tua esperienza utente e studiare come viene utilizzato il nostro sito web. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione

Cookie Policy

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Aspettando Terranum 2017. Il Terrano secondo Škerk

Aspettando Teranum 2017. Il Terrano secondo Sandi Škerk. ONAV Trieste, delegazione guidata da Robi Jakomin, ha organizzato una verticale che ha visto il sold out dopo pochissimi giorni dall'annuncio. Una verticale di Terrano firmato Škerk. L'azienda si trova a Prepotto/Praprot  e, oltre al Terrano, produce anche Vitovska, Malvasia e un uvaggio assolutamente eccezionale: Ograde. La serata è cominciata con una storia, la storia del vino Terrano raccontata magistralmente dallo storico Fulvio Colombo, che ha sottolineato come il nome sia strettamente legato al territorio e il suo valore apprezzato da secoli. Con Sandi abbiamo scoperto che il Terrano dei nostri giorni ci fa dimenticare il Terrano di 30 anni fa. Se all’epoca era un vino fatto per la famiglia, non da invecchiamento e di una acidità elevata, oggi ci dobbiamo ricredere con delle bottiglie di vecchie annate, che sono una sorpresa. Questo può essere attribuito a vari fattori, dalla cura nei vigneti alla diminuzione dei grappoli sulla vite, dalla vendemmia tardiva alla selezione degli acini e alla scelta della fermentazione malolattica che, come noto, fa diminuire l’acidità del vino.  Il metodo naturale di produzione scelto da Sandi parte dalla diraspatura. Prosegue con la macerazione sulle bucce in tigni di legno di medie dimensioni. Un passaggio importante è l’immersione del tappo almeno 4-5 volte al giorno. Dopo la separazione dalle bucce, il vino viene affinato in piccole botti di legno e rimane sui lieviti per diversi mesi; successivamente viene travasato in botti di legno grandi. Poi si procede all’imbottigliamento per una successiva stagionatura di 4-6 mesi.


Alla degustazione abbiamo assaggiato le annate 2014, 2013, 2012 e poi per scelta del produttore la 2003, la 2006 e la 2011.
Le prime tre annate si sono presentate eleganti e rotonde, con i tipici sentori del Terrano. L’annata 2014, per le difficoltà climatiche, era meno corposa e corta in bocca.  Il vero divertimento sono state le ultime tre annate presentate. Il 2003 era un anno molto caldo senza pioggia, con vendemmia fatta a fine agosto.
Il Terrano 2006 si distingue per note fruttate molto spiccate, con alta acidità percepita e tannini eleganti. Il 2011 è stato entusiasmante. Colore molto scuro, vendemmia effettuata a ottobre. Le uve di questa annata - dal singolo vigneto- sono state in botte di legno per 3 anni, per la elevata presenza zuccherina. Se avete la fortuna di possedere la bottiglia di questa annata, ritenetevi fortunati. E’ un vino adatto a una lunga vita.

Se siete incuriositi dal Terrano, non perdete l’appuntamento del prossimo venerdì 31 marzo a Portopiccolo (Sistiana). Leggi anche Teranum e i vini rossi del Carso

Per poter commentare l'articolo è necessaria la registrazione.

Se sei già registrato devi effettuare l'accesso.

Informazioni