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Alternative al rame e agli insetticidi in agricoltura e in vigneto

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Primo successo per l’unità mista di ricerca del C3A: studierà con il Centro Ricerca e Innovazione FEM il metodo della confusione vibrazionale e un nuovo principio attivo naturale per l’agricoltura bio. Alternative al rame e agli insetticidi: C3A e Centro Ricerca e Innovazione vincono il bando europeo. Il Centro Agricoltura Alimenti Ambiente (C3A), struttura accademica congiunta tra Fondazione Edmund Mach e Università di Trento, in stretta sinergia con il Centro Ricerca e Innovazione FEM, è in prima linea assieme a 15 istituzioni europee di spicco e industrie in un importante studio sulla sostituzione degli input controversi, come per esempio il rame, in agricoltura biologica.

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L’iniziativa scientifica, coordinata dal più importante centro per la ricerca in agricoltura biologia in Europa, il Forschungsinstitut fuer Biologischen Landbau Stiftung (Fibl), durerà quattro anni, da investire per la messa a punto delle soluzioni innovative più facilmente e velocemente trasferibili nel modo produttivo edper una fase di sperimentazione che coinvolgerà le stesse aziende agricole biologiche coordinate a livello europeo dall’International Federation of Organic Agriculture Movements European Union (IFOAM-EU). Per l’Italia parteciperanno alla fase operativa le aziende coordinate da Federbio, realtà che già collabora con FEM dopo la firma di un accordo di collaborazione nel 2017. Il presupposto dello studio è l’interesse crescente del consumatore e del cittadini nei confronti dell’agricoltura biologica e dei prodotti alimentari coltivati con questo approccio.
I ricercatori saranno impegnati soprattutto nella ricerca e sviluppo delle alternative al rame come fungicida, in particolare in viticoltura. Nello specifico, si sta lavorando in collaborazione con un’importante industria su un principio attivo naturale, che si trova in natura in quantità minimali ma è ottenibile in grandi volumi su scala industriale mediante un processo enzimatico a partire da ingredienti alimentari.
Il principio attivo è stato già testato in vigneto su scala ridotta con evidenti soddisfazioni in termini di efficacia. 

Nel progetto si lavorerà anche su un nuovo prodotto derivato da una pianta (un lontano parente del fagiolo) che ha un’azione inibitoria sulla digestione degli insetti.

 

 


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