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Al Gran Premio Noè con gli orange wine

ospiti al gran noèospiti al gran noèConvegno multisensoriale al Gran Premio Noè 2014. Ha quasi 50 anni, ma il Gran Premio Noè ha ancora desiderio di rinnovarsi. Non più una kermesse enologica  che dura giorni con banchetti e degustazioni, ma consegna di premi, decisi dall’Amministrazione Comunale di Gradisca d’Isonzo coadiuvata da un Comitato tecnico. E un convegno. MultisensoriaIe. Non solo parole dunque ma anche musica e profumi. Un titolo intrigante: "diamo un senso agli orange wine". Innanzituttoc he cosa sono e che cosa non sono questa tipologia di vini. Ne parla in maniera tecnica l’enologo Natale Favento, consulente di varie aziende produttrici. Ci racconta della raccolta delle uve, che deve essere manuale per non compromettere la salubrità delle bucce. Uve perfettamente mature o anche surmature con attacchi di botrytis cinerea. Uve bianche che, dopo la pigiatura, vengono lavorate come le uve nere. Lasciando il mosto a contatto con le bucce non solo per estrarre colore ma anche tutti gli altri componenti. Per primi i polifenoli, potenti antiossidanti, e i bioflavonoidi noti anche come tannini. Per poi proseguire sulla conservazione e stabilizzazione. Insomma finalmente un enologo che ci dice a chiare lettere che non sono vini “senza enologia” o improvvisati, ma un progetto ben articolato. Riscoprendo il passato e declinandolo in chiave moderna. Cosa invece non sono questi vini arancioni. Ne ho parlato io, in veste di giornalista sommelier. Non sono sinonimo di vini biologici o biodinamici. Molte aziende che li producono utilizzano queste metodologie ma non tutte e pertanto non sono “sinonimo di”. Non tutti i vini macerati sono prodotti utilizzando le anfore come contenitori. Alcuni le utilizzano, molti no. Si è parlato  anche del nome “orange”. Il maestro profumiere Lorenzo Dante Ferro insorge verso l’utilizzo di terminologie non italiane. Ma come chiamarli? Arancioni? Bianchi tannici? Vino del vento? Mah… evitiamo di creare ulteriore confusione al consumatore. Forse se questo convegno si fosse svolto anni fa, prima della loro presenza sul mercato, si poteva trovare un nome diverso, ora credo sia tardi. Non solo di nome ci ha parlato il grande profumiere ma ci ha coinvolto in un percorso sensoriale olfattivo. Essenze varie sono state nebulizzate nel palco e nell’intero teatro. Hanno creato interesse e anche qualche dissenso. Il profumo del mosto con il fragolino era lontano anni luce da quello che rappresentano i vini arancioni. Passiamo alla musica. Andrea Rucli, inventore di Enoarmonie, trova che a questi vini debba essere abbinato, come strumento principale, il violoncello. Ci propone tre brani di musica “forte”. Perché “forti” sono questi vini. Io comunque resto del mio parere: i vini arancione sono rock. Federica Quaglia, gemmologa, dopo aver assaggiato i vini, ci suggerisce che la pietra preziosa che meglio li rappresenta sia il diamante arancione, sia per il colore che per la brillantezza che per la preziosità. Ma prima di tutto questo parlare, annusare, ascoltare sul palco della Sala Bergamas di Gradisca d’Isonzo erano saliti i vincitori del Gran Premio Noè. Livio Felluga (rappresentato dalla figlia Elda), che il mese scorso ha raggiunto il traguardo del secolo di vita, quale “patriarca” del vigneto Friuli. L’azienda Franco Toros che, dalla comparazione delle guide dei vini edite nel 2014, è risultato il più apprezzato. Ben quattro di esse hanno dato il massimo riconoscimento al suo Friulano 2012. Al Salone del gusto  di Torino era già stati insignito di questo prestigioso premio il  giornalista Sandro Capitani, conduttore della trasmissione di Rai radio1 “La terra: dal campo alla tavola”, per essersi "particolarmente distinto nella promozione dell’enogastronomia regionale". Un’altra statuetta è andata a Rado Kocjancic, vignaiolo a San Dorligo della Valle/Dolina (Trieste) per la sua Brežanka, ottenuta da Malvasia, Vitovska e Glera. Incoronato anche dalla Guida Vinibuoni d’Italia del Touring Editore. Radikon, il primo produttore del Collio a fare vini macerati bianchi, profetizza che tra venti anni tutti i piccoli produttori produrranno vini macerati e l'industria cercherà di imitarli. Maestro di cerimonie e ideatore di tutto ciò, essendo il direttore del premio, Stefano Cosma, che - con il sorriso - ha condotto con eleganza e stile questo interessante e innovativo evento. ''
Radikon, il primo produttore del Collio a fare vini macerati bianchi, profetizza che tra venti anni tutti i piccoli produttori produrranno vini macerati e l'industria cercherà di imitarli. Aggiungo a conclusione  un punto di vista che in buona parte condivido, è dell'amica Betta Porro: "i vini arancioni sono innovazione nella tradizione. Sono vini contemporanei. Sono frutto dell'amore per la terra e di chi si immerge con tutto se stesso in essa. Difficili da capire se non si ha la stessa umiltà di chi li produce. Sono amplificazione della percezione. Sono poco riconoscibili. Sono la risata scomposta delle baccanti. Sono duri come la pietra, ma affascinanti come il mare".



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