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Vini dolci, che passione

In occasione dell’anteprima dello Spìule Chardonnay DOC FCO 2016 all'azienda Angoris si è svolta una degustazione di vini dolci, vini che nell’ultimo secolo sono stati relegati a vini da meditazione, talvolta da fine pasto, e prodotti in quantità minime, spesso costosi. Ma la storia ci insegna che non è sempre stato così, ha sottolineatola titolare dell'azienda Marta Locatelli. Otto le etichette degustate: italiane, austriache, ungheresi, francesi, ceche e canadesi, accanto ai nostrani Picolit e Ramandolo. «Nel ‘700 e nell’800 troviamo molti vini “dolci”, anche il Refosco! – ha spiegato Stefano Cosma – Gli abbinamenti a tavola erano i più strani. Un aneddoto riguarda il famoso musicista Beethoven che, come si legge nel suo diario del 5 novembre 1823,  a Vienna beveva il Picolit friulano abbinato alle ostriche di Trieste. Il Picolit: il più famoso vino friulano del passato. Il primo vino ad essere imbottigliato e venduto in Europa, da metà ‘700 in poi. Chi lo provava lo paragonava al Tokaji d’Ungheria o al Madera. Il Picolit diffuso sui colli di Rocca Bernarda e lì colpito dalla fillossera, fu salvato a inizio ‘900 in alcuni vigneti a Cormòns. Ed ecco che ci avviciniamo ad Angoris, una tenuta sita nel comune di Cormòns e che possiede vigne a Rocca Bernarda!». Questo l’ordine dei vini bianchi degustati: Ryzlink Vlašský - Slámové Víno 2015 (Repubblica Ceca), Ramandolo DOCG 2014 Giovanni Dri Il Roncat (Italia), Ziraldo Vidal Ice Wine 2014 (Canada), Sauternes Chateau Sigalas Rabaud 1er Cru 2013 (Francia), Kracher Cuvée Beerenauslese 2012 (Austria), Ben Rié Passito di Pantelleria Donnafugata DOP 2012 (Italia), Picolit DOCG Colli Orientali del Friuli Tenuta di Angoris 2011 (Italia) e Disznoko Tokaji Aszu 5 Puttonyos 2009 (Ungheria). Fra le curiosità raccontate, il fatto che nel 1775 a Milano apparve un articolo dell’allora giovane inglese Sylvester Douglas, Lord Glenverbie, in cui parlava di un vino che «nasce in piccolissima quantità nel Friuli, ove nel dialetto loro chiamasi Vin piccolit (…) Verun altro liquore, di quanti si ha cognizione, s’approssima più alle qualità e preziosità dello stesso, quanto il vino Piccolito del Friuli». Nel 1781 le “Notizie” della Società Agraria di Gorizia riportarono con soddisfazione queste «transazioni filosofiche Inglesi» sulla qualità e preziosità del Piccolit, prodotto in discreta quantità anche nel Collio, unico vino considerato simile al Tokaji ungherese. Scrissero anche: «Il suolo ove nasce il vino Tokai è d’una terra cretosa gialla, come sul monte di Medea». Che dista poche centinaia di metri da Angoris!

Il panel di degustatori comprendeva Marta Locatelli, Alessandro Dal Zovo, enologo e direttore tecnico dell’azienda, Stefano Cosma (curatore regionale della Guida ViniBuoni d’Italia), Paolo Benvenuti (direttore dell’associazione “Città del vino” e già coordinatore del Centro nazionale Vini Passiti di Montefalco), Gianni Ottogalli (Associazione Italiana Sommelier FVG e responsabile Guida Gambero Rosso per il FVG), Pasquale Pace (blogger “Il gourmet errante”), Carlo Petrussi (agronomo e studioso della cultura viticola ed enologica del FVG), Sandro Capitani (giornalista Rai Radio1 della trasmissione “Coltivando il futuro”), Cristina Burcheri (giornalista enogastronomica e curatrice regionale della Guida ViniBuoni d’Italia) e Annibale Toffolo (direttore responsabile della rivista "Taste Vin").

 

 

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