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Vini rossi di Sardegna: triple A tenute Dettori

Questo mese noi di q.b. siamo stati iperattivi, come ogni mese del resto, e ci siamo tuffati in un’altra degustazione organizzata dalla travolgente e instancabile Cantina degli Ostinati. Un incredibile viaggio alla scoperta dei vini rossi sardi "Triple “A” di Tenute Dettori. In questa esperienza veniamo piacevolmente guidati da Fabio D’Uffizi, braccio destro di Alessandro Dettori, che, con le sue parole, ci fa volare in Sardegna: clima mite, paesaggio collinare, terreni color “bianco panna” (per l’elevata presenza di roccia calcarea). Folta vegetazione di oliveti, vigneti e macchia mediterranea abitata da una ricca fauna di falchi, volpi, ricci, lepri, conigli selvatici e cinghiali. Dopo questo quadro idilliaco, non ci resta che degustare!

Il primo vino è il Renosu rosso (13% alcol), un vinaggio (vino ottenuto dalla miscelazione di qualità diverse di vini effettuata dopo la fermentazione e lo sviluppo enologico delle singole uve) di diverse annate, Cannonau, Monica e Pascale. Profuma di rosa e viola, a poco a poco si percepiscono sentori di ciliegia e fragolina di bosco, sprazzi di chiodi di garofano e mirto. Il sorso inizialmente abboccato rivela una buona freschezza e chiude con un tannino ben integrato. Vino “da pasto”, semplice e di ottima beva. Le viti crescono a Badde Nigolosu, nel comune di Sennori, micro-area della Romangia, zona geografica del Logudoro che si affaccia sul Golfo dell’Asinara, a Nord-Ovest tra Sassari e Castelsardo. “E’ indubbiamente la zona vitivinicola sarda meno conosciuta fuori dall’isola – ci spiega Fabio – in Romangia sono presenti centinaia di piccoli produttori di uva e di vino, ma sono pochissimi quelli che lo imbottigliano. Nelle Tenute Dettori il vino si imbottiglia dal 1998, prima lo si vendeva sfuso.”


Proseguiamo l’assaggio con l’Ottomarzo annata 2016 (15% alcol). “Il nome di questo vino - ci tiene a precisare Fabio – è stato scelto per ricordare la data di nascita di Giovanni Antonio, nonno di Alessandro, l’8 marzo del lontano 1912”. Fiori rossi appassiti e frutti di bosco vengono avvolti da una profonda nota balsamica e da un leggero sentore di cuoio, sorso leggermente abboccato, buona corrispondenza naso-bocca, finale piacevolmente amarognolo e pulito. “Vino a base di Pascale, uva dalle caratteristiche “poco sarde”: l’acino è piccolo, la buccia è sottile, ma è ricco di dolcezza. Coltivato prevalentemente nel sud dell’isola come uva da tavola o utilizzato per produrre vini da taglio. Non viene prodotto tutti gli anni, è il vino da bere nel quotidiano e che per tradizione si abbina con l’agnello."


Tenute Dettori produce vini di tradizione attraverso un’agricoltura di qualità, biologica e biodinamica. Gli ettari vitati sono 29 e il tipo di allevamento è l’alberello sardo; le piante più vecchie risalgono al 1887, non si utilizza l’irrigazione e la selezione delle uve è rigorosamente manuale. Le fasi di vinificazione e affinamento si svolgono nelle cosiddette cementine (vasche di cemento) e poi in bottiglia. Non vengono utilizzate né botti di legno né contenitori di acciaio. 

Entriamo nel vivo della degustazione con tre Cannonau in purezza, i vini derivano da tre vigne dello stesso clone (Cannonau), ma piantate in periodi differenti. Iniziamo dalla vigna più giovane (!) risalente al 1962, dalla quale viene prodotto il Tuderi annata 2014 (16% alcol). Al naso veniamo pervasi da confettura di frutti rossi, a seguire una nota leggermente speziata di noce moscata, pepe verde e miele di castagno, dopo un paio di minuti sprigiona accattivanti sentori di cacao e tabacco. In bocca è amabile, le morbidezze del sorso vengono sorrette da una freschezza vibrante e da un tannino energico. Il Cannonau è un vitigno autoctono sardo, ma Tenute Dettori coltiva il vero genoma del Cannonau, quello autentico, il più antico vitigno dell’area del Mediterraneo. Cosa si intende per “genoma sardo del Cannonau”? “Sino a pochi anni fa si riteneva che il Cannonau fosse un modo diverso di chiamare il Grenache francese, il Garnacha spagnolo e il Tocai Rosso veneto. Negli ultimi anni sono stati eseguiti degli studi storico-sociali e scientifici evidenziando che il Cannonau e il Grenache condividono soltanto l’82% del patrimonio genetico. Sono due vitigni diversi e ben definiti.” ci spiega Fabio.

Il secondo Cannonau è il Tenores 2014, prodotto da vigne piantate nel 1920, al naso si percepiscono alcune spezie come i chiodi di garofano e l’anice stellato accompagnati da una leggera affumicatura. In sottofondo una nota scura di selvaggina e cuoio ammorbidite da una confettura di frutti di bosco. Sorso amabile, sorretto da un perfetto equilibrio di freschezza e tannini. In abbinamento viene servito del goulash di carne di maiale in crosta di pane: una coppia ben assortita, al naso le note speziate si intrecciano piacevolmente, il sorso inizialmente morbido del vino accarezza la sobria piccantezza del piatto, mentre il tannino e la freschezza puliscono la leggera succulenza.

Concludiamo con la pietra miliare dell’azienda: il Dettori Rosso 2012 (16,5% alcol). Le piante risalgono al 1887, il vigneto ha un’estensione di circa 1,8 ettari, il tipo d’impianto è l’alberello a piede franco, le rese sono molto basse e la raccolta è manuale. Lo stile di vinificazione è leggermente diverso dai precedenti: affinamento per un anno in cemento e poi tre anni e mezzo in bottiglia. Delizia l’olfatto con un profilo aromatico di rara eleganza, esprime note scure di prugna secca, sottobosco, china, tabacco e confettura di marasche su fondo di panpepato. All’assaggio dimostra grande carattere, imponente struttura e perfetta simmetria. Vino di Tradizione e di Territorio. Chi beve il Dettori Rosso beve un vino di altri tempi, a partire dalla pianta che ne produce il frutto. Rappresenta l’essenza del terroir della Romangia.  Un vino che tutti avevano dimenticato a favore di vini più semplici da bere. E anche da vendere.

 

 

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