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4 chiacchiere con Claudio Fabbro

Claudio FabbroClaudio Fabbro

Ognuno di noi, ciascuno nel suo settore, ha dei punti di riferimento. Uno dei  miei punti di riferimento per l’enologia friulana è sicuramente Claudio Fabbro (e di certo non riveste questo ruolo solo per me). Claudio Fabbro: agronomo, enologo, giornalista che ha vissuto dal di dentro il cambiamento, la modernizzazione, l’ascesa, il consolidamento – e ora le nuove forme - del Vigneto chiamato Friuli. Sono sempre stata colpita - e, devo ammetterlo, anche molto invidiosa - prima di tutto dalla sua memoria. Lui ricorda tutto, ma veramente tutto: nomi, date, situazioni, titoli di libri e autori, personaggi con nome e cognome, aziende con le tipologie di vini, storia dei vitigni. Per la mia ricerca sui lieviti, che si sta avviando alla conclusione, non potevo fare a meno di confrontarmi con lui. Scopro subito che, essendo anche stato, fra i numerosi incarichi che ha ricoperto, Ispettore Fitosanitario dell’ERSA, la sua conoscenza è profonda anche per quel che riguarda la biodinamica, “solo chi non la conosce la ironizza” mi dice. Crede che la nuova generazione di 20-40enni si stia spostando sempre di più verso il biologico e che dovrà essere questo il nostro futuro. Mi confessa, più o meno sottovoce, che bevendo vini privi di solforosa aggiunta, non filtrati, provenienti da uve non trattate da sostanze chimiche, il suo stomaco non urla, la sua testa non rimbomba. Però mi dice anche che tradizionale e biologico sono due mondi paralleli dell’enologia: ognuno continua per la sua strada. Forse, prima o poi  (articolo intervista completa sul mensile cartaceo qbquantobasta di dicembre).

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