cibo, vino e quantobasta per essere felici

Il Refošk Festival di Marezige grande tipicità contadina

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Nella rustica cornice del borgo di Marezige, sulle colline che sovrastano la valle di Vanganel nell'Istria slovena, gli ultimi giorni di maggio sono dedicati al festival del Refošk, tradizionale kermesse enogastronomica in cui, accanto a prodotti agroalimentari a chilometro zero, figurano manufatti d'artigianato e macchinari agricoli. In un'atmosfera bucolica un po' retrò, alla Kusturica prima maniera, fra tendoni, bancarelle, enormi spiedi girevoli, e sgangherate navette a far la spola tra le minuscole cantine del circondario, l'enoteca di Marezige ha proposto in assaggio – a prezzi veramente popolari - le etichette di spicco del panorama locale. Una teoria pressochè ininterrotta di Malvasia e Refosco, quasi sempre in versione fresca e di pronta beva, come molto piace da queste parti. Vini spesso semplici, villerecci, caratterizzati da una inconfondibile impronta di tipicità contadina. In abbinamento, accanto al tradizionale prosciutto crudo istriano, al formaggio fresco e alle olive nere, l'offerta culinaria spaziava dai sardoni fritti ai pedoci a scotadeo, dai grassocci cevapčiči con cipolle crude alle pleskavice con ajvar, passando per omboli in crosta, pollastri ruspanti e manzi alla brace.


A ravvivare gli assaggi provvedeva ora la banda del paese, ora un coro di attempati cantori, ora un complessino rockettaro molto amante del vino: capaci tutti, in ogni caso, di strappare il rumoroso apprezzamento del gaudente pubblico che assiepava tavoli, trespoli e panche all'ombra del grande tendone. A intervalli regolari, un vecchio furgone accompagnava i visitatori nelle cantine dei dintorni, strategicamente disposte a pettine lungo la strada principale. Lì, in un clima festoso e ospitale, i vignaioli servivano crostini di pane casereccio, mortadella e vino sfuso, spillando direttamente dalle botti o dai fusti di inox. Poche chiacchiere, ma porte spalancate. Da queste parti infatti l'italiano si mastica poco, ma sono grandi sorrisi – e generosi bicchieri.


Sulle bancarelle ammassate nella piazzola accanto alla trattoria centrale campeggiavano schierati bottiglie di grappa e vasetti di miele, cestoni di vimini carichi di ciliegie, taglieri di legno d'ulivo, tappeti di pelle di pecora, pantofole cucite a mano, vasi di terracotta, cappelli d'ogni foggia, e un folto drappello di macchine agricole dai colori accesi che luccicavano sotto il sole. Eran di genti delle colline intorno, ma venute anche dalla Stiria e dalle montagne del Tricorno. All'ombra degli alberi, sul limitare della piazzola, un allegro gruppo di pensionati in canottiera si cimentava in un torneo di bocce, fra chiassose bestemmie e sorsate di vino. Ovunque eran voci, musica e colore, e l'aria riecheggiava le suggestioni della festa di paese.


Riguardo agli assaggi, degne di nota la Malvasia fresca di Korenika R&D – un'autentica istituzione qui - e quella macerata di Korenika & Moškon, entrambe prodotte nelle campagne di Korte, presso Izola. Fra i rossi, menzione speciale per il Refošk di Jakomin, declinato su suadenti note di lampone ed erbe aromatiche, fuse al palato in una trama sapida e terrosa. Notevole il Cabernet Sauvignon di Klen'Art, con sentori vegetali di peperone verde ed un sorso corposo e rotondo. Delizioso infine il Cipro (pronuncia Zipro) di Ingrid Mahnic, vino passito ottenuto dall'omonimo varietale autoctono istriano, di un bel color rosso granato e un'intenso spettro olfattivo di fiori macerati e frutta secca, setoso in bocca e con un finale vagamente astringente.

In generale, non ci hanno del tutto convinto le bottiglie di Marezige e Pomjan, le cui interpretazioni di malvasia e refosco sono risultate talvolta un po' prosaiche e didascaliche in confronto a quelle di Korte, Gažon, e Šmarje, ove la viticoltura e la pratica enologica sono condotte con un'impostazione biologica e moderna chiaramente avvertibile nel bicchiere, fatto che al momento fa una certa differenza.
E tuttavia, forse per la franca schiettezza della gente del luogo, forse per l'atmosfera gaia e picaresca, forse infine per la doviziosa sequela di generosi assaggi, abbiamo davvero goduto un lungo pomeriggio intriso di sole, vino, griglie fumanti, musica e balli all'insegna del più verace spirito istriano.

Le immagini sono tratte dal sito http://www.praznik-refoska.si

 


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