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Roma e il Timavo. Scoprili con Duino&Book

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Roma e Timavo programmaRoma e Timavo programma 

Duino&Book. Appuntamento in diretta on line e mercoledì 12 maggio 2021 alle 18.  L'incontro di presentazione della terza edizione del libro Tempus edax rerum si svolge al ristorante Non so del Villaggio del Pescatore, con la partecipazione dell’archeologa Paola Ventura della Soprintendenza per l’archeologia, le belle arti e il paesaggio del FVG, di Rinaldo Stradi presidente del Gruppo Speleologico Flondar e di Valentina Degrassi, archeologa, moderati da Massimo Romita presidente del Gruppo Ermada Flavio Vidonis.

Edito dal Gruppo Speleologico Flondar, il libro, che ha per titolo un celebre motto di Virgilio sulla caducità delle cose umane, è una rassegna delle scoperte archeologiche effettuate sul territorio tra Monfalcone e Aurisina, dove sono numerose le tracce di edifici d’epoca romana, tra le quali varie ville con  pavimentazioni musive. Di particolare interesse appaiono le stazioni di posta sulla consolare Via Gemina e il rinvenimento dei resti di due legionari del I secolo a.C. in un pozzo naturale nei pressi del Villaggio del Pescatore.

duino tempus coverduino tempus cover

Nel 2001 il volume è stato ampliato con l’aggiunta di un capitolo sui risultati delle ultime ricerche archeologiche sul complesso dei resti d’epoca romana del cosiddetto Castello d’Attila e con una rassegna delle grotte del Carso triestino in cui sono stati scoperti manufatti coevi. E’ stato anche aggiornata la trattazione del sito del Mitreo, sulla base di nuove considerazioni sul significato del tempio ipogeo. La terza edizione porta nuovi e importanti aggiornamenti.

 

da LE VIE DI COMUNICAZIONE di Valentina Degrassi

La zona che oggi grosso modo comprende parte del Villaggio del Pescatore, San Giovanni di Duino, il Lisert e la zona industriale di Monfalcone, corrispondeva a un'area nota nella storiografia antica come Lacus Timavi.

Livio la descrive con poche parole (LIV.XLI.1.2; XLI.2.1), sufficienti tuttavia a delineare un panorama assai diverso dall'attuale. L'acqua raggiungeva le pendici degli ultimi colli del Carso monfalconese, invadendo l'attuale zona industriale fino al colle di Moschenizze e spingendosi a ridosso della ss. 14 verso S. Giovanni di Duino e le foci del Timavo. Un' isoletta e un sistema di cordoni litoranei separava dal mare aperto questo bacino. Non sappiamo di che natura fosse questo "lago": oggi si pensa a un'estensione del sistema di lagune che caratterizza l'arco adriatico nord-occidentale, per quanto un considerevole apporto d'acqua dolce, dovuto al Timavo stesso e molto probabilmente a un ramo secondario dell'Isonzo, può aver creato condizioni ambientali particolari, tali da giustificare la terminologia utilizzata da Livio.
Il Lacus Timavi e i suoi dintorni erano inserite nella rete stradale antica attraverso due percorsi principali:

1. la via Gemina, che collegava Aquileia a Tergeste.

2. la via che collegava questa zona con la grande strada Aquileia-Emona, l'odierna Lubiana, lungo la valle del Vipacco.

La prima, provenendo all'incirca dall'attuale località di Ronchi, correva lungo le falde meridionali dei colli del monfalconese a ridosso della laguna. Attraversava il Locavaz in prossimità dell'attuale ponte della ss.14, quindi si biforcava, per riunirsi in prossimità di San Giovanni di Duino. Con tratto unico scendeva, attraversando la statale vicino a ove si trovano i Lupi di Toscana, verso la Bocche del Timavo, quindi con un ramo raggiungeva il Villaggio del Pescatore riunificandosi al tracciato principale nei pressi del bivio di Duino. Proseguiva quindi verso Sistiana edAurisina. Il percorso ulteriore raggiungeva Prosecco da dove un ramo scendeva a Trieste mentre l'altro proseguiva per l'Istria.

L'altro asse partiva anch'esso dalla zona di Ronchi ma entrava nella valle delle Mucille lungo il versante nord dei colli monfalconesi: tagliava nei pressi di Selz portandosi sulle falde meridionali del Cossich, proseguiva quindi verso il lago di Doberdò, inoltrandosi nella stretta valle tra il Debelj e l'Arupacupa (loc. Vertace). Svoltava quindi per Jamiano, dove superava un'altra confluenza con la strada che si inoltrava nel Vallone, infilandosi infine nella valle di Brestovizza. Da qui puntava verso la valle della Branizza, che attraversava presso l'odierna Branik, per ricongiungersi al percorso della via Aquileia-Emona nei pressi di Aidussina (Ad Castra). Collegamenti diretti con questa via e la zona del Lacus Timavi (e quindi Duino) sono stati rilevati presso l'Ermada, a est di Medeazza e lungo il versante occidentale del Flondar: ambedue si collegavano al tracciato della Aquileia-Tergeste nei pressi di San Giovanni di Duino.

Lungo la Gemina, nell'area della biforcazione della strada, nei pressi dell'attuale acquedotto Randaccio, è stata scoperta negli anni '80 del secolo scorso una grande villa identificata con la mansio Fons Timavi, stazione di posta nominata dagli antichi itinerari. Sempre sulla base degli itinerari e di altri scrittori, in particolare Plinio (NH III.18.127), abbiamo qualche notizia circa i centri abitati che s'incontravano più a est: la prima località nominata dopo la mansio è il Castellum Pucinum, borgo che l'odierna storiografia identifica con Duino, oltre al quale si apriva il golfo di Trieste. A favore dell'identificazione di Duino con un castellum, nel senso di sito fortificato, hanno pesato i risultati di una campagna di scavo condotta in un'area adiacente alla cinta muraria dell'attuale castello, in base ai quali è stata accertata la presenza di un insediamento la cui ultima fase si data tra la seconda metà del I secolo a. C. e la prima metà del successivo. 

Buono a sapersi. In anni recenti, è stata avviata una ricerca, denominata progetto SARA, finalizzata alla ricostruzione della linea di costa tra Aquileia e Tergeste, con particolare riferimento ai mutamenti idrografici del territorio compreso tra il Tagliamento e il Timavo. 

Tacito (Annales XIV,5) utilizza il termine lacus riferendosi a Baia: il Baianus Lacus è uno specchio d'acqua costiero, ad acque marine, collegato al mare aperto da un canale. Una possibilità, in base a studi effettuati, che l'Isonzo si gettasse con un ramo anche nell'area del golfo di Panzano. 

I tratti di strada rinvenuti nella zona di Monfalcone sono pochissimi: solchi carrai sono attestati in pratica solo sulle falde del colle di Moschenizze, al confine della palude. Esistono tuttavia moltissimi accenni a tratti di questa strada negli appunti manoscritti di A. Puschi, conservati ai Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, grazie ai quali è possibile ricostruire l'asse viario dal ponte di Ronchi fino a quello (o quelli) sul Locavaz. 

Una corrente di pensiero individua una via per l'Istria interna-Fiume lungo un percorso interno di ascendenza protostorica, piuttosto che lungo la tradizionale via Aurisina-S. Croce-Prosecco. 

Un nodo stradale si trovava probabilmente nei pressi di Ceroglie: già rilevato dal Gregorutti (1890-92) e dal Puschi (1905), esso permetteva da un lato di raggiungere il mare, dall'altro di collegarsi all'altopiano di Comeno.

La Tabula Peuntingeriana, che deve il nome al suo primo editore Peutinger, è un documento di epoca medievale, copia di una sorta di carta stradale risalente al IV secolo d. C. (Itinerarium pictum). Essa riporta, con indicazioni sia delle distanze sia delle stazioni di posta, gli itinerari principali in partenza da Roma. È certamente il documento più importante in nostro possesso per ricostruire i percorsi di epoca romana: a essa si affiancano due itinerari scritti (itineraria adnotata), nati come guide per i viaggiatori che, dovendo scegliere un percorso, potevano in base a essi fissare le possibili tappe o conoscere le distanze tra le località da raggiungere.

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