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La pietra di Aurisina nei monumenti di Bologna

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DUINO&BOOK. Lunedì 10 maggio alle 18 in diretta sui canali social del Festival un appuntamento, introdotto da Massimo Romita, Presidente del Gruppo Ermada, che vedrà la partecipazione di Otello Sangiorgi,  responsabile del Museo civico del Risorgimento di Bologna, Lucia Vanghi, restauratrice esperta in conservazione preventiva Associazione Amici della Certosa, Giuseppe Maria Bargossi, Professore Alma Mater - Università di Bologna e Roberto Martorelli, Museo civico del Risorgimento di Bologna. Riprese Video e montaggio di Luca Maria Papi Vecchi. 

Il Museo Archeologico di Bologna conserva splendidi reperti in Pietra di Aurisina scolpiti in età augustea come il pregevole parapetto cilindrico del pozzo del liberto Apusulenus proveniente da Maccaretolo e l’imponente stele a edicola della famiglia dei Cornelii proveniente da Gavaseto (San Pietro in Casale). Anche la Basilica di Santo Stefano, nota come area sacra delle Sette Chiese, espone al centro del cortile porticato un grande bacile in Pietra di Aurisina detto “Catino di Pilato”, donato dal Re dei Longobardi Liutprando per raccogliere le offerte il Giovedì Santo.

Il Museo Medievale di Bologna è ricco di reperti in Pietra di Aurisina, come le tre pregevoli sculture virili che circondano la colonna di sostegno di un’acquasantiera e la grande lapide sepolcrale del XV sec. di Geremia Angelelli proveniente dal Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna. Nella stessa Certosa di Bologna si può anche ammirare l’antico sarcofago in Pietra di Aurisina acquistato dall’antiquario Adolfo Borghesani per la propria sepoltura.

Le collezioni di Petrografia applicata del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali e del Museo di Mineralogia dell’Università di Bologna espongono centinaia di marmette lucidate di rocce ornamentali che comprendono anche i calcari provenienti da Aurisina. Si tratta di calcari fossiliferi e di breccioline calcaree compatte, perfettamente cementate e sonore alla percussione, estratte ad Aurisina nelle cave attive già durante l’Impero Romano. Le varietà più pregiate, note come Aurisina Statuaria, Aurisina Granitello e Aurisina Fiorita furono impiegate come rocce ornamentali nelle città romane di Tergeste e di Aquileia e si diffusero lungo la costa adriatica fino a Ravenna, Ariminum (Rimini) e nella stessa Bononia (Bologna). 

Nel Cretaceo superiore, circa 100 milioni di anni fa, dove ora c'è il Carso triestino c’era in un mare poco profondo e ricco di vita. I resti degli organismi, conchiglie e frammenti di conchiglie, accumulati nel corso di milioni di anni, in seguito alla loro cementazione operata da calcite CaCO3, si trasformarono in rocce calcaree di centinaia di metri di spessore.

 

La conferenza online viene pubblicata sul Canale You tube Storia e Memoria di Bologna

 

Il filmato è stato girato in 4K: la risoluzione è cioè 4 volte superiore a quella dei filmati in Full HD, in modo da potere apprezzare al meglio i particolari della pietra negli oggetti ripresi.

Le riprese sono state effettuate nei seguenti luoghi: Collezione di Mineralogia “Museo Luigi Bombicci” - Sistema Museale di Ateneo Dipartimento di Scienze della Terra e Geologico Ambientali – Alma Mater Studiorum Basilica di Santo Stefano Museo Civico Archeologico Museo Civico Medievale Cimitero Monumentale della Certosa

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