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Festa del Redentore a Venezia: le origini

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L'isola della Giudecca converge idealmente verso un unico punto centrale: una chiesa dalle linee semplici e solenni. L’insieme si innalza su un’ampia scalinata ed è sovrastato dalla grande cupola con due campanili. Semplicità e solennità si fondono anche nell’imponente interno, assai luminoso, a una sola navata, con l’aula, il presbiterio, la tribuna a colonnato e il coro. Ora, se entrate in questo stupendo tempio disegnato dal Palladio, sopra il portale troverete una scritta che spiega tutto: Christo Redemptori. Civitate gravi pestilentia liberata. Senatus ex Voto.
Era l’estate del 1575 quando la peste arrivò a Venezia. L’epidemia raggiunse una tale virulenza che il 4 settembre del 1576 il Senato decise di erigere un tempio dedicato a Cristo Redentore affinché la città venisse liberata dal morbo. Cosa che puntualmente avvenne. Peste significava morte e carestia. Da allora la fine della forzata astinenza alimentare viene simbolicamente allontanata, ogni anno, nella notte del terzo sabato del mese di luglio. Alla basilica dedicata a Gesù il Redentore “che i successori anderanno solennemente a visitare…a perpetua memoria del beneficio ricevuto”, come scrisse il Doge,  la città di Venezia si impegnava a rendere onore il giorno in cui fosse stata pubblicamente dichiarata libera dal contagio, a perpetuo ricordo del beneficio ottenuto. Era il 21 luglio il giorno in cui venne decretata la prima processione votiva del Doge e della Signoria. Nacque così la Festa del Redentore, nella quale i veneziani si riuniscono in un abbraccio liberatorio che coinvolge centinaia di barche addobbate a festa e piene di luci. Il voto solenne si rinnova anche con il cibo. Soprattutto con un piatto, che più degli altri fa parte della tradizione: l’anara col pien. Per scoprire perchè in una città acquatica come Venezia il piatto della festa è l'anatra ripiena leggi https://www.qbquantobasta.it/cibo-territorio/6082-anara-col-pien-cucina-dell-aria-e-del-cielo.

Flavio Birri
Autore: Flavio Birri
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