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Alla scoperta della ponca del Collio

Enjoy Collio Experience 2018 è stata un’occasione speciale per conoscere, scoprire, annusare, assaggiare e ammirare le specialità che il Collio può offrire, sia a livello naturalistico, con il suo terreno, i suoi vigneti e le sue strade tra le dolci colline, sia a livello sensoriale, assaporando i vini prodotti dalle cantine della zona. Il territorio del Collio si estende su una vasta zona che comprende i comuni e le zone vitivinicole adiacenti a Cormons, Capriva, Dolegna, Medea, Mossa e San Floriano, sconfinando verso la Slovenia, dove prende il nome di Brda. Gli eventi che arricchivano questa delizioso incontro tra appassionati e produttori erano numerosi, e l’imbarazzo della scelta era davvero notevole! Martina e io abbiamo deciso di scoprire due realtà produttive legate non solo alla tradizione tramandata da padre in figlio, ma anche al terroir, inteso in questo caso come terreno: la ponca, o marna, caratterizza infatti gran parte dei suoli del Collio ed è derivata dai sedimenti oceanici di arenaria, formatasi nei millenni. Ricca di sali e microelementi, questo terreno dona ai suoi frutti – in questo caso alle uve che diverranno vino – la giusta salinità e bilanciamento gustativo.

L’azienda Humar è situata su un dolce pendio collinare a San Floriano e i suoi ettari di vigneto godono di un microclima temperato e asciutto con buona esposizione al sole. L’azienda gode di una secolare tradizione vinicola che col tempo, grazie alla sapiente sperimentazione e innovazione, ha trovato la giusta qualificazione della produzione di vini pregiati. Uno su tutti, la Ribolla Gialla, che in queste terre ha trovato la sua giusta dimora, e che l’azienda ha saputo sviluppare al meglio: giallo paglierino brillante e un profumo elegante ed intenso; il sapore è vivace e armonico, asciutto, fresco, vinoso, leggero, di corpo. E poi ancora il Pinot Bianco, che sta andando purtroppo  scomparendo nelle aziende ma che qui, vede una piccola produzione. Si tratta di un vino delicato dal colore giallo paglierino con riflessi verdognoli e dal profumo particolare che rievoca la crosta del pane, i fiori bianchi, mela, albicocca e artemisia. Se invecchiato il bouquet evolve in note che ricordano la frutta matura, la frutta secca, le erbe aromatiche. Un trionfo di sapori e aromi. Tra i vini rossi prodotti dall’azienda, il più notevole e sorprendente è il Rogoves, prodotto dalla medesima cultivar, raccolto in vendemmia tardiva e invecchiato in botti di rovere. Dal colore rosso rubino, con profumi persistenti e dal gusto corposo, è  il giusto abbinamento al cioccolato fondente o a secondi piatti di selvaggina.

Ci siamo quindi diretti più a sud, da Komjanc, a Giasbana. L’azienda, oltre alla tradizionale produzione vinicola, si vanta di possedere un torchio e di creare un olio di propria produzione, direttamente dagli oliveti di proprietà. Anche qui si parla di tradizioni secolari, legate ai nonni, ai padri e ai figli, che con unita fratellanza, portano avanti questa mission. Roberto Komjanc, che cura l’accoglienza in azienda, ha saputo proporci una verticale sorprendente di Sauvignon Blanc: partendo dal Sauvignon vinificato nel 2017, il più giovane e fresco, con note che determinano la cultivar e che ricordano la pera e il sambuco, passando alla vendemmia 2016, con un vino minerale, vegetale e sapido in bocca, segnalato dal Carlo Macchi come “il miglior Sauvignon”, fino ad arrivare al 2015 sapido e dall’impronta varietale, completando con il 2013, pieno in bocca con i sentori di frutta matura.

Non è mancato un dolce finale, con il Picolit 2015, da uve di tarda vendemmia, appassito in cassette in azienda, con il 40% degli zuccheri ancora naturali permanenti ancora in bottiglia: un tripudio di pasticceria, frutta passa, vaniglia, legni dolci, e frutta candita, quasi a richiamare i dolci più tipici di questo posto come la putizza, la gubana e il presnitz. Grazie Collio, non potevamo richiedere finale migliore!

FOTO DI MARTINA BOARO

 

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