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Premio Bruno Sincerotto a Toffoloni

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Prima edizione Premio Bruno SincerottoPrima edizione Premio Bruno Sincerotto

La terza edizione di IL DESIGN FA RUMORE propone un programma vasto e ricco di appuntamenti. Un altro capitolo del mondo del design, uno spazio di grande richiamo in quel di Buttrio (UD) presso Sincerotto Arredamenti, per la terza edizione che anche quest’anno accoglie sei designer, in una terra dove il design è di casa.  Questa terza edizione diventa anche contenitore del premio alla memoria: "Bruno Sincerotto" alla sua prima edizione, il premio andrà al designer Werther Toffoloni. il premio verrà assegnato il 25 marzo alle 19 da Sincerotto Arredamenti a Buttrio.
Bruno Sincerotto, imprenditore ed esperto falegname, fondò insieme al padre Sempliciano della Sincerotto Arredamenti.  Così raccontava in un'intervista di qualche anno fa": "I primi ricordi sono quelli dell’infanzia. Nel 1932 andai in prima elementare e allo stesso tempo cominciai a dare una mano a mio padre nella sua falegnameria. Al mattino a scuola, il pomeriggio al lavoro e la sera i compiti. Così per diversi anni. Si lavorava anche il sabato e la domenica fino a mezzogiorno. Nel 1938, terminate le elementari, lavoravo tutto il giorno a casa e poi andavo alla scuola serale al Locatelli (futuro Malignani) di Udine, che raggiungevo in bicicletta. L’anno dopo, agli esami mi diedero due pezzi di legno: dovevo ricavarne una squadra e una pialla. Fui promosso sia nella parte teorica che in quella pratica e vinsi il primo premio: un libretto della Cassa di risparmio di Udine consistente in 75 lire. Nel 1940 un cugino di Trieste sapendo che avevo la passione per la musica, mi regalò una fisarmonica. Nel 1941 c’era la guerra, ma io avevo solo 15 anni e iniziai a giocare a calcio nella Serenissima di Pradamano e l’anno dopo mi fecero segretario della società. Naturalmente, dati I tempi, non era facile perché se uno aveva le scarpe poteva giocare, altrimenti si arrangiava in ciabatte o addirittura scalzo! Quanto alle trasferte, dovevamo farle in bicicletta e qualche volta ci si stancava di più ad arrivare sul campo che a giocare i 90 minuti. Comunque, nonostante tutto, si era felici e contenti. Nel 1943, con 1’8 settembre e Ia resa deIl’Italia, si pensava che Ia guerra fosse finita, invece il peggio, l’invasione tedesca e la lotta partigiana, doveva ancora venire. I tedeschi nel 1944 ci requisirono il laboratorio di falegnameria e ci misero a riparare i cassoni dei loro camion militari. Così noi, pur continuando il nostro lavoro, dovevamo stare sotto il loro controllo e ai loro ordini.
[…] Il primo di febbraio mentre mi trovavo nel bunker sopra Vertoiba, venne a cercarmi il cuoco della caserma che mi disse:”Oggi il comandante compie 50 anni e abbiamo deciso di festeggiarlo stasera. Sono venuto a chiederti se puoi venire a fare un po’di musica”.
lo risposi che l’avrei fatto se ci avesse dato qualcosa da mangiare, perché non avevamo la forza di suonare tanta era la fame (avevo 19 anni e pesavo 47 chili).
Accettamo, e quella sera, arrivato il comandante, iniziammo a suonare e fin da subito ricevemmo i complimenti dell’alto ufficiale che ci offrì pasticcini e birra. Finimmo di suonare alle 2 ricevendo i complimenti e i ringraziamenti di tutti.
[…] II capodanno del 1948 avvertii i componenti del complesso che non avrei più suonato assieme a loro, per dedicarmi totalmente al mio lavoro. Eravamo all’inizio del grande sviluppo economico dopo la Guerra. lo e mio fratello Vittorio ci alzavamo ogni mattina alle cinque per fare blocchi in cemento che servivano alla costruzione del nuovo capannone, e alle otto dovevamo essere in fabbrica per seguire la fase costruttiva dei mobili. Dovevo anche viaggiare alla ricerca del legname. Prendevo il treno per Udine e poi la corriera per la Carnia. Il 20 dicembre 1950, rientrando dalla Carnia, arrivai alla stazione ferroviaria mentre il treno stava partendo. Attraversai correndo i binari, mi aggrappai al maniglione della carrozza e saltai su. Una ragazzina mi aprii e mi aiutò ad entrare. Era la quattordicenne Valentina Zucchiatti che dopo sette anni diventò mia moglie. Il fidanzamento fu come lo imponevano i tempi: in sette anni andammo al cinema a Udine non più di cinque volte e lei era sempre accompagnata da sua mamma! II 20 maggio 1957 finalmente ci sposammo. Proprio un anno dopo, ii 23 maggio 1958 nacque il nostro primogenito Giorgio e sei anni dopo, il 17 luglio 1964 arrivò Simonetta.
Ho sempre lavorato nell’attività ereditata da mio padre, ebanista mobiliere, coadiuvato dai miei figli e dalla moglie. Ho sempre considerato la famiglia un irrinunciabile punto di riferimento. Valentina mi è stata vicino nei momenti belli e meno belli della mia vita di imprenditore e di uomo. Oltre che lavorare in fabbrica, fin dagli anni cinquanta si partecipava alle fiere specializzate come la “Casa Moderna” di Udine e la “Campionaria” di Trieste. Nel 1976 ho trasferito l’attività a Buttrio e sono stato affiancato da mio figlio Giorgio, al quale ormai da diversi anni ho lasciato la responsabilità dell’azienda. Anche mia figlia Simonetta collabora attualmente col fratello.
Oltre all’attività professionale, in tutti questi anni sono stato promotore di diverse iniziative nell’abito sportivo, culturale, musicale e ricreativo. Nel 1954 ho fondato una squadra di pallacanestro della quale sono stato eletto presidente. Nel 1959, nel parco di villa Giacomelli a Pradamano, nasceva il “Festival della canzone friulana”. Dopo due anni, nel 1961, assieme ad alcuni cittadini decidemmo di organizzare noi la manifestazione canora. Divenni anche presidente della Pro Loco di Pradamano fondata il 21 gennaio ’61.


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