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cibo, vino e quantobasta per essere felici

Parliamo ancora di guide

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Gianni Mura, in tempi non sospetti, ricordava come "guida" fosse l'anagramma di "giuda". Una puntata di Report, nei primi anni Duemila, mise in guardia sul concetto appena disinvolto di onestà intellettuale che caratterizzava alcune pubblicazioni enologiche. Ora chi ieri era un guru è uno come tanti o giù di lì. Prendiamo spunto da questo articolo di Andrea Scanzi su il fatto quotidiano per parlare di guide. Le guide enogastronomiche sono in crisi, ma sono affidabili? Perché comprare in edicola riviste ad hoc quando in Rete si trovano - gratis - blog attendibili e portali aggiornatissimi? La cucina è diventata un fenomeno mediatico trasversale, coninvasione in tivù dei format culinari e con la divinizzazione del cuoco (anzi chef) assurto a icona pop e star. La stampa ha ceduto il passo al web e la grande firma si è vista superare dagli ultimi arrivati.  Con TripAdvisor, tutti possono improvvisarsi recensori. E tutti possono anche raccontare quello che gli pare se gli gira. "Come sopravvivere, allora, si chiede Scanzi" all'invasione del web e all'utopia dell'iperdemocrazia, se si è critici di lungo corso? Puntando sulla professionalità, sulla sobrietà, sulla storia. Sul peso del proprio cognome e della propria testata. Sulla poca contiguità con gli chef, sull'imparzialità dei giudizi per nulla condizionati da amicizie equivoche. Oggi siamo arrivati anche alla recensione preventiva: l'applauso a prescindere. Tra gli ultimi a caderci, gli estensori della Guida Ristoranti dell'Espresso. Prim'ancora che il ristorante Alice di Oscar Farinetti aprisse a Milano, all'interno di Eataly nell'ex Teatro Smeraldo, la guida - uscita lo scorso ottobre - pubblicava una recensione estasiata. Eppure il locale non aveva ancora aperto, come ha svelato Dagospia". È cambiato tutto, forse in meglio e forse no, quel che è certo è che il processo è irreversibile.


 


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