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Per coltivare un futuro sostenibile, intervista all'assessore regionale Cristiano Shaurli

“Per coltivare un futuro sostenibile” è un titolo fortemente significativo del PSR. Ne parliamo con l’assessore regionale alle Risorse agricole e forestali della regione Friuli Venezia Giulia Cristiano Shaurli, impegnato spesso personalmente nella divulgazione delle molte opportunità offerte.

La Regione ha individuato nella sostenibilità ambientale uno degli assi portanti del PSR (Programma Sviluppo Rurale).

La sostenibilità ambientale è sicuramente uno degli assi portanti del PSR, per promuovere il minore utilizzo di sostanze chimiche, il risparmio idrico e la tutela del suolo; ma più in generale promuovendo anche un cambiamento strategico, culturale e colturale, nei confronti della coltivazione biologica o almeno dell’agricoltura conservativa.

Quanto è importante l’attività di formazione e informazione?

Il lavoro di formazione e promozione fatto anche dalle associazioni di settore AIAB e APROBIO FVG – riunitesi in unica associazione – il supporto di ERSA FVG e le scelte, anche finanziarie, della Regione stanno finalmente portando a importanti risultati. Voglio sottolineare infatti che fino al 2013 - con 1,7% di SAU biologica (SAU è acronimo di Superficie Agricola Utilizzata) eravamo all’ultimo posto nella classifica delle regioni Italiane. Oggi siamo arrivati a un +245% di domande rispetto al 2007 e a un +150% solo al primo anno di avvio della nuova programmazione. 3 milioni di euro erano le risorse stanziate dall’intera programmazione precedente a fronte dei 7 milioni di questa programmazione, implementati già a oltre 10 milioni, perché si è scelto di finanziare tutte le domande con ulteriori fondi regionali.

Quali i motivi di questa scelta?

Come Assessore sono convinto che le risorse pubbliche non debbano essere un “dovuto”, ma una irrinunciabile leva al cambiamento e al miglioramento delle nostre aziende agricole. È opportuno quindi non fare assegnazioni “a pioggia” ma darsi delle priorità: il biologico è una di queste, così come sono prioritari i progetti di filiera e la necessaria collaborazione fra imprese.

Questa crescita davvero notevole del biologico è un traguardo o una nuova sfida?

Credo che il biologico possa concorrere non solo a migliorare la sostenibilità ambientale ma anche a dare competitività alle nostre imprese. Ma, ed è un ma importante, ciò può avvenire solo se la scelta è consapevole e attenta. La rincorsa al contributo pubblico, se non è accompagnata da una reale scelta agronomica e culturale, può diventare un boomerang. Sempre più spesso nei nostri interventi alle presentazioni e agli incontri sottolineiamo la necessità di un cambiamento di cultura che deve accompagnarsi anche agli atti di riconversione agricola. Fortunatamente abbiamo associazioni molto attive e molto attente che, oltre a supportare le imprese, riservano una grande attenzione nei confronti soprattutto dei giovani agricoltori. Ora la sfida è continuare, investire sulla percezione di qualità del nostro BIO e mettere in piena trasparenza tracciabilità e controlli per mantenere alta la fiducia dei consumatori.

Formazione e informazione quindi sempre in primo piano, sia nei confronti delle nuove generazioni in genere e in particolare degli studenti che si preparano a diventare protagonisti nel mondo dell’agricoltura, della ristorazione, dell’accoglienza; sia nei confronti dei consumatori in generale...

Formazione e informazione sono indispensabili per una nuova consapevolezza, per collaborare insieme allo sviluppo di un valore indispensabile come quello della sostenibilità ambientale. Credo che anche il lavoro di divulgazione di una testata come qbquantobasta possa assumere in questo contesto grande rilievo. Certo, vi sono consumatori già abituati a scegliere la qualità e a farlo consapevolmente, ma sono convinto che sempre di più, e in maniera molto più veloce che in passato, stia
crescendo una nuova generazione di cittadini che a un cibo o a un prodotto della terra chiede prima di tutto salubrità. Una generazione che vuole sapere da dove viene un alimento e come viene prodotto. Coinvolgere, informare il grande pubblico, così come i nostri giovani, a partire dagli Istituti di formazione alberghiera, enogastronomica e agricola diventa fondamentale per supportare e valorizzare le nostre produzioni BIO, quelle a KM 0 e quelle legate alle cosiddette filiere corte.
Far conoscere qualità e potenzialità diventa inoltre essenziale non solo per la crescita delle aziende, ma anche per stimolare percorsi virtuosi nel territorio, come nel caso dei Biodistretti, che nascono da una stretta sinergia fra operatori, istituzioni, esercenti, ristoratori. Con l’obiettivo di coniugare agricoltura e zona di produzione e di valorizzare la qualità di un prodotto dal campo alla tavola, trasformandolo così in un qualcosa di unico e riconoscibile.

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