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Marco Dreon: professione pastore

Marco Dreon Marco Dreon Professione: pastore. Marco è là dov'è il suo gregge. Da sempre le zone di golena, le aree marginali delle Grave, i territori demaniali oltre l'argine, strade campestri, capezzagne e campi incolti sono i corridoi scelti dai pastori per lo spostamento degli armenti da un punto all'altro del territorio. Queste vie sono note anche a Marco, giovane pastore che una volta all'anno trasferisce il suo gregge di oltre 700 pecore dalla Carnia fino alla pianura friulana.

Il suo percorso di transumanza parte da Malga Crostis (1.870 m di altitudine in comune di Comeglians), prosegue attraverso i comuni di Ovaro, Villa Santina, Preone, Vito d'Asio, Clauzetto, Castelnovo, Travesio, Sequals, Spilimbergo, San Giorgio della Richinvelda, San Martino al Tagliamento, Valvasone, Casarsa, San Vito al Tagliamento e si conclude a Sesto al Reghena a una quota di soli 13 m. Sono ben 15 le amministrazioni comunali che deve contattare preliminarmente per poter percorrere a piedi con il suo gregge quei 120 km nella destra Tagliamento, impiegando circa 4 mesi, da novembre a febbraio.

Quello del pastore è un mestiere che si svolge all'aria aperta per 365 giorni all'anno, racconta Marco Dreon, 28 anni;  il ritmo delle attività è determinato dalle esigenze degli animali e dall'andamento delle stagioni. La velocità di trasferimento è data dai regolamenti dei singoli comuni per la possibilità di sosta del gregge o del solo permesso di passaggio sul territorio. Una volta giunto alla meta, il gregge sosta fino a maggio tra i pioppeti messi a disposizione da diversi proprietari della zona. La passione di Marco per la natura, la vita all’aria aperta, gli animali, in particolare per pecore e capre, risale a quando era bambino e con il nonno Leandro, commerciante di bestiame, girava il Friuli per vendere e acquistare animali.
Dopo la scuola media si iscrive all'Istituto Tecnico Agrario di Spilimbergo. Superfluo dirlo: la sua materia preferita era zootecnia. Con un diploma di perito agrario in mano, lavora per tre anni in un allevamento di suini a San Vito al Tagliamento, ma è un lavoro al chiuso, che si svolge per gran parte all'interno di capannoni: gli manca l'aria! Si licenzia e con i soldi risparmiati acquista i suoi primi 150 capi; sono pecore particolarmente rustiche, ottime camminatrici,  frutto dell'incrocio tra la razza Biellese e la Bergamasca.

Ma il mestiere non si impara sui libri. Siamo nel 2009 e Marco trascorre le prime due stagioni da pastore insieme a colui che gli ha venduto il gregge, attingendo dal veterano conduttore di pecore più competenze possibili. E’ anche il momento di sperimentare concretamente cosa significa vivere al ritmo degli animali, stare sempre lontano da casa, abituarsi alle intemperie, lavorare 7 giorni la settimana, scordarsi parole come ferie e vacanze, ma anche doccia, divano, microonde.
La passione, si sa, fa superare ogni difficoltà e disagio. Quando sosta in pianura deve occuparsi della tosatura, della nascita degli agnellini, della ricerca di aree da pascolare in rotazione (nel frattempo sono entrate a far parte del gregge anche una trentina di capre di razza Maltese).  A fine maggio anche quest’anno organizzerà il trasferimento ai pascoli d’alta quota di Malga Crostis dove troverà anche alcune vacche, un paio di asini e un cavallo che gli sono affidati nel periodo estivo. Completa la fattoria di montagna un certo numero di animali di bassa corte, galline e oche che liberamente razzolano nello spazio tra la casera e i ricoveri per gli animali. “Non posso dimenticare i cani di razza pastore australiano, preziosi collaboratori nella conduzione del gregge. Tra loro spicca il mitico Falco.


La giornata in malga è davvero lunga, inizia alle 6 del mattino con la mungitura degli animali in lattazione, poi c'è la conduzione delle bestie al pascolo, la produzione di formaggio e ricotta negli ambienti adibiti alla caseificazione. Di solito il pranzo è veloce perché bisogna dedicarsi alla pulizia delle stalle e ai lavori di manutenzione ordinaria della malga, assicurare l'acqua agli animali e poi anche tenerli d'occhio per un corretto e sostenibile sfruttamento del pascolo. Nel tardo pomeriggio gli animali vengono radunati nuovamente presso la struttura per la seconda mungitura del giorno. Il latte ottenuto viene lasciato riposare e verrà unito al latte della mattina successiva per una nuova produzione di formaggio. Ultime faccende, un boccone per cena, ancor più gradito se in compagnia di amici ed entro le 22 Marco si guadagna il letto e un meritato riposo. Di notte a vigilare sugli animali c'è Falco.
Sabato e domenica la malga è invasa dagli ospiti: un brulicare di visitatori occasionali, escursionisti, appassionati di prodotti tipici, tutti a caccia del formaggio che si produce in quota. Formaggio e ricotta vanno a ruba, tanto che a fine estate nel “camarin” della malga non c'è più nemmeno una caciotta. Per stagionare qualche forma Marco deve letteralmente “nascondere” il prodotto agli occhi di potenziali acquirenti. Ma alcuni si spingono fino in malga anche solo per scambiare due parole con il giovane pastore. E a Marco brillano gli occhi quando gli si chiede di raccontare dei suoi animali.
Siamo arrivati alla fine di ottobre, le bestie sono in asciutta, le giornate si accorciano, l'erba stenta a ricrescere … è ora di scendere, uomini e animali si rimettono in cammino, inizia un nuovo ciclo, le stagioni si susseguono.

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