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Il Friuli VG di Alessandro Scorsone nell'intervista di Fabiana Romanutti

Pubblichiamo on line l'intervista uscita sul numero di ottobre del mensile qbquantobasta. Rappresentanza e discrezione: così volevamo intitolare l’intervista ad Alessandro Scorsone. Dal titolo di una delle quattro imperdibili mostre (Repräsentation & Bescheidenheit al Museo delle Carrozze imperiali a Vienna, nel centenario della morte dell’imperatore Francesco Giuseppe. Rappresentanza per il suo ruolo di maestro cerimoniere alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Discrezione per quella che è la cifra distintiva di un grande sommelier, capace di richiamare le folle (non solo femminili). E capace di essere se stesso anche quando è in televisione. Poi la conversazione ha preso un’altra piega e il Friuli Venezia Giulia è diventato protagonista. Recentemente Scorsone ha incantato una piazza, la XXIV maggio davanti all’Enoteca di Cormons, in un incontro dove al tavolo più autorevole sul palco non c’era lui ma alcuni vignaioli. L’incanto è nato dall’ambiente e dalla discrezione, appunto, del conduttore
della serata, che ha saputo fare raccontare ai produttori l’anima dei loro vini facendoli entrare nel cuore del pubblico che assaggiava sorsi di vita
vissuta. Un’atmosfera di amicizia e condivisione creata semplicemente e con naturalezza davanti a un calice di vino.


Del tuo conclamato fascino british
non parliamo, lo diamo per
noto e riconosciuto. E poi dovrei
chiederti “british prima o dopo la
brexit”? Parliamo invece del tuo
stile, della tua cortesia…
È solo una questione di rispetto, per
me stesso, per la mia educazione, soprattutto
per le persone che incontro
e- nel caso del vino- per il frutto di un
lavoro che prima di apparire richiede
sacrificio e dedizione.


Negli ultimi anni sei venuto spesso
in Friuli e hai spesso dichiarato
che ami questa regione e i
suoi vini. Che cosa apprezzi della
nostra regione, del suo modo di
vivere e rappresentarsi al mondo
esterno?
Apprezzo moltissimo l'ospitalitá che
trovo in tutte le cantine, adoro ascoltare
i racconti che i vignaioli mi fanno
quando mi spiegano che cosa li ha
portati a fare vino e a farsi conoscere
nel mondo anche se, come comunicatori,
spesso peccano per timidezza.
Se pensiamo che in FVG c'è la
Scuola di Maestri potatori della vigna
Simonit e Sirch, oggi la più apprezzata,
dovremmo forse domandarci il
perché questa notizia sia riservata ai
soli addetti ai lavori e non divulgata,
non dico giornalmente ma almeno
una volta al mese sui canali televisivi
principali. Per fortuna, in molti, hanno potuto
apprezzare la forza e la gioia di
fare rete di Elena Orzan, direttrice
dell'Enoteca di Cormons, che ha
avuto il merito di essere la voce dei
produttori in tutti i luoghi preposti
alla conoscenza e alla divulgazione
della tradizione friulana, andando
oltre la ritrosia e la timidezza degli
attori principali e portandoli alla ribalta
grazie alla sua sapiente regia
organizzativa.


C’è qualche piatto della nostra
regione che è diventato il tuo
piatto del cuore?
In tutto ciò che ti viene proposto
da voi, c'è sempre qualcosa di indimenticabile
a partire da una fetta di
prosciutto di D'Osvaldo per passare
a un assaggio di un Montasio di malga,
senza dimenticare il buon Zoff
che con i suoi formaggi riesce sempre
a lasciarti un ricordo. E senza
tralasciare alcune carni che solo in
certi luoghi hanno un senso... anche
perché, con alcuni Refosco dal peduncolo
rosso, certi piatti trovano
un abbinamento sfiora la perfezione.


Un cuoco o un ristorante che ami
particolarmente?
I miei ristoranti del cuore sono a Cormons,
la “Subida al Cacciatore” di
Josko Sirk e il Giardinetto di Paolo
Zoppolatti, due splendide orgogliose
espressioni di territorio; per poi spingermi
verso Udine, da un altro caro
amico, Emanuele Scarello “Agli Amici”
chiudendo dalla Signora Teresa a
Stregna al “Sale e Pepe”.


Un posto, un luogo che ti hanno
sedotto ed emozionato
Il Friuli Venezia Giulia è una regione
straordinaria, offre tutto ciò che
si possa desiderare, storia infinita,
Aquileia tanto per iniziare, Cividale,
il Carso, per poi passare a paesaggi
unici e indimenticabili, alle valli
del Natisone, che mi hanno colpito
particolarmente, fino a Cormons:
non finisci mai di deliziare gli occhi.
Scoprire che la Scuola di Mosaico
più importante del mondo si trova a
Spilimbergo, mi ha stupito e inorgoglito
nello stesso tempo ma se penso
alle emozioni, ricordo il mio risveglio
presso una delle case integrate nel
bosco in zona Subida, dove alle 6 del
mattino, da una grande finestra, ho
visto una mamma cerbiatta che portava
i suoi piccoli ad abbeverarsi presso
un ruscello. A Roma, certe emozioni
non puoi provarle e io lotto sempre
per le emozioni semplici e pure.


Il tuo vino/vitigno preferito fra
quelli regionali?
Sono particolarmente legato allo
Schioppettino per la sua versatilità,
per i suoi straordinari profumi e
per l'elegante bevibilità. Con grande
orgoglio, lo facemmo assaggiare al
Presidente Putin durante un vertice a
Trieste, ricevendo tanti complimenti
sia alla tavola, rigorosamente regionale,
sia al vino che Putin apprezzò
particolarmente tanto da portarne
via alcune bottiglie per la sua cantina
personale. Anche questo è un modo
di comunicare.


Il boom del Prosecco anche nella
nostra regione come lo giudichi
Il Prosecco è una grande realtà, indiscutibile
a livello numerico, spesso
discutibile in alcuni casi, per quel
che riguarda la qualità. Fare Prosecco
non vuol dire solo fare bollicine
con il Metodo Martinotti, vuol dire
invece raccontare la grande espressività
di un vino che ha permesso a
molti di noi, di approcciare con serenità
a quello che poi, sarebbe diventato
un lavoro o una professione.
Il tutto con un semplice calice, stuzzicante
e piacevole. Al Prosecco dobbiamo
tutti molto: oggi, nelle versioni
Docg e Doc, sta conquistando il
mondo e di questo dobbiamo essere
orgogliosi. I territori di eccellenza,
storici per tradizione, non hanno mai
dimenticato che la diffusione del Prosecco
ha portato benessere e arricchito,
non soltanto economicamente,
tutto l'indotto.


Qualche consiglio ai produttori
della regione
I produttori sono le anime belle del
nostro mondo, sacrificano la loro vita
per donarci, attraverso un calice, la
possibilità di stemperare le fatiche e
le ansie di una giornata di lavoro, ci
alleggeriscono lo stress e ci permettono
di passare serate indimenticabili.
Con i loro racconti conquistano i cuori
e condividendo la loro passione e
follia, diventano parte integrante dei
confronti che gli appassionati del vino
si scambiano continuamente. Non
hanno necessità di consigli: grazie
al loro modo di essere, sono i grandi
divulgatori di un territorio, la storia e
la geografia oggi, spesso si scoprono
grazie all'ospitalitá che loro riservano
ai tanti degustatori erranti.


Ospitalità è la nuova parola d’ordine,
ma la sala, il servizio sono
sempre all’altezza?
Un consiglio? Amate e divulgate la
gioia dell'accoglienza, partite da un
sorriso per poi passare a offrire un calice
di vino. Ma che sia buono, che sia
un vero dono dal cuore non tanto per
fidelizzare ma solo per raccontare la
vostra visione dell'ospitalitá. Dobbiamo
essere fieri di servire, dobbiamo
raccontare ai giovani che il servizio
è un'arte nobile e non deve essere
visto come un lavoro di ripiego bensì
una professione che può dare tante
soddisfazioni.

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