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Birra artigianale: intervista ad Ago Arioli

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Cos’è la birra artigianale? Ce lo racconta il fondatore del Birrificio Italiano, Agostino Arioli. "Il problema della fama e della moda è che tutti parlano della birra artigianale, tutti la vogliono, ma nessuno sa di cosa si parla". È difficile smentire le parole di Agostino Arioli perché effettivamente spiegare che cos’è quella che viene chiamata “birra artigianale” non è semplice. Agostino non è un mastrobirraio qualsiasi. Nel 1996 fonda il primo birrificio lombardo, il Birrificio Italiano, e oltre a essere uno tra i maggiori promotori dell’associazione Unionbirrai è considerato uno dei migliori professionisti del settore brassicolo. Munito di tanta pazienza – requisito essenziale per il suo mestiere – prova a spiegare, secondo lui, quali sono i quattro aspetti fondamentali.
1. «La qualità degli ingredienti è al primo posto perché quando si fa birra artigianale non si cercano soluzioni economiche, il profitto non è lo scopo principale. Il birraio utilizza le particolarità delle materie prime per dare carattere al prodotto. E cosa ancor più affascinante è che, come un pittore si abbandona al proprio estro mentre dipinge, il brewer è così tanto partecipe nei processi di produzione che ogni sfumatura di sapore, di colore o di profumo posseduta dalla birra non è altro che una particolarità del carattere del birraio stesso».
2. «Non è pastorizzata. Che poi, a dirla tutta, la fase di pastorizzazione è solo la punta dell’iceberg, diciamo l’aspetto maggiormente conosciuto ai più. Nella produzione di birra commerciale vi sono tanti altri trattamenti che possiamo definire di stabilizzazione che, al contrario, non avvengono nel nostro caso. Per esempio io non filtro, non centrifugo e non uso niente per chiarificare, perché la birra artigianale è viva! E questo non è solo un concetto metaforico, lo senti anche nel gusto del prodotto finale».
3. «Estro, creatività e passione. Come ho detto prima il fattore umano è fondamentale. Una birra artigianale non parla solo di se stessa, ma anche di chi la produce. Il birrario dovrebbe conoscere non solo la sua birra, ma seguirla fino in fondo arrivando anche a coloro che la bevono: andare nei locali dove viene venduta. Questa è artigianalità».
4. «Indipendenza dalla major. Dal mio punto di vista ogni birrificio artigianale non dovrebbe essere partecipato né dai big dell’industria, né dai distributori che hanno un grosso potere a livello nazionale o internazionale. L'indipendenza non è un ostacolo alla crescita commerciale perché quest’ultima non può che avere dei tempi diversi. Bisogna accettarlo perché il prodotto artigianale ha le sue tempistiche, e questo avviene in tutti i settori non solo nel nostro. Altrimenti se vuoi crescere a tutti costi devi fare molti compromessi sia a livello societario che tecnologico che di mentalità: puoi smettere di fare birra in quattro settimane cercando di buttarla fuori in due, ma allora non sarebbe più birra artigianale.
credit foto: birranotizie.blogspot.com
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